«Sette sono gli amici che servono le storie, perché sanno che consegnarle ad altri non significa solo mantenerle vive. Le storie vivono comunque: non ci sono abbastanza rovine e pietre e frane e ruderi e inghiottitoi per seppellirle, e sempre si apriranno fessure che ne condurranno la voce per il mondo. L’atto del consegnare, come avviene nel settimo giorno del settimo mese di un anno da non precisare, significa soprattutto trasformare chi ascolta, sapendo che a sua volta si farà servitore: perché le storie mettono radici invisibili e profonde, e i nostri pensieri, e dunque le nostre azioni, muteranno dopo averle incontrate. Lo sapremo solo nei sogni, dove si mostrano le fessure e i cunicoli che accolgono la parte più importante delle nostre vite. Per conoscere il destino che ignoravamo, non è sempre necessario trovarsi in un luogo che giudichiamo adeguato: un tempo occorreva scendere in grotte e sotterranei e guadare fiumi e respirare vapori, ma non è più così. Le storie sono capricciose: a volte tralasciano i luoghi dove sono nate e a cui, come sempre, hanno lasciato un nome. In questo caso, quei luoghi non sono le forre o i crepacci o le morene o le gole, non il Monte Vettore, non il Pizzo del Diavolo, non la Cima del Redentore, non il lago di Pilato, non il fiume Aso che sgorga dal Monte Sibilla e prende il nome dal dio dei Galli, non il Tenna che ingannò Enea, non il Nera. Non le tre cime dei monti che congiungono la Sibilla al Vettore, Monte Argentella, Palazzo Borghese e Monte Porche che qui vengono considerate il rifugio fatale dove Cloto, Lachesi e Atropo filano le vite degli uomini. Non alcuno dei territori misteriosi dei Monti Sibillini».
Viaggiare racchiude voci, sapori, tradizioni, racconti. In questo libro c’è tutto. Tre ragazze partono per le vacanze estive, ma un imprevisto le costringe a fermarsi quasi subito sui Monti Sibillini. Qui inizia quella sensazione / emozione che chi viaggia conosce bene: il tempo si ferma e la magia ha inizio. La narrazione scorre, le illustrazioni sono intriganti e il racconto è ricco di aneddoti interessanti.
Tre ragazze si trovano in un paesino delle Marche e incontrano una donna e un gruppo di amici che si offre di aiutarle e le inizia alle storie sulle Sibille. Anche in questo caso, Lipperini riesce a creare un'atmosfera onirica e stregata, in cui contemporaneamente coesistono il mondo ordinario e quello straordinario. Le illustrazioni di Seitzinger sono come sempre incredibili
è un libro molto evocativo e sicuramente è prezioso per gli appassionati del genere. raccoglie diverse leggende sulle sibille e sui monti sibillini. lo stile è fiabesco e le riflessioni presenti sono interessanti. si può apprezzare molto se non si cerca una struttura convenzionale e si amano le atmosfere alla shirley jackson.
Qua bisogna ragionare sull’oggetto libro; anche se in maniera meno marcata, vale un po' il discorso che avevo fatto per "Galatea" di Miller. È lontano dalla mia concezione questo utilizzo dell'illustrazione, fine a sé stesso; proprio in generale non fa parte della mia cultura, sebbene legga (ed apprezzi) graphic novels ed anche testi di non fiction le cui illustrazioni concorrono alla chiarezza, oppure come esemplificazione. Qua, per quanto davvero belle esteticamente, le rappresentazioni di Elisa Seitzinger (la copertina è meravigliosa ed altri suoi lavori mi hanno molto colpito) non aggiungono niente al testo. Soprattutto, poi, perché si trovano a corredo di un contenuto un po' scarno. Avevo altissime aspettative, avendo sentito molte opinioni positive su Lipperini, ma questo mio primo approccio è stato deludente. Per tutto il romanzo (racconto?) viene esclusivamente evocata un'atmosfera incantata, quasi fiabesca, senza creare un intreccio, nonostante le varie storie di questa sorta di Decamerone contemporaneo siano ricche di eventi. Probabilmente, la ricerca di un'aura rarefatta e mistica è voluta, ma mi sembra si sia cercato di creare la sensazione ad effetto senza badare alla sostanza; per carità, se è quello l'obiettivo, riuscitissimo, but not my cup of tea. Folklore e tradizione vengono ben espressi in un contesto presente di vita rurale, lontana dalle città che si assomigliano e rincorrono tutte uguali, ed è indubbiamente interessante anche la ripresa di mitologie meno note: ho, di gran lunga, preferito questo taglio rispetto ai richiami all'esoterismo, ed avrei voluto fosse maggiormente approfondito, ma anche qua pochi contenuti, purtroppo. L'aspetto della stregoneria italiana, anzi marchigiana, con forte legame con il territorio, non ha ottenuto il rilievo che meritava, ma solo accenni: nomi di grotte e sentieri per raggiungerle, leggende su laghi e paesini. Il maggiore punto di distacco con il testo che ho percepito, però, è stata la voce della protagonista ventenne: per nulla reale, retorica all'inverosimile e molto, troppo infantile; mi ha concretamente infastidito.
