Tre fratelli, Carmine, Papele e Ivano, i fratelli Corona. Sono costruttori edili, temuti e rispettati nel paese per un passato inquietante ormai seppellito con il denaro e gli affari. Carmine è la mente; Papele è il braccio; poi c’è Ivano, il fratello piccolo, che ha studiato, non ha conosciuto la giungla della strada, e per hobby fa fotografie belle e malinconiche. Ogni anno, nell’anniversario della morte del padre, si danno appuntamento. Una visita al cimitero senza mogli, figli o parenti. E poi una cena, solo loro tre. Bere, mangiare, ridere, condividere tutto, come solo tra fratelli è possibile. Una consuetudine che dura da undici anni. La cena è prevista a casa di Ivano, che vive da solo e in cucina ci sa fare. Quella sera piove, una pioggia inarrestabile e forsennata, che con la complicità del vino induce i tre fratelli ad aprirsi più del solito. Potrebbe essere una serata catartica, in cui liberarsi di maschere troppo a lungo portate. Ma la verità fa più paura di una comoda menzogna. Solo la pioggia è un romanzo breve e furioso, che in movimenti precisi e in un solo spazio è capace di generare una deflagrazione, mettendo in scena il legame inscindibile che serra col nodo scorsoio chi è cresciuto assieme e solo nella famiglia ha riposto la fiducia. E mentre l’acqua scende incontenibile dal cielo, sgretolando i muri delle case costruiti con troppo poco cemento, alla stessa maniera vengono spazzate via le certezze dei tre fratelli. Con questo dramma feroce, impietoso, tesissimo, Andrej Longo si conferma una delle voci più forti della nostra letteratura di questi ultimi anni, capace come pochi di muoversi intorno ai confini dei generi letterari.
Nel giorno in cui ricorre la morte del padre Antonio Corona, i tre figli maschi si ritrovano sulla sua tomba. Soltanto loro… il tutto è nato da un’idea bizzarra partorita da Ivano, ò frate minore… “Che imbarazzo” pensarono Carmine e Papele, invece la prima volta fu un successo e così ogni anno da quel giorno, l’evento si ripete.
L’undicesimo anno però…
“Io non sono come voi.”
Da queste parole decisive, uscite per errore, come quell’acqua che veniva giù, inarrestabile e che minacciava di travolgere ogni cosa.
Questo libro è proprio come uno dei fulmini che imperversavano durante quella sera. Un romanzo breve, intenso, essenziale… una lettura dolce amara. L’autore fa accomodare anche il lettore seduto alla tavola di quella fatidica cena.
Impossibile non venirne coinvolti, incuriositi da quei dialoghi botta e risposta. Dialoghi spesso in forma dialettale, perfettamente adeguati da renderli veraci, forse anche troppo. Tre fratelli uguali ma diversi. I fratelli Corona, i più temuti, ma tanto simili a tutte le persone che vivono costrette e limitate da borghesie di facciata.
"Basta un momento. E accadono fatti che altrimenti non sarebbero mai accaduti."
Non do il massimo del punteggio solo perché è una storia angosciante, ma non mi succedeva da tempo di iniziare e finire un libro in due ore, senza riuscire a fermarmi. Che ritmo, che trama… e quanta suspense!
La storia di una qualunque sporca, triste e crudele famiglia. Tre fratelli: Carmine, il riflessivo, quarantenne, abituato ad argomentare, ragionare, parlare circa le questioni di famiglia, lo sporco “business” che intrattiene sin dalla morte del padre. Papele, l’impulsivo, un anno più giovane, palestrato, donnaiolo, incapace di ragionare senza alzare le mani mostrando il torace nudo. Ivano, preciso, il fratello più giovane di una decina d’anni. Sebbene avesse studiato e fosse rimasto lontano dalla violenza di quella famiglia, era poi tornato a farne parte, nell’ambito della burocrazia dell’attività di famiglia.
