"Non c'è nessuna distinzione tra quello che crediamo di conoscere e ciò che conosciamo: quello che crediamo di conoscere è tutto ciò che conosciamo."
Comincia così L'esercizio, romanzo d'esordio di Claudia Petrucci, mettendoci subito davanti all'inevitabile parzialità del nostro sguardo.
Conosciamo Filippo che ci racconta di Giorgia o forse della sua versione di Giorgia, o meglio ancora della versione che Giorgia ha messo a punto per combaciare perfettamente con le aspettative di questo ragazzo, a cui sembra attaccarsi strenuamente come all'ultimo brandello di normalità. E ci si interroga ancora una volta su cosa sia davvero la normalità, se essere felici significa arrancare in due in una quotidianità tanto mediocre quanto precaria, con l'imperativo morale di desiderare che quest'agonia diventi definitiva, sempre uguale, giorno dopo giorno.
La volontà di Giorgia vorrebbe potersi piegare a questo destino tanto ordinario quanto triste e faticoso, ma la sua mente le mette i bastoni tra le ruote e distorce i contorni delle cose, le trasforma e le ingigantisce, come un'Alice che precipita dentro il baratro di sé stessa, cercando ogni volta di mantenere il contatto con quella realtà oggettiva che invece continua ad essere piatta e banale, ma soprattutto prevedibile e rassicurante.
"Pensa che, quando mi ha conosciuto, ha capito che era arrivato il momento di scegliere: o questo o quello, non c’erano strade alternative. Le è costato moltissimo. Le sembra di aver lasciato indietro, insieme a quell’unico frammento marcio, tutta se stessa."
Un bel giorno però il meccanismo si inceppa e Giorgia si ritrova di nuovo abitata da quel suo io marcio e imprevedibile, che è il frutto di una mente disturbata e a cui non può fare a meno di abbandonarsi.
Inizia qui la storia vera. Chi è Giorgia? E soprattutto chi è Giorgia per Filippo?
Gli altri in fondo non sono altro che personaggi della nostra personalissima narrazione e spesso, anche se siamo convinti di volere il meglio per le persone che amiamo, il fatto che all'improvviso possano cambiare ci terrorizza, come se i personaggi si rifiutassero di recitare la parte che gli abbiamo assegnato. I più penseranno che a spaventare siano soltanto i peggioramenti e se invece il miglioramento tanto auspicato si rivelasse troppo faticoso da gestire e se in fondo non fossimo all'altezza di quello che pensiamo di volere?
I libri migliori ti lasciano con una pila di domande, forse sempre le stesse, ma sono quelle che contano davvero.
Sono rimasta sul vago perché non mi va di svelare il meccanismo di questa storia, il fantomatico esercizio del titolo, perché non voglio togliere a nessuno il piacere di scoprirlo, di immergersi in una storia avvincente che procede a precipizio, come una corsa in discesa in braccio a una scrittura potente ammorbidita dalla giusta dose di introspezione e senza inutili manierismi, che di questi tempi è un lusso inaspettato.
Se ancora non vi ho importunato privatamente per consigliarvi questo libro, lo faccio ora pubblicamente.