Lei è ossessionata dagli specchi, e passa ore a fissare la propria immagine riflessa su quelle superfici, non ne può fare a meno. Lui, un anonimo impiegato privo di personalità, che si accontenta di tirare avanti alla giornata e che trova un'improvvisa, fortissima ragione di vita nel preciso istante in cui si accorge di lei.
Carlo Salvoni si appropria di un intramontabile mito classico e lo stravolge per creare una ghost story moderna e stupefacente.
“Sentiva che infilarsi sotto le lenzuola accanto a lei era un gesto che non gli apparteneva, anche se aspettava quel momento da molto. Dopo quelle parole, però, si bloccò, la manica della camicia rimase vuota a penzolare lungo la schiena. Per la prima volta le era sembrata sincera e ora la vedeva come un essere fragile, una vera donna smagrita dalle sue ossessioni e dalla lunga solitudine. Si girò per baciarla, ma lei guardava fuori dalla finestra, anzi, guardava proprio la finestra.”
"Tutti noi abbiamo bisogno del conforto della nostra immagine riflessa, perché siamo terrorizzati da quello che gli altri possono vedere senza che noi ce ne accorgiamo"
Eco e Narciso. Un mito classico carico di inquietudini moderne. Un mito che Carlo Salvoni elabora ponendolo davanti - e non è un caso - a uno specchio contemporaneo. Perciò Narciso diventa una giovane donna che si innamora - no, si ossessiona - di un sé che non le appartiene. Un sé sfuggevole, un sé 'altro' per cui lei sente di non essere mai abbastanza. E allora ecco che l'impianto quasi ultraterreno della storia declina - o almeno io l'ho percepito così - nella fin troppo attuale dinamica delle relazioni tossiche. Estremizzata, certo. Portata ai limiti della percezione naturale, anche. Ma cos'è una relazione tossica se non il sentirsi sempre inadeguati, l'aspettare un gesto, uno sguardo, una conferma? Qualcosa da qualcuno che non ci ama, forse non ci odia nemmeno: qualcuno che ci travolge con la sua ostile indifferenza. E dall'altra parte Eco. Una creatura anche questa figlia dei nostri tempi. Indeterminata e indeterminabile, mimetica. Capace di essere tutto e niente. Dall'intreccio dei vapori dei due punti dì vista, dei due presenti, si condensa una storia dell'orrore che si rivolge a due mondi. Quello degli spiriti e quello di un presente che riflette ombre altrettanto inquiete.
In "Eco e Narciso", Carlo Salvoni racconta la solitudine di due esistenze parallele, due riflessi uniti e separati dalla difficoltà - o impossibilità - di concretizzarsi in una personalità, un carattere, un nome. I due personaggi evanescenti e spettrali che entrano in collisione nel cuore di questa storia si staccano dal presente a cui appartengono e diventano simulacri, forme inerti sospese fuori dal tempo nell'atto di compiere l'unica azione di cui sono capaci, impronte di un'umanità residua e incompleta che vibra ancora del desiderio di vivere e con la quale, nonostante le dissonanze e il malessere che ispirano, è difficile non identificarsi. La scrittura di Salvoni procede per accenni e affondi, oscillando con maestria tra il concreto e l'indefinito, e crea un'esperienza di lettura intima e confessionale che sconsiglio a chi desideri passare un Halloween rassicurante. Questi spettri ci somigliano, e inquietano sul serio.