La dorsale è un mondo in cui ho il piacere di essere ospitato da anni. Da quando ho letto i primi racconti, credo circa 15 anni fa.
Ho visto questo mondo crescere, cambiare, evolversi, fermarsi e ripartire. Ne ho seguito le traiettorie imprevedibili, mi ci sono intrufolato per rubarne un pezzettino, come fosse una conchiglia sulla spiaggia.
C'è una frase di un libro che piace molto a me e Maria Gaia, La trilogia della città di K., che dice "Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient'altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia." Credo che racconti bene l'approccio con cui Maria Gaia si è approcciata da sempre a La dorsale e al suo mondo, un approccio che ho sempre ammirato.
Quanto scriva bene Maria Gaia Belli non posso dirlo io, per una strana questione di pudore e di bon ton, malgrado sia io il fortunato che ha letto tutte le sue pagine.
Ma posso dire che la generosità di Maria Gaia nel creare un mondo così, negli sforzi per fare l'impossibile perché avesse una forma in cui chiunque potesse entrarci dentro e stupirsene, e non ultima la generosità di donarci questo mondo è una cosa che mi commuove ogni volta, soprattutto ora che finalmente L'anno del ferro diventa libro, con le amorevoli cure di quella casa editrice (ma soprattutto casa) che si chiama effequ.