Questo romanzo è sublime. Ho amato la cura che dell'autrice per i dettagli storici, si evince la sua passione per la storia. Ho scoperto diverse cose e avvenimenti di cui ignoravo l'esistenza. La sua cura per i dettagli è così profonda che sembra di guardare un film: nulla è lasciato al caso, è tutto perfetto, al posto giusto. I personaggi sono bellissimi. Ben è, ovviamente, il mio preferito. Tormentato, arrabbiato con il mondo, maschera un dolore incredibile. Lo stesso dolore che poi lo spinge ad arruolarsi, anche se scoprirà che scappare non è la scelta giusta. Mi è piaciuta molto anche Liesel, dolce eppure caparbia, ha affrontato il suo destino a testa alta. Ho odiato Felix con tutta me stessa, invece, ma anche questo fa parte del gioco e denota maestria nella caratterizzazione dei personaggi. L'intreccio lascia a bocca aperta e le descrizioni evocative travolgono il lettore trasportandolo direttamente nella storia. Io ho apprezzato tutto, anche le scene più crude. Soprattutto le scene più crude. Consiglio questo romanzo a tutti, perché non è solo uno storico curatissimo, ma è anche una storia di formazione e di crescita interiore.
Beatrice Simonetti ha un talento inspiegabile nel riuscire a trasmettere le emozioni attraverso semplici parole scritte su carta. E con questa sua terza uscita, “Il fiume di nessuno“, non è sicuramente da meno. Una lettura che fa commuovere, che spezza il cuore, ma che fa anche riflettere tanto: ogni singola sensazione, positiva e negativa, è stata presa ed è stata rimescolata all’interno di una storia a cui non manca nulla, perché è perfetta così com’è.
Dove c’è Beatrice, c’è sempre una sorta di garanzia, non troverete mai nulla di troppo semplice o banale. Mette sempre tutta se stessa nei romanzi che scrive e lo si nota fin dalle prime righe: non sono libri che potrebbe scrivere chiunque.
I romanzi storici non sono per tutti, è vero, ma “Il fiume di nessuno” dovrebbe essere letto da chiunque. Ambientato nella Prima Guerra Mondiale da un punto di vista decisamente nuovo, quello della Germania, è un romanzo dove la guerra fa da cornice a un amore nato tra le stessi pareti di casa, a un’amicizia solida e fragile allo stesso tempo, a fotografie di ricordi passati; ma soprattutto, fa da sfondo alla storia di tre ragazzi che, nel periodo migliore della loro giovane età, si ritrovano a vivere e a sopravvivere a un dolore indescrivibile, ai sensi di colpa che li mangiano dall’interno e che, come lame affilate, li infilzano lentamente, lasciando al lettore un senso di vuoto parola dopo parola. Perché la guerra è principalmente questo, è perdita, e Beatrice Simonetti la descrive in tutta la sua crudeltà e spietatezza, senza tralasciare nulla.
La narrazione in terza persona alterna momenti presenti a flashback che cercano di spiegare il passato dei protagonisti, che sono principalmente Benjamin, Felix e Liesel.
Benjamin e Felix sono amici da anni e insieme sono partiti alla volta di una guerra in cui soltanto Ben crede. Il lettore vivrà e vedrà con occhi differenti il significato che la trincea, gli spari e l’odore di morte hanno per entrambi, mentre a casa ad aspettarli c’è Liesel, la sorellastra di Ben di cui Felix però è innamorato. Un viaggio attraverso la crudeltà dell’uomo, tra l’incertezza, la paura e il senso di vuoto che ogni colpo di pistola non diretto contro se stessi provoca. Non si riesce a fare a meno di venire catturati dalle parole dell’autrice, fino a non distinguere più la realtà dalla parola scritta.
Beatrice Simonetti ha questa capacità di farti vivere i suoi romanzi in prima persona, lasciandoti sempre addosso strane sensazioni contrastanti. I suoi romanzi sono difficili, crudi, ma sempre emozionanti. I protagonisti dei suoi libri non sono soltanto personaggi, il lettore non riesce mai a distaccarsi completamente da ciò che legge, da quello che loro vivono, perché in qualche modo viene sempre trasportato all’interno della storia stessa, in balìa del corso degli eventi. Per uscire (quasi) del tutto bisogna aspettare di girare l’ultima pagina, e a volte non è neanche detto: a volte i personaggi di Beatrice te li porti dentro anche quando torni alla vita reale.
Sarà che narra sempre di vicende vere, sarà che riesce a trasmetterti gli odori, i colori, i rumori di cui parla con così tanta facilità che a volte è impossibile distinguere quello che leggi da ciò che vivi davvero, ma quando ti catapulta all’interno delle sue storie, non c’è via di fuga. Ecco perché forse trovo impossibile non amare i suoi libri, che puntualmente divoro con una velocità sovrumana (nemmeno io a volte mi capacito di come ci riesco).
