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Il grembo paterno

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Nel corso di una notte fatale, che segnerà per sempre il destino di tutti, Adele, abbracciata a Frida, sua figlia, torna come in un sogno al paese di provincia dove è nata, marchiata da un soprannome, Senzaniente, che è pesato sulla sua famiglia perfino dopo che il padre, Rocco, ha sfidato la miseria e conquistato il benessere. La storia fra Adele e Nicola, il pediatra di Frida - l'uomo di cui si è innamorata e con cui l'intesa inizia a vacillare -, s'intreccia allora alla storia di Adele e suo padre, in una spola sempre più serrata fra passato e presente, dove quello che ci è stato tolto quand'eravamo bambini rischia di diventare l'unica misura di quello che chiederemo al mondo. Mentre nessuno dei personaggi indimenticabili di questo romanzo riesce a tenere stretto quello che è convinto di desiderare, l'intrinseca violenza delle relazioni si mescola alla loro intrinseca dolcezza. E una televisione sempre accesa si prende gioco dello sforzo di tutto di credere alla proprio esistenza. Chiara Gamberale, per scrivere il suo romanzo più ispirato, scende all'origine delle nostre domande sull'amore, in quella terra scoscesa dove abbiamo cominciato a essere la persona che siamo.

224 pages, Kindle Edition

First published October 1, 2021

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Chiara Gamberale

36 books387 followers

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358 (36%)
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117 (11%)
1 star
37 (3%)
Displaying 1 - 30 of 104 reviews
Profile Image for Patrizia.
536 reviews165 followers
November 11, 2021
Il fantasma di un padre idolatrato da cui si sente tradita, la bulimia, la maternità con fecondazione artificiale, l’incapacità di avere una relazione stabile, il lockdown. Migliora nella seconda parte, ma non mi ha convinta.
Profile Image for Elisa.
952 reviews12 followers
May 4, 2022
Un libro che non ho molto apprezzato. Forse i troppi temi trattati (bulimia, adolescenza, maternità surrogata, famiglie separate..) o forse per il continuo cambio di tempo (Adele oggi, Adele nel passato).
Mi ha anche un po disturbata la mancanza di discorso diretto e il dialetto (che per me non era molto comprensibile).
Non il miglior libro dell’autrice.
This entire review has been hidden because of spoilers.
71 reviews
January 9, 2022
Un romanzo denso, un viaggio interiore nel corpo di una donna, mi verrebbe da dire … un corpo che è mente. Quello stesso corpo che è stato lo scenario di tutte le sue fragilità, ma che è anche ciò che è stato capace di generare ciò che l’ha guarita.

Perché “niente ripara se non ci mette a rischio”, sta a noi provarci, “indovinare bene, indovinare male”, inventarci la vita … imparare ad amare.

Ciascuno con i suoi tempi, nel grembo delle nostre origini, trovando la nostra strada. Il nostro modo di ESSERCI.
Profile Image for Clarice.
83 reviews9 followers
February 25, 2022
https://www.instagram.com/p/CaZh7fFso...

Una lettrice qui lo ha definito un "romanzo denso" e penso anche io che sia proprio così: denso per le tematiche trattate - che sono sicuramente difficili: i disturbi alimentari, la maternità, gli effetti della relazione padre-figlia -, ma denso anche per la scelta di come trattarle: forse è perché sono reduce da "Una vita come tante", dove le emozioni sono ben snocciolate, ma ho trovato il linguaggio un po' troppo da interpretare alcune volte. È sicuramente un testo che solleva tante domande e riflessioni - e questo è un pregio -, ma mi ha lasciato anche "confusione"; non escludo, però, che sia perché alcune sue tematiche mi toccano personalmente, perché mi ha un po' "scombussolata".

