Nel maggio del 1624 un uomo accompagna la figlia sulla spiaggia di Santa Severa, dove si è arenata una creatura chimerica. Una balena. Esiste anche ciò che è al di là del nostro orizzonte, è questo che il padre insegna a Plautilla. Una visione che contribuirà a fare di quella bambina un’artista, misteriosa pittrice e architettrice nel torbido splendore della Roma barocca. Mentre racconta fasti, intrighi, violenze e miserie della città dei papi, e il fervore di un secolo insieme bigotto e libertino, Melania G. Mazzucco ci regala il ritratto di una straordinaria donna del Seicento, abilissima a non far parlare di sé e a celare audacia e sogni per poter realizzare l’impresa in grado di riscattare una vita intera.
Melania G. Mazzucco was born in Rome in 1966. She earned a degree in Italian literature from the University of Rome "La Sapienza" and a degree in cinema from the Experimental Center for Cinematography. In addition to her four novels, she has written award-winning works for the cinema, theater, and radio. Vita was awarded the 2003 Strega Prize, Italy's leading literary award.
«Non saprei neppure escogitare attraverso quale ultima vicenda le lettere siano pervenute in mano a chi dovrebbe avermele date, traendole da una miscellanea di altri dilavati e graffiati autografi. "L'autore è ignoto", mi aspetterei però che avesse detto, "la scrittura è aggraziata, ma come vede è sbiadita, e i fogli sono ormai una sola gora. Quanto al contenuto, per quel poco che ne ho scorso, sono esercizi di maniera. Sa come si scriveva in quel Secolo... Era gente senz'anima"». Con queste parole Umberto Eco concludeva L'Isola del giorno prima, romanzo molto bello che però paga lo scotto di essere uscito dopo Il Nome della Rosa e Il Pendolo di Foucault, i due veri capolavori dell'autore. Attraverso il noto stratagemma narrativo del 'manoscritto ritrovato', tanto caro alla letteratura sia essa 'di genere' o no, Eco ci trascina nell'Europa del Seicento, costruendo una storia a metà fra il genere avventuroso-picaresco 'di cappa e spada' e il romanzo filosofico, e che ha come protagonista il giovane di belle speranze Roberto de la Grive. Il capitolo finale, in cui si tirano le somme del 'manoscritto ritrovato', ha una chiosa solo apparentemente cinica: "Era gente senz'anima", si afferma, ma solo dopo aver indagato nell'animo di Roberto per svariate centinaia di pagine. Al lettore meno ingenuo verrà dunque il sospetto che quelli senz'anima non siano le persone vissute in quel secolo lì, quando si scriveva con penne piumate e caratteri svolazzanti, si costruivano chiese e teatri barocchissimi, e il senso delle cose veniva nascosto dalle forme complicate che di quel senso ne erano scrigno prezioso e protezione; e che semmai siamo noi, così celeri, spontanei e immediati, ad aver perso il senso, il sentimento e l'anima barattandoli con la semplicità o il semplicismo che dir si voglia. Anche Melania Mazzucco, con L'Architettrice, ci trascina nell'Italia del Seicento, in quella Roma papale ri-costruita e re-inventata da Bernini e Borromini, popolata da pittori, letterati, artisti, briganti, arrampicatori sociali, uomini di potere. E la sua Plautilla Bricci ha tanta anima quanto il Roberto de la Grive di Umberto Eco, se non di più. La differenza fra il romanzo della Mazzucco e quello di Eco, però, è che la Mazzucco i manoscritti li ha ritrovati davvero: il suo libro è frutto di una ricerca lunghissima, nessun personaggio è stato inventato, anche l'ultimo garzone nominato fra le pagine dell'operosissima, rigorosissima e instancabile Mazzucco è esistito veramente.
C'è da dire, però, che la Mazzucco ha dimostrato di essere lei stessa architettrice abilissima nella costruzione del suo romanzo: la parte di ricerca storica c'è ed è importante, ma non rappresenta che le fondamenta, profonde e solide; il resto dell'edificio narrativo si eleva in maniera che sbalordisce e trascina. In pratica, Melania Mazzucco ha cercato, scovato, ritrovato i documenti solo per poi inventare meglio il suo 'manoscritto ritrovato'. Il romanzo, infatti, è narrato in prima persona: è la stessa Plautilla Bricci che ci parla attraversando i secoli, scrivendo le sue memorie. Ma è, questa, solo una delle molte tecniche narrative utilizzate dalla Mazzuco e che, in mano ad uno scrittore meno sensibile e meno colto di lei, avrebbe condotto a esiti disastrosi se non trash. Bisogna sottolineare, infatti, come quella di Plautilla è una 'prima persona onniscente' (o quasi-onniscente): un punto di vista impossibile, se non illogico, ma tanto che importa? Il romanzo è scritto talmente tanto bene che il lettore non se ne accorge nemmeno. Molto interessante anche la 'fusione' del discorso diretto e indiretto. Non si può non menzionare, poi, il 'racconto alternato': le vicende di Plautilla, che abita la Roma del Seicento, sono intervallate dalle memorie di un soldato lombardo che, durante l'Assedio di Roma del 1849, combatte contro i francesi di Napoleone III. L'identità del soldato, nonché il senso di tutti questi intermezzi, si chiariscono man mano che si procede con la lettura. Insomma, Melania Mazzucco ha dimostrato di essere una scrittrice che conosce molto bene e sa trovarsi a suo agio con un ampio ventaglio di strumenti narrativi, che però lei utilizza con mano leggerissima, poco invasiva, molto discreta: come nelle migliori delle scenografie dei teatri barocchi, il delizioso spettacolo da commedia che si svolge davanti ai nostri occhi è reso possibile da un dietro le quinte molto ben pianificato, tutto un garbuglio complicato e coordinatissimo di molle, pulegge e fili che noi, spettatori imbambolati, non vediamo, non percepiamo, nemmeno sospettiamo.