Ho amato i colpi di scena, che mi hanno tenuta ancora di più incollata alle pagine. Ogni mistero viene svelato con calma, ogni segreto esce fuori al momento giusto e il lettore non ha mai un attimo di tregua, ritrovandosi sommerso dalle emozioni più contrastanti.
Niente è lasciato al caso, ogni cosa accade per una ragione. Tutti i personaggi hanno il loro inizio e la loro fine (triste o felice che sia), il loro cambiamento nel corso della storia non è improvviso ma motivato, arriva gradualmente ed è qualcosa di inevitabile: perché la guerra non solo ha cambiato il modo di vivere di milioni di persone, ma le ha cambiate definitivamente anche dentro. E il lettore se ne rende conto man mano che va avanti con la lettura, trovando uno sguardo diverso, una parola di troppo, qualcosa che prima non c’era; con amicizie che si spezzano, vite che vengono portate via, amori che sbocciano con la forza di un uragano e che con la stessa intensità vengono spazzati alla deriva.
“Il fiume di nessuno” è un romanzo che ti entra dentro, nelle ossa. Si permette di distruggerti, di lacerarti dall’interno, di attaccarsi alle viscere per non lasciarti mai più andare. Anche a distanza di giorni dalla fine di questa bellissima ed emozionante lettura, ogni volta che mi ritrovo a pensare alla storia di Ben, Felix e Liesel, mi sale addosso una malinconia (per essere arrivata alla conclusione) e un’altra strana sensazione alla quale non saprei che nome dare, se non meraviglia. Perché questo libro può essere descritto in un solo modo: meraviglioso.
4,5 ⭐ Leggere questo romanzo mi ha messa emotivamente a dura prova. Mi dovevo forzare a leggere qualche capitolo, prima di richiudere il libro e rimandare la lettura al giorno dopo. Non perché il libro fosse scritto male, non perché non fosse interessante o lento, ma perché nel momento in cui i miei occhi iniziavano ad addentrarsi tra le righe, quello che mi invadeva erano i rumori della guerra, l'odore del sangue, i corpi che cadevano a terra mutilati, la disperazione e il senso di precarietà che contraddistingue la vita umana e che la guerra è in grado di sottolineare nel modo più violento possibile. Considerando, poi, che la mia sensibilità, in questo periodo, non era pronta a sintonizzarsi su una storia così potente, è stato inevitabile soffrire durante la lettura e trascinarsela dietro per giorni. Ne consegue, dunque, che l'autrice ha scritto una storia potente, totalizzante e accurata senza mai diventare eccessiva in nessuno dei suoi elementi. L'autrice non si è limitata a narrare una storia contestualizzata in uno spazio e in un tempo ben definito, ma è come se fosse partita dalla Storia e, a un certo punto, avesse puntato l'obiettivo della cinepresa su uno dei migliaia di uomini che stavano contribuendo a fare la Storia, facendocela, quindi, vivere attraverso un pezzo della sua vita. Superata, poi, abbondantemente la metà mi sono anestetizzata abbastanza da silenziare l'orrore della guerra e buttarmi a capofitto nel romanzo, fino a giungere alle ultime meravigliose e indimenticabili righe di un finale, che dire che mi ha appagata e che ho trovato coerente è poco, con il viso completamente inondato dalle lacrime.
Era da tanto tempo che volevo leggere questo libro,non so perché ma già dalla copertina avevo capito che mi sarebbe piaciuto,che mi avrebbe dato tanto e così è stato. Raccontare della guerra non è mai facile,parlare di un tempo che ha lasciato ferite immense e dolori allucinanti lascia sempre un po’ di tristezza e gelo,eppure non manca mai di colpire le parti più fragili dei sentimenti. Ho trovato nell’autrice una persona sincera ed estremamente disponibile ad ascoltare i miei monologhi riferiti alla sua stessa storia,è stato bello poter conoscere la donna che ha scritto uno dei libri che ho sempre voluto spuntare dalla lista e che ora è tra i miei preferiti.