La famiglia è la prima "società" dove ci muoviamo, all'interno della quale impariamo regole e comportamenti, ma dove anche assumiamo un ruolo,"un posto a tavola", inconsapevolmente, in un gioco di specchi e di contrasti. Adele è l'unica figlia femmina in casa e, a differenza di sua madre, non riesce a reggere il "silenzio" o, meglio, quello che in una famiglia il silenzio dice, le "presenze" che nasconde: reagisce portando "allo stremo" suo padre, con le parole, come se farlo infuriare a cena riuscisse a placare poi ogni cosa. E così, mentre assume un ruolo che forse ci si aspetterebbe più da sua madre, si sente "l'unica" per suo padre: a reggere le sue sfuriate, il suo carattere, e quindi anche il suo amore. È però un amore che non la sfama mai, perché per lei non c'è davvero spazio - perché, mentre combatte con "quel silenzio", le sue esigenze sono sempre silenziate: è più una lotta, dove si spostano continuamente i confini di un equilibrio, un amore "da fiato corto".
Capire che non è quel "modo d'amare" che la fa stare bene, da ricercare, è qualcosa di difficile e che passa anche dal sottrarsi da quel "posto a tavola", dal ruolo di chi si presta a raccogliere ogni cosa o ributtarla fuori, di chi si presta a prendere il ruolo che hanno bisogno gli altri; è qualcosa che passa anche dallo slegarsi e quindi dall'idea della solitudine, forse.
Che passa dal trovare il proprio concetto di "restare accanto a qualcuno", un concetto che non faccia male. Dove restare è in un "luogo" dove, anche quando vorresti essere altrove, rimani e non perché ti manca qualcosa o hai paura delle “presenze”, non perché non vuoi fare domande o sentirne, ma perché vuoi continuare a "indovinare bene, a indovinare male, a inventare la vita, a imparare l'amore" lì. Dove scegli di restare, anche se ti potresti slegare.
Capire che non è quel "modo d'amare" che la fa stare bene è qualcosa di difficile e che passa anche dal "pretendere", anche per se, nei suoi confronti, quell'amore.

"Avere voglia di esserci, anche se, proprio perché, quella persona c'è.
La fatica disumana, e però irrinunciabile, di esserci."