Se avesse voluto, la Mazzucco avrebbe potuto facilmente trasformare L'Architettrice in un 'romanzo post-moderno' (etichetta che oramai si applica a quasi tutto, come ci aveva avvertiti trent'anni fa il già citato Eco, e più la si applica e meno significa). Tre storie, tre protagonisti, tre piani temporali intrecciati: Plautilla Bricci nel Seicento, il soldato Leone nell'Ottocento, e Melania Mazzucco stessa che, nel 2000, comincia le sue ricerche su Plautilla Bricci. Ne sarebbe venuta fuori una storia molto interessante, sul senso del tempo e dell'arte che prova a sopravvivergli. Una storia che non avrebbe avuto come protagonista nessuna persona (né Plautilla, né Leone, né Melania Mazzucco), ma un lugo, un edificio: il Vascello, ovvero la villa progettata e costruita dalla prima architettrice della storia d'Italia. Un libro del genere, la Mazzucco, avrebbe potuto scriverlo benissimo, ma non in Italia: le avrebbero detto che l'idea è troppo 'estrema', che il pubblico dei lettori italiani non è pronto, né preparato, che in Italia tutti vogliono solo le storie d'amore e di sentimenti, e che certe sperimentazioni vengono applaudite se a farle sono gli americani, ma gli italiani non perdonerebbero mai cotanto coraggio stilistico da parte di uno scrittore italiano - ma chi si crede di essere? In una scrittrice, poi!...
Chissà, quindi, se arrivato a un certo punto nella testa della Mazzucco non sia frullata un'idea del genere: costruire un romanzo destrutturando completamente i tempi del racconto. In definitiva, però, aver optato per un racconto più focalizzato sulla biografia di Plautilla ha i suoi innegabili vantaggi. Infatti, se la ricerca e la documentazione sono le fondamenta, e se l'alternanza temporale fra la Roma del Seicento e quella dell'Ottocento sono le colonne portanti dell'edificio narrativo, non bisogna dimenticare gli interni: corridoi, finestre, scale, stucchi e decorazioni - ovvero, i personaggi e le loro vicende. Personaggi davvero indimenticabili. Se è vero come dicono che dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna, allora la storia della prima architettrice della storia italiana ci suggerisce che, forse forse, dietro una grande donna c'è un uomo pazzo: in questo caso Giovanni Briccio, pittore, scrittore, attore, inventore, scienziato, astrologo, tuttologo, arrivato ad un certo punto era pure diventato una specie di giornalista di cronaca... Uomo geniale, ma di una genialità straripante, incapace di focalizzarsi, disciplinarsi e 'costringersi' nella realizzazione di progetti concreti. Uomo anche molto sfortunato, vittima della corruzione che governa Roma e l'Italia tutta praticamente da sempre, il Briccio fu autore di commedie rappresentate ed anche molto apprezzate che però gli furono letteralmente rubate da scrittori 'amici di', che misero la loro firma spacciandosi per i veri autori. La prima parte del romanzo è dominata dal rapporto fra la piccola Plautilla e suo papà il Briccio, senza ombra di dubbio l'uomo più importante della sua vita, nonché un personaggio letterario bellissimo, davvero indimenticabile. Come indimenticabili sono, del resto, tutti gli altri Bricci: la madre di Plautilla, la sorella, persino il fratello, che con il trascorrere delle pagine (e del tempo) diventa un personaggio molto più complesso (e, per certi versi, tragico) di quanto non appaia all'inizio. Sullo sfondo, poi, ci sono papi e vescovi, la famiglia Barberini, le rivalità fra gli artisti, le pestilenze, un amore al limite dell'assurdo fra Plautilla ed un uomo irrisolto, tutto sommato abbastanza meschino, che nell'ultima parte da la possibilità alla Mazzucco di toccare cime considerevoli di prosa poetica.
Ora, se uno proprio volesse trovare dei difetti, potrebbe trovarne numerosi. Per esempio, il racconto di alcune vicende familiari e sentimentali rischiano l'effetto 'fiction di RAI 1', tanto che certi passaggi sembrano stati scritti (o forse ri-scritti, magari dopo l'intervento invasivo di certi editor) appositamente per strizzare l'occhio a un determinato pubblico in cerca di emozioni da bolle di sapone. Questi difetti ci sono, è vero, ma la Mazzucco è talmente brava che, non appena si teme di essere incappati nella solita saga familiare strappalacrime, arrivano ironia e intelligenza a risollevare le sorti del racconto. È per questo che, piuttosto che parlare dei difetti, sport nazionale degli italiani che parlano degli altri italiani, e che volendo si trovano ovunque, ho preferito concentrarmi sui pregi (notevolissimi) del romanzo della Mazzucco. E voglio spingermi oltre: L'Architettrice non è solo una bella storia, raccontata in maniera non banale e con un italiano inventivo e divertente che è proprio una vera gioia per gli occhi e per le orecchie. C'è altro: L'Architettrice è un romanzo che andrebbe letto 'per senso civico'. Ancora una volta, però, Melania Mazzucco è talmente sottile, talmente intelligente, talmente discreta e talmente elegante che non ha bisogno di urlare ai quattro venti i messaggi profondamente civili contenuti nel suo romanzo. (A differenza di, per esempio, certi autori che prendono un personaggio storico 'maggiore' e controverso - tipo: un dittatore - per poi andare a fare comizi in televisione, dicendo: "Dovete leggere la biografia romanzata che ho scritto per senso civico, per evitare di ripetere gli errori del passato, per fermare il populismo, quindi, in parole povere, se siete cittadini responsabili dovete comprare il mio romanzo, leggerlo, e farmi l'applauso!") In quanto scrittrice vera, lei rimane comunque una scrittrice désengagé, o comunque poco interessata a dare consigli e ricette 'per il tempo presente'. Lei non strizza l'occhio all'oggi, perché dialoga con la Storia. Ed allora, come si può non cogliere l'importanza che ha riscoprire la vita di una donna straordinaria, che è stata non solo la prima donna pittrice ad essere ammessa all'Accademia di San Luca ma che è poi diventata, addirittura, la prima donna a progettare e costruire ville e cupole, proprio come il suo idolatrato Bernini? Una donna che ha passato la vita a studiare, lavorare, prepararsi, fino a quando non è riuscita a 'diventare qualcuno' a cinquant'anni? E come si fa a sottovalutare la parte del romanzo che parla dei moti rivoluzionari a Roma? Perché anche in Italia ci sono state le rivoluzioni, è giusto ricordarlo, solo che quella di Roma (ironicamente) non poté compiersi a causa dell'intervento dei francesi papisti: proprio loro, che amavano tanto la liberté-égalité-fraternité sì, ma a casa loro, mica a casa degli altri.
