4,5 stars, really.
Il romanzo è composto da due romanzi brevi che si alternano, capitolo dopo capitolo, come una storia nella storia (alla maniera della storia di Pilato ne Il maestro e Margherita di Bulgakov).
Gennaio 1982: lo scrittore di mezza età Feliks Sorokin, membro dell'Unione degli scrittori, viene contattato - insieme agli altri suoi colleghi - dal Segretariato dell'Unione con la richiesta di consegnare, ai fini di ricerca scientifica, un campione della sua produzione letteraria. Le "avventure" di Sorokin, tra il suo appartamento e le rare uscite, ci offronto uno spaccato satirico gustosissimo dell'URSS di quei tempi, degli anni della stagnazione.
Chiarissimo fin da subito che la figura di Sorokin è modellata direttamente su Arkadij Strugatskij, così come il personaggio di Maljanov ne "Un miliardo di anni prima della fine del mondo" è ispirato a Boris Strugatskij.
Qui tutto ricorda la vita di Arkadij: l'infanzia a Leningrado e la fuga dall'assedio. L'istituto militare e gli anni in estremo oriente (pure in Kamchatka), la scuola di lingue e la padronanza di inglese e giapponese (anche Arkadij fu traduttore dal giapponese), la figlia... E pure quando Sorokin parla delle sue opere, in particolare ce n'è una (oltre a quella contenuta nella Cartella Blu, ovviamente) che accarezza e cita continuamente: "Favole moderne". E' un chiaro riferimento a "Lunedì inizia sabato" (peraltro sottotitolato: "Favola per collaboratori scientifici di livello base").
Nella parte dedicata a Sorokin vediamo lo scrittore che inizia a esaminare il suo archivio personale, cercando qualcosa di adatto. Si immerge nei ricordi e in manoscritti mai pubblicati, tra cui quello contenuto nella "Cartella Blu", il suo lavoro più caro e segreto, scritto per essere tenuto nel cassetto. Si tratta di "Brutti cigni", un romanzo che i fratelli Strugatskij avevano scritto a metà degli anni '60 e che ha ad oggetto lo scontro tra generazioni.
Lo stato, per il tramite dell'unione degli scrittori ha messo a punto un apparecchio avveneristico per la valutazione scientifica delle opere artistiche e dei manoscritti e invita gli scrittori a recarsi presso il laboratorio per consegnare un campione della loro produzione. Trattasi di un calcolatore in grado di misurare il talento letterario dell'autore. Le prove si svolgono presso l'Istituto di ricerca linguistica dell'Accademia delle Scienze dell'URSS. L'apparecchiatura si chiama NPLT, acronimo che sta per Numero Probabile di Lettori del Testo (quindi, offre un giudizio tutt'altro che oggettivo sul valore artistico del testo...).
Il sotto-testo è ovviamente ricchissimo e c'è di che sbizzarrirsi. Ad esempio, a chi è ispirata la figura del Foruncolo Purulento (Gnojnyj Prisc)? Alcuni sostengono si tratti di un riferimento mica tanto velato ad Aleksandr Kazantsev, ma gli autori hanno negato. Si tratta del prototipo per eccellenza dello scrittore conformista sovietico, ricondotto nel recinto del "realismo socialista" e quindi asservito all'ideologia comunista al potere, compiacente, in grado di distruggere le carriere dei colleghi non allineati. Uno scrittore, insomma, lontano anni luce dal senso storico di ciò che deve essere uno scrittore russo: uno scrittore che "intercede". Un mostro anacronistico, paragonato al Gishu delle antiche leggende giapponesi, divoratore degli elefanti preistorici. Con la morte del tiranno e il "disgelo" queste creature si sarebbero dovute estinguere, sarebbero dovute finire nell'oblio. Ma non è andata così. Sono presenti intorno a noi, si nascondono tra le pieghe del conformismo e dell'ordinarietà, continuano a vivere e stanno in agguato, colpiscono non appena gliene capita l'occasione. Il tutto viene presentato con il consueto taglio satirico, ma il terrore che tali esseri possano rialzarsi e colpire è palpabile.