Tutto si svolge in una notte: i tre fratelli Corona commemorano la morte del padre, come ogni anno da undici. Lo vanno a trovare e poi si riuniscono a cena, solo loro, senza la madre, la sorella e le famiglie di ognuno di loro. Un momento da soli uomini, quelli che governano quella famiglia e istillano la mentalità maschilista e retrograda che attraversa quel paese del sud che loro, grazie al padre e alla violenza, dominano. Succede tutto in una notte, una notte in cui la pioggia scrosciante batte sulle finestre e tormenta l’anima di ognuno. Il bisogno ancestrale di rimettere ogni cosa al proprio posto…
Un libro che, nel leggerlo, mi ha ricordato un film su Van Gogh: la sua scrittura è paragonabile alle pennellate potenti che Van Gogh imprimeva ai suoi quadri. Di una bellezza disarmante, fatta di una sintassi asciutta e perfetta che sale come un crescendo e affonda la carne e poi fa semplicemente rabbrividire. Andrej Longo mi è entrato nel cuore.
“È impossibile non amare questo romanzo, duro e cristallino come un diamante.” Antonio Manzini
«E dove vuoi andare?» chiese Papele divertito. «Stiamo tanto bene qua». «Ci stai bene tu, io no». «Ma che ti manca? Quello che vuoi, qua lo puoi avere. E poi ci sta il mare, la campagna». «Papè, qua si soffoca». «Si soffoca?». «Qua non si può fare un passo che lo sanno tutti quanti». «Ma che vai dicendo? Qua nessuno si permette di dire niente. Siamo rispettati, siamo stimati, siamo i padroni di mezzo paese, dove te ne vuoi andare!». «Siamo temuti, non siamo stimati». «E siamo temuti, e allora ?». «Lascia stare» disse, « magnamoci il friariel-lo». Ma intanto che andava a prendere la verdu-ra, Papele, quasi a chiudere il discorso, volle puntualizzare: «E poi, Ivà, non ti scordare che stiamo a società, noi. E sono affari grossi, non so' scemenze. Mò Carmine entra pure in politica. Guarda che papà ti ha fatto studiare per questo, non per andartene da un'altra parte». Si bevve un altro poco di vino. Ivano si tolse gli occhiali poggiandoli sulla tavola. Pensò un'altra volta che era inutile parlare. Però non ce la fece a stare zitto. «Io non sono come voi».
5 ⭐️ Adoro i libri di Andrej, anche questo super azzeccato…
Premettendo che non comprendo perché ad ogni frase si vada a capo stile lista della spesa, il racconto di per sé non è male. E' facilmente intuibile dall'inizio (per chi è amante dei thriller e dopo un po' ci fa il callo) che la cena di consuetudine nel giorno ricorrente della morte del padre, sia l'ultima per uno dei tre fratelli. E' scorrevole, veloce, apprezzo che ci sia il dialetto ma che non sia così marcato da necessitare di un traduttore, e in poche pagine i personaggi sono ben caratterizzati - forse perché anche un po' stereotipati. Non ho compreso la locazione temporale ma suppongo che non si odierna perché si rifà ad un tipo di criminalità più alla Cosa Nostra che sta sciamando. L'onore, l'omertà, la famiglia, il rispetto che va al pari passo con l'essere temuti, un ambiente crudo, cruento, violento in cui Carmine e Papele sono cresciuti, si sono fatti le ossa, il nome. Un nome che il più piccolo dei tre, Ivano, ha ereditato ma in cui non si ritrova. Era intuibile. Il marcare che Ivano viveva solo, la scena iniziale con due persone in macchina in cui si intuisce nel immediato che uno è senza ombra di dubbio Papele - l'altro, leggendo, è facilmente intuibile ad esclusione che può essere solo Carmine. Ho trovato Ivano un po' troppo stereotipato, il membro gay, delicato, amante dell'arte e della filantropia che i fratelli proteggono, colui che ha studiato, che è stato lontano dalla strada. Ha paura, ha paura dinnanzi un gruppo di ragazzini che gli vogliono rubare la macchina fotografica, e ha paura di vivere sempre nella paura e nella censura. Carmine, colui che sapeva ma ha sempre taciuto - e quanto è bello il filo conduttore della scena dove Carmine, alla morte del padre, lo scopre ma l'immagine, l'autore, la delinea man a mano allargando il punto focale e aggiungendo dettagli - prova la via diplomatica. Papele è più schietto, duro, ferreo sui principi, il figlio prodigo del padre, la mela che non è caduta lontana dall'albero.