Se questo romanzo fosse stato pubblicato in America, avrebbe vinto il Pulitzer. Se fosse stato pubblicato in Francia, avrebbero indetto eventi culturali per la riscoperta di Plautilla Bricci, avrebbero rispolverato i suoi progetti, ricostruito la Villa del Vascello (i cui resti, adesso, sono la sede ufficiale del gruppo massonico del Grande Oriente d'Italia: c'hanno gusto, questi massoni). Siccome è stato pubblicato in Italia, non resta che parlarne, ed il più possibile, fra di noi tre o quattro gatti che ancora non ci siamo stancati di riporre una qualche flebile speranza nel potere della letteratura e delle parole.
E’ la prima volta che mi dispiace recensire negativamente un libro. Le mie aspettative su questo romanzo sono state in larga misura disattese, e non perché sia un brutto libro o scritto male. Mazzucco ha riportato letteralmente in vita la Roma del 600, il libro è pieno delle vicende storiche, politiche e culturali di quegli anni, dei Papi, degli artisti che hanno plasmato Roma, vengono elencate, descritte e circostanziate un’enormità di opere (quadri, sculture, chiese, ecc.). Vengono descritti molto bene anche gli usi e costumi dell’epoca, per cui si percepisce molto bene la cultura profondamente maschilista e ingiusta in cui ha vissuto la protagonista Plautilla. Il punto è che, almeno per quanto mi riguarda, ci sono fin troppi dettagli. Le prime 110 pagine sono dedicate all’infanzia della protagonista, e servono solo a farci capire l’ambiente familiare in cui è cresciuta, non succede nulla. Nel corso di tutto il romanzo la storia vera e propria di Plautilla procede lentamente, è tutto scialacquato nel contesto più ampio della storia artistica e non di Roma (sia del 600, epoca in cui lei vive, che nel 1849, anno di svolta per l’edificio architettato da Plautilla), e questo mi ha in primis annoiato, e secondariamente non sono riuscita ad appassionarmi alle vicende della protagonista. Ci sono dei passaggi che ho apprezzato – perché Mazzucco, comunque, scrive molto bene -, ma nel complesso ho fatto una fatica immane a finire questo libro, e per quanto possa riconoscerne il valore (anche solo per lo studio che c’è dietro), non posso dire che mi sia veramente piaciuto.
3.5/5 Una prima metà immersiva, una prosa trascinante, una pennellata dopo l’altra. Ecco, poi avviene che a metà si affossa terribilmente perdendo la magia e L’impeto iniziale, soffermandosi su un periodo di tempo ininfluente sotto ogni punto di vista per sminuirsi moltissimo. Poi si rialza a testa alta. Ecco, un gioco di altalene questo libro che però mi ha lasciato un’impressione ottima
Un'esperienza di lettura un po' a due facce, con questo libro: la prima parte mi ha catturata, facendo schizzare la votazione in alto; poi, come qualche volta mi succede se "trascino", per altri impegni o motivi vari, una lettura troppo in lungo, la seconda parte mi è sembrata più stanca, o comunque me la sono goduta meno.
La prima parte, appunto, corrispondente all'infanzia e alla prima giovinezza della protagonista, è gioiosa, colorata, eccessiva come il secolo, il Seicento romano, che vuole narrare, e l'autrice è brava a ricreare la Roma sfavillante e frenetica in cui vivono gomito a gomito nobili, ricchi, poveri, artigiani, papi, cardinali, artisti valentissimi e geniali e onesti mestieranti, tra le pompe dei palazzi e il lerciume del Tevere. Un vortice di energia in cui nessuno sta mai fermo e si reinventa continuamente in cerca di un espediente per tirare avanti o farsi strada nel cuore dei potenti; il personaggio che incarna questo spirito è chiaramente il padre della protagonista, il Briccio, pittore, attore, scrittore, scienziato, sicuramente non uno dei geni del secolo ma un perfetto esemplare di quel sottobosco di artisti sempre a caccia di commissioni (il personaggio, come tutti quelli che popolano questo libro, è realmente esistito). La sua curiosità e la sua intraprendenza si trasmetteranno alla figlia Plautilla, che inizierà come pittrice per poi scegliere la strada, inedita per una donna, dell'architettura. A questo scenario dei capitoli seicenteschi narrati in prima persona da Plautilla, l'autrice alterna, in modo che a me è sembrato efficace, capitoli ambientati nei giorni drammatici della fine Repubblica romana del 1849, con i volontari provenienti da tutta Italia asserragliati proprio nella villa progettata, due secoli prima, dalla nostra architettrice: un altro tempo, altre aspirazioni, altri ideali, un'altra Roma e però comunque sempre lei, con le architetture scelte come testimoni del fluire della storia e delle vite degli uomini attorno alle loro mura.
