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La stanza delle illusioni

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Roberto Calli, noto avvocato penalista di Roma, si rivolge a Richard Dale, psicologo con la sindrome di Asperger e già collaboratore della Polizia in diverse indagini, per sottoporgli un problema: al suo assistito, un finanziere di nome Cesare Borghi dal passato avvolto nel mistero, vengono indirizzate delle lettere anonime nelle quali si preannuncia la sua morte. Sembra un caso banale e Richard è restio ad accettare ma, prima di congedare Calli, nota un’incongruenza: l’indirizzo nelle buste è scritto a mano e la scrittura sembra quella di un bambino. Troppi elementi strani per una mente sempre alla ricerca di misteri come la sua. Parte così un caso che lo porterà in una villa sulle Dolomiti insieme a perfetti sconosciuti e all’interno della quale accadranno avvenimenti sconcertanti e inspiegabili: un uomo che cammina in piena notte con una scala in mano, un anello con un’iscrizione misteriosa, un ritaglio di giornale di trent’anni prima, un quadro famoso che sembra celare un segreto. Non ultima, la sfida intellettuale più ardua per un investigatore: un omicidio compiuto in una camera chiusa dall’interno. Sono questi gli enigmi con i quali dovrà scontrarsi Richard Dale per venire a capo di un caso che sembra uscito direttamente dalle pagine di un libro di Agatha Christie.

320 pages, Kindle Edition

First published November 12, 2021

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Diego Pitea

7 books9 followers

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Displaying 1 - 15 of 15 reviews
Profile Image for Alessandra.
136 reviews14 followers
November 14, 2021
È stato realmente complicato per me scrivere questa recensione perché sono una giallista atipica. Sapevo già in partenza che il tema trattato sarebbe stato quello della camera chiusa ed è proprio questo il punto: lo detesto. E vi dirò di più: lo detesto a tal punto che non sono nemmeno in grado di giudicarlo in maniera oggettiva.
Ma andiamo con ordine.
Richard Dale è lo psicologo criminologo affetto dalla sindrome di Asperger che abbiamo già avuto modo di conoscere con sua moglie Monica nell'ottimo romanzo precedente. Questo nuovo volume vedrà entrambi protagonisti di una vicenda gialla che li porterà in una casa isolata sulle Dolomiti per risolvere un caso all'apparenza banale che cela in realtà ben altro.
Pitea costruisce la storia in maniera magistrale, mette un mattoncino sopra un altro, dissemina indizi, piazza trappole e momenti di tensione come uno scrittore navigato, ti tiene incollato al libro fino all'ultima pagina e questo porta me lettrice a tirarmi giù il cappello. Mi è capitato di leggere thriller e gialli che presentavano storie a me più affini portate però avanti con uno stile monocorde al punto da farmi considerare fosse quello il vero delitto.
La nota dolente - che riguarda esclusivamente il mio gusto personale - è relativa alla parte puramente gialla. Come ho già detto nella premessa, presenta una situazione che non ho mai potuto soffrire, quella maledetta camera chiusa davanti alla quale depongo le armi e non tento nemmeno più di indovinare. Non sono la persona adatta per dare un giudizio in merito, non posso giudicare Carr, non posso giudicare Pitea. Mi azzardo solo a prevedere che la risoluzione del caso non spiazzerà il giallista esperto.
Mi è piaciuto? Lo consiglio? Assolutamente sì. Ho letto l'intero libro in due ore e mezza e già questo dovrebbe dirla lunga sulla scorrevolezza. Quando ti trovi davanti ad un libro ben scritto che non si fa posare facilmente sul comodino, non puoi fare a meno di consigliarlo. Può non piacere come tipologia di giallo ma resta un bel romanzo avvincente con personaggi ben delineati e credibili.
Bravo Diego, la prossima volta regalami un delitto en plein soleil.
Profile Image for Gabriele Crescenzi.
Author 2 books13 followers
December 27, 2021
"Chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quel che lascia, ma non sa quel che trova."
Un vetusto adagio che racchiude in sé quel senso di sicurezza scaturito dalle nostre radici, quella nostalgia per le tradizioni che sono parte integrante della nostra vita, solide e sicure strutture a cui aggrapparsi in una realtà mutevole e spesso frastornante. È quell'accoglienza familiare, un po' refrattaria al cambiamento, che, pur essendo una costante fissa nel tempo, non cessa di rappresentare uno stabile punto d'approdo, un angolo sereno e tranquillo in cui, a volte, è piacevole rifugiarsi, perdersi.
Questo non vale unicamente nella realtà quotidiana, ma anche nel campo della letteratura: ognuno ha quei libri a cui, per quanto tempo passi e per quanto si riempiano i propri scaffali, è indispensabile tornare costantemente. Sono i libri della memoria, che sono un po' la nostra casa, stelle polari in un mare agitato di storie e personaggi. Quegli intrecci che si conoscono a memoria ma che sono straordinari proprio per la loro eternità, in quanto possiedono il fascino dell'immutabilità.
Ecco, se si traslassero queste considerazioni nell'ambito del giallo classico, il topos tradizionale che rappresenta una sorta di rifugio per gli appassionati, fonte di piacere e di familiarità, sarebbe certamente la situazione nota come "closed circle mystery", ossia il delitto in una ristretta cerchia di sospetti.