"Erano foto sospese nel tempo, dove si coglieva l’aesa indefinita di qualcosa, un’attesa mai esplicita e sempre inquietante."
Carmine che coglie l'inquietudine del fratello minore con cui ha sempre avuto un rapporto più profondo rispetto Ivano e Papele. Carmine che infondo è disposto a proteggerlo anche ora, che può andare contro le ideologie con cui è nato per incontrare il fratello ma che non può distruggere tutto per lui. Papele è quello più irruento, più irascibile, ma in un primo momento entrambi i fratelli, seppur non condividendo né in fondo comprendendo, accettano le verità di Ivano. Ivano vuole andarsene, essere sé stesso altrove.
"Ma proprio nel momento in cui stavano per aprire la porta. E Papele aveva già posato la mano sulla maniglia. E la maniglia si abbassava. Carmine si voltò verso il fratello. «E hai già deciso dove andare?». Ivano fece di no con la testa. [...] «E ti voglio pure dire…». S’interruppe un aimo, cercò di guardarlo negli occhi. Ma il pudore gli fece sviare lo sguardo. «… ti voglio pure dire che io la scelta tua la rispetto, non voglio entrare nel merito, è un fao tuo privato. Però magari, più avanti, quando ti sarai sistemato, se mi vorrai far sapere dove ti sei stabilito… io mi piglio un treno e ti vengo a trovare».
Ho trovato tenerissimo come Carmine cerchi di tenere unita la famiglia. Poi Ivano cambia idea. Si oppone, nutre resistenza, vuole essere gay nel suo paese. Lì cambia tutto, l'affetto fraterno entra in confitto con tutto il sistema famigliare, le ideologie.
«Tu forse non ti rendi bene conto, Ivà. Hai vissuto sui libri, hai studiato, non puoi sapere bene le cose pratiche come funzionano». «No, no, io…». «Aspetta! Fammi parlare, fammi spiegare pure a me. Noi siamo una famiglia rispettata, questo lo sai. E se tu prendi uno qualunque, in mezzo alla strada, e gli dici che appartieni alla famiglia Corona, hai detto tuo, non serve altro. Ci rispettano, Ivà. E il rispetto che adesso ci portano, ce lo siamo conquistato negli anni. Prima con la forza, quando tu studiavi. E poi con il cemento, quando abbiamo deciso che era arrivato il momento di cambiare. Con il cemento, con i cantieri, con il lavoro che davamo e che diamo» [...] «Sissignore» proseguì, «l’onore. Perché qua stiamo in un paese, non te lo scordare. Un paese grande, d’accordo, ma sempre di un paese si tratta. E nel paese l’onore è tuo. Perché se si perde l’onore, la conseguenza è che viene meno anche il rispetto. E se il rispetto viene a mancare, allora quella paura che sempre hanno avuto di noi, comincia a fare meno paura. E così, un poco alla volta, si sgretola tuo, come un palazzo con troppa sabbia e poco cemento».