Nota a margine: i dialoghi di Nicola, dopo il primo o il secondo che ti lasciavano magari anche favorevolmente stupita, li ho trovati poi insopportabili (in alcuni sensi anche subdoli); non so se è così, ma penso che si volesse rendere l'idea delle parole "vuote", di un altro tipo di silenzio in una relazione da rifuggire.
144 reviews1 follower
January 20, 2022
Non è un libro facile, questo.
In alcune parti mi ha devastato, in altre forse non l'ho capito fino in fondo, perché non sono riuscita a immedesimarmi nella protagonista, perché non conosco molte delle sue sensazioni.
Adele parla di tanto, anche se a tratti sembra non parlare di niente: una famiglia tradizionale, in un piccolo paese, un padre che non aveva niente e che si è costruito una fortuna, una madre che dice sempre "sì". Adele cresce sentendosi l'unica, con tutto il peso delle aspettative connesse, cresce galleggiando in un amore paterno viscerale e pericoloso. Conosce l'innamoramento, le amiche che se ne vanno, i disturbi alimentari (di cui parla in modo magistrale, trasparente, devastante). Prova a uscirne, inciampa, vede suo padre forse per la prima volta, fa carriera. Poi ha una figlia e la sua vita cambia. Da affamata diventa qualcuno che sfama. Lei che ne voleva sempre "ancora", impara a dire basta e capisce che a volte crescere non è accumulo, non è avere di più, ma lasciare andare, perdere.
Profile Image for Valitza.
157 reviews3 followers
January 22, 2022
Non mi aspettavo di trovare un libro con questa profondità , non so perché.. ero stupidamente prevenuta.
Parla di tanti temi serissimi, la bulimia, il rapporto che hanno i propri genitori che condiziona la visione del nostro mondo, l'importanza di una buona amicizia, la maternità e i pensieri controversi che ne nascono, la difficoltà di trovare una buona relazione se si ha poco amore di sé.
La scrittura mi è piaciuta molto, frasi corte e dense, incisive.
Penso che approfondirò l'autrice.
Profile Image for _nuovocapitolo_.
1,127 reviews34 followers
June 14, 2023
L’ultimo felice lavoro di Chiara Gamberale è un racconto di contenuti e contenitori, di piatti pieni o miseramente vuoti, di abbondanza e carestia.
Di figure e persone, personaggi e protagonisti.
Una storia che comprende madri e padri, figli e famiglie, eventi e accidenti; povertà e ricchezza, amicizie e amori, passeggiate a manina o passioni sensualmente travolgenti.
Ancora: la vita come accade, i Natali, le Pasque, i Capodanni, le relazioni furtive, le emozioni nascoste, le canzoni dell’epoca, i tristi e miseri rotocalchi televisivi di gran successo, le chat di gruppo e i gruppi di lavoro, le unioni riuscite o disunite, le apparenze da salvaguardare, le scelte rimandate all’infinito nei tempi a venire, di tutto, di più. O meglio, tutto o niente.
Croce e delizia, come è sempre l’esistenza: poiché più spesso croce, allora è un’esistenza stile “mai una gioia”, senza niente. Senzaniente. La saga dei senzaniente.
Solo che a scriverlo tutto questo, ed a scriverlo bene, compenetrandoci con il narrato della protagonista principale, dandole un senso ed una morale, rendendolo una bella lettura, una buona storia scritta meglio ancora, è una scrittrice forte, agile, fluente, che ci riporta adesso qualcosa.
Chi conosce i titoli precedenti dell’autrice, ne riconosce un paio da quanto appena detto, che esemplificano al massimo il senso dell’ultimo lavoro.
Poiché questo romanzo è uno step successivo, un gradino qualitativamente più alto di quello già eccelso di partenza, qui la scrittrice romana appare più matura, completa, profonda.
“Il grembo paterno” di Chiara Gamberale è un ben più di adesso e qualcosa: lo è perché dice molto, non solo qualcosa, e andando su e giù nel tempo, non solo adesso; per i tempi oscilla tra adolescenza e maturità, per la quantità enumera tutto quanto costi e comporti il passaggio dall’uno all’altra condizione, e viceversa.
La protagonista, Adele, dapprima adolescente e poi giovane donna, col suo narrare in prima persona, che pare un continuo intercalare da un punto all’altro, di palo in frasca, dice il suo e un attimo dopo ripete il detto altrui o i rumori di sottofondo della scena con una onomatopea impressionante, ci porge in realtà un discorso preciso, un descrivere accurato, un eloquio diretto mirato al dunque, con il proprio idioma, i suoi modi di dire particolari ed intensi, talora struggenti nel riportare il suo vissuto.
Chiara Gamberale, con sensibilità e pudore, soprattutto con rispetto e riguardo, si pone in ascolto di quanto la sua protagonista le confida da pari a pari, da donna a donna, e lo fa con attenzione, cioè proprio con l’attributo che sempre è mancato a Adele: l’attenzione.