Il "closed circle mystery" è uno dei temi più ricorrenti e cari del mystery deduttivo, in cui solo un limitato numero di personaggi può essere sospettato del crimine. Questo contesto è spesso ottenuto ricorrendo a situazioni di convivialità o raduno, come per esempio in riunioni di famiglia nelle ville di campagna ("Il Natale di Poirot" di Agatha Christie), ambientando la vicenda in luoghi distanti dalla civilizzazione (un'isola in "Dieci piccoli indiani"), o usando cataclismi naturali che costringono all'isolamento spaziale (l'alluvione in "Goodnight Irene" di James Scott Byrnside). Una dinamica del genere offre molteplici possibilità e vantaggi, ragion per cui è stata sfruttata frequentemente dai più grandi giallisti: difatti lo spazio delimitato in cui agiscono un ristretto numero di personalità circoscrive le azioni e le figure, consentendo di soffermarsi maggiormente sull'approfondimento dei personaggi e delle loro interazioni, e creando un'affascinante atmosfera giocata sul contrasto lampante tra il calore dell'ambiente raccolto e la freddezza, spesso tagliente, dei sentimenti. In un clima di apparente tranquillità, turbata com'è dai consueti attriti scaturiti da scontri di diversi caratteri, costretti a confrontarsi dalle circostanze, il delitto crea un'eco maggiore. E la strada verso il crimine è allettante quando antichi rancori devono essere sopiti per etichetta, sobillando di più, sempre di più, quegli istinti ferini e brutali propri dell'essere umano... "Noblesse oblige", ma fino ad un certo punto.
Oltre a questi intenti evocativi, il circolo ristretto viene spesso associato ad ambienti sociali altolocati per istituire un interessante scorcio morale di questi ceti, in cui prioritaria è l'apparenza di benessere e potenza. L'omicidio, in tali frangenti, rappresenta lo squarcio del velo di ipocrisia nel mondo degli agi, lasciando trapelare dietro fantomatiche ed eccelse figure i più comuni vizi e passioni umani. Un'impostazione del genere dunque racchiude in sé molte interessanti sfaccettature: giovialità, unione e calore, ma anche tensione, screzi e claustrofobia. Si tratta dunque di letture perfette per il clima invernale, da effettuare rigorosamente dinanzi al tepore del focolare, che ci confortano con la sicurezza della loro familiare struttura e, allo stesso tempo, ci stupiscono con situazioni sempre diverse ma accomunate da un clima tanto intimo da non risultare ai lettori lontane ed asfittiche.
Questo espediente, insomma, è molto tradizionale ma, paradossalmente, rappresenta una carta vincente per qualsiasi giallista che voglia costruire trame classiche in un'ambientazione contemporanea, in quanto l'isolamento dal mondo esterno consente di estromettere alcuni elementi che, al giorno d'oggi, intaccherebbero il realismo di un mystery deduttivo, tutto basato sui processi logici messi in atto dell'investigatore per giungere alla verità, quali le analisi scientifiche e le moderne tecniche di rivelazione di tracce biologiche, attraverso cui il crimine verrebbe liquidato in poche battute e in maniera poco entusiasmante.
Tale operazione è stata effettuata, con un ottimo risultato, da uno dei più promettenti scrittori di gialli dell'odierno panorama italiano, Diego Pitea, con il suo romanzo "La stanza delle illusioni" (2021).

"La stanza delle illusioni" è un romanzo giallo dall'anima classicheggiante, eco nostalgica della Golden Age del mystery, narrato però con il piglio frizzante e introspettivo della scrittura moderna. In controtendenza rispetto alla preponderante produzione recente di thriller e noir, Pitea effettua un deciso cambio di rotta dalla sua opera d'esordio, l'avvincente e disturbante "L'ultimo rintocco", ideando una trama più tradizionale e più solida, ricca di nostalgici rimandi e richiami ai più svariati capolavori della narrativa gialla, e caratterizzata da un ritmo più disteso e rilassato, risultando nel contempo conturbante e intrigante.

La trama prende l'avvio un giovedì mattina con Richard Dale, psicologo affetto da sindrome di Asperger nonché occasionale consulente esterno dell'Unità Analisi Crimini Violenti di Roma, che riceve una telefonata nel suo studio: si tratta di una vecchia conoscenza, Fabrizio Degano, il quale, piuttosto freddamente, lo informa che sarebbe arrivato di lì a poco nel suo appartamento Roberto Calli, avvocato penalista noto per la sua condotta spesso ai confini della legalità, per affidargli un incarico piuttosto delicato. Essendo alla ricerca di un buon investigatore, Fabrizio gli aveva dato il suo indirizzo. La chiamata s'interrompe bruscamente e Richard ha appena iniziato a riflettere sulla situazione quando alla porta d'ingresso si presenta l'allampanata figura di Calli. L'avvocato, senza troppi indugi, racconta al protagonista che il suo assistito, il ricchissimo finanziere Cesare Borghi, ha ricevuto recentemente molte lettere minatorie. Temendo per la sua vita, ha deciso di contattare un investigatore perché riuscisse a capire chi vi si celasse dietro. Uno sguardo alle lettere è sufficiente a far capire a Richard che vi è qualcosa di strano nella faccenda: mentre le minacce sono composte, come da prassi, con ritagli di giornale, gli indirizzi sulle buste sono scritti a mano, con una grafia tremolante, simile a quella di un bambino. Per quale motivo? E perché di tutti gli investigatori privati che Borghi avrebbe potuto permettersi ha voluto rivolgersi proprio a lui? La curiosità tuttavia prevale sui suoi numerosi dubbi e, dopo molti ripensamenti, accetta la proposta dell'uomo di partire l'indomani per recarsi sulle Dolomiti, dove Borghi possiede una lussuosa villa. Così, giunto in aereo in Trentino, assieme all'inseparabile (e gelosissima) moglie Monica, è atteso dal segretario del cliente, Maurizio Severo, il quale li conduce con la sua berlina nella villa del suo capo.
La vasta dimora si trova in un luogo molto isolato, interamente circondata dalle montagne, e da distese interminabili di conifere, tranne che per uno stretto passaggio. Il senso di solitudine è acuito ancor di più dai leggeri fiocchi di neve che cominciano a cadere e che creano un silenzio irreale e a tratti grottesco.
Varcate le soglie del fastoso edificio, Richard Dale inizia a studiare il gruppo eterogeneo di persone lì riunite: oltre a Borghi, che gli appare ancor più corrotto di quanto avesse immaginato, vi sono sua moglie Beatrice, una taciturna e inquieta donna sudamericana, Vanessa Montanari, tipica "femme fatale" e terzo vertice di un triangolo amoroso non troppo segreto, Gerardo Crescenti, sottomesso socio in affari del padrone di casa, il dottor Robaldi, medico personale di Borghi con il pallino per la ricerca sulle piante, ragion per cui ha allestito una sontuosa serra sul retro della casa, e il silenzioso e incolore maggiordomo Ruggero. L'ambiente, per quanto risulti opulento, essendo costruito con i materiali migliori e più costosi, si presenta dissonante, caotico, a tratti fittizio. Emblema di ciò è lo studio di Borghi, che lui stesso chiama la "stanza delle illusioni", dove, sebbene ci siano quadri illustri di Modigliani e di Campigli e mobili di gran lusso, prevale non l'idea di raffinatezza, ma di potere. Ogni oggetto è posseduto non per la sua anima artistica, ma per il suo valore economico. Si spiega allora così il soprannome della camera, che pullula di finzioni materiali, di una ricchezza in realtà effimera. In questa atmosfera pregna di artificiosità e di tensione, resa ancor più strana dalle molte incognite che presenta la richiesta, peraltro ambigua, di Borghi, Richard non deve far altro che ascoltare e studiare le varie personalità. In tal modo viene alla scoperta di relazioni impensate, come quella tra Beatrice e Maurizio, di odi feroci, di rancori mai sopiti. Nel frattempo la neve distende il suo uniforme velo e blocca l'unica via di comunicazione con il mondo esterno. Se si pensasse che tutto ciò preluda ad un soggiorno calmo e monotono, si sarebbe in errore, in quanto cominciano ad avvenire dei fatti molto strani: qualcuno si aggira nella villa, in piena notte, con una scala e si sentono talvolta dei passi furtivi nei corridoi. Richard non dovrà attendere molto prima di capire che in quella comitiva c'è qualcuno molto pericoloso: il giorno successivo, dopo pranzo, mentre Borghi esce dalla sala assieme a Crescenti, il pesante lampadario di ferro dell'atrio cade improvvisamente su di loro. Per fortuna i riflessi di Crescenti evitano un finale ben peggiore e i due ne escono un po' contusi ma illesi. Richard, controllando le funi che sorreggevano il lampadario, scopre che sono state recise di netto. Non si è trattato dunque di un incidente: è stato un tentativo di omicidio. Ma come ha fatto il colpevole a farlo cascare senza che nessuno se ne accorgesse? E perché alcune persone, subito dopo il fatto, si trovavano in luoghi diversi da quelli supposti? Molti sono gli interrogativi, ma il tempo stringe, poichè nessuno può fermare dal compiere un secondo tentativo chi nel cuore ha il delitto. E forse, anzi, sicuramente sarà troppo tardi per impedirlo. Nel pomeriggio dello stesso giorno infatti, Robaldi si reca nello studio di Borghi per somministrargli la solita cura, ma la porta è chiusa a chiave dall'interno e l'uomo non risponde alle sue chiamate. Temendo che potesse essersi sentito male, con l'aiuto del maggiordomo, abbatte la porta e si trova dinanzi ad uno spettacolo agghiacciante: Borghi è steso a terra, assassinato con uno dei suoi cimeli, il cosiddetto "Serpente Piumato", un pugnale di origine Maya utilizzato anticamente dai sacerdoti per i sacrifici umani. Il crimine assume dunque dei toni foschi, macabri, esoterici. Perché di crimine certamente si tratta: un uomo come Borghi non si sarebbe mai suicidato. Tuttavia come ha fatto l'assassino a compiere il delitto dal momento che ogni ingresso era chiuso dall'interno? Piombato all'improvviso in una situazione che pare fuoriuscita direttamente da un giallo classico, Richard dovrà districarsi tra indizi contraddittori, indovinelli vari e figure imperscrutabili e sfocate per arrivare alla verità. Non prima però di aver dissipato la lunga serie di mistificazioni messe in atto da un diabolico assassino. Un assassino mai sazio di vittime, pur di preservare intatta la tela ottenebrante delle illusioni da lui allestite.