Man mano che il libro va avanti perde un po' di questa gioiosa "furia" barocca e di questa spinta irresistibile, le vicende si fanno anche più meste, forse anche perché non è più lo sguardo della bambina/ragazzina Plautilla a narrarle, ma quello di una donna adulta.
Una parte importante della vicenda è l'amore, prima platonico e poi consumato, tortuoso, zig-zagante, "bizzarro" come i due protagonisti, tra Plautilla ed Elpidio Benedetti, un giovane abate anche lui ai margini della sfavillante corte papale, che è anche colui che ha un ruolo decisivo nell'incoraggiare e favorire la carriera artistica dell'amica (la famosa villa, che è il progetto della vita di Plautilla, gliela commissiona lui per farne la sua residenza), uno dei primi a credere in lei.
Ebbene, proprio questo elemento, questo asse portante attorno a cui ruotano le vicende dei due personaggi principali, la storia d'amore (ovviamente clandestina e segreta, poiché Elpidio non vuole rinunciare alla conveniente carriera ecclesiastica, e Plautilla deve parte della sua fortuna come artista alla fama di fanciulla vergine ispirata dalla Madonna), che all'inizio in effetti mi aveva intrigata, da un certo punto in poi ha iniziato a sembrarmi in sé poco necessario. Mi sono chiesta: ma perché devono essere per forza amanti? Perché non poteva funzionare lo stesso una storia di un'amicizia lunga una vita tra due persone diverse per sesso, condizione, carattere, ma unite dall'ambizione, dalla voglia di trovare la propria strada nella vita, dalla visione a lungo raggio capace di superare i pregiudizi dell'epoca, dal rispetto reciproco? Perché ci dobbiamo mettere anche l'inevitabile storia d'amore proibito? Cosa aggiunge alla figura dell'architettrice? Siccome tante delle scelte di vita e delle riflessioni su di sé che fa Plautilla riguardano il suo rapporto con l'amante, il fatto che proprio questo elemento mi sembrasse sempre più superfluo e inutilmente "romanzesco" ha contribuito a diminuire il mio piacere nella lettura nella seconda parte del libro, ad appesantirlo un po'.
Come dicevo all'inizio, Plautilla Briccia, come suo padre, come Elpidio, come il pittore Romanelli, su su fino a Bernini, Mazzarino e a tutti i più "grandi", è una figura realmente esistita, su cui però si sa pochissimo. Il libro quindi è a tutti gli effetti un romanzo. È evidente che la sua figura abbia stimolato la fantasia dell'autrice e sia stata assurta a protagonista anche per intavolare un discorso sulla difficoltà delle donne a rivendicare la propria indipendenza, la propria vocazione, a farsi strada in mondi e professioni prettamente maschili. Capisco senz'altro che una romanziera cerchi un collegamento e un modo per parlare dell'oggi con i suoi lettori, altrimenti scriverebbe una biografia o un saggio e via. Tuttavia, in un libro consacrato fin dal titolo a una donna protagonista assoluta, è un po' paradossale che mi siano sembrati più interessanti due personaggi maschili, davvero più legati al loro secolo della Plautilla immaginata dalla Mazzucco: il grande amore amico (cominciamo a riscrivere la storia come più mi piace) della protagonista, l'abate Elpidio Benedetti, ambizioso e vulcanico cortigiano dalle speranze spesso frustrate ma pronto a tutto per farsi strada nell'ambiente di corte, e il fratello di Plautilla, Basilio Bricci (quest'ultimo è un personaggio minore, ma a me è sembrato proprio riuscito), dal carattere "selvatico", ispido, saturnino, artista forse incompreso o forse semplicemente mediocre, sempre in polemica col mondo intero, anche lui intento in varie imprese più grandi di lui.
"Tirar su una casa. Scegliere le tegole del tetto e il mattonato del pavimento. Immaginare facciate, logge, scale, prospettive, giardini. Per quanto ne sapevo, una donna non l'aveva mai fatto".
Ciò che colpisce di questo romanzo della Mazzucco, come già successo con "La lunga attesa dell'angelo", è la documentazione e ricerca. Si comprende sin dalle prime pagine l'attenta analisi per ricostruire e raccontare la storia e la figura di Plautilla. La Mazzucco accompagna il lettore nella Roma barocca del Seicento accanto a figure fondamentali dell'arte, quali Bernini e Pietro da Cortona, solo per citarne alcuni. Plautilla, grazie agli insegnamenti de padre, riesce pian piano a crescere in questo campo e diventare una grande architettrice. Melania Mazzucco rende omaggio, onore e gloria a questa donna, accompagnandoci nel suo mondo, la sua arte, la sua famiglia, ma anche il suo amore. Un romanzo suggestivo, evocativo, immaginifico, vivido per raccontare una donna, un'artista che, non sempre, i libri d'arte hanno raccontato come davvero merita. Coniuga arte e romanzo storico dando lustro a una donna, un'artista che trova finalmente importanza nella penna della Mazzucco.
Non bisognerebbe mai compiere i propri sogni, osservò, fissandomi con uno sguardo privo di benevolenza. Ci si rende conto di aver desiderato la cosa sbagliata, ed è troppo tardi per tornare indietro. Se mi ammettono, scriveranno il mio nome nell’albo, proseguii, fingendo di non aver sentito. Plautilla Briccia. La figlia di Giano Materassaio, ci credi? Vorrei che nostro padre potesse vederci. Sei tu che devi vederti, disse Albina. Non sei lui. Sei molto piú brava. Il Briccio non c’è mai riuscito a farsi ammettere all’Accademia. Manco quando era principe il suo maestro. È per tuo merito che sei arrivata lí, non per il suo. Non devi a nessuno quello che hai. Non al prestigio della famiglia, non a tuo padre, non a Rutilio, non al Cortona, a Romanelli, e se ti sei meritata la protezione di qualcuno, non l’hai fatto sottoponendoti a lui sul materasso. È cosa rara, di cui potrai sempre vantarti. Avevi delle carte schifose, e te le sei giocate bene, ora vinci la tua partita. È un giorno grande per te. Queste sono le parole che la sorella Albina rivolge poco prima di morire a Plautilla, che è stata appena ammessa a sostenere l'esame per entrare all'Accademia di San Luca, dove il suo stesso fratello Basilio, anche lui pittore come il padre, non è stato ammesso.
