[…]
Ah, il vecchio autobus delle sette, fermo
al capolinea di Rebibbia, tra due
baracche, un piccolo grattacielo, solo
nel sapore del gelo o dell'afa...
Quelle faccie dei passeggeri
quotidiani, come in libera uscita
da tristi caserme, dignitosi e seri
nella finta vivacità di borghesi
che mascherava la dura, l'antica
loro paura di poveri onesti.
(Ricordi di miseria)
[…]
Va verso le Terme di Caracalla,
il vecchio padre di famiglia, disoccupato, che il feroce Frascati ha ridotto
a una bestia cretina, a un beato,
con nello chassi’ i ferrivecchi
del suo corpo scassato, a pezzi,
rantolanti: i panni, un sacco,
che contiene una schiena un po' gobba, due coscie certo piene di croste,
i calzonacci che gli svolazzano sotto
le saccoccie della giacca pese
di lordi cartocci. La faccia
ride: sotto le ganasce, gli ossi
masticano parole, scrocchiando:
parla da solo, poi si ferma,
e arrotola il vecchio mozzicone,
carcassa dove tutta la giovinezza,
resta, in fiore, come un focaraccio
dentro una cofana o un catino:
non muore chi non è mai nato.
Vanno verso le Terme di Caracalla
(Verso le terme di Caracalla)
[…]
E non so più, ora, quale sia
il problema. L'angoscia non è più
segno di vittoria: il mondo vola
verso sue nuove gioventù,
ogni strada è finita, anche la mia.
Come ogni vecchio, io lo nego: sola consolazione per chi, se trema, muore.
Negando il mondo, nego le sue nuove ére, o provo per esse furia indiscriminata,
vedendo contaminata
ognuna d'esse da un'uguale miseria.
Tu splendi sopra un sogno,
buio sole: chi vuole non sapere,
vuole sognare….
(Al Sole)