Un bellissimo, se pur breve, omaggio al Sommo Poeta, e al rapporto che - nello spirito - lo univa a Giovanni Boccaccio. Il libro, per quanto ricco di immagini e trovate da regista di grande esperienza, si legge quasi come una sceneggiatura.
(p.s.: ho scoperto che in realtà Avati ha fatto il film su questa storia, che uscirà quest’anno (2022). Quindi il libro alla fine È una sceneggiatura. Un po’ disonesto forse il non averlo neppure accennato nel libro? Non lo so, magari ci sono motivi di diritti d’autore, ma non mi è chiaro).
Avendo io letto già “Come donna innamorata” di Marco Santagata, biografia romanzata di Dante, ho trovato che questo ne è un po’ una copia annacquata. I capitoli sono troppo brevi, le scene troppo sommariamente abbozzate perché lo si possa considerare un romanzo vero e proprio. Almeno, io parlo per me, chiaramente: non lo posso considerare un vero romanzo, perché come romanzo è un po’ pigro. Non è abbastanza.
L’idea poi di aggiungere all’inizio di ogni brevissimo capitolo i dettagli della musica che l’autore stava ascoltando durante la scrittura, o magari come “consiglio di ascolto” relativo alla scena, mi dispiace ma non funziona. È una trovata a servizio più dell’autore che del lettore. Non interrompo la lettura ogni 2 pagine per mettere su un brano di musica classica o jazz, per quanto splendido sia.
Infine, dato che conosco la materia e la storia trattata piuttosto bene, ho trovato che Avati è molto accurato e attento nel descrivere i dettagli storici di cui siamo a conoscenza.
Un particolare: l’autore investe Dante di un “grande interesse per le classi meno agiate, oppresse dai ricchi e dai più potenti”, sentimento che assolutamente non traspare dalla Divina Commedia. Certo, c’è in Dante l’attenzione cristiana alla carità universale, ed è genuina. Ma il carattere di Dante, uomo non nobile cresciuto fra i nobili come Cavalcanti, e inoltre MAI superficiale, è sempre stato istintivamente più elitista che non dalla parte dei "meno fortunati" come vengono chiamate oggi con superficialita' le persone con meno privilegi materiali. Anzi, nel Paradiso Cacciaguida si lamenta del puzzo dei contadini che avevano invaso Firenze un secolo prima di Dante e che l’avevano irrimediabilmente contaminata. Forse, nel “romanzo”, questa sfumatura riflette più che altro le simpatie politiche di Pupi Avati.
Aggiungo che ho comprato il libro perché mi piace molto il cinema di Pupi Avati.