L'architettrice è la biografia romanzata di un personaggio quasi dimenticato della Storia dell'Arte italiana e mondiale, quello di Plautilla Bricci, pittrice e, soprattutto Architettrice, come si definisce lei, in un periodo molto importante nella storia di Roma e del barocco. L’architettrice – non riuscivano neanche a pronunciarla, quella parola. L’ho inventata io, il giorno in cui mastro Beragiola è venuto in casa mia col notaio per incassare i cinquecento scudi di anticipo e firmare il capitolato. Stilato da Elpidio, sotto mia dettatura, prevedeva sei pagine di istruzioni: ma nel contratto come doveva definirmi? La signora Plautilla Briccia era troppo poco. Pittrice di San Luca dannoso, perché svelava la mia specializzazione in un’altra arte. Architetto no. Architetta? Suonava ridicolo. La donna pittore è una pittrice, la donna miniatore miniatrice. Architettrice, dunque.
Si tratta di un romanzo storico di grandissimo pregio, su cui Melania G. Mazzucco ha lavorato parecchi anni. L'idea le è nata per caso, svolgendo ricerche per un altro libro, ma subito Mazzucco è rimasta folgorata da questa eccezionale figura storica. Il romanzo è narrato in prima persona da Plautilla, che racconta la Storia con la S maiuscola nella sua Roma dei quartieri poveri da cui vede il passaggio dei papi, degli artisti, dei giochi di potere, della peste del 1656, che portò alla morte di circa 15.000 persone su una popolazione di meno di 100.000 abitanti. Plautilla parte raccontando dell'infanzia del padre e delle sue mille attività di materassaio (come il padre), di pittore poco apprezzato, di scrittore di commedie e di cronache brillanti sotto innumerevoli pseudonimi, attore e poeta e musicista, passando per gli inizi della sua carriera di pittrice, fino ad arrivare alla sua opera più grande, il magnifico palazzo commissionato dall'abate Elpidio Benedetti, Villa Benedetta, soprannominato il Vascello, che occupava un'area sul Gianicolo che andava dalla via Aurelia fino ad affacciarsi su S. Pietro. Il racconto è intervallato da scene dell'assedio di Roma del 1849, durante il quale il Vascello fu l'ultimo baluardo dei difensori della Repubblica Romana contro gli assedianti francesi guidati dal generale Oudinot, inviato da Luigi Napoleone. La villa fu molto danneggiata e, in seguito, demolita, e oggi ci resta solo un muro di ispirazione Berniniana, che rappresenta le onde dell'oceano su cui navigava il Vascello.
Innanzitutto, assegno un 3 e mezzo. Assegnare un voto a questo romanzo, data la mole di dettagli in campo, non è stata cosa semplice. Trovo encomiabile la volontà da parte della Mazzucco di riscattare il personaggio di Plautilla Bricci, figura femminile di estremo rilievo artistico, relegata, come troppo spesso accade, nell’oblio dalla storia; allo stesso modo eccellente è il lavoro di ricerca storica che si cela dietro all’ambientazione: seicentesca, romana, barocca, ma allo stesso tempo misera, sordida, impraticabile.
Al contrario di altri, ho molto apprezzato l’alternanza con la trama secondaria, dedicata ai fatti del 1849, nei quali l’opera architettonica della Briccia, la villa del Vascello, fa da ambientazione agli scontri armati per la costituzione della Repubblica Romana, proteggendo fino alla fine l’ideale patriottico dei giovani volontari italiani e ponendosi così allegoricamente come immutabile collegamento tra epoche. I motivi della mia votazione risiedono nel mio personale sentire e nella troppo spesso interrotta lettura di questo romanzo, il cui svolgersi mi è parso eccessivamente ondivago: per quanto io non abbia trovato lo stile pesante, nemmeno in corrispondenza delle necessarie digressioni storiche, devo ammettere che il fluire della trama si manifesta in maniera intermittente. La minuziosità dei dettagli nella ricostruzione storica è sicuramente dinamica, ma il personaggio di Plautilla appare gravato da un’ombra di immobilismo claustrofobico (indubbiamente analogia della condizione femminile nella Roma del 600) che non mi ha consentito di apprezzare a fondo la sua intraprendenza, il suo genio, gli instancabili sforzi richiesti dalla sua epoca per potersi affermare; l’effetto che si produce, specialmente nella parte centrale del romanzo, è quello di assistere ad una perdita di intensità nella voce di Plautilla, che viene inghiottita da un’ambientazione che diventa protagonista.
Mi è piaciuto e non mi è piaciuto. L'ho letto in prestito ma ho poi sentito il bisogno di comprarne una copia da tenere. Dunque, forse, mi è PIU' piaciuto. Troppo lungo, con parti noiose. Poco interessanti, a mio parere, le parti intercalate, relative alle vicende della villa del Vascello all'epoca della Repubblica romana (1849). Del resto inventare una lunghissima vita della quale si ignora ogni quotidianità è una impresa ardua. Si può rischiare facilmente di andare 'fuori misura' . Eccellente invece la ricostruzione documentabile dell'artista romana, magnifico il contesto ambientale (la Roma del Seicento). In più il libro è un baedeker affascinante delle meraviglie ( per lo più sconosciute - a me -) della Roma barocca: da portare in viaggio la prossima volta...