Tutti necessitiamo di attenzione, e di tutto quanto questo comporta, perché tutti noi per indole ci innamoriamo, le donne più degli uomini, le bambine addirittura iniziano prestissimo innamorandosi del principe azzurro più bello del mondo, il proprio papà, e non vedono l’ora di crescere per poterselo sposare, e guai a chi, senza merito, senza ruolo o virtù, osa mettergli gli occhi addosso.
Tutti ci innamoriamo, prima o poi, più prima che dopo, tutti abbisogniamo di interesse, premura, riguardi, la vita stessa pretende che i viventi si innamorino, e l’amore inevitabilmente, quasi per definizione, ci rende fragili, cagionevoli, vulnerabili, e ciò che si incrina pretende attenzione per non infrangersi, forse silenziosamente o in modo attutito, ma sempre dolorosamente.
Crescere significa coltivare un terreno brullo, serve il giusto concime, l’amore, in mancanza del quale il grano soffoca e la malerba prospera.
“…Quello che ci guarisce, è quello che ci ammala.”
“Il grembo paterno” in estrema sintesi altro non è che un ribadire forte di quanto il contesto in cui si cresce affettivamente influenzi il nostro divenire, quello di chiunque, permettendo un equilibrato evolversi della persona o, all’inverso, lasciandoti letteralmente senza niente.
Perché nessuno nasce imparato, e ciascuno è una tabula rasa all’origine dell’esistenza, possiamo efficacemente forgiarne l’anima, riempiendo il quadro vitale di cenni lievi, colorati con brio o a tinte dolci, lineari, affettuose, educare coloro affidati alla cura parentale con attenzione, comprensivi, coerenti, partecipi e presenti. Fornirli di un bagaglio di immagini e sensazioni positive con cui alimentare la loro crescita, la loro autostima, perché sbaglino tranquillamente mille volte nell’imparare a vivere, e ogni volta riprendano il cammino, con le ginocchia sbucciate e l’animo più forte ed esperto, sempre fiducioso nel meglio a venire.
“…nessuno ha quello che si merita: ma ognuno di noi può avere quello che spera di meritare.”.
Perciò chi cresce figli con relativi onori ed oneri deve tracciare nei particolari disegni a linee graziose, accurate, idonee a rendere un insieme gradevole, confortevole, delizioso, per delineare non un quadro idilliaco, sarebbe utopistico, troppi i parametri da far collimare alla perfezione, ma più spesso un habitat semplicemente umano, un lessico familiare normale nelle intenzioni e nelle azioni.
Succede invece che, a colpa o a ragione, qualcuno si ritrovi purtroppo a vergare graffi rabbiosi, con tinte nere, distribuite a caso con spatole a punte scheggiate, in grassetto feroce: ne deriva allora una tela cupa quando non lacerata, un urlo più che una immagine, un vero disastro, e la conclusione disperata e disperante, in alterna misura, è conseguenziale. Ancora, peggio ancora, è il non disegnare nulla, assolutamente nulla, non aggiungere niente, il resto di niente: questa è l’ignavia di comodo, quella che ti assolve, come se non fosse di nostra stretta pertinenza, quasi avessimo già dato abbastanza. Quanto ne deriva è lasciato assolutamente al caso, e se stramberie, insensatezze, fatti insoliti ne derivano, non è cosa di cui preoccuparsi, sono solo ragazzate. O invece tragedie.
Amare è una cosa seria, crearsi una famiglia con amore lo è ancora di più, è un genere di amore cui si cumulano ai sentimenti i bisogni pratici da soddisfare, almeno quelli primari, e questo ti assorbe, spesso completamente, ti porta via tempo e testa da dedicare alle attenzioni. Ed a non farsi distrarre. La famiglia contempla figli per discendenza diretta: le linee diritte pretendono esempi lineari, non rette spezzate, ma coerenti, esemplari, equazioni chiare e verificate.
Elementi discordanti disorientano, predicare bene e razzolare malissimo svia, confonde, disturba già dall’origine, nel grembo materno, figuriamoci poi in epoca delicatissima e vulnerabile quale sa essere l’adolescenza di chiunque, allorché magari l’incoerenza dell’esempio genitoriale è palese. Particolarmente gli uomini, i padri, chissà perché proprio ai tempi dell’adolescenza dei figli eccellono nel porgere questa distorta immagine che risulta dal loro agire, anche il grembo paterno, perciò, ha le sue belle responsabilità in proposito, fallendo nel ruolo precostituito di guida, di esempio, di rettitudine di mente e di azione.