E alla fine accade forse ciò che si sarebbe potuto evitare, o forse no. Ivano non ci sta, non indietreggia, apre la finestra, lo urla. Papele interviene. Papele che prova gusto negli orrori di cui si macchia, nel incutere timore, nel avere autorità. Papele che non vuole perdere l'impero di terrore costruito col padre. E' uno scherzo, ma Carmine non li ferma, non ci riesce, non si schiera e non schierandosi Ivano muore, lasciandosi andare allo strangolamento. Se Carmine è sconvolto, Papele no. E' colui che prende in mano la situazione, d'altronde lo fa intuire che è colui che subito agisce ed elimina i "problemi".
«Tutti resteranno col dubbio». «Qale dubbio?». «Su nostro fratello. Si è suicidato, certo, però… forse… Hai capito? Con un fratello morto così… facimmo ancora cchiù paura».
Chi, dopo aver ucciso il proprio fratello pensa questo? Carmine è sconvolto ma agisce, lo segue, eppure mentre riprende la Mercedes e guida per tornare a casa, con Papele che ha già organizzato come far passare la morte di Ivano come suicidio, si interroga e il peso di ciò che hanno fatto inizia a gravargli come la pioggia che cade incessante. Il finale è bello, tragico, non me l'aspettavo. Mi aspettavo qualcosa di più "cruento", come la scena che ci viene descritta vagamente che pensavo si riferisse ad un eventuale abuso subito da Ivano a cui Carmine aveva assistito, invece no, è di quando Carmine scoprì che suo fratello giaceva con uomini. Pensavo che Carmine si sarebbe tolto la vita o avrebbe continuato con la propria, un po' alla Mystic River (film che vi consiglio), invece impugna la pistola, dice a Papele che chi ammazza un fratello la deve pagare, e gli spara davanti casa. E poi va con la Mercedes a gettarsi nel mare. L'impero che volevano tanto preservare, nel giro di un giorno, si disintegra. A cosa è valso? Non si sa. Ciò che mi chiedo però è perché nessuno ha pensato alle mogli che l'indomani si sarebbero viste rivolte contro tutta la sporcizia dei mariti, con il clan deceduto, e forse un altro sorgente in cui non avrebbero avuto spazio.
«La diversità genera il sospeo», e anche questo lo aveva già deo. «E il sospetto è come il colera, si trasmee da uno all’altro. E crea problemi. Problemi con gli amici nostri che ci proteggono, problemi per la mia elezione al Comune, problemi con il lavoro, con la famiglia. Problemi, troppi problemi…».
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Questo mio primo approccio verso questo autore mi ha sostanzialmente deluso, per vari motivi. M'è parso che lo svolgimento dei fatti che accadono sotto la pioggia sia eccessivamente veloce, quasi schizofrenico, vagamente irrealistico. Lo scavo psicologico nelle tre menti dei fratelli (il criminale, il sognatore, il politico) è interessante ma appena accennato, e a tratti nel racconto della napoletanità si sfiorano alcuni cliché.
A mio avviso il difetto principale di queste pagine sta nella scrittura continuamente spezzettata, nelle ripetute frasi composte da una parola: più che creare un'atmosfera rasentano il singhiozzo. In compenso i dialoghi sono molto efficaci, vi sono vari colpi di scena e la pioggia sullo sfondo è una cantilena azzeccata. Il fatto che tutto si svolge quasi in un solo ambiente suggerisce questo testo quasi più come pièce teatrale che come opera letteraria.