Aunque los capítulos del siglo XIX se me han hecho pesados, el libro supone una reconstrucción de la Roma del Barroco a partir de la biografía de Plautilla Briccia, la arquitretiz (me encanta esa palabra). La autora ha hecho un exhaustivo trabajo de investigación para recuperar una figura artística que ya no olvidaré.
Molto bello sotto certi aspetti, ma estremamente altalenante nel ritmo (gli intermezzi sono una vera mazzata, onestamente) e abbastanza soporifero nella parte centrale, in tutta sincerità.
"Immaginare facciate, cornicioni, architravi, logge, scale, frontoni, prospettive, giardini. Per quanto ne sapevo, una donna non l’aveva mai fatto. Non esisteva nemmeno una parola per definirla.”
L'architettrice è la biografia romanzata della prima donna architetto della storia, nonchè pittrice, che nel '600 lavorò a Roma, dove ancora oggi si conservano, pur senza grande risalto, le sue opere. L'autrice, Melania Mazzucco, si imbatte anni, fa per caso, nel nome di Plautilla Briccia e a distanza di un decennio decide di approfondire la sua storia, fino a crearne finalmente questo romanzo. Il libro ripercorre tutta la vita ed insieme a quella dell'artista, anche quella della sua opera, la Villa del Vascello, distrutta durante la guerra e l'entrata dei francesi a Roma nel 1848. Nonostante sia stata quasi completamente distrutta sulla sue fondamenta o su quel poco che rimase è stata costruita la villa che attualmente sorge nel medesimo posto, sul Gianicolo. E' appassionante la storia di questa donna, dal carattere controverso. Vive tempi in cui le donne non avevamo possibilità di scelta, la loro vita era decisa dal padre prima e dal marito poi, se senza dote erano costrette al monastero. Viste solo per soddisfare gli uomini ed offrire loro la discendenza, che spesso moriva poco dopo la nascita. Plautilla sembra una figlia destinata solo ad assecondare i desideri del padre e quel padre che sembrava ignorarla è proprio colui che le dà le chiavi per entrare nella storia. Il libro segue la storia della vita dell'artista dalla nascita. La vediamo bambina, innamorata del suo papà e del suo estro artistico, eppure delusa dalle sue attenzioni che sembravano destinate tutte alla primogenita e poi al figlio maschio. Già bambina abituata a seppellire fratelli e sorelle che non sopravvivono alla precarietà della vita a quei tempi. Plautilla cresce e nell'assecondare i desideri del padre, pian piano si sostituisce a lui, studia, impara mai si ribella alla vita che sta scegliendo per lei. La seguiamo fino alla vecchiaia, agli ultimi giorni, quando anziana, piegata dagli anni e dalla povertà, vede ancora la bellezza della sua Roma, dove ha lasciato tracce importanti del suo passaggio. Il secolo in cui vive è quello dello splendore di Roma, dove il Papa e i nobili e cardinali a seguire finanziavano l'arte e hanno dato il via a grandi opere che ammiriamo tutt'ora. Passeggiare nella Roma del seicento, attraverso gli occhi dell'artista, assistendo alla nascita di luoghi che oggi ci sono familiari almeno di nome, vedendo sorgere chiese ed opere che oggi conosciamo, leggendo di una piazza di Spagna senza la scala di Trinità dei Monti, oggi impossibile da immaginare. La lettura è scorrevole ed appassionante, ricca anche di termini ricercati e precisi e le descrizioni riescono a far calare perfettamente il lettore nell'epoca, nella città, nel mondo dell'arte. Quattro stelle tutte meritate.
La Mazzucco dipinge un affresco incantevole e spietato della Roma dei papi; lo fa affascinando il lettore e, come se ce ne fosse ancora bisogno, ricordandogli che Roma è unica anche per la sua indicibile stratificazione, urbanistica e sociale. E lo fa ri-costruendo la vita dell’ennesima donna dimenticata, scrivendo un’opera di cui il lettore sente il gorgoglio dalle profondità dei quattrocento anni passati, di cui sente l’eco nel più recente ottocento giacobino, ma di cui sente tangibile l’urlo di denuncia che esplode chiaro nel 2020. Con uno stile impeccabile e una prosa intelligente, l’autrice scrive un libro femmina nei capitoli dove la protagonista costruisce e lentamente si costruisce, e un libro maschio in quelli dove l’uomo, duecento anni dopo, con la sua infinita guerra, demolisce la sua opera più intima e allo stesso tempo più sfacciata. E’ forse questo il destino di ogni grande donna? Che questo mondo le ricordi sempre il posto in cui deve stare? È per questo che la Ferrante, un’altra grande creatrice dei giorni nostri, sceglie polemicamente di non rivelarsi? La Mazzucco, con il suo minuzioso lavoro storiografico e narrativo ha impiegato vent’anni per ricostruire Plautilla Bricci. E ce l’ha regalata
Giovanni Briccio è un genio plebeo, osteggiato dai letterati e ignorato dalla corte: materassaio, pittore di poca fama, musicista, popolare commediografo, attore e poeta. Bizzarro cane randagio in un'epoca in cui è necessario avere un padrone, Briccio educa la figlia alla pittura, e la lancia nel mondo dell'arte come fanciulla prodigio, imponendole il destino della verginità. Plautilla però, donna e di umili origini, fatica a emergere nell'ambiente degli artisti romani, dominato da Bernini e Pietro da Cortona. L'incontro con Elpidio Benedetti, aspirante scrittore prescelto dal cardinal Barberini come segretario di Mazzarino, finirà per cambiarle la vita. Con la complicità di questo insolito compagno di viaggio, diventerà molto più di ciò che il padre aveva osato immaginare. Melania Mazzucco torna al romanzo storico, alla passione per l'arte e i suoi interpreti. Mentre racconta fasti, intrighi, violenze e miserie della Roma dei papi, e il fervore di un secolo insieme bigotto e libertino, ci regala il ritratto di una straordinaria donna del Seicento, abilissima a non far parlare di sé e a celare audacia e sogni per poter realizzare l'impresa in grado di riscattare una vita intera: la costruzione di una originale villa di delizie sul colle che domina Roma, disegnata, progettata ed eseguita da lei, Plautilla, la prima architettrice della storia moderna.
