Entrambi i racconti mostrano le caratteristiche tipiche dell’autore horror-fantascientifico e vedono sullo sfondo la cosmogonia da egli creata, in cui a causare incubi non sono le solite creature terrestri ma bensì mostri che fuoriescono dalle più recondite profondità dello spazio.
I ratti nei muri può essere considerato uno dei primi racconti del Ciclo di Cthulhu. Sebbene, infatti, appaia come un normale racconto horror su una vecchia magione che sembra nascondere verità oscure e indicibili, in cui i ratti sono inizialmente i protagonisti, sul finale si ricollega alla mitologia e al culto di uno degli Dei Esterni del pantheon ideato dall’autore.
Il richiamo di Cthulhu, invece, segna l’inizio del Ciclo di Cthulhu poiché è il primo racconto in cui appare il Dio. Il racconto può essere considerato una sorta di prima infarinatura al Mito, per capire da dove nasce e come si è poi diffuso sulla terra. La narrazione è divisa, infatti, in tre capitoli e in tre avvenimenti diversi: nel primo il protagonista scopre, attraverso l’eredità dello zio appena morto, le prime notizie sul mito, nel secondo conosce un ispettore che, una ventina di anni prima, aveva condotto un’operazione contro gli adepti del culto, e nel terzo incontra un marinaio che è stato sull’isola R’lyeh e ha conosciuto l’orrore.
Entrambi questi racconti presentano le tematiche care all’autore, come la conoscenza proibita che poi conduce alla pazzia, l’ineluttabilità del destino nelle vicende umane e il pessimo cosmico. In entrambe le storie i protagonisti sono antieroi, manovrati da forze più potenti, e destinati ad un finale tragico e terrificante.
I due racconti sono perfetti per iniziare a conoscere l’universo lovecraftiano e per lasciarsi trascinare dal fascino del suo pensiero.