Leggendo "La stanza delle illusioni" si ha la sensazione impalpabile di un passato che rivive nel presente, in cui consolidate tradizioni letterarie si fondono inscindibilmente con uno stile narrativo contemporaneo. È dunque un romanzo animato da echi lontani, che affondano le radici nella Golden Age del giallo e che, tuttavia, continuano ancora a diffondersi e a propagarsi attraverso strumenti nuovi, tecniche più moderne e introspettive. Pitea dimostra che far convivere elementi classici e tratti innovativi è un'impresa ardua, ma non irrealizzabile, che l'originalità non risiede nell'innovazione assoluta, ma nella variazione di schemi prestigiosi da cui non si può non attingere, memore di una storia precedente illustre e molto variegata. Professarsi innovatori del genere, dopo una lunghissima serie di esperienze narrative alle spalle, sarebbe da superbi; tornare alle radici della narrativa gialla, riprenderne i motivi ricorrenti e conferir loro una nuova linfa, come fa Pitea, è invece l'unica strada da percorrere per riattualizzare in modo nuovo un filone letterario, dimostrando come esso sia lungi dall'essere un'esperienza conclusa, ormai stantia e ripetitiva.

Tra gli aspetti tradizionali del romanzo, si può annoverare certamente l'impianto strutturale, che ricalca a grandi linee quello dei più grandi capolavori del genere, in particolare "Il Natale di Poirot" di Agatha Christie, di cui riprende persino la suddivisione temporale in giorni delle varie parti dell'intreccio. Infatti, come è norma nel mystery deduttivo della Golden Age, il libro si apre con una lunga sezione introduttiva, che ha la duplice funzione di costruire un'atmosfera tesa e densa di pericolo prima di giungere al climax narrativo rappresentato dal delitto centrale, e di delineare esaustivamente le varie figure coinvolte, le loro personalità e i legami spesso burrascosi che intercorrono tra di essi, non risultando però nel contempo statica e monotona grazie alla presenza di enigmi secondari che contribuiscono a tenere costantemente elevato l'interesse del lettore; segue poi l'omicidio, con le relative indagini non ufficiose da parte del detective Richard Dale, con interrogatori, osservazione dei vari indizi presenti sulla scena del crimine e la presenza di eventi più dinamici, dal tocco quasi thriller, quali inseguimenti e appostamenti, utili a dinamizzare il ritmo altrimenti più riposato; dulcis in fundo, vi è un finale che, seppur classicissimo, riesce a risultare originale, in quanto in esso si combinano due motivi ricorrenti nei gialli del secolo scorso, relativi a due diverse scuole di pensiero, ossia, da una parte la riunione finale con tutti i sospettati e il disvelamento della verità, di chiara ispirazione christiana, e dall'altro la cattura del colpevole dopo vari colpi di scena e scene dal forte impatto emotivo, tipica dei romanzi di John Dickson Carr. Dunque, già nella struttura si può notare l'intervento dell'autore nel riprendere canoni noti, vertendoli a proprio vantaggio e incastrandoli in maniera diversa per creare una mutazione piacevole, ma non snaturante, all'interno dei confini della stessa tradizione.