Qualunque artista sogna di cambiare il mondo, di migliorare la vita e l’anima degli altri, con le proprie opere. E io, a modo mio, l’avevo fatto”.
Plautilla Briccia, figlia dell’eclettico ed inquieto Giano Materassaio, racconta la sua vita in prima persona, dai primi ricordi dell’infanzia agli ultimi momenti . Un testamento di forza, di coraggio, di passione per l’arte e di desiderio di riscatto sociale. Ultimo lavoro di Melania Mazzucco, una scrittrice italiana tra le più amate ed apprezzate (oltre che pluripremiate) che torna al suo cavallo di battaglia : il romanzo storico.
Dal concepimento alla stesura di questo romanzo la scrittrice ha speso più di un decennio di ricerca in vari archivi e biblioteche. Sul sito Einaudi la Mazzucco ha reso disponibile un fascicolo di 27 pagine di bibliografia dei luoghi, delle persone, delle opere citate, per gli scrittori e gli studiosi che vorranno avvalersene per approfondimenti, poiché tutti i personaggi, anche quelli minori, sono realmente esistiti.
Il libro è abbastanza voluminoso, ma la lettura è veramente godibile ed interessante la trama. È uno di quei romanzi che fanno compagnia e che dispiace terminare.
La narrazione si snoda in un doppio filo temporale: quello principale e più ampio che comprende le vicende di Plautilla dal 1624 al 1678 e quello più piccolo degli “intermezzi” (così chiamati nel libro) posti alla fine di ogni capitolo che narrano gli eventi dell’estate della Repubblica romana del 1849, con Garibaldi che, dopo essere passato per porta San Giovanni era volto all’inseguimento delle truppe dell’esercito napoletano. I capitoletti “lampo” degli intermezzi hanno la loro ragion d’essere nella presenza dell’ imponente Villa Benedetta, la grande Villa, il sogno di Plautilla chiamata dai soldati che lì si rifugeranno, il Vascello, per via della sua forma ad imbarcazione. Potete ammirare la Villa e le opere di Plautilla Briccia negli inserti illustrati del libro, che rendono prezioso il volume, graficamente ben curato.
Un’opera di grande respiro, sia per la ricchezza di personaggi in cui si imbatterà Plautilla, sia per la poderosa ricostruzione storica. La rigorosità è protagonista insieme all’architettrice: personaggi calati perfettamente nell’epoca e nel contesto di una Roma barocca del Seicento, l’epoca dell’arte fastosa e capziosa, l’epoca in cui la Chiesa cattolica rispose alla “sfida” della riforma luterana costruendo chiese e cattedrali maestose e imponenti, per riconquistare i suoi fedeli catturandoli col piacere delle immagini e dei racconti visivi. Un terreno narrativo fertile per raccontare di intrighi, di miserie, della quotidianità della morte, di bigotteria e di libertinaggio, di pittori “posseduti dal colore” come Pietro da Cortona e il Bernini che dominano la scena artistica e culturale della Roma di quel secolo. È questo il contesto in cui vive la nostra “architettrice”, la nostra Plautilla. Educata dal padre, uno scrittore di libelli molto amati dal popolo, snobbato dagli ambienti aristocratici, la protagonista non solo riuscirà ad uscire dall’umile ruolo di decoratrice di arredi, ma, grazie all’aiuto di Elpidio Benedetti, giovane abate al seguito del famoso cardinale Mazzarino, si farà strada tra le famiglie più importanti di Roma dipingendo quadri a tema religioso fino a realizzare il suo sogno più grande :
“Diventare architetto, (...) trasformare un disegno in pietra, un pensiero in qualcosa di solido, perenne. Tirar su una casa. Scegliere le tegole del tetto e il mattonato del pavimento. Immaginare facciate, cornicioni, architravi, logge, scale, frontoni, prospettive, giardini. Per quanto ne sapevo, una donna non l’aveva mai fatto. Non esisteva nemmeno una parola per definirla”.
Ma come in tutte le grandi cose, c’è un prezzo alto da pagare, un sacrificio grande e, per una donna, un percorso ancora più difficile e doloroso. “L’arte non si concilia col fardello del matrimonio” le aveva detto suo padre e lei non potrà mai scoprire la gioia di essere amata nel senso pieno del termine, di avere tra le braccia un figlio, carne della propria carne, che non sia uno dei figli della sorella Albina, morta dopo il settimo parto. La Mazzucco ha una penna versatile e scorrevole che sa descrivere anche le scene più crude e dolorose, i particolari più cruenti e realistici di un mondo dove la morte faceva parte della quotidianità delle famiglie, dove i bambini che riuscivano a superare i cinque anni di età potevano sperare di diventare adulti, dove le donne invecchiavano a trent’anni per i troppi parti, tenute lontane dal mondo della cultura perché considerate inferiori all’uomo intellettivamente. La storia di Plautilla, riesumata dalla polvere dei secoli, ci viene restituita in tutta la sua straordinarietà dalla penna di Melania Mazzucco insieme ai colori ed ai fasti dei personaggi che hanno fatto la storia di Roma e dell’arte barocca.
