I protagonisti di questa storia – Massi, Cecchi, Giulio, Trottola, Roberta e Mastino, ragazzi appena affacciati all’età adulta – crescono come fanno i lupi, oscillando tra l’istinto del branco e il bisogno di solitudine. Esistenze appena sbocciate fatte dei sogni puri e violenti della giovinezza. Finché Giulio, un giorno, scompare, e ognuno di loro sarà costretto a mettere in pausa la propria vita e, solo per un attimo abbacinante, provare a cercarlo, almeno nella memoria. Un romanzo che è fitto dialogo tra luoghi geografici e interiori, tra l’impulso allo schianto e la paralisi che prende alle gambe, alle labbra, esplorando il tentativo di riconciliazione con la perdita: il tempo delle ricerche diviene un viaggio a ritroso, un’indagine attorno all’amato – al corpo assente dell’amato – che riporta alla luce fantasmi verissimi e paure antiche. Così, lo spazio dell’attesa si sfilaccia a poco a poco in immagini e sequenze, in ricordi sempre meno nitidi e per ciò salvifici. Atti di un mancato addio è una storia fatta di giovinezza l’attimo prima che questa sfiorisca; di presenze comprese attraverso le mancanze; di sacrifici necessari perché qualcosa si compia e la vita accada.
Ho ascoltato Giorgio Ghiotti al Festivaletteratura 2022 ed è una persona dal carisma impressionante, una persona bonaria, di gran cultura e dalla sensibilità magnetica. Purtroppo in questo suo romanzo (il primo che leggo) la sua natura poetica mal si sposa con quello che dovrebbe essere la narrazione tipica di un romanzo. Sia chiaro, il suo stile di scrittura è veramente eccezionale, pregno di una sensibilità, delicatezza e contemplazione veramente estreme, e questo suo straordinario pregio tende purtroppo a soffocare la storia, piena di tempi morti e a tratti difficile da comprendere. Se amate più lo stile che la sostanza, questo romanzo non vi deluderà, se vale il contrario sconsiglio.
Con una prosa sentimentale, Ghiotti costruisce un romanzo breve sulla giovinezza e sulla di perdita di un amico che, semplicemente, sparisce.
L'autore ci sa fare con le parole, si intuisce la sua formazione poetica. Una ricca unità interiore, una vera chicca, per chi ama questo tipo di scrittura al gusto miele amaro. Non per me, che preferisco una voce più sabbiata, più viva.
Giulio è semplicemente stato il primo di noi a sparire. Lo ha fatto in maniera più plateale, eclatante, e gli è riuscito benissimo, facendo perdere ogni sua traccia. Un pezzo di bravura - così mi piace credere, e questo è un pensiero sopportabile.
Ogni frase è un'emozione, poetica, dolce e amara, delicata nel raccontare un pezzo di vita che chiunque prima o poi affronta, ma che nel momento sembra ti stiano strappando via i polmoni stessi. Tutti noi possiamo pensare ad una persona che per un breve lasso di vita ci ha fatti respirare, una persona per cui "per la tua luce noi vediamo la luce", possiamo ricordare la perdita con un dolore bruciante, ma lascerà sempre l'agrodolce di uno squarcio di luce in una giornata grigia.