A lungo andare, certe circostanze si palesano per quello che sono, infidi tradimenti, uno sconquasso nella fiducia ciecamente riposta e vilmente tradita, un estremo insulto, un oltraggio che nell’insieme provocano disorientamento, discrepanze, disturbi dell’anima, fenomeni che si manifestano poi in disordine inverso, una cosa ed il suo esatto contrario, come la bulimia o l’anoressia, che si rivelano in tutta la loro drammaticità appunto nell’epoca più delicata e vulnerabile tra le età umane, l’adolescenza. Disordini alimentari che risultano tanto diffusi tra i giovani in quella stagione della vita, tali da diventare oggetto di discussione nelle trasmissioni televisive rivolte a quel target, spesso stolidi rotocalchi che spettacolarizzano, sotto una veste amichevole o di servizio, i tanti guasti arrecati all’anima da un’incuria genitoriale.
L’adolescenza, la primavera della vita, che per qualcuno primavera non è esattamente, diviene allora l’età in cui puoi avere tutto, ma in realtà non hai nulla, nemmeno il resto di niente, sei solo e soltanto una ragazza senza niente, che prova inutilmente a riempire le proprie carenze con compulsiva ossessione, con veemenza, una Signorina Ancora, ancora e ancora, senza fine.
Adele è una giovane che ha vissuto la propria adolescenza in maniera tanto particolare da ridefinirla “adelescenza”. Originaria di un piccolo paese di una piccola provincia, come dire un borgo vicino ad una Piccola Città, è cresciuta come tanti suoi coetanei con i sogni ed i desideri tipici delle sue coetanee, gli studi, gli amici, i pochi svaghi, le trasmissioni televisive che vanno per la maggiore negli anni in cui si svolge l’azione, il mito per la Grande Città, la metropoli oltre la provincia, quindi.
La ragazza è la prima figlia, ha due fratelli gemelli minori di lei, e la sua è una famiglia speciale del paese, poiché una volta il papà, allora piccolo bottegaio di alimentari, a malapena sbarcava il lunario, portava avanti la sua famiglia con fatica, privazioni e sacrifici, tanto che erano conosciuti come una famiglia tanto povera da non possedere nulla, quindi, dei ”senzaniente”, appunto, come erano additati con una punta di velato disprezzo. Senonché il padre, a prezzo di fatiche e sacrifici, riesce a fare il gran salto sociale, si ritrova padrone di un supermercato, ma il palese miglioramento economico suscita sempre inevitabile livore, gelosie ed invidie nelle piccole, e pettegole, comunità, per cui il disprezzo non accenna a diminuire, viene semplicemente celato. Le cose si ripercuotono sulla famiglia, prima sul genitore, provocandone un sottile ma incisivo cambiamento, poi con strazio e dolore in Adele, disturbandone la vita. Paradossalmente, Adele farà dei suoi disturbi materia professionale, finendo per andare a vivere nella Grande Città, come nei suoi desideri giovanili. E divenendo madre di una bimba, Frida, concepita senza genitore, con inseminazione artificiale all’estero. Una famiglia completa però richiede dei ruoli precisi, delle presenze fisse: Adele prova la chiusura del cerchio con Nicola, un medico già legato con moglie e figli. Sono i giorni del primo lockdown, la grande città densa di traffico, di gente, di animazione, si chiude in casa, ognuno resta solo e staccato dai suoi affetti; ma la reclusione forzata è invece un’occasione, una opportunità, un’apertura per Adele, che realizza che quanto in effetti vive, è una replica, una rivisitazione mal riuscita, un buffering che rischia di protrarsi all’infinito, impedendo il normale scorrere dello streaming della corretta crescita della sua figliola:
“…quella fuori dalla finestra, adesso ero io.”
Frida, la sua bimba ha bisogno di ben altro che cure parentali: non quanto può dare un amico dottore, ma di un balsamo che è panacea universale, l’amore. Amore quello vero perché esclusivo.
Chiara Gamberale lo afferma forte e chiaro, in bella grafia: con amore, nessuno è un senza niente.
Profile Image for Naomi.
22 reviews
January 21, 2022
Libro nello stile della scrittrice. Ogni volta che si legge un suo libro si riesce a tirar fuori qualcosa di sé e del proprio passato/vissuto. La tematica della famiglia, dell'adolescenza e della genitoriali è molto forte. Il libro è attualissimo, con riferimenti ai lockdown del 2020.
Profile Image for Rosalinda.
107 reviews35 followers
May 25, 2022
Che bello questo romanzo. si fa leggere velocemente, in maniera leggera, nonostante il contenuto, la bulimia, l’adolescenza, la famiglia, la maternità, l’amore, sia difficile. Bello anche l’audiolibro su storytel.
Profile Image for Beatrice.
73 reviews
June 7, 2023
Chiara Gamberale si porta dietro in tutti i suoi libri non solo uno stile e delle atmosfere chiaramente riconoscibili, ma ripercorre anche in varie sfumature gli stessi temi: gli amori difficili, i disturbi alimentari, il rapporto genitori-figli, la ricerca di sé che non ha mai fine.
Alla lunga riconosco che possa risultare ripetitiva, se non proprio un disco rotto, a meno che come me non siate particolarmente affezionati ai temi su cui imperterrita sempre si accanisce.

