Non c’è che dire. Questo è un libro semi-sperimentale. Ma quello che più mi ha colpito nel leggerlo, è che il gioco letterario non disturbava il ritmo della lettura. Forse ogni tanto si percepiva un’increspatura - ma quanto sono belle le crepe dell’immaginazione, l’altro mondo del protagonista in cui ogni tanto precipitiamo!
Cinquegrani racconta la storia di un’amicizia in cui l’affetto diventa antagonismo, l’altro diventa io, la realtà è finzione e la vita non ha più confini, ci si muove liberamente tra due mondi che sono qui e lì, dentro e fuori.
Ci si riconosce così tanto in quel protagonista perché oggi, nel mondo dei social con la nostra identità liquida non si può più veramente credere in un io compatto, e soprattutto UNO.
Poi però il problema etico sorge. Se siamo tutti interconnessi e non c’è più confine tra realtà e finzione, chi è il colpevole di un’azione malvagia? Esistono gradi di malvagità?
Albert Speer, architetto del Terzo Reich e confidente di Hitler, e di Josef Mengele, il medico assassino di Auschwitz compaiono nella narrazione evocati dal lavoro che Lorenzo, l’amico scomparso della cui vita il narratore si è impossessato.
Man mano che la storia procede, capiamo che non è solo Lorenzo a scomparire ma anche il narratore, la cui vita è stata cancellata per impadronirsi di quella dell’amico.
Si può veramente cancellare la memoria, reinventare una storia, La Storia?
Romanzo che mette in campo questioni politiche importanti e che rimane come rumore di sottofondo per molto tempo dopo averlo finito. Era tanto tempo che non leggevo un libro che mi prendesse sul piano dell’Intreccio, della storia, e facesse contemporaneamente qualcosa di nuovo a livello di stile. Vivamente consigliato.