La guerra distrugge e rovina,non lascia niente neanche il ricordo di chi eri. Ti strappa l’anima gettandola nel fiume di nessuno,in un luogo di perdizione che a fatica riuscirai a descrivere se mai dovessi sopravvivere. Morire o sopravvivere,arruolarsi per scappare da una vita che ormai non ha più senso di esistere a causa di un padre crudele,di un segreto celato. Ben lo sa bene,ha visto la morte davanti agli occhi da quando è bambino e ora ormai grande non può poi trattenersi,deve andare. Deve sopperire il dolore con qualcosa di più grande e maledettamente orribile. Un ragazzo che si dona e abbandona alla trincea,ad una condizione violenta e putrefatta,lui che non ha più un cuore e si sente in colpa per essere sopravvissuto al tempo al posto di chi ora non c’è più. La sua esistenza è un incubo,un continuo ritorno al passato che si alterna alle bombe e alle armi. L’unica luce che ha è Liesel….la sua sorellastra,quella speranza che non ha mai smesso di avere ma che ha sempre cercato di spegnere. È una storia contorta,alternata da diversi salti temporali,un amore diverso dal solito non pressante anzi,molto lento e sofferto. Un finale da “ Non può finire così,ci sarà altro “ Liesel è promessa in matrimonio ad un lragazzo che non ama,viene screditata additata e giudicata per l’amore che prova nei confronti di un’altro,di quel ragazzo che l’ha lasciata ed è partito verso l’ignoto,verso la morte. Lei che lo aspetta lui che la ama in silenzio. Loro che hanno imparato a proprie spese che la vita può essere dura e severa,ingiusta ma se vissuta insieme forse può valerne la pena.
Recensione 2025: Avevo letto per la prima volta questo romanzo nel 2021 quando è uscito, ma siccome è appena uscito il terzo volume di questa serie familiare, ho voluto rileggere tutto dall'inizio. “Il fiume di nessuno” è romanzo storico ambientato durante la Grande Guerra, tra il 1914 e il 1923, con flashback che risalgono ai primi del 1900. Racconta la storia di Benjamin Händler, figlio di un prestigioso e crudele avvocato di Brema, in Germania. È un ragazzino rabbioso, cupo, che sembra odiare il mondo tanto da causare spesso risse e rischiare di farsi espellere, ma è anche un ragazzino sensibile dall’animo tormentato, con un passato oscuro che tiene segreto, e l'unico modo in cui riesce ad esprimere la sua cupezza è attraverso i suoi disegni. Ha appena diciott’anni quando si arruola volontario per la Guerra, nel tentativo di scappare dal suo passato e dalle violenze del padre. Parte insieme al suo migliore amico, Felix Hoffman, l’unico che è capace di non farlo sentire solo al mondo. Felix è innamorato della sorellastra adottiva di Ben, Liesel, che però è già promessa al figlio di un pezzo grosso dell'esercito Prussiano. Liesel invece porta nel cuore un'altra persona: il fratellastro Ben che, seppur rinnegandoli fino alla fine, ricambia i suoi sentimenti.
Questo libro mi ha fatto tremare di rabbia e commuovere come la prima volta. È una storia cruda, tragica, che racconta gli orrori della guerra di trincea e del dolore dei soldati, rannicchiati tra fango e sangue nei cunicoli di argilla e sabbia, in attesa dell’attacco nemico. Ma è anche un romanzo d’amore, di amicizia e soprattutto di crescita. Perché la guerra ti cambia, in meglio e in peggio, ma di certo non ti lascia più lo stesso. E i tre protagonisti, infatti, vengono cambiati dalla guerra. Chi, trovandosi costretto ad affrontare e combattere una volta per tutte i mostri del proprio passato, chi si troverà a lottare per la propria indipendenza, dovendo scegliere tra le regole della società e il suo cuore. ___________
Un romanzo storico ambientato durante la Grande Guerra, scritto divinamente. Se amate le storie spacca-cuore ambientate nel passato, che attraversano narrativa e romance, questo è il romanzo per voi. Ma sappiate che dovete avere uno stomaco di ferro e i fazzoletti pronti, perché questo libro fa un male cane e vi lascerà con lo stomaco e il cuore sottosopra. Brema, 1914. Benjamin Händler è il figlio di un prestigioso avvocato della città. È rabbioso, cupo e sembra odiare il mondo, tanto da prendere a pugni i suoi compagni di liceo e rischiare di farsi espellere, ma è anche un ragazzino sensibile dall’animo tormentato e riesce ad esprimere la sua cupezza attraverso i suoi disegni. Ha appena diciott’anni, Ben, quando si arruola volontario per la Grande Guerra, nel tentativo di scappare dal suo passato e dal dolore. Parte insieme al suo migliore amico, Felix Hoffman, l’unico che è capace di non farlo sentire solo al mondo, anche se ogni tanto Ben vorrebbe tirare un cazzotto pure a lui. Felix è innamorato della sorellastra di Ben, Liesel, che però è già promessa a un altro. Il fiume di nessuno non è solo un romanzo di guerra. È una storia cruda, dolorosa, che racconta gli orrori della guerra di trincea e del dolore dei soldati, rannicchiati tra fango e sangue nei cunicoli di argilla e sabbia, in attesa dell’attacco nemico. Ma è anche un romanzo d’amore, di amicizia e soprattutto di crescita. Perché la guerra ti cambia, in meglio o in peggio, ma non ti lascia più lo stesso. E i nostri tre protagonisti, infatti, vengono cambiati dalla guerra. Chi direttamente, trovandosi costretto ad affrontare i mostri del proprio passato, la rabbia e la gelosia, chi indirettamente, come Liesel, che si troverà a lottare per la propria indipendenza, dovendo scegliere tra le regole della società e il suo cuore.
