“Il giornalismo è informazione che vive nella libertà. Eppure ci sono pagine di intellettuali, di politici, di giornalisti che sono state scritte durante mesi e anni trascorsi nella solitudine delle prigioni.”
Stampa Coatta: giornalismo e pratiche di scrittura in regime di detenzione, confino e internamento. È questo il titolo del saggio voluto dalla Fondazione Paolo Murialdi, insieme con l’Università La Sapienza e con il sostegno del Centro di ricerca e documentazione sul confino politico e la detenzione delle isole di Ventotene e Santo Stefano. Anthony Santilli e Enrico Serventi Longhi hanno voluto raccontare le storie di uomini che, pur perseguitati e reclusi da regimi totalitari, hanno saputo difendere le proprie convinzioni, dimostrando che la violenza della dittatura - qualunque forma essa abbia assunto dalla prima guerra mondiale ai giorni nostri - non era riuscita a schiacciare le loro idee. È una lettura interessante, forse non sempre facile, ma che permette un approfondimento della storia del Novecento e più recente attraverso una lente diversa, quella dei vinti: oppositori politici, giornalisti e vignettisti. Ciò che emerge con forza da queste pagine è come, piuttosto che essere solo un elemento demotivante, il carcere - e in generale la perdita di libertà - può diventare punto focale di resistenza e impulso vitale alla formazione di democrazia.