È tutta, lei. È una donna intera. Una donna a cui nulla è stato tolto, e che ha autonomia, autorità e identità. E le usa bene: non per sopraffare, ma per aiutare la sua comunità, in maniera interamente femminile, diversa ed opposta al potere patriarcale e guerriero.
Ho scoperto questo libro per caso, cercando un audiolibro fantasy che mi tenesse compagnia con storie di fate e di streghe, e mi sono imbattuta nella Sibilla appenninica. Non potevo ignorarne il richiamo.
Alla fine ho acquistato il cartaceo per godermi la lettura accompagnata dalle meravigliose illustrazioni di Elisa Seitzinger, e mi sono immediatamente immersa nel misterioso mondo delle leggende che popolano i Monti Sibillini. Sono storie straordinarie ed eterne, dai bordi sfumati, che sconfinano ripetutamente dalla realtà alla fantasia mescolando le carte e scardinando certezze. Le storie si accumulano nei secoli e nei millenni, insieme alle pietre e alle persone di questi luoghi, ingarbugliandosi tra loro, liberamente e senza sosta. Sibille, fate, Madonne e dee, ma anche demoni e draghi, negromanti, frati e cavalieri, appaiono e spariscono, a volte in silenzio, a volte lasciando tracce nelle storie. Eternità e cambiamento, nelle storie così come nelle montagne, scosse dai terremoti ma pur sempre vive. Passato e futuro. Presente. Resilienza.
‘quando una donna regna è sempre crudele, così si dice, e ordina di strappare cuori o avvelenare fusi, e lo si dice perché i regnanti devono essere uomini, e dunque l’anomalia di una signora che domina deve essere cambiata. per lasciar posto a cavalieri e principi che uccidono draghi e risvegliano fanciulle morte. e tutte queste storie danzano sopra culle e lettini. e in ogni tempo accarezzano le orecchie dei bambini e, anche quando sono ormai giovani donne e giovani uomini, e pensano di poterne fare a meno, quelle storie sono attorcigliate attorno ai loro capelli, parlano nelle loro parole, pensano con i loro pensieri. anche se non lo sanno.’
Un libro-sorpresa! Stile leggero e magico, apre tante porte sui misteri e le bellezze antiche che vivono ancora tra le asperità e le dolcezze dei Monti Sibillini. Da qualcosa che va storto in un viaggio tra persone amiche, si possono vivere incontri e storie in un tempo sospeso tra le montagne e i suoi vapori.
"[...] le storie mettono radici invisibili e profonde, e i nostri pensieri, e dunque le nostre azioni, muteranno dopo averle incontrate."
Da una disavventura nasce un'avventura, ma Camilla, Tony e Marta ancora non lo sanno. Ferme in un paesino appenninico a causa di un guasto alla macchina che avrebbe dovuto condurle a Venezia, vengono accolte da Viola e invitate ad una cena con altre persone dove vivranno un pazzesco viaggio tra i miti locali legati alla figura della Sibilla. Ma quale Sibilla, verrebbe da chiedersi, perché in realtà le sibille sono tante e ognuna è legata ad un aspetto della vita personale, contadina e montanara di quei luoghi, ognuna ha la propria storia e i propri luoghi, ognuna è venerata in un modo diverso e attinge a differenti tradizioni secolari. Così, parlare delle sibille equivale a parlare di una Sibilla, che non ha nome perché li ha tutti. Loredana Lipperini sa costruire storie con quel pizzico di magia e quel tocco accattivante che è impossibile non immergersi completamente in questo libro. Tutto sembra naturale perché la narrazione si svolge nel corso di una improbabile e incredibile cena, ma poi dentro si incastrano altri racconti che attingono al mito, alla tradizione, alla favola, alla fantasia; insomma, il cambio di piano è sempre dietro l'angolo e alla fine tutto sembra confondersi. La voce di Lipperini, intanto, è sempre lì a ricordarci che il meraviglioso e il fantastico sono utili tanto quanto il reale per la nostra sopravvivenza. Le illustrazioni di Elisa Seitzinger, poi, sono bellissime, quasi dei tarocchi, ad aumentare la quota di mistero ed evocazione delle parole di Lipperini.