Boris Strugatskij li chiamava questi personaggi "iene della penna" o "coccodrilli della macchina da scrivere": terribili creature dello stalinismo, imbroglioni ideologici. Nelle proprie memorie, Boris Strugatskij descrive bene il clima successivo allo sfogo di Chruscev alla mostra degli avanguardisti presso il Maneggio di Mosca (dicembre 1962): il "caro" Nikita affermò in quell'occasione di essere, nelle "questioni artistiche", uno stalinista. L'aria stava rapidamente cambiando. Non c'era libertà. Un vero disgelo non era neppure ricominciato che già gli stalinisti scalpitavano. Boris ricorda (nelle proprie memorie) anche una riunione degli scrittori di fantascienza, tenutasi nel 1963, con la partecipazione del fratello Arkadij. A fare la parte del gishu, in quell'occasione, fu proprio Kazantsev...
Nel romanzo, uno degli scienziati, un personaggio misterioso, assume le sembianze e il nome di Michail Afanas'evič (Bulgakov), lo scrittore preferito di Sorokin e discute con lui sul senso e la funzione della creatività. L'influenza bulgakoviana è molto forte e, in effetti, tutta la parte dedicata a Sorokin richiama alla memoria la storia di Maksudov nel Romanzo teatrale.
Brutti cigni (il contenuto della Cartella Blu): In un imprecisato stato autoritario (quale, se non l'URSS, anche se gli autori hanno inserito elementi di distrazione, come ad es., in primis, il cognome Banev, di chiara origine bulgara), lo scrittore di mezza età Viktor Banev torna nella sua città. L'ex moglie ha bisogno di lui, la figlia adolescente sta dando qualche preoccupazione...
In realtà, sono tutti i bambini e i ragazzi a dare motivo di preoccupazione agli adulti... Gli abitanti del vicino lebbrosario, che hanno una malattia genetica particolare (vivono confinati all'interno di un ghetto, una zona, ma questa è chiusa all'ingresso per gli estranei, non a loro che pare abbiano facoltà di uscirvi...) sembrano suscitare uno strano fascino sui minori... si dice abbiano poteri particolari...
I ragazzi cominciano a sviluppare una personalità "superiore", perdono ogni tenerezza di sentimento nei confronti dei genitori e delle famiglie. Non diventano "malvagi", piuttosto totalmente indifferenti e superiori. L'intera categoria del "passato" viene da loro scartata.
Maya Vinokour nella sua introduzione all'edizione statunitense, sostiene che gli "Occhialuti" di brutti cigni (e, in misura minore, i bambini) diventano essi stessi una sorta di gishu al contrario...
Vabbè, qui entriamo troppo nel complicato, ma la tesi ha senz'altro il suo perché.
Un romanzo dalle tinte fosche e cupe, misteriosa e inquietante pioggia perenne, alcol a fiumi, risse e aggressioni, mascherine, tagliole, cancelli e reticolati...
Il punto esatto in cui gli Strugatskij virano con decisione alla distopia, anzi al pessimismo.
«Nella storia del pifferaio di Hamelin, il cacciatore di topi non è affatto diverso dai topi: questi hanno tormentato la città, quello l'ha semplicemente uccisa, privandola della speranza. Gli Strugatskij avrebbero anche potuto non menzionarlo il cacciatore di topi nel testo di "BC" [Brutti cigni], visto che hanno deciso di evidenziarne tutti i tratti distintivi. Chi porta via i bambini può avere ragione, può essere puro, soggettivamente onesto, ma morale non lo sarà mai, anche se i bambini sono felici. Morale, in questa situazione, è Banev il quale ama così tanto "bere e mangiare quantum satis"»
(Dmitrij Bykov)