Altro elemento che salda l'opera ai classici mystery britannici è costituito dall'ambientazione, una sontuosa villa situata in una località isolata da un'estesa coltre di neve, all'interno della quale avvengono tutte le vicende principali. È il canonico tema conosciuto come "closed-circle murder", il delitto che avviene in un ambiente circoscritto in cui si muovono un numero limitato di personaggi, che consente sia di creare un clima più racchiuso, utile per alcune dinamiche, sia di approfondire meglio la psicologia delle varie "dramatis personae".
Ne "La stanza delle illusioni", la villa sulle Dolomiti offre uno scenario ristretto e suggestivo che, grazie alla presenza di figure losche, ambigue e di evidenti attriti all'interno del circolo di invitati, concorre a restringere ancor di più gli spazi, imprimendo alla trama una sensazione via via crescente di claustrofobia, di soffocamento. In questa ristrettezza spaziale, i più piccoli incidenti, le più sottili stranezze, le impercettibili idiosincrasie assumono proporzioni esagerate, destano e sobillano le pulsioni più ferine, più istintive. Queste vibrazioni che impregnano e contaminano le pagine rendono palpabile il pericolo, la percezione di oscuri piani e del male che si annida dietro una facciata di indifferenza e perbenismo, accrescendo la tensione. Un clima dunque avvelenato da sotterranee correnti di odio, di vendetta e di paura, che rammentano molto situazioni come quella costruita da Christie nel suo capolavoro "Il Natale di Poirot", giocato tutto sull'ipocrisia familiare, o come quella delineata da Queen nel grandioso "La tragedia di Y", pervasa da un odio endemico e fatale.
L'isolamento nella villa è acuito inoltre da un altro fattore molto presente in tali contesti nel giallo, da "L'orlo dell'abisso" di Talbot a "Assassinio sull'Orient-Express" di Christie: la neve. Oltre ad essere il pretesto necessario per istituire la situazione di confinamento forzato, la neve assume un valore evocativo, in quanto crea un'atmosfera particolare, irreale, dove ogni rumore diviene ovattato, si smorza in un silenzio profondo e inquietante. Il bianco manto che circonda la scena, inoltre, crea un contrasto simbolico molto icastico tra la purezza spessk associata al suo candore e i torbidi delle vicende che si verificano nella dimora di Borghi. Nel gruppo di sospetti, infatti, molti nascondono segreti oscuri e macchie indelebili sulla loro coscienza.
Profile Image for Alessandra Les fleurs du mal blog.
371 reviews15 followers
February 4, 2022
Che il Pitea fosse bravo me ne sono accorta nel primo libro, L’ultimo rintocco.
Avvincente, inquietante e pieno di adrenalina.
E ho imparato a amare quello strano protagonista, cosi diverso dai detective a cui ero abituata!
Eppure al tempo stesso cosi simile, con la stressa intelligenza di Poirot, la stessa capacità di osservazione si Sherlock e un tocco di sacro fuoco della Nemesi della mia adorata miss Marple.
Eppure alieno a tutti questi personaggi che sembravano sempre un po ultraterreni.
Troppo perfetti, troppo distanti da questa pazza e imperfetta società da apparire un po' distanti, troppo meravigliosi tanto che una vera empatia non era possibile.
C’era sempre qualcosa che ci fermava dall’abbracciarli completamente. Forse giusto Sherlock con quella sua debolezza chiamata indipendenza. Ma per il resto erano davvero personaggi letterari, giusti per l‘epoca ma poco adatti alla nostra, che di superuomini platinati e irreali ne abbiamo a iosa.
Dale no.
Dale è davvero fragile.
E questo perché ha una delle sindromi più sconosciute e al tempo stesso affascinanti: l’aspenger.
Che li rende totalmente asociali o anticonformisti, nel vero senso del termine.
E persino incapaci di essere trasgressivi ma rivoluzionari: quelle regole di comportamento, le consuetudini non possono essere nemmeno trasgredite e sapete perché?
Si trasgredisce solo ciò che si è convalidato.
Il ribelle non le convalida invece, le rifiuta perché non gli appartengono. E già solo da queste mie parole dovreste precipitarvi a leggere la stanza delle illusioni.
Ma non è mica finita eh?
E quindi continuo, con la schiettezza che mi è abituale.
Dicevo?
Ah si il primo libro.
Pur ritenendolo un libro eccellente, aveva qualcosa che gli mancava..una certa dose di eleganza che è caratteristico di chi va sul sicuro nel raccontare la storia che gli fiorisce in mente.
Ed è quell’eleganza rarefatta, soffusa, raffinata che permea l’intero libro. Omaggiando la mia amata Agata con una citazione affatto scontata: questa strana Reunion di illusi (per richiamare il titolo) ricorda alla lontana dieci piccoli indiani.
Conoscete la storia vero?
Persone radunate con l’inganno in qualche sperduta magione, pronti a scontare una pena inflitta da chi si arroga il diritto di decidere chi si può redimere e chi va condannato.
Storia di oggi, storia di sempre.
Noi che passiamo la vita a categorizzare, schematizzare, dividere siamo i primi a creare lo scenario per la stanza delle illusioni.
Illusioni appunto.
Chi il potere.
Chi l'amore, chi il successo, chi la vendetta.
Chi addirittura il denaro o qualche stano rito per diventare invincibili. Trascinati dalla cupidigia che solo il nostro homo sapiens ( e su sapiens io avrei tanto da ridire) può creare.
Quella volontà di esseri al mondo e di farsi sentire, anche se non è necessario, anche se è il grido che scuote la silente neve creando valanghe.
E dalla valanga si sa, non ci si salva.
Di contro abbiamo quella quiete del nostro eroe e di Monica, abituati a fare i conti con quel silenzio che, nella stanza delle illusioni rimbomba, risuona come lo stridio di unghie sulla lavagna.
Eppure l'orrore al tempo stesso...raffinato.
Con un arte eccelsa Pitea gioca con i personaggi, ingarbuglia le scene e ci regala uno di quei gialli indimenticabili, piccoli capolavori che arricchiscono il genere e lo relegano nell’eternità.
E poi diciamocelo.
Nel libro c’è un omaggio anche la diverso.
Chi si salva, qua non è certo il conformista, chi non fa altro che ballare a comodo del Re sul trono.
Ma è chi coraggiosamente devoto non a chissà quale divinità ctonia.
Ma semplicemente a se stesso.
Pitea si consacra con questo libro un grande autore, uno dei più bravi in circolazione.
Profile Image for Alberto Avanzi.
466 reviews8 followers
November 15, 2021
Si può scrivere un giallo classico nel 2021? O meglio, si può leggere con soddisfazione un giallo classico scritto nel 2021?
Diego Pitea ambienta la sua storia pochi decenni fa, grosso modo nei primi anni 2000 (per chi avesse già letto L’ultimo rintocco, quindi, La stanza delle illusioni viene prima in ordine cronologico). Per ricreare l’atmosfera del giallo classico, preferisce utilizzare l’espediente della casa isolata, dove in attesa della polizia uno dei personaggi prende in mano le indagini, proprio come si usava ai vecchi tempi. E inserisce il gioco di far indagare su un delitto un appassionato di gialli, uno psicologo che collabora occasionalmente con la polizia per tracciare i profili psicologici dei criminali, ma che non è detective di professione.

Non solo si tratta di un giallo classico, ma vengono riproposti, per una volta tutti insieme, una serie di elementi tradizionalmente presenti nel giallo classico: la camera chiusa, la casa isolata, la lettera di minacce, l’attentato, la rosa ristretta di sospetti, i dettagli bizzarri, il codice segreto, il messaggio del morto, la sfida al lettore…
L’ambientazione è curata, lo stile e il ritmo adeguati, riprendendo con scrittura moderna (Pitea non imita lo stile dei classici ma scrive come un autore di oggi) le tematiche dei miei amati Christie, Carr, Queen e Van Dine, ma soprattutto la tensione viene gestita molto bene, alternando all’enigma principale una serie di enigmi secondari che fanno sì che non ci si annoi mai e ci sia sempre il giusto coinvolgimento del lettore. La parte gialla è molto convincente, caratterizzata da diversi colpi di scena, fra cui uno proprio nel finale come piace a me, e con una spiegazione della camera chiusa che pur non particolarmente originale riesce comunque a essere convincente e verosimile, introducendo una variante su uno schema più volte usato dai grandi del passato.