Tre ragazze dei nostri tempi rimangono ferme in un luogo senza tempo e si ritrovano in una bolla, in cui passato, presente e futuro si fondono in un tempo fermo, immobile. C'è chi riesce a ritrovarsi, c'è chi ha paura di rimanere con se stessa e poi c'è Viola, una donna mistica che ama la Sibilla, e poi ci sono le storie che la narrano. Le Marche sono terra e anima di questo libro: ciauscolo, vino e i racconti delle Sibille anestetizzano e riacutizzano gioie e dolori, producendo negli animi delle risonanze emotive che rasserenano, fanno pensare oppure spaventano. Dopo questo incontro nulla sarà più come prima. Il libro è bellissimo, l'estetica è ammaliante, le illustrazioni mi hanno stregata e il racconto è intenso. "Può anche non piacerti il mondo o forse al mondo non piaci te comunque questa è un'altra storia"
Tre giovani donne partono per un viaggio per dimenticare le difficoltà della vita odierna che tutti i giovani come loro sono costretti a fronteggiare: paura di fallire, ansia, le aspettative della società che gravano sulle loro spalle, un futuro incerto. Quando la loro auto si ferma per un guasto rimangono bloccate in un borgo al confine tra Umbria e Marche ed entrano in una chiesa dove si trovano ad osservare un dipinto delle Sibille. Qui fanno la conoscenza di Viola, una donna misteriosa che le ospiterà a casa loro ed organizzerà una cena insieme ad altri amici durante la quale si racconteranno storie e leggende riguardanti le Sibille, ma queste saranno solo espedienti per parlare della vita al giorno d'oggi e della condizione della donna. Un libro femminista e rivolto ai giovani.
Affascinante per i racconti mitologici sui monti Sibillini, l'espediente narrativo delle tre ragazze perse in un paesino delle Marche che vengono accolte da una donna è carino. Ciò che ho trovato più interessante è proprio la conoscenza di questi racconti che mescolano divinità romane a quelle cristiane. Ho apprezzato anche la trasformazione che queste storie operano in Camilla, una delle tre ragazze, mi fa venire in mente che, come diceva Steinbeck, per vivere abbiamo bisogno di sentirci parte di una storia più grande, che si estende al di là del nostro tempo.
Pecca di naïveté sulla descrizione delle ragazze protagoniste, poco sfaccettate. Interessante la geolocalizzazione delle vicende e l’atmosfera mistica legata a storia e folclore. Belli i disegni, ma poco pertinenti al racconto. Necessitava forse di una struttura più complessa e una trama-contenitore maggiormente sviluppata.
Giovani donne alla ricerca del proprio nome - la propria identità-, attraverso le tante storie di chi “nome non ha” , ovvero la Sibilla. Meravigliose illustrazioni, direi un piccolo gioiello.
Carino. Raccoglie storie, leggende e folklore sulla sibilla della zona umbro appenninica. Il racconto è piacevole e scorrevole, ma niente di sconvolgente. Un po’ stile Voyager di Roberto Giacobbe
Magico. Una montagna di informazioni che mano a mano vengono collocate, incasellate e trovano la loro logica, il loro contesto. Tra l’altro sette è il mio numero preferito…
Testo e illustrazioni scavano in profondità, tra radici antiche e inquietudini contemporanee. L’ho letto con crescente coinvolgimento, affascinata dalla capacità dell’autrice di intrecciare mito e quotidiano, memoria e potere, in una trama che si muove tra passato e presente senza mai perdere intensità. La scrittura è raffinata, immaginifica, a tratti visionaria ma sempre solida e accattivante, e le riflessioni sul femminile, sul linguaggio e sull’identità risuonano con forza. Un’opera che lascia traccia e che invita a ritornare sulle sue pagine per coglierne tutta la ricchezza e per ammirare la bellezza delle illustrazioni.