Roger col completo bianco immacolato, l'iconica fascia da samurai, la bocca un po' triste e lo sguardo stretto e assorto. Quando cammina sul prato verde di Wimbledon, sul suo prato, nei momenti più duri o in quelli più felici, Federer non perde mai una profonda imperturbabilità, la forma di eleganza più apprezzata nel tennis. In uno sport sempre più dominato dall'atletismo estremo, Federer riesce a vincere mantenendo un'armonia neoclassica che lo fa apparire come la versione perfezionata dei tennisti del passato. In questo libro Emanuele Atturo indaga il mistero della presenza sacrale di Federer su un campo da tennis. Dai primi anni difficili e stranamente indisciplinati, a quelli del suo dominio incontrastato, per poi arrivare alle rivalità infinite, prima con Rafael Nadal e poi con Novak Djokovic, che col loro confronto di stili hanno fatto brillare ancora più intensamente l'unicità del tennis di Federer. Col passare del tempo le vittorie di Roger sono diventate più rare delle sconfitte, creando il paradosso perfetto del giocatore insieme più vincente e più perdente della storia. Il suo tramonto, così lungo ed enigmatico, ha reso la sua figura ancora più amata. Nei successi ma anche negli insuccessi, Federer è riuscito a incarnare l'essenza del suo sport, fino a diventare quasi più grande del tennis stesso.
Emanuele Atturo è caporedattore della rivista «l'Ultimo Uomo» e scrive di sport e cultura. Il suo primo libro è Roger Federer è esistito davvero (66thand2nd 2021) e ha partecipato alle antologie di racconti La caduta dei campioni (Einaudi 2020) e Rivali (Einaudi 2022). Sempre per Einaudi ha pubblicato Visionari. La percezione alterata degli sportivi (2024).
Il titolo è fuorviante, perché parla di Federer per fare un racconto di 20 e passa anni del circuito del tennis in tutte le sue sfaccettature. L’autore scrive molto bene, ma per me non è una scoperta visto che i suoi pezzi sono i miei preferiti de L’Ultimo Uomo (sito che raccomando a tutti coloro che apprezzano lo sport e la buona scrittura o anche solo una delle due cose) e mi capita spesso di riprenderli e rileggerli. Avevo già intuito del suo valore leggendo il pezzo su Marat Safin nella raccolta “La Caduta dei Campioni”, questa è stata poco più che una conferma. Eppure…eppure è stato emozionante, coinvolgente ed appassionante. La ricchezza dei termini usati, le metafore, le similitudini lo rendono accessibile anche a chi (come me) di tennis ha a malapena una infarinatura. Spero si dedichi presto ad un altro libro anche se quello su Novak Djokovic è già scritto in questo parzialmente. Bravo Emanuele!
Federer decifrato; dall’inizio altalenante, al dominio incontrastato fino alla sua detronizzazione e tuttavia continua lotta per rimanere tra i big 3 e deliziarci con la sua classe. Libro eccezionale. Atturo è una penna fortunata. Riesce a mettere su carta i pensieri di tutti noi ammiratori dello svizzero. Sembra che quasi mi legga nella mente quando fa le considerazioni circa la sottile barriera tra il suo incredibile talento e la sua “fragilità” psicologica bei confronti degli altri due… Libro consigliatissimo non solo agli ammiratori di Federer (sarebbe troppo ovvio) ma a tutti gli amanti dello sport in generale e della buona scrittura. Da tradurre all’estero.
Sono spesso dubbiosa quando decido di approcciare la biografia di unə sportivǝ: temo sempre di ricevere in cambio un groviglio di citazioni, cronache e trofei che la mia mente dovrebbe riordinare per poter finalmente comporre un’immagine razionale e coerente del personaggio di interesse, con il rischio di non ricavare niente di nuovo da aggiungere alla rappresentazione astratta che avevo prima di iniziare la lettura. Questa volta ho deciso di tutelarmi preventivamente in questo senso: Emanuele Atturo, federeriano dichiarato, penna e voce che amo profondamente, racconta Roger Federer attingendo dalla sensibilità stilistica che abbiamo imparato a conoscere attraverso la sua produzione scritta (ne “l’Ultimo Uomo” e non solo) e orale (in veste di instancabile podcaster) e che lo rende, a mio parere, uno dei migliori storyteller in campo sportivo della sua (e mia) generazione, di sicuro quello che io leggo e ascolto con maggior interesse. Ciò che otteniamo è una biografia passionale, emotiva, quasi introspettiva, a tratti addirittura forse romanzata, portavoce di una devozione incondizionata per un atleta divenuto nel tempo simbolo di purezza e perfezione estetica. La versione di Federer che ci restituisce l’autore, ripercorrendo le tappe più significative della sua carriera e della sua vita privata e arricchendo il racconto con richiami ai più famosi episodi che hanno alimentato alcune fra le rivalità tennistiche più popolari (su tutte, quella con Nadal e il tormento emotivo esibito sul palco degli AO del 2009), non si discosta in maniera sostanziale dall’immaginario comune che da sempre dipinge il tennista come il prototipo di fulgore e purezza (d’altra parte il suo destino si intreccia inevitabilmente con quello del torneo di tennis più prestigioso al mondo, Wimbledon, casa di tradizioni ed ambasciatore di un ormai inconfondibile e celebrato gusto estetico). Tuttavia, dietro al velo di devozione che permea l’intero testo, l’autore suggerisce una chiave di lettura che non esclude