A suo tempo, parecchi anni fa, avevo cominciato a leggere i primi capitoli di questa saga dell'impronunciabile Straczynski su un mensile pubblicato dalla Panini.
Mi piaceva, ma poi smisi di prendere il mensile e lo abbandonai lì.
Adesso finalmente è stato stampato un bel volumone cartonato con l'intera serie, e mi ci sono fiondato. Più o meno. Insomma, gli faccio la posta da quando dovrebbe essere uscito, e solo la scorsa settimana sono riuscito a trovarlo.
All'epoca mi era piaciuto per certi motivi: il protagonista che finisce altrove, in una città nascosta nella città, una sorta di dimensione dove cade chi ormai è diventato invisibile, privo di speranza. I reietti, i dimenticati, gli scarti... finiscono lì. Condividono lo spazio fisico col mondo che noi conosciamo, ma non vedono le persone comuni, né queste vedono loro. Non possono interagire con loro, né con alcun oggetto che non sia stato abbandonato, scartato, dimenticato.
E poi ci sono loro, gli uomini. Creature demoniache dai volti verdi e tatuati, dotate di denti affilati e di artigli, che dilaniano e uccidono e spargono terrore.
E il protagonista, un poliziotto, viene scaraventato di là dopo uno scontro con questi Uomini... destinato a lottare contro di loro, magari a sconfiggerli!
Adesso mi è piaciuto molto di più, e per altri motivi.
Illuminato anche dalle note finali dell'autore. Riguardo come fosse in un momento particolare della sua vita, come avesse preso a camminare, e camminare, e camminare. L'attacco da parte di delinquenti, la sensazione di avere qualcosa da dire, una storia da raccontare. La lotta per tornare a vivere.
E poi la rivelazione.
I due volti della città, la città diurna con i suoi abitanti, e la città notturna che diventava totalmente diversa, abitata da gente differente, con regole diverse.
E la sua trasposizione nei due mondi adiacenti ma incapaci di unirsi.
E' un viaggio, compiuto metaforicamente a piedi.
Ha dodici mesi di tempo per raggiungere New York e riprendersi l'anima, prima di morire. Prima di diventare uno di loro, un Umano.
Dodici mesi durante i quali camminerà lungo le strade americane assieme a Laurel, la sua misteriosa guida conosciuta da tutti, rispettata da tutti. Una guida con molti segreti e un destino crudele, inevitabile.
Un viaggio fisico costellato di attacchi da parte dei nemici, ma anche e sopratutto un viaggio spirituale accompagnato da lente rivelazioni sulla natura umana, un percorso di crescita per il protagonista, una maturazione che lo porterà alla fine a fronteggiare creature onnipotenti, regole antiche come il mondo stesso, un destino orrendo... e ad affrontare tutto questo da uomo.
E' un'esperienza che si mescola con la religione, col mito.
La guida divina, una sorta di Beatrice e Virgilio allo stesso tempo, è ben più di questo, e al contempo ricorda dolorosamente lo stesso Gesù Cristo col suo destino segnato, il suo conoscere il futuro e malgrado ciò andare avanti per la sua strada, ancora e ancora e ancora.
Ma ricorda anche i vecchi miti greci, i cicli perpetui di condanna cui l'uomo non poteva in alcun modo scappare. Portare un masso su per una salita per esserne poi travolto, morire e rinascere per ricominciare da capo; vivere legato a una roccia, venire dilaniato dalle aquile di giorno guarendo di notte, per l'eternità.
Il cattivo che è un cattivo ben noto, amato dai suoi Uomini. Un cattivo che ha delle ragioni, che sente da sempre tutta la sofferenza e il dolore del mondo. Un cattivo che si lamenta di una promessa non rispettata, di un mondo che doveva essere molto migliore di così. Di un'entità che crea opere imperfette apposta, o che non è perfetta come vuole far credere.
La vita creata per noia.
Domande senza risposte, culminate in una ribellione celestiale, una guerra da combattere nel mondo, con il suo stesso fato come premio.
E poi, un personaggio immortale, protetto da una guardiano d'eccezione, che guarda passare i secoli anelando alla morte da cui era stato strappato in passato, ma senza mai poterla raggiungere.
Un'opera davvero bella e profonda, mi ha fatto piacere leggerla.