In complesso, mi è piaciuto molto. La risposta alla domanda iniziale è sicuramente affermativa, e anzi questo libro oltre a piacere agli appassionati di giallo classico potrebbe essere interessante per chi si accosta per la prima volta a questo sottogenere, proprio per il modo di narrare, moderno e coinvolgente
Profile Image for Chiara Ropolo.
1,478 reviews25 followers
December 21, 2021
2.5* https://lalettricesullenuvole.blogspo...

Ho letto questo libro dietro proposta dell’addetta stampa, attirata dal fatto che il protagonista ha la Sindrome di Asperger. La stanza delle illusioni è un giallo dalle tinte noir, non proprio il mio genere, ma quando di parla di autismo e Asperger io sono sempre curiosa, vista anche la familiarità con l’argomento. Familiarità che però a volte è un’arma a doppio taglio, in quanto essendo così coinvolta rischio di non essere obiettiva. Per cui questa sarà una recensione molto soggettiva, dettata soprattutto da sentimenti personali.

Di questo libro la cosa che più ho apprezzato è l’atmosfera, che mi ha ricordato i gialli di Agatha Christie. Infatti i vari personaggi si trovano isolati in una villa in mezzo alla neve, c’è un omicidio e c’è il protagonista che deve risolvere il caso.

Anche la storia, e soprattutto la sua risoluzione, mi è piaciuta, non così scontata.

Però ho avuto difficoltà, non poche, con i personaggi, con la loro caratterizzazione, soprattutto per quanto riguarda il protagonista, Richard Dale.

Credo che l’autore non abbia ben presente cosa significhi avere la Sindrome di Asperger, perché Richard ha manie ossessive compulsive e una scarsa socialità, ma nient’altro che lo inquadri in questo senso. Anzi, e qui ho avuto la pelle d’oca tutto il tempo, usa il sarcasmo in maniera smodata, in ogni occasione, proprio come abitudine. Le persone affette da Asperger non lo capiscono quasi mai il sarcasmo, figuriamoci usarlo in maniera così massiccia.
... continua sul blog
1 review
April 14, 2022
Ammetto: amo leggere autori esordienti le cui trame mi attirino e in particolar modo i giallisti. Avevo già letto la precedente opera di questo autore “L’ultimo rintocco“ che avevo trovato assolutamente piacevole ed intrigante. Mi sono quindi approcciata a questa seconda opera con aspettative molto alte e NON sono rimasta delusa anzi. A differenza del primo però questo è un giallo classico: si parte con un omicidio in una camera chiusa, pochi possibili colpevoli rinchiusi in una villa isolata. Le indagini vengono svolte dal protagonista, soprattutto tramite ragionamenti e deduzioni. Si tratta infatti di un giallo che richiama tantissimo madame Agatha, dove l’azione è poco presente mentre l’analisi di comportamenti e sentimenti la fa da padrone. Il gioco tra il protagonista e lettore e alla pari: gli indizi sono tutti presenti ma ben celati nel racconto. La bravura dello scrittore sta nell’intrecciare tantissimi fili e nel dipanarli in maniera altrettanto magistrale. Giunti alla conclusione (il modo in cui il protagonista spiega l’omicidio strizza l’occhio ai gialli della Christie in maniere evidente) tutti i pezzi del puzzle vanno al loro posto, nulla viene lasciato al caso o all’intuizione ed il lettore chiude il libro soddisfatto, perché ogni elemento ho trovato la sua giusta collocazione.
Profile Image for Isabella Liberto.
Author 7 books7 followers
March 16, 2022
Quando un avvocato chiede aiuto al celebre psicologo e investigatore Richard Dale, per far luce su una minaccia che incombe sul suo prestigioso cliente, Richard non è sicuro di accettare il caso, ma si lascia stuzzicare da alcuni particolari “stonati” che lo portano - insieme all'amata moglie Monica - sulle Dolomiti, per scavare a fondo in una faccenda che pian piano assume i contorni di un caso piuttosto complicato. Quale minaccia si nasconde in quella casa sperduta sulle Alpi? Qualcuno sta davvero attentando alla vita di un uomo, o si tratta di un inganno?
Diego Pitea tesse una trama pregna di misteri e rebus da risolvere, che portano il suo protagonista a destreggiarsi con difficoltà all'interno di un turbine d'incastri e colpi di scena.
«Questa villa e questa stanza, in particolare, sono il mio rifugio. La chiamo “la stanza delle illusioni”, perché qui dentro ci si può illudere che non esista la bruttezza, il dolore.»
“La stanza delle illusioni” è un giallo investigativo d'intuizione, con atmosfere suggestive che richiamano alla mente del lettore i grandi classici della letteratura gialla, sebbene la struttura sia più moderna e molto diversa (in tanti hanno equiparato la trama a un giallo della Christie, ma in realtà non è affatto così).
L'autore ha inserito anche diversa azione nella parte finale del testo, una cosa che in genere in questo tipo di gialli manca del tutto, il che dà brio in più alla trama, rendendola dinamica e coinvolgente.
L'unico appunto che mi sento di fare (ed è il motivo per cui non do 5 stelle) è che purtroppo la sindrome di Asperger di cui soffre il protagonista non è stata affrontata bene, il che rappresenta un errore. Richard adotta comportamenti molto diversi da quelli tipici della sindrome, risultando praticamente “normale” agli occhi del lettore (mi permetto di dirlo perché si tratta di una cosa che ho avuto modo di verificare di persona, e quindi purtroppo so bene di cosa parlo... In questo, l'autore avrebbe dovuto documentarsi meglio, magari chiedendo anche consulti specifici, perché il personaggio non risulta verosimile, ed è un peccato).
Nel complesso si tratta di un libro molto godibile e facile da leggere (si legge in un paio di giorni, e la lettura nell'ultima parte diventa frenetica), ottima anche la cura del testo.
Profile Image for Martina Sartor.
1,233 reviews41 followers
March 30, 2022
Ho visto che molti dei miei contatti fra gli amanti dei gialli aveva letto questo libro, parlandone molto bene. Così, ho voluto cimentarmici anch'io.
Fin dall'inizio vi sono tutti gli elementi che mi avvincono in un giallo classico: la neve, la villa isolata, un gruppo ristretto di indiziati, enigmi da decifrare e camere chiuse. Insomma, la sfida era tosta e l'autore sapeva di porsi in gioco con elementi del calibro di Agatha Christie, John Dickson Carr, Ellery Queen. Pitea è riuscito nell'intento mescolando sapientemente questi elementi, ma con uno stile moderno, vivace e scorrevole, che non si riduce a una pedissequa imitazione dei grandi. Richard Dale stesso, l'investigatore dilettante che collabora spesso con le forze dell'ordine, è un personaggio sui generis. affetto da sindrome di Asperger, sposato con Monica, con manie tutte sue come succhiare liquirizia nei momenti di tensione e bere chinotto!
Il finale è carico di tensione e, proprio quando il lettore più smaliziato potrebbe esclamare "Ma come, è tutto qua?", l'autore piazza il colpo a sorpresa che spariglia le carte.
Anche la camera chiusa viene risolta con una variante della soluzione ben più scontata che avevo immaginato io (e che in qualche modo mi aveva portato al sospettato giusto), riservando quindi anche qui una gradevole sorpresa.
Sicuramente vorrò saperne di più su Richard Dale e, chissà, magari anche sul piccolo Andrea:
I diversi sono diversi per gli altri, ma simili fra di loro.
Leggerò anche "L'ultimo rintocco", scritto prima di questo, ma la cui azione si svolge cronologicamente anni dopo.
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February 16, 2022
4.5 stelle

