ho preso in prestito questo libro dalla biblioteca appena arrivato. il motivo è semplice: avevo assistito alla presentazione del libro un paio di anni fa, al salone del libro di torino, più per caso che per altro, ed ero rimasta molto colpita dal ragazzo da cui nasce la storia, un ragazzo molto giovane ma molto determinato che invece che essere in balia dell'intervistatrice aveva il controllo (cosa piuttosto rara). l'episodio che più mi aveva fatto sorridere e che mi aveva spinta a rimanere ad ascoltare invece che vagare per gli stand era stata la risposta pronta e sicura alla domanda, piuttosto stupida, dell'intervistatrice: "coe ti sei sentito quando il tuo amico è morto?" "piuttosto male, non ci sarebbe rimasta male anche lei?". dire che è partito un grande applauso è poco.
il libro non è troppo lungo nè troppo corto. è un racconto. è la trascrizione dei dialoghi fra il ragazzo e l'autore vero e proprio, in cui il ragazzo racconta la sua vita, dall'inizio fino ad ora. è un racconto semplice, senza i fronzoli che spesso "abbelliscono" le storie vere, soprattutto di donne o uomini che arrivano dai paesi più poveri. la storia è quella ben conosciuta, purtroppo, dalla maggior parte delle persone che guardano i telegiornali. ma allo stesso modo nella sua "normalità" della tragedia è assolutamente da leggere, perchè spesso 2 minuti di servizio al tg non riescono a rendere l'idea di ciò che davvero significa, per quaeste persone, arrivare nel nostro paese.
il ragazzo vive nel suo paese, senza grandi pretese. quando rimane orfano di padre oltre che far fronte al lutto deve anche nascondersi dalle persone a cui il padre doveva dei soldi. il tutto va anche bene, fino a quando lui diventa troppo grande per nascondersi vicino a casa quando i creditori lo cercano. la madre lo porta allora in viaggio, una situazione nuova, in cui si incontrano persone nuove e il mondo è diverso da quello che ha sempre conosciuto nel suo villaggio. va tutto bene, fino a quando una mattina si sveglia e sua madre non c'è più accanto lui: è tornata a casa e l'ha abbandonato. a questo punto il ragazzino (presumibilmente dice che avrà avuto 11 anni) deve decidere cosa fare, se rimanere lì, se viaggiare, se disperarsi o rimboccarsi le maniche. opta per l'ultima ed ecco che lavora di qua e di là per sopravvivere. ad un certo punto gli si presenta l'opportunità di partire e andare in un altro stato. qualche dubbio e poi decide di partire. la sua vita fino all'arrivo in italia sarà così: uno, due, tre anni in un posto, lavorando e risparmiando e poi un viaggio per cambiare stato e cercare di stare meglio. ovviamente questi viaggi sono opera di trafficanti di uomini che si fanno pagare più che bene e che in realtà fanno viaggiare le persone in condizioni assurde. toccante il racconto del viaggio su un camion in un sottofondo in cui per tre giorni è stato fermo immobile e al buio, tanto che una volta arrivati li hanno scaricati come sacchi perchè erano incapaci di muoversi... fino al viaggio nel mediterraneo, che fra l'altro crea l'occasione per il titolo del libro. uno dei ragazzi infatti è convinto che nel mar mediterraneo ci siano i coccodrilli, e ne è terrorizzato. sono in 3, molto giovani, molto inesperti, che si trovano su una spiaggia con un gommone e una pompa a piede per gonfiarlo. un paio di giorni per prendere coraggio e poi i ragazzi fanno quello che onestamente in pochi di noi avrebbero il coraggio di fare: si buttano nel mediterraneo con un gommoncino, dei remi, senza viveri nè strumentazione. incredibilmente arrivano a destinazione (o meglio arrivano ad una riva, ma non sanno dove sono), ma uno di loro è caduto in mare e l'hanno perso. il viaggio è anche costelllato di gentilezze, che mi ha fatto piacere leggere, sintomo che nonostante le difficoltà e la vita difficile le cose belle si notano lo stesso. una signora che gli dà dei soldi e lo mette su un treno, un sorriso da uno sconosciuto, il ragazzo si ricorda tutto.
la storia ha un lieto fine: attualmente il ragazzo è stato adottato in italia, da una famiglia che è stata la prima ad ospitarlo e che lo ha aiutato. è andato a scuola e sta studiando. è anche riuscito a dare notizie di sè alla sua mamma, immaginate che dramma deve essere stato per questa donna fare ciò che ha fatto.
personalmente l'ho trovata una bella storia, ricca di umanità e molto diversa dalle storie "vere" spesso raccontate nei libri. ho volutamente omesso gli stati in cui si è trovato il ragazzo, dal mio punto di vista la sua storia è universale. non penso faccia grande differenza se è nato in africa o in pakistan... cosa che mi ha incuriosita molto è invece la concezione di tempo che emerge nel libro. il ragazzo non sa quando è nato (cosa che per noi è inconcepibile), non sa quanto tempo è stato in un posto o in un altro. presume 6 mesi, ma lui stesso dice che potrebbero essere anche 8 o 9, a meno di eventi unici (come il crollo delle torri gemelle) non ha idea di quando si siano effettivamente svolti i fatti.
vi invito a leggere questo libro, ne vale assolutamente la pena!