“Io non sono come voi. Furono quelle le parole da cui tutto cominciò? Parole che ne portarono altre, e poi altre, e poi altre ancora. Un gioco infinito che, una volta iniziato, nessuno fu più in grado di controllare. Come quell'acqua che veniva giù, inarrestabile. E che minacciava di travolgere ogni cosa.” - Pag. 64
"Solo la pioggia" è un romanzo breve che scorre benissimo, grazie a un ritmo incalzante, un'impalcatura semplice, e un lessico alla portata di tutti. Tutto infatti si svolge durante una cena di ritrovo tra i tre fratelli protagonisti, in occasione dell'anniversario di morte del padre. Piove forte, fuori, ma non basta a lavare via le incomprensioni. Piuttosto le gonfia e le riempie di fango, senza risolvere i silenzi critici, soltanto sovrastandoli. Fino a quando la situazione degenera, irreparabilmente. La trama e i comportamenti dei personaggi sono abbastanza prevedibili, però devo dire che non mi capitava da un po' di leggere un libro tutto d'un fiato, con la frenesia di volerlo finire il prima possibile. Proprio per il suo punto di forza, la tensione, consiglierei "Solo la pioggia" a tutti coloro che leggono poco ma vorrebbero leggere di più: scommetto che non riuscirebbero a staccarsene.
"Il silenzio tornò a scendere. Scavando distanze che un poco alla volta si andavano trasformando in abissi. E in quegli abissi la pioggia cadeva. Inarrestabile." La pioggia che cade incessante e violenta fa da sfondo a questo breve romanzo, e come la pioggia cade giù dal cielo senza possibilità di essere fermata travolgendo ogni cosa,così le verità nascoste, i segreti dei Corona vengono svelati, rompendo l'armonia e gli equilibri su cui si fondava la famiglia fino alle estreme conseguenze. Pioggia che inonda e allo stesso tempo fa pulizia del marcio e fa sperare che forse, dopo aver sgombrato le macerie, ci potrà essere un nuovo inizio.
L'acqua in questo romanzo scorre senza tregua in una notte che non potrebbe essere più buia per i fratelli Corona. Questa oscurità, che li avvolge, li porta a scavare e scendere sempre più in profondità, per scoprire le carte, cosicché ciascuno possa rivelare la propria più intima natura. Proprio come in uno dei documentari naturalistici che Carmine ama guardare quando al risveglio si ritaglia uno spazio di intimità, tutto è potentemente, reale. Certe regole nella loro famiglia sono sacre, inviolabili, e nessuno, proprio nessuno, può permettersi di farlo, è come una legge di natura.
Romanzo breve o racconto lungo che tratta di famiglia, fratellanza e della concezione dell'onore, che essendo di un questo tipo non poteva che portare agli estremi. Tutto scritto in modo nitido e con precisione chirurgica. E non poteva che finire così.
Короткая повесть о непростой семейной жизни неаполитанских мафиози (которые в Неаполе конечно camorristi). На мой взгляд написано слабо, схематично, неправдоподобно и даже примитивно. Единственный плюс - потренировался в чтении на итальянском.
L'ho iniziato al caffè dopo pranzo. In due ore mi ha divorato. Terribilmente realistica la storia, una scrittura molto teatrale. Finirlo mi è dispiaciuto, ma anche sollevato: bravissimo l'autore a innescare la spirale di angoscia, nn è una cosa semplice da realizzare.
Si legge tutto d'un fiato in un crescendo di tensione. Solo tre stelle per la prosa troppo spezzettata in periodi brevi e brevissimi che se da un lato rendono bene la tensione emotiva, dall'altro (secondo me) rompono talora il filo narrativo.
Una storia di fratellanza, annientata ed oltraggiata dal pregiudizio. Un pregiudizio che a volte va oltre l'amore e rovina ogni cosa. Può l'amore aiutare a superare tutto... non sempre, e quando ti accorgi che quel sentimento era più grande, ormai è troppo tardi.
Mamma mia che storia inquietante! Cominciata con una tranquilla cena tra fratelli nel giorno della ricorrenza della morte del padre, per finire in.... Buona lettura!
Letto tutto d'un fiato. L'ambientazione c'è, i colpi di scena anche se spesso intuibili non mancano, intrattiene e diverte. Perché non dedicargli quel paio d'ore?
uno dei miei scrittori italiani preferiti. Un romanzo breve che fa riflettere.. tre fratelli, la cena in memoria del padre morto.. e la pioggia che cade incessante sulla città.