Non ricordo se era il '93 o il '94 quando ho visto Braindead di Peter Jackson. Fatto sta che decisi che le storie di zombi potevano bastare per me. E invece eccomi qua, alla veneranda età di 42 anni, a cercare refrigerio in Risorgemia di Decimo Tagliapietra. Mi attirava soprattutto l'ambientazione italiana e le mie aspettative, avendo letto Francesco Corigliano e Luigi Musolino, erano alte. Be', prova superata. L'ambientazione alpina, che l'autore conosce e ama, è una parte essenziale della storia: il villaggio, i boschi, la cava, il clima, sono importanti quanto i personaggi, che peraltro sono il punto forte della narrazione: non troppi, ban caratterizzati e inseriti in modo funzionale, con il giusto scavo psicologico. Arriviamo a conoscerli, a sentirci parte di quella piccola comunità distrutta. L'idea dei morti viventi non è certo nuova, ma non manca una buona dose di originalità, che sta proprio nell'ambientazione e nello svolgimento su tre piani temporali. Non si tratta di uno splatter stile anni Novanta, qui abbiamo una trama ben costruita, un vero romanzo dalla solida struttura narrativa, in cui però non mancano particolari raccapriccianti, che con sadico gusto l'autore non ci risparmia. Ne spoilero giusto un paio: un bambino morto che mangia la faccia alla mamma, un prete che entra trionfalmente nella sua chiesa con la mandibola disarticolata e la lingua che penzola. Mi fermo qui.
Fa caldo. Bisogna risparmiare acqua ed energia. Leggete!