Non sono amante dei romanzi storici e di questo non sono allo stesso modo entusiasta. Va dato atto alla Mazzucco di aver saputo creare e mantenere per più di 500 pagine una fitta ragnatela di quello che era il verminaio dei giochi di potere romani del periodo d’oro del Barocco, tra figure tutte mediocri che allora fecero il bello ed il brutto tempo e che ora giacciono dimenticate e sconosciute. Poi, un incredibilmente ricco ritratto di una figura a margine della storia dell’Arte, che però tutta l’arte della sua epoca ha visto, vissuto ed abitato. Un romanzo fiume, insomma, che richiede predisposizione alle letture lunghe e sensibilità per la attenta e puntuale narrazione dell’autrice, fondata su anni di ricerche archivistiche portate avanti con grande passione.
Ho sempre avuto un occhio di riguardo per i libri di Melania Mazzucco, compagna di classe del liceo, ma devo dire che l’Architettrice è davvero un libro speciale. Personaggi realmente esistiti in un magistrale romanzo storico ambientato nella Roma del 1600. Protagonista del romanzo è Plautilla Bricci, pittrice e architettirice che riesce a farsi strada in un modo ancora precluso alle donne. Bellissimo 5/5
La prima parte bella, delicata, a tratti anche struggente, trascinante, la seconda più pesante, poco coinvolgente, perde tutta la vena poetica della storia. Il top resta comunque La lunga attesa dell'angelo
Libro molto bello, tra l'altro interessante oltre che scritto molto bene. La storia di Plautilla mi ha catturato immediatamente e mi sarebbe piaciuto essere ancora a Roma mentre la leggevo. Devo colmare la mia lacuna nei confronti dei vecchi libri della Mazzucco, che compro da anni, ma mi dimentico di leggere.
Un libro lungo e coinvolgente, con una scrittura di grande livello e un affresco della Roma barocca così vero che sembra ad ogni pagina di passeggiare nelle vie insieme a Plautilla. Affascinante che la storia romanzata si fondi su una storia storicamente vera, che l'autrice abbia dedicato anni alle ricerche e che ogni personaggio citato, come lei stessa scrive nella postilla, sia esistito veramente. Affascinante la figura della protagonista Plautilla Briccia, donna coraggiosa e autentica, che anticipa i tempi e realizza ciò che nessuna donna ha mai osato fare prima di lei, inventando il nome stesso della sua mirabile attività. Colorata e imprevedibile la sua famiglia, il padre Briccio, letterato autodidatta, il fratello antagonista e compagno di creazioni, la sorella sfatta dalle gravidanze, ma anche i garzoni e gli affittuari che si alternano negli anni. Non ho condiviso invece la scelta di alternare la vicenda di Plautilla con la rivoluzione del 1849, per quanto si narri l'epilogo e la distruzione della Villa costruita dall'architettrice, perché sembra un'aggiunta superflua. Capisco l'intenzione di raccontare storicamente ciò che è stato, e quindi anche in quali circostanze sia stata distrutto il Vascello, ma questi intermezzi interrompono davvero troppo la felice narrazione principale. Non nego, dopo i primi due intermezzi, di aver saltato gli altri a piè pari, non avendone per nulla sentito la mancanza, spinta solo dal desiderio di continuare a leggere la storia vera e forte della Briccia.
Libro scritto immensamente dalla Mazzucco, anche se a volte un po' si trascina, che racconta magistralmente della Briccia - prima architetta donna nella Roma del '600. Devo dire che il romanzo sulla vita di Plautilla mi è piaciuto molto, specialmente la prima parte quando Plautilla è ancora bambina e poi ragazzina, perché si intravede la forza di animo e volontà di questa femmina che cerca di plasmarsi in ciò che la società e il tempo le chiedono, senza mai sparire del tutto dentro alla figura che la donna ricopriva allora. non una madre, non una moglie, una eterna vergine, una pittrice, una architettrice.
non ho particolarmente amato Plautilla come subordinata degli uomini della sua vita, prima di suo padre e poi di Elpidio - ho trovato Plautilla quasi scomparire, senza fare mai alcun rumore, ogni volta che le veniva tolto qualcosa di suo; un onore, un lavoro, la possibilità di essere amante, moglie e madre. Elpidio specialmente l'ho detestato, nonostante lo vedessi attraverso gli occhi e le parole di Plautilla. Un uomo becero, infame, inutile.
Avrei voluto leggere questo libro mentre ero ancora a Roma, per poter andare a cercare le opere di questa donna fantasma. Ho comprato il libro a Roma, però, quindi un segno.
I pregi maggiori di questo libro sono di aver raccontato la storia di Plautilla Bricci, la prima architettrice italiana la cui memoria si era persa nei meandri della storia, nonostante il suo nome figuri nella celebre chiesa di San Luigi dei Francesi (anche io che l'ho visitata ero rapita dai quadri di Caravaggio per approfondire l'architettura della chiesa e notare il nome di Plautilla). Il secondo punto a favore è una ricostruzione della Roma dei Papi del 1600. Il problema, per me, è stata la lentezza della parte centrale, quasi claustrofobica, vero che la vita della Briccia si svolgeva tra le quattro mura domestiche, ma mi è mancata la narrazione delle ambizioni, delle difficoltà, delle lotte che ha dovuto sicuramente fare per farsi riconosce ed apprezzare in un ambiente maschile e maschilista.
Direi fra le tre e le quattro stelle. Melania Mazzucco con una scrittura fluida e di forte impatto ci conduce fra i vicoli e i palazzi della Roma barocca della metà del 600. L’infanzia di Plautilla si svolge senza grandi accadimenti; la troviamo alle prese col rapporto d’amore e odio con il padre, artista sfaccettato e insoddisfatto, che decide di farla sua discepola nell’arte del disegno e della pittura. La parte più interessante della vita di Plautilla secondo me si concentra nelle ultime 200 pagine, in cui anche la scrittura sembra più coinvolgente e meno ridondante. Un romanzo comunque ben scritto, dietro il quale si percepisce l’attento lavoro di studio e ricerca, ma che, specie nella prima parte, forse, in parte, manca di passione. In ogni caso un libro che mi sento di consigliare!