Ci sono tutti gli ingredienti per un libro di successo. Mi ha colpito molto la caratterizzazione che assume questo giallo, che ricorda i classici del genere, ma che mantiene una sua identità distinta e moderna.
La stanza delle illusioni è il thriller perfetto per chi ama il genere; se siete amanti di Agatha Christie non potete perdervi questa nuova uscita. Consiglio la lettura anche a chi, come me, ama il thriller perché la tensione cresce fino alla fine e dà origine a attimi di pura adrenalina.
È anche presente una dose di humor che rende i dialoghi brillanti; infine, ci sono delle ambientazioni degne di un noir. Insomma, questo libro riesce ad accontentare i gusti di tanti lettori, ecco perché secondo me merita di essere conosciuto da un pubblico vasto.
Per me è stata un’esperienza coinvolgente, che ha impegnato la mia mente per diverse ore.
Una villa abbandonata nel nulla, neve e gelo, de perfetti estranei si ritrovano sotto lo stesso tetto insieme a Richard Dale e sua moglie Monica. Chi accetta l’invito per un soggiorno inquietante sulle Dolomiti?
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May 7, 2022

Cari lettori,

dopo una sfilza di romance, nei giorni scorsi mi sono dedicata all'altro genere che prediligo: il thriller. 

In realtà, mi sono immersa in un romanzo che unisce vari generi in uno, infatti ho scoperto la tensione degna del thriller, l'enigma del giallo e le atmosfere del mistery. Ma andiamo con ordine e partiamo dalla trama.

"La stanza delle illusioni" di Diego Pitea vede come protagonista Richard Dale, lo psicologo che ho incontrato nel primo romanzo "L'ultimo rintocco". Nel blog trovate la mia recensione su questo libro, che avevo apprezzato per la sua unicità. Ero molto curiosa di scoprire cosa sarebbe successo a Dale nel secondo capitolo e nutrivo grandi aspettative.

Questa volta, viene chiamato sulle Dolomiti insieme alla moglie Monica per indagare in un caso insolito; il finanziere Cesare Borghi riceve delle lettere contenenti delle minacce con l'indirizzo scritto a mano sulla busta, una scelta rischiosa che si traduce nell'indizio che attira l'attenzione di Dale.

Nella la villa sulle montagne ha inizio una serie di stranezze che renderanno l'atmosfera inquietante. Si scopriranno personalità ambigue ed eventi inspiegabili; per lo psicologo sarà una vera sfida trovare il colpevole, soprattutto quando avviene il primo delitto e allora la ricerca della verità sarà una lotta contro il tempo.


“Adesso ne era certo: senza quella zanzara nulla sarebbe accaduto… nulla.”


Richard Dale non è il classico protagonista a cui siamo abituati: egli è affetto dalla sindrome di Asperger. Questo lato mi aveva colpita già nel primo romanzo perché rende unica la sua personalità; è infastidito dai rumori forti, ha delle abitudini imprescindibili e un talento naturale nei ragionamenti.
Egli è brillante e astuto, sempre un passo avanti rispetto agli altri.
Mi è piaciuto ritrovare anche Monica, sua moglie, la sua spalla destra. Il rapporto fra di loro è un mix fra complicità e passione; lei seguirà le indagini indizio dopo indizio.
Ci sono altri personaggi che spiccano, tra cui un finanziere, un avvocato, un medico, una moglie, un'amante e un maggiordomo. Chi sarà il colpevole?
Hanno personalità distinte, nonostante siano tutti avvolti da un alone di mistero.
Colei che mi ha colpito maggiormente è Beatrice, che con il suo segreto è riuscita a regalarmi un grande colpo di scena.
Inizialmente ho avuto qualche difficoltà nel riconoscere i vari personaggi, ma ben presto sono riuscita a distinguerli e a seguire le loro vicende.
Borghi riceve delle minacce e alcuni dettagli della sua vita privata dimostrano che la sua vita non è rosea come appare; allora perché si intrattiene felice con gli ospiti? Chi è che di notte si aggira per la casa con una scala sulla spalla? Chi avrà la meglio fra una moglie e un’amante?
Ecco le domande che mi hanno accompagnata nel corso della lettura e che mi hanno aiutata individuare le varie personalità.
La narrazione in terza persona ci mostra una visione onnisciente del racconto, anche se prevalentemente viene approfondito il punto di vista di Dale.
Le descrizioni sono riuscite a far emergere un’ambientazione molto suggestiva fra la neve e il freddo delle Dolomiti; la villa sfarzosa diventa lo scenario perfetto per la serie di eventi inquietanti che disturbano il soggiorno di Dale e Monica.
Lo stile dello scrittore è elegante, raffinato, diretto. Ho ritrovato la sua capacità di rendere il testo scorrevole e curato; è un romanzo scritto davvero bene sia dal punto di vista lessicale che da quello strutturale.

“Fin da piccolo aveva sempre sognato di essere diverso e la sindrome di Asperger era qualcosa che gli si adattava alla perfezione.”


