Il danno scolastico
(Mastrocola-Ricolfi)
Forse lontano dall'oggetto classico di cui si parla in questo gruppo. Non proprio un'opera di letteratura contemporanea, ma scuote parecchio il lettore, soprattutto (ma non solo) del settore. Se ne parlava tanto, ho deciso di leggerlo.
In molti punti la lettura dà fastidio, provoca una reazione istintiva di rifiuto perché sembra vagheggiare l'idea di una scuola elitaria o classista, semplice vettore di cultura "alta". La tesi alla base dello scritto, quella per cui la scuola progressista sia una macchina di disuguaglianza e che ne paghino il prezzo più alto soprattutto i ceti più bassi, può sembrare inaccettabile ai figli della scuola dell'ultimo quarantennio, docenti e studenti.
Eppure, l'abbassamento dell'asticella, la scuola come "progettificio" o, peggio, diplomificio, le competenze di base sempre più basse (ortografia, calcolo, grammatica, costruzione e comprensione della frase, sintassi, geografia spicciola), la scuola come azienda che arriva a "rendicontare" periodicamente i risultati raggiunti sono questioni quanto mai attuali nel dibattito di settore e nell'opinione pubblica. Chiunque le nota.
Ho chiuso la lettura con due conclusioni:
1. Troppo sbrigativo considerare gli autori nostalgici, non al passo con i tempi o, addirittura, reazionari. Tante cose vere le dicono;
2. Si avverte il peso della mancanza di una proposta alternativa (correttiva?) di miglioramento.
Il libro è comunque consigliabile - che sia per prenderne le distanze o per porsi degli interrogativi. Io ho avuto entrambe le reazioni.