il ricordo dei chiaroscuri dei primi anni di carriera e della fragilità mentale che ha rivelato al mondo, nel tentativo di smascherarlo, un campione in grado di rendersi protagonista di sconfitte così amare da sembrare talvolta inspiegabili. La sua figura mantiene tutt’oggi un’aura mistica anche grazie ad una scelta programmatica di imparzialità, quasi indifferenza, rispetto alle istanze del mondo materiale, così distanti dalla sua sublime arte tennistica, incarnando alla perfezione la filosofia del «It’s nice to be important, but it’s more important to be nice». Uno stile di vita, insomma. Ma pensandoci bene, quantǝ atletǝ contemporaneǝ hanno goduto del privilegio di poter mantenere un’aristocratica ed esplicita neutralità, beneficiando così di un’ammirazione collettiva priva di malizie e controversie? Forse proprio qui risiede il fulcro della narrazione paradossale che persone comuni, tifosi, colleghi e giornalisti hanno gradualmente appiccicato sulle spalle di Roger Federer: un essere umano che rappresenta sostanzialmente l’incarnazione di un’utopia, capace di magnetizzare il sistema nervoso di un individuo allo scopo di renderlo partecipe di un’illusione, la sua illusione, che lo raffigura come un’entità sacra e intangibile in cui il talento si nutre di spontaneità senza essere guastato dai concetti terreni di sforzo, sofferenza e sacrificio, talmente perfetto da diventare un ideale irraggiungibile, massima aspirazione verso cui l’individuo può sperare di tendere e proprio per questo assolutamente perdonabile e giustificabile nei suoi difetti. La carriera del Federer tennista assume, a questo punto, dei contorni sfocati, nebulosi, che ci invitano a godere all’infinito delle sue vittorie e a dimenticare volentieri gli atteggiamenti stizzosi del giovane adulto alle prese con le classiche dinamiche da romanzo di formazione e gli anni opachi delle sconfitte e della manifestazione di una versione mortale, opposta a ciò che da sempre veniva considerato imperituro. È il trionfo del sogno, che dolcemente ricuce gli strappi di una storia perfetta condita da un finale perfetto, quello della vittoria di Wimbledon nel 2019, appena prima del ritiro dal tennis nel ruolo di personaggio indimenticabile, e poco importa se tutto ciò sia accaduto veramente o se sia stata solo un’allucinazione collettiva, perché in fondo Roger Federer non è esistito davvero. O forse sì?
Questo è un volo sulla carriera di un grandissimo campione del tennis contemporaneo. Decolla dall'ultima finale di Wimbledon ad oggi, ma dubito ve ne possano essere altre, persa contro Djokovic e senza riuscire a concretizzare due match-point a suo favore. L'autore parte da qui e, per sintetizzare all'estremo, definisce Federer come il più bel giocatore di tennis anche se non il più forte capace di vincere i punti importanti.
La carriera di Federer muta nel tempo. Da ragazzo irascibile e propenso a rompere racchette, diventa giocatore apparentemente glaciale e "chirurgico" nel superare l'avversario, per approdare poi alla scoperta di essere più fragile di quanto appare quando si trova di fronte in particolare a due colleghi. La classe cristallina di Federer, inizialmente, non viene identificata da tutti come tale, a partire da campioni come Agassi. Nella testa di Federer, per ogni colpo, ci sono talmente tante opzioni disponibili solo a lui che paradossalmente non lo rendono più "forte", ma lo rendono più "debole". Però la sua maturazione interiore lo porta a trovare un equilibrio che gli consente di dominare incontrastato per qualche stagione il circuito tennistico. Apparentemente senza sforzo, lui è in grado di fare cose che per gli altri non sono nemmeno immaginabili. David Foster Wallace inventa il "momento Federer", quella magia che lo porta alla conquista di un punto che va contro ogni legge di fisica e di logica. Il suo tennis non è "utilitaristico", ma è il più bel tennis che si sia visto negli ultimi decenni, sicuramente da quando gli attrezzi di gioco si sono evoluti da racchette di legno a strumenti maggiorati e costruiti con materiali più vicini all'ingegneria aerospaziale che all'artigianato della zattera.
La seconda fase della sua carriera è quindi sontuosa ed inarrivabile. Gli avversari di quel periodo sono sgominati uno dopo l'altro, sembra che non ci sia per nessuno di loro una concreta possibilità di impensierire il Re. Eppure all'orizzonte si manifesta un avversario irriducibile, colui che si mostrerà spina nel fianco da quel momento: Nadal che arriva anche a sconfiggerlo a Wimbledon. Poi arriverà Djokovic e, seppure in tono minore, Murray che però sarà in grado di negare a Federer l'oro olimpico alle olimpiadi di Londra 2012 nel giardino preferito di Federer, Wimbledon. Pur non essendo più il numero uno incontrastato, Federer riesce a rimanere al vertice con il suo gioco fatto di estro, destrezza e longevità. Un gioco che, visti i modelli tennistici dei suoi avversari, appare contro intuitivo tanto da far pensare che Federer non possa essere esistito, mentre è stata una splendida apparizione che ha ridato lustro ai cosiddetti "gesti bianchi". Mi sento di sottoscrivere il pensiero dell'autore: se non si può dire che Federer è il più forte di tutti i tempi, però si può dire che è quello che ci ha mostrato il tennis più bello.