A livello di trama, Pitea ha creato una storia ben architettata, che coinvolge il lettore dall'inizio alla fine. Il primo capitolo è evocativo ed è capace di incuriosire, proseguendo la tensione cresce a dismisura fino a momenti ricchi di suspense. C'è una stata una scena in particolare, di cui non posso dirvi troppo per non fare spoiler, in cui mi sono sentita molto irrequieta. Avete presente quelle scene nei film cariche di tensione, in cui la musica si alza fino a far tremare lo spettatore? Quell’attimo sospeso nel vuoto prima di una rivelazione importante, in cui si sente il vuoto allo stomaco e si teme il peggio. Ecco, io ho provato proprio questa sensazione. 
Gli indizi seminati qua e là nel corso della vicenda mi hanno affascinata, perché erano l’unico mezzo per cercare di formulare delle ipotesi. Purtroppo, non sono riuscita a creare la risoluzione perfetta, ma mi sono divertita molto a provarci. La verità è ben distante rispetto a ciò che si può pensare. Secondo me, non è una risoluzione facile e anche gli appassionati dei gialli potrebbero avere qualche difficoltà a trovare il colpevole.
Fino alla fine, infatti, niente è scontato o immediato; la mente di Dale dovrà fare ripetuti ragionamenti e infiniti passaggi per riuscire a risolvere l’enigma, che inizia con delle lettere anonime e avanza con un delitto. Per quanto macabro, ho trovato affascinante il crimine con la vittima nella stanza chiusa dall’interno. È quel genere di rompicapo in cui ogni logica sembra venire meno.
Nella parte conclusiva, ho adorato seguire i pensieri dello psicologo per trovare la verità; ho seguito con forte interesse le sue spiegazioni e ho ammirato la sua intelligenza.

“Chiuse gli occhi, come per cancellare quella scena. Quando li riaprì, tutto era rimasto invariato. Ed era terribile.” 


In questo romanzo vengono affrontati diversi temi interessanti, a partire dalla diversità. Com’è successo nel primo volume, ho amato il fatto che Dale sia affetto dalla sindrome di Asperger e che trova delle similitudini con un altro personaggio incontrato nel corso della vicenda. Lui stesso a un certo punto si chiede quale sia il confine tra normalità e diversità. Ecco, non dovremmo cercare questa linea sottile che separa le due posizioni, ma badare ai talenti che si nascondono dentro ad ognuno di noi. Quello dello psicologo è senza ombra di dubbio fiutare la verità. L’argomento mi interessava a tal punto, che avrei voluto scoprire maggiori dettagli sulla sua vita e avere degli approfondimenti sull’impatto del suo disturbo nella quotidianità.
Un altro tema che viene affrontato è l’inganno, l’illusione che toglie l’attenzione da ciò che conta davvero. L’enigma viene paragonato a un gioco di prestigio, che cela i dettagli dietro all’apparenza. Lo ammetto, sono stata distratta dalla finzione e non sono riuscita a rimanere concentrata sugli indizi che conducono alla verità, perché l’autore è stato un buon prestigiatore. Con un tocco di magia ha reso i colpi di scena inaspettati e la risoluzione al caso un vero e proprio rebus.
Sono rimasta affascinata da questo processo, perché è come se lo avessi sperimentato sulla mia pelle ed è stato come trovarmi all’interno di quella villa sperduta insieme a degli sconosciuti con troppi segreti e i moventi perfetti per creare l’omicidio perfetto.
Un dettaglio che tengo a sottolineare è il dato esotico che viene aggiunto alla storia; avevo già compreso che lo stile di Pitea fosse complesso, ma anche questa volta ho trovato accattivante l’idea di unire particolari insoliti. Mi riferisco alla cultura Maya, che viene citata in vari passaggi e che colora di una tonalità diversa determinate rivelazioni.

“Un omicidio è come un puzzle, i pezzi vanno inseriti in una sequenza prestabilita per poter vedere l’immagine completa.”

Come avrete notato, si tratta di un romanzo completo sotto ogni aspetto: scritto magistralmente, con una trama complessa e accattivante e un personaggio di rilievo.
Ci sono tutti gli ingredienti per un libro di successo. Mi ha colpito molto la caratterizzazione che assume questo giallo, che ricorda i classici del genere, ma che mantiene una sua identità distinta e moderna. 
La stanza delle illusioni è il thriller perfetto per chi ama il genere; se siete amanti di Agatha Christie non potete perdervi questa nuova uscita. Consiglio la lettura anche a chi, come me, ama il thriller perché la tensione cresce fino alla fine e dà origine a attimi di pura adrenalina.
È anche presente una dose di humor che rende i dialoghi brillanti; infine, ci sono delle ambientazioni degne di un noir. Insomma, questo libro riesce ad accontentare i gusti di tanti lettori, ecco perché secondo me merita di essere conosciuto da un pubblico vasto.
Per me è stata un’esperienza coinvolgente, che ha impegnato la mia mente per diverse ore.
Una villa abbandonata nel nulla, neve e gelo, de perfetti estranei si ritrovano sotto lo stesso tetto insieme a Richard Dale e sua moglie Monica. Chi accetta l’invito per un soggiorno inquietante sulle Dolomiti?


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61 reviews5 followers
November 12, 2021
Il libro inizia con una zanzara che ha la colpa di tutto. Sì, avete capito bene, una zanzara che a fine prologo, il protagonista ringrazia. Ho sorriso e mi sono detta, ma cos…? Conosco Diego come autore, e so che c’è da aspettarsi di tutto dai suoi libri. Difatti nel primo capitolo ritrovo il pensare vorticoso di Richard Dale, la sua intimità e una narrazione fluida, che accatasta i pensieri del protagonista con la delicatezza di una palla che rotola su un prato.

In questo libro le descrizioni si sono affinate. Nella prima scena in cui il protagonista incontra l’avvocato c’è una caratterizzazione ottima. L’avvocato che tende la mano, il protagonista che scosta un passo e gli indica il salotto, i commenti sull’arredamento vengono interrotti dal frusciare delle ciabatte della tata che prende l’impermeabile dell’ospite. Se dovessi identificare cosa viene fuori in questa scena, direi la tridimensionalità.

Quando l’avvocato entra assistiamo al primo “scontro sottopelle”: arroganza di lui, distacco quasi maleducato del protagonista. Lo scontro inizia. Sensazioni, ruolo dell’avvocato, modo in cui si è fatto annunciare e atteggiamento.
Viene spiegato chi è questo avvocato, quindi le percezioni animali, quasi magiche del protagonista, divengono affidabili. La tensione già ben curata su come si è fatto anticamera nella scena precedente, sale.
Il modo dei personaggi di interagire nell’ambiente, con le cose, che viene delineato dai rumori: lo sbuffo della poltrona quando l’avvocato si siede, il rumore dissonante del pianoforte pulito dalla tata che sembra un monito. La tensione e il disagio si acuiscono. L’osservazione psicologica tra i due personaggi, pure.
Quando la tata porta il caffè col suo ciabattare sul tappeto persiano e sentenzia un proverbio in dialetto contro l’avvocato, ciò, assieme alla pulizia del pianoforte, fa emergere con forza l’invasione dello stesso di una realtà intima, che emerge imponente a protezione del protagonista. Qui viene sottolineata la tensione come invasione del contesto in cui il Richard Dale vive, e anche il modo in cui la sua vita, personificata dalla tata, respinge l’ospite indesiderato, alimentando il cattivo presagio.
Il personaggio diviene credibile anche grazie al modo in cui osserva tutto, analizza ogni movimento, ogni tensione muscolare, decodificando al millimetro.
La cosa sorprendente di questa scena sta nel fatto che non è pesante, né noiosa: la struttura sintattica e la scelta accurata di ogni istantanea guidano il lettore tra il senso di pericolo, il disagio di ciò che sta per accadere, e un intero percorso emotivo e di analisi che rigetta gli eventi in corso, ne sottolinea la pericolosità.