In questa storia protagonista è Adele, che ha sviluppato in adolescenza una bulimia da ricondurre a un rapporto malsano con il padre, e che ha a che fare adesso, a 40 anni, con una figlia concepita con inseminazione artificiale e cresciuta in solitaria, e una relazione con il Dottor Attanasio, pediatra della bambina, nonché uomo sposato con una famiglia sua.

In un continuo botta e risposta tra passato e presente si tesse lentamente quel filo che tiene insieme tutto - infanzia, adolescenza, disturbo alimentare, maternità, e pattern relazionali -, in una ricerca ossessiva di sazietà per una fame che fa fatica a essere placata, perché ha origini troppo antiche.
Profile Image for Francesco Ricci.
11 reviews
March 22, 2024
Un libro che gli uomini dovrebbero sicuramente leggere , per capire i numerosi meccanismi di profondità che subentrano nell’universo femminile.
Ho apprezzato altrettanto l’idea di aver utilizzato in alcuni frammenti della storia l’uso del dialetto , andando a enfatizzare ancora di più la personalità dei personaggi.
Mi è piaciuto molto e merita di essere letto a
Profile Image for Ele R.
16 reviews
June 17, 2024
Tante tematiche, l’una incatenata all’altra. Si parla di padri, madri, legami tossici e legami veri, di amicizia e amore - tanti tipi di amore - di bulimia, di maternità, di solitudine.
Un libro che pagina dopo pagina ti fa emozionare e ti racconta la storia di Adele. E quando arrivi all’ultima pagina, questa Adele, sembra essere diventata la tua migliore amica.
Profile Image for Roberta Ciabattini.
72 reviews3 followers
August 18, 2023
Questo libro mi ha toccata nel profondo sorprendendomi pagina dopo pagina. Non era assolutamente quello che mi aspettavo, ma è stato bello ricredersi. Un romanzo forte e crudo con tanti temi delicati, un viaggio interiore di una donna molto difficile da accettare. TW per disturbi alimentari
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Francesca Rauseo.
66 reviews6 followers
June 1, 2023
Un romanzo intimo alla ricerca del significato più intrinseco dell’amore.
Profile Image for Giada Pecorale.
102 reviews
April 6, 2025
i temi che tratta la gamberale li sento sempre troppo vicini a me💔
Profile Image for ali.
44 reviews1 follower
August 24, 2024
praticamente una seduta di terapia, bellissimo, penetrante, commovente e che fa arrabbiare allo stesso tempo
wow
Profile Image for Virginia.
295 reviews33 followers
January 19, 2022
TW DISTURBI ALIMENTARI: questa è la prima cosa da sapere se volete leggere questo romanzo. Il tema centrale è il rapporto della protagonista con il padre, ma il fatto che io sia riuscita a finirlo (di solito sto troppo male quando leggo romanzi a tema rapporto padre-figlia e non riesco a continuare) indica che non mi abbia trasmesso poi gran che. Abbastanza godevole, un po' piatto, niente di che. Ho apprezzato il riferimento al lockdown di marzo 2020 perché ho scoperto di avere bisogno di leggere ambientazioni del "nuovo mondo" post-Covid.
Profile Image for Giulia De Sanctis.
67 reviews
July 19, 2025
Adele si ritrova a parlare della fine di un amore e dell’inizio di un altro, ben diverso che è fatto per durare tutta la vita, l’amore per Frida sua figlia.
Adele ci racconta tutto questo passando attraverso il passato, la sua vita, la sua malattia. Soffre infatti di bulimia, che è stata innescata a causa di tutta una serie di motivazioni, di presenze.
In realtà è tutto molto legato al rapporto che lei ha con suo padre.
Profile Image for Librangolo.
114 reviews2 followers
December 6, 2021
Si è soliti dire che l’attesa del piacere, è essa stessa il piacere. O di quello che tu immagini o speri, possa rivelarsi tale. L’ultimo libro di Chiara Gamberale, scrittrice che, lo dico subito, seguo e apprezzo da anni, è stata la conferma che aspettare con gioia un suo nuovo lavoro, non sia mai un azzardo e cosa più importante, un piacere disatteso, semmai sempre nuovo e che fidelizza ogni volta l’ammirazione per una delle donne più capaci e sensibili del nostro panorama letterario.
Ne “Il Grembo paterno” troviamo tutti gli ingredienti che, chi conosce già i suoi precedenti piatti forti - intesi come libri – ama gustare e in questo, i vissuti dei personaggi si alternano tra di loro in uno spazio temporale che corre sul filo dell’attualità di questi tempi vissuti a difenderci dal mondo fuori, ammalato e da cui sottrarsi, e dell’epoca bambina e adelescenziale, parafrasando il nome della protagonista Adele, in cui centrale è il rapporto tra lei e il padre, che con un punto di vista originale e maturo, vuole soffermarsi su quella che a volte è l’origine non fisica in questo caso, ma mentale, della nascita di una serie di codici comportamentali che assorbiamo come e più del latte materno, attraverso la presenza, nei primi anni di vita spesso un po' sottovalutata, della figura paterna e che svela molto di ciò che forma, blocca, valorizza, teme, emoziona, odia, ama una donna, in tutto il suo percorso di crescita e anche molto più avanti, specie quando a sua volta diventa genitore, ma anche tenendo conto se non lo fosse diventata.
Qui la mia recensione:
librangolo.altervista.org/il-grembo-p...
Profile Image for Morgana Grancia.
86 reviews128 followers
April 10, 2023
Chiara Gamberale che sta diventando la mia scrittrice-casa, uno di quei nomi che si insinuano facilmente nello zaino quando vado via, che si avvinghiano e si fanno trascinare dalla mia caviglia destra, ogni volta che mi allontano. "Il grembo paterno" è diventato subito uno di quei titoli che ricorderò come tra i più belli di quest'anno, tra disturbi alimentari, relazioni assurdamente belle e assurdamente dolorose, quella costante sensazione di non esserci mai, davvero.