Se avete amato il Cavaliere d’inverno, Suite Francese, Outlander e Addio alle armi, non potete perdervelo!
E l′alba sul Danubio a Marco parve fosforo e miele E una ragazza bionda forse gli voleva dire Che l'uomo è grande, l′uomo è vivo, l'uomo non è guerra Ma i generali gli rispondono che l'uomo è vino Combatte bene e muore meglio solo quando è pieno Roberto Vecchioni
Non è facile scrivere la recensione del libro di Beatrice. E’ stato un cammino che mi ha segnato. Che ha lasciato ferite purulente dentro di me che, diciamocelo, non sono certo una novellina in fatto di libri. Ho visto durante le mie letture il peggio del peggio. Guerre, orrori inimmaginabili, lager e ghetti. Quindi non sono influenzabile, ne con un anima delicata e frangibile. Eppure leggere questo meraviglioso libro e avere nelle orecchie le parole dure, crude di Vecchioni è stato...tosto ragazzi miei. Molto tosto. Quindi vorrei davvero raccontarvi la trama e il libro ma sarebbe uno scarso omaggio all’arte e alla sensibilità di una scrittrice che non è solo talento. Ma cuore, un grande cuore. E immagino solo la fatica fatta per narrare queste vicende, inserendo dentro di essere un grido delicato eppure potente, capace di togliere ogni orpello astratto a una guerra che è stata, in fondo, solo orrore. Perché la grande guerra ancora ci ferisce, ancora si annida nei nostri sogni trasformandoli in incubi. Fissare fissare sulla carta certe immagini è sicuramente stato logorante. So che è oramai un ricordo lontano, che non abbiamo neanche più testimoni capaci di non farci dimenticare le atrocità. Fu un disastro non solo per il numero di morti, non solo per la sua disumanità. Le guerre hanno sempre funestato le nostre nazioni fin dai loro albori. Crudeli e democratiche, incapaci di accettare le divisioni gerarchiche, non guardavano davvero in faccia a nessuno. Ne ceto, ne cultura, ne razza. Eppure...la prima fu diversa. Fu scioccante, fu perversa. Nessun codice d’onore, nessun valore. Tutto morii dentro le trincee, impresso a fuoco negli occhi di giovani uomini, andati con l’ardore patriottico e tornati...devastati. Dentro l’anima. La tecnologia si alleò con la blasfemia di chi voleva solo conquistare nazione dopo nazione e diventare immortale nella storia. Una storia che non poteva certo piegarsi al semplice volere umano. E pertanto rigurgitante vendette su vendette. Ha spazzato via un epoca il 1914. Eppure c’era una forte carica ideale all’inizio, nei cuori di tutti. Dei protagonisti anche. La voglia di staccarsi dal pregiudizio familiare. La voglia di mettersi alla prova e di diventare uomini. Secondo, ovviamente la morale del tempo. Uomo duro, temprato dal sacrifico, che svetta orgoglioso e fiero con la bandiera in cui si riconosce. Termini come patria e vittoria si stagliavano arroganti contro un cielo rosato, come preannunciatore del sangue che si verserà. La guerra fu, e Beatrice lo spiega perfettamente, una strana opportunità per tutti. Chi cercava liberazione, chi successo, chi guadagni, chi potere, chi identità. La prima mondiale distrusse il mondo “antico”. Distrusse anche la fede nelle ideologie. Fu il primo passo per rendersi conto che l’uomo era qualcosa di diverso dagli ideali illuministi e romantici. E non c’è gloria nella lotta, non c’è guerra nel togliere all’altro la vita. Contrariamente a quanto tramandato da stantii poeti evanescenti e illusori. Abili stregoni capaci di mascherare la realtà infarcendola di meravigliose bugie. Due ragazzi questo dramma lo affrontano. Affrontano le debolezze e affrontano la più grande paura dell’uomo: abbrutirsi. Perché chi è messo davanti all’orrore non sempre riesce a dare il meglio di se. Diventa quasi vuoti, e facile da riempire di sentimenti che di umano poco hanno. Rabbