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Hikmet

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«La vita non è uno scherzo. /Prendila sul serio /come fa lo scoiattolo, ad esempio, /senza aspettarti nulla /dal di fuori o nell’aldilà. /Non avrai altro da fare che vivere». La vita non è uno scherzo ci ricorda Nâzim Hikmet. Viviamo quindi, e in questo periodo ne abbiamo particolarmente bisogno, ma facciamolo con Poesia, nutrendoci dei versi dei grandi poeti.

Al poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco, novecentesco, scomparso nel 1963, è dedicata una delle due nuove uscite, la nona, della collana “La grande poesia” di Repubblica, curata dal poeta Maurizio Cucchi. Sabato prossimo 27 marzo, in regalo con il quotidiano e D, ci saranno le poesie di Hikmet (traduzione di Joyce Lussu), compresa La vita non è uno scherzo, da cui sono tratti i versi iniziali.

Figlio di un diplomatico e di una pittrice, nato nel 1902, Hikmet debutta da poeta a diciassette anni, con la sua prima pubblicazione su una rivista, e per tutta la vita unisce il suo talento poetico all’impegno politico, pagandolo a caro prezzo. Aderisce al Partito comunista turco, viene arrestato una prima volta nel 1929 e nel 1938, sempre per motivi politici, viene condannato a 28 anni e 4 mesi di carcere. Durante la sua detenzione scrive, tra l’altro, il poema Paesaggi umani (70.000 versi). Colpito da infarto, gli intellettuali e gli artisti di tutto il mondo, tra i quali Jean-Paul Sartre, Pablo Neruda e Pablo Picasso, si mobilitano per salvarlo, ottenendo la sua scarcerazione nel 1950. Nel 1959, verso la fine della sua esistenza, facendo valere le sue origini polacche diventa cittadino polacco, ma fissa la sua residenza nell’allora Urss, dove aveva studiato, Sociologia all’Università di Mosca.

Autore di opere autobiografiche, Hikmet voleva parlare a tutti. «Voglio essere capito e letto dal maggior numero possibile di persone» diceva. Nel volume allegato a Repubblica si trova anche una delle sue poesie più belle, Le sei del mattino, scritta a Mosca nel 1961: «Le sei del mattino. /Ho aperto la porta del giorno ci sono entrato ho assaporato /l’azzurro nuovo nelle finestre /le rughe della mia fronte di ieri /sono rimaste sullo specchio /sulla mia nuca una voce di donna tenera peluria di pesca /e le notizie del mio paese alla radio /vorrei correre d’albero in albero nel frutteto delle ore /verrà il tramonto, mia rosa e al di la? della notte /mi aspetterà /spero /il sapore di un nuovo azzurro».

115 pages, Unknown Binding

Published January 1, 1974

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About the author

Nâzım Hikmet

263 books803 followers
Nazim Hikmet was born on January 15, 1902 in Salonika, Ottoman Empire (now Thessaloníki, Greece), where his father served in the Foreign Service. He was exposed to poetry at an early age through his artist mother and poet grandfather, and had his first poems published when he was seventeen.

Raised in Istanbul, Hikmet left Allied-occupied Turkey after the First World War and ended up in Moscow, where he attended the university and met writers and artists from all over the world. After the Turkish Independence in 1924 he returned to Turkey, but was soon arrested for working on a leftist magazine. He managed to escape to Russia, where he continued to write plays and poems.

In 1928 a general amnesty allowed Hikmet to return to Turkey, and during the next ten years he published nine books of poetry—five collections and four long poems—while working as a proofreader, journalist, scriptwriter, and translator. He left Turkey for the last time in 1951, after serving a lengthy jail sentence for his radical acts, and lived in the Soviet Union and eastern Europe, where he continued to work for the ideals of world Communism.

After receiving early recognition for his patriotic poems in syllabic meter, he came under the influence of the Russian Futurists in Moscow, and abandoned traditional forms while attempting to “depoetize” poetry.

Many of his works have been translated into English, including Human Landscapes from My Country: An Epic Novel in Verse (2009), Things I Didn’t Know I Loved (1975), The Day Before Tomorrow (1972), The Moscow Symphony (1970), and Selected Poems (1967). In 1936 he published Seyh Bedreddin destani (“The Epic of Shaykh Bedreddin”) and Memleketimden insan manzaralari (“Portraits of People from My Land”).

Hikmet died of a heart attack in Moscow in 1963. The first modern Turkish poet, he is recognized around the world as one of the great international poets of the twentieth century.

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Profile Image for heidola.
213 reviews10 followers
April 4, 2021
Mi sono svegliato anche questa mattina e ti amo
Profile Image for Caos Anemos.
83 reviews4 followers
Read
April 5, 2021
La poesia di Hikmet è libera e speranzosa, nonostante il contesto politico e sociale che vive non sia dei migliori. Infatti, Combattente e sicuro dei propri ideali, passerà almeno quindici anni in prigionia e poi in esilio. Nonostante spesso vi sia una vena malinconica e la consapevolezza della caducità della vita, Hikmet continua a credere nell'amore celebrandolo nei suoi versi.
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