Già in questo capitolo ho ben chiaro cosa mi attende: una storia fatta di spaccati psicologici, tratteggiati con istinti di sopravvivenza animali e tutta una serie di dinamiche pronte a concatenarsi ed esplodere in colpi di scena affatto prevedibili.Nei libri di Diego Pitea ritrovo ciò che amo del genere Giallo: suspense e indagini accanto al lettore. Diego scrive in modo leale e ti permette di seguire ogni passaggio, di emozionarti. La scelta di un protagonista con la sindrome di Asperger è una sfida che lui vince a piene mani. Questo libro è un capolavoro. Io so, Diego, che tu farai strada. L’affinamento che ho visto in questo libro ne è una conferma lampante. Aspetto il tuo prossimo libro. Anche tu sei tra i miei best-seller dell’anno.
221 reviews1 follower
January 26, 2022


È un bellissimo giallo che si fa leggere tutto d'un fiato, infatti io l'ho divorato. È scritto molto scorrevole ed è ricco di segreti, sospetti e colpi di scena, insomma una bella avventura per lo psicologo e investigatore Richard Dale.
Consigliatissimo e imperdibile.📚📚📚
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Caterina Franciosi.
332 reviews4 followers
December 17, 2021
LE RECENSIONI DEL SALOTTO LETTERARIO
Non è la prima volta che lo psicologo Richard Dale collabora con la polizia e quando l’avvocato Roberto Calli chiede il suo aiuto per risolvere un mistero che ha a che fare con il finanziere Cesare Borghi, Richard non è troppo sorpreso e accetta di buon grado di prestarsi come consulente alle indagini, senza ancora sapere fin dove lo condurrà l’insolito caso che gli si presenta dinanzi.

Con “La stanza delle illusioni”, Diego Pitea firma un giallo di stampo classico magistralmente orchestrato. Il romanzo omaggia i grandi autori della letteratura di genere del passato come Arthur Conan Doyle e Agatha Christie, proponendo un protagonista d’eccezione: lo psicologo Richard Dale. Dale soffre della sindrome di Asperger, condizione a causa della quale spesso si ritrova isolato e distante dal mondo esterno ma che gli permette di accorgersi di dettagli che sfuggono ai più. Proprio per questo suo essere in grado di risolvere anche i rompicapi più difficili, Dale si trova a collaborare con la polizia e a ritrovarsi invischiato in casi che hanno dell’incredibile. Ma nulla è troppo strano per Richard Dale: come scriveva Conan Doyle, “una volta eliminato l’impossibile ciò che rimane, per quanto improbabile, dev’essere la verità”.

Attraverso un affascinante delitto a porta chiusa, “La stanza delle illusioni” conduce i lettori in un thriller al cardiopalma, che esplora le complesse dinamiche della psicologia umana e dei rapporti interpersonali. Con capitoli ricchi di colpi di scena, uno stile vivido e accattivante e una narrazione ricca di dialoghi, Diego Pitea dà vita a un thriller che incanterà i lettori, cogliendoli di sorpresa ad ogni pagina.

Recensione completa: https://ilsalottoletterario115876967....
63 reviews
December 9, 2021
La stanza delle illusioni

Descrivere questo libro è molto difficile, perché si rischia di cadere nella banalità dei paragoni con Agatha Christie e il suo "enigma della porta chiusa", bisogna però riconoscere la bravura di Diego Pitea: le descrizioni degli ambienti, così come quelle dei personaggi, sono accurate e nulla è lasciato al caso. Richard Dale mi ricorda molto Philo Vance con cui condivide la schiettezza, l'arroganza e l'incredibile intellegenza. In questo romanzo, scopriamo meglio anche le dinamiche tra Richard e sua moglie Monica che si rivela essere una donna che "soffre" la superiorità del marito, ma allo stesso tempo si dimostra risoluta e pregna delle mancanze emotive del marito. L'enigma che compone il libro è difficile da risolvere, richiede attenzione e il romanzo è scritto così bene da fare si che l'attenzione del lettore sia sempre alta e vigile. Personalmente, sono affascinata dai cosiddetti "enigmi della porta chiusa" perché trovo molto interessante il coinvolgimento attivo del lettore nella risoluzione del caso. Un'ultima considerazione: ho apprezzato molto il libro perché si intuisce che dietro ci sia, non solo tanto studio ma anche tanta conoscenze del genere e una continua ricerca di una scrittura mai banale e ripetitiva (es: indicare il principio attivo della liquirizia è un trucchetto per non ripetere continuamente la parola).
Author 7 books4 followers
September 6, 2025
Quando si gioca con i classici del giallo e i relativi cliché, si cammina sul sottile bordo tra l'omaggio ai maestri del genere e la parodia.

La prima metà del libro l'ho trovata priva di ritmo, una lunga e monotona introduzione ai fatti che si svolgeranno nel seguito. Quando la trama decolla, sembra prendere la rotta sbagliata, e quella che sarebbe potuta essere una buona storia gialla, sfocia nel grottesco, con azioni poco credibili e motivazioni al limite del surreale. La ciliegina sulla torta è il solito, infinito spiegone del protagonista, che sembra essere l'unico ad averci capito qualcosa, forse anche più dell'autore.

La scrittura è lineare, a tratti ripetitiva, soprattutto nella descrizione dei personaggi, dei loro movimenti e delle loro espressioni. In particolare, ho trovato la caratterizzazione dei protagonisti un po' fiacca e debole soprattutto nei dialoghi: escluso Richard Dale (che dovrebbe soffrire di Sindrome di Asperger, ma davvero è poco credibile), sembrano parlare tutti nello stesso modo.

Il caso, come sostiene la sinossi, potrà anche sembrare uscito dalle pagine di un libro di Agatha Christie, ma lo svolgimento decisamente no. La mia opinione è che il risultato finale finisca per essere la parodia dei classici del giallo.
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