Un manuale completo sul tennis del ventunesimo secolo che segue la sua figura più iconica di tutti i tempi dall’acerbo inizio di carriera ai miracoli e le parabole di fine anni ’10.
Una storia del genere non può essere raccontata senza menzionare il passato glorioso dello sport e tutti i record che Federer, uno dopo l’altro, si è messo in testa di battere e ha battuto. Un tennista senza tempo che deve la sua gloria anche (e forse soprattutto) ai suoi tonfi più pesanti con Nadal e Djokovic, che lo hanno portato a reinventarsi in un nuovo sport che poteva giocare solamente lui e a vincere quando ormai sembrava impossibile.
Non è solo una biografia di Federer, si parla davvero di tutto il tennis. Leggetelo.
È una (bellissima) biografia sportiva, sì. Ma è anche un saggio su cos'è stato il tennis negli ultimi anni e su come si è trasformato man mano che questo baldanzoso ex-giovanotto svizzero molto attaccato ai soldi si faceva strada nel circuito ATP. Ema(nuele Atturo, ma ormai, dopo anni di podcast, anche solo Ema) è uno dei principali esponenti di un modo di raccontare lo sport che finalmente va oltre i titoloni e i giudizi senza appello, e offre letture sfumate, sfaccettate e approfondite, che rendono giustizia a un mondo - lo sport - molto immediato nel suo impatto sul pubblico ma anche estremamente complesso, a patto che si abbia voglia di scavare. Una boccata d'aria fresca, insomma.
Assolutamente avvincente, assolutamente ben scritto, assolutamente da leggere. Questa è la storia di Roger Federe ma è anche la storia dell’ultima era del tennis maschile, quello dominato dalle 3 leggende. Lui è il più talentuoso ma non ha la forza mentale di Nadal e di Djokovic e alla fine, se si resterà ai freddi numeri, non risulterà il più forte. Però dalla penna di Emanuele Atturo esce tutta la poesia del suo tennis e tutta la classe di quest’uomo, che ha saputo far innamorare milioni di appassionati in tutto il mondo. Ufficialmente non si è ancora ritirato ma in moltissimi sono pronti a mettersi il lutto al braccio quando lo farà!
Mamma mia, che bomba di libro. Temevo potesse risultarmi pesante, visto che il mio interesse per il Tennis è sempre stato discontinuo, ed avevo paura di annaspare tra i tecnicismi e le analisi approfondite. Con mia grande sorpresa, è stato come leggere un romanzo scorrevolissimo, empatizzando con i personaggi, leggendo le partite con l'ansia di sapere come sarebbero andate a finire, su un formato molto più rapido e serrato rispetto alla reale partita di tennis coi suoi tempi morti e le sue pause. Consigliatissimo anche ai non esperti, a patto che conoscano almeno le basi del tennis.
Libro molto bello per un appassionato di tennis. È stato bello ripercorrere gli anni d'oro di questo sport, le finali concluse in gloria e quelle che si erano offuscate un po' per vari motivi. Non è un semplice elenco o un almanacco, ci sono spunti letterari, citazioni di altre opere o articoli. Si affronta anche il concetto di "Goat" che nell'ambiente ormai è diventato un argomento ingombrante e fin troppo sbandierato dagli ultras delle varie fazioni. Aggiungo che ovviamente con i tre soggetti principali ancora in attività molti record verranno aggiornati.
3.5 Interessante analisi sulla carriera di Federer. Forse un po’ troppo “specifico” su alcune parti (si dilegua molto su diversi punti tennistici) però molto interessante. Sarebbe stato bello avere delle foto, giusto per interrompere la lunga prosa.
Emanuele Atturo ci accompagna attraverso 320 pagine di narrazione del tennis e di una sua leggenda. Sono 320 pagine piacevoli anche per chi come me non capisce niente di tennis e a stento ha guardato qualche set. È un narratore di talento, ne sentiremo ancora parlare
Un libro appassionante nella descrizione di un Federer a volte supereroe ma spesso fragile e incerto. La storia del tennis degli ultimi vent'anni con i Fab 3 che hanno imposto il loro dominio.
Ho conosciuto l'autore su L'ultimo uomo, La riserva e Quiet please, per cui sapevo già che mi sarei trovato a leggere un gran libro. Non è solo la storia di Federer, ma, come già sottolineato da altri, un viaggio negli ultimi vent'anni di tennis, che l'autore descrive non didascalicamente, ma con rapide e efficaci pennellate. Un altro libro edito da 66th and 2nd che ho letto con piacere.