Solenni processioni funebri, pianti rituali, sacrifici e offerte in onore dei defunti, complesse pratiche di purificazione, sepolture, cremazioni e mummificazioni, necropoli grandiose erette a immagine e somiglianza delle città dei vivi: ogni società, ogni popolo del pianeta, sempre e a ogni latitudine, si è confrontato con la morte e ha cercato di renderla meno traumatica, facendone un momento di passaggio condiviso all’interno delle comunità. Oggi invece l’Occidente, accecato dall’illusione di un benessere infinito, opera una rimozione sistematica della morte dalla vita quotidiana e dall’esperienza di tutti, tramutandola in un fantasma indicibile con cui ciascuno si trova a combattere da solo.
Il grande libro della morte ripercorre i miti, i riti, le credenze e le tradizioni funebri che hanno accompagnato l’umanità fin dall’alba dei tempi. Esamina come nel tempo sono cambiati gli atteggiamenti individuali e collettivi nei confronti della morte, vista come un confine naturale dell’esistenza nel mondo antico e nel Medioevo per poi diventare un tabù nell’età moderna. Racconta la lunga tradizione di filosofi e scrittori che hanno sottolineato come l’accettazione della nostra mortalità sia la chiave per dare un significato alla nostra esistenza. Rintraccia gli influssi della morte sull’arte figurativa, sul cinema e sulle serie televisive. E approda all’oggi: un’epoca in cui i progressi della scienza e della tecnologia ci spingono a ripensare in nuovi modi l’essere umano, e figure ibride come i cyborg e il movimento del transumanesimo aprono le porte a possibili forme di parziale immortalità. Un’epoca in cui è sempre più pressante la richiesta di un supporto medico e psicologico per i morenti e i loro cari; in cui è più che mai necessario ristabilire un rapporto maturo e consapevole con la morte.
Il grande libro della morte ci sfida a caricare nuovamente di senso la nostra più grande paura, restituendo l’antico alone di sacralità a questo confine e, al tempo stesso, pensandolo come un passaggio naturale dell’esistenza. Perché è solo guardando negli occhi la nostra fine che possiamo vivere pienamente.
Riti e tabù, miti e film, l’immortalità dell’anima promessa dalle religioni e l’immortalità della mente promessa dalla tecnologia: questo libro racconta la morte ieri, oggi e domani.
Scritto da una psicologa e docente universitaria, e si vede. Una lettura pesantissima, quasi illeggibile, pagine e pagine dove si parla del nulla, con qualche spunto vagamente interessante qua e là. Ammetto che non sono riuscito ad arrivare alla fine in quanto mi sembrava di buttare via del tempo prezioso.
Stimo molto l'autrice di questo libro che è psicologa esperta in Death Studies, ma il libro -molto denso, con tanti riferimenti- rischia di essere dispersivo. Sicuramente sono presenti tanti spunti, ma i non addetti ai lavori potrebbero trovarlo pesante.
La scrittura spesso risulta poco accessibile e avere conoscenze pregresse di filosofia aiuta sicuramente. Credo che titolo e presentazione del libro traggano leggermente in inganno, non si tratta di una lettura semplice o particolarmente pop, anzi, è un vero e proprio testo di filosofia. Trovo sconcertante che in copertina e sinossi non venga mai citato Emanuele Severino, a cui questo testo è profondamente legato. Detto questo ritengo sia una lettura non semplice ma profondamente necessaria in quanto stimola la riflessione su un tema, quello della morte, che mai come oggi sorprende e lascia senza risposte di fronte alla sua iper-esposizione e allo stesso tempo censura.
Dal titolo pensavo che fosse un libro antropologico su miti e tradizioni legate alla morte di vari popoli sparsi nel mondo e nel tempo. Invece sono 350 pagine di citazioni da filosofi e autori vari riguardo argomenti che, per quanto ho capito, con la morte non hanno nulla a che fare. Incredibilmente noioso.
Un altro saggio scritto male: anacoluti, tempi verbali discordanti, pronomi relativi usati a caso, punteggiatura selvaggia. A parte questo, che non è poco, da una discussione antropologica della morte e dei relativi miti, usi e tentativi di venire a patti, si scivola in vari capitoli di fumosa filosofia dove spesso si perde il nord. Insomma nella mia opinione è interessante a metà.
Libro molto interessante, un bel viaggio che però mi ha annoiato verso la fine. Un po' troppo filosofico negli ultimi capitoli ma riconosco che probabilmente è un limite mio. Lo consiglio ai veri interessati