"Siamo profondi, ridiventiamo chiari. Queste parole di Nietzsche - tanto care a Saba, che le sentiva come un'ideale descrizione della sua stessa poesia possono definire anche le pagine di Marisa Madieri. Più volte la critica ne ha sottolineato la tersa e spietata trasparenza, che lascia apparire integralmente l'oscuro fondo della vita nella limpida superficie delle cose così come sono, acqua cristallina sul cui specchio si disegna la tortuosa geometria delle cavità sottomarine." (Claudio Magris)
Marisa Madieri è stata una scrittrice italiana. In origine il cognome della famiglia paterna (fiumana, ma di origini evidentemente ungheresi) era Madjarić, poi fu modificato in Madierich e successivamente in Madieri. La famiglia, esule dall'Istria, riparò a Trieste nel 1949, e per molti mesi visse in condizioni precarie, insieme a tanti altri profughi italiani, nel campo profughi del Silos presso la stazione ferroviaria. Di questo periodo avrebbe scritto poi nel suo primo libro Verde acqua (Einaudi 1987) in cui narra dell'esodo di Fiume, dell'identità di questa città e di altri fatti legati alla sua infanzia e adolescenza, in cui la memoria è anche ricerca delle proprie radici.
Studiò lingue e letterature straniere a Firenze, dove conobbe lo scrittore Claudio Magris, che sposò e da cui ebbe due figli, Francesco e Paolo. Conseguì anche il brevetto di pilota aereo e svolse opera di volontariato per il "Centro di aiuto alla vita". Scrisse poi altri racconti fra cui uno in forma di parabola, La radura (Einaudi 1992). È considerata una delle voci narranti più limpide delle vicende dell'esodo istriano.