Chiara Gamberale è una di quelle donne elettriche che non stanno mai bene, una di quelle come me, che leggono per capirsi e scappano per non farsi leggere, dagli altri. Grazie, Chiara. Io qui dentro ho vissuto un nuovo amore, uno di quelli passionali che bruciano subito, un viaggio in treno, ho dormito con chi pensavo di amare, senza sentire assolutamente nulla. C'è così tanto in queste poche pagine che mi è sembrato di esplodere. Preparatevi.
6 reviews
September 26, 2024
Primo libro che leggo dell'autrice e molto probabilmente anche l'ultimo: se il suo stile di scrittura è sempre questo (ditemelo voi) ci rinuncio.
Ho avuto grandi difficoltà a seguire i dialoghi, sia a causa del dialetto inserito insistentemente (che non comprendo), sia per lo stile di scrittura in sé molto caotico dove non è chiaro chi sta affermando cosa.
Pagina dopo pagina è diventata una lettura sempre più frustrante, al punto di saltare direttamente a quelle conclusive e finirla lì.
Profile Image for Gaber Patanè .
33 reviews2 followers
May 3, 2024
1.5⭐
La questione è questa: l'idea alla base del libro è molto bella, ma è scritto in un modo che a me ha messo un senso di irrequietezza spiacevole. Non irrequietezza per gli eventi o i personaggi, ma una pressione a correre nella lettura.
Incalzante.
Ecco.
Il romanzo è incalzante in modo fastidioso.
Profile Image for Giulia.
141 reviews9 followers
December 30, 2021
Il suo capolavoro.
Potente e introspettivo. Ti scava dentro.
Profile Image for Simona Bembo.
69 reviews
January 16, 2022
Che dire, splendido e autentico come poche cose che abbia letto in vita mia. Ogni figlia femmina, e uso l’aggettivo non casualmente, farebbe bene a leggerlo per capirsi un po’ di più.
Profile Image for Roberta.
27 reviews3 followers
February 25, 2022
Alcuni spunti e riflessioni interessanti ma in generale stile stucchevole e irritante che non mi ha mai convinto
Profile Image for Rita  Capuano .
17 reviews1 follower
July 9, 2023
Un libro che sicuramente "bussa al sangue" ma forse il mio non è ancora abbastanza maturo per comprendere la crescita di Adele, a cui però ho voluto un gran bene
Profile Image for Giovanni Attanasio.
Author 13 books17 followers
Read
July 31, 2024
Ho avuto dubbi su questo libro e li ho ancora. Secondo me fa bene ciò che deve, anche se potrebbe farlo meglio, ma il discorso è che— per dirla bene— "è troppo italiano": c'è un po' di quella retorica da serie tv nostrane, modi strani di approcciare certe cose. Una trasposizione in serie per la Rai è praticamente immediata— decidete voi se lo considerate un bene o un male.

