«Pelle e cuore è nato così: dalle domande delle donne sull'amore. Dalle scoperte delle iniquità del "vivere in due" e dai tentativi di mantenere i termini del rapporto uomo/donna; dalle speranze di farsi capire e di vivere, nel tempo di questa vita, una diversa affettività. Pochi anni sono bastati a chiarire che le esigenze femminili sono immense e attaccano alle basi un assetto culturale che abbraccia tutto: dalle profondità dell'inconscio fino alle strutture economiche della società (e di ogni società, da quelle capitalistiche, occidentali, a quello socialiste, come dimostrano le prime avvisaglie del femminismo sovietico). Pelle e cuore è stato accolto da molte donne come uno specchio: ci si ritrovano tali e quali, con i loro dubbi, le loro infelicità, le loro scoperte. Andando a dibatterne i contenuti in luoghi diversi dell'Italia ho scoperto con emozione che l'avevano letto in gruppo, commentato, discusso. E, nelle occasioni ufficiali, lo proponevano in discussione agli uomini. I quali se ne stavano spesso in fondo alla sala, con un sorriso di difesa sulle labbra; sembravano dire "adesso parli così, in pubblico, ma una volta a casa...". Qualcuno ha ammesso: "mi sono vergognato di essere maschio", esattamente come avevo sentito commentare il "Processo per stupro" che la televisione ci aveva proposto in quegli stessi mesi»