E dopotutto mi ha un po' fregato— in senso direi buono— perché c'è dentro un tema, un certo maledetto tema che mi fotte sempre. Stesso tema di una lettura recente ossia Breasts and Eggs che però mi ha colpito con troppa più forza. Mi viene allora sempre quel pensiero, quel dubbio strano: ma perché i libri italiani sembrano sempre un po' meno degli altri? Che manca, loro? Lo sono davvero, meno, o è un modo di proiettare paure e insicurezze mie personali? Perché io la paura di essere un po' meno rispetto agli altri ce l'ho, inutile mentire. Questa paura mi viene soprattutto quando leggo libri italiani, perché ho il terrore che mi venga detto ciò che sento ogni tanto dire in merito alla letteratura nostrana, quella dei grandi editori: "bello sì, qualche parte ottima, però poi boh me lo dimentico, pare che non parlano mai di niente".

ps. Ovviamente questo libro non è colpevole di nulla, non è l'origine di questi miei dubbi o queste mie riflessioni, ma solo un motivo per tirarli fuori. Alla fine leggo sempre "da scrittore" e quando un libro è italiano, per il mercato italiano, mi sembra tutto pruriginoso e pericoloso perché sembra che in qualche modo "l'avrei potuto scrivere io" e mi pare di diventare più cattivo perché me la piglio pure un po' con me stesso che non so se, oltre a lamentarmi, sto facendo qualcosa con la mia scrittura per cambiare questo senso di "però poi boh me lo dimentico di averlo letto".
Displaying 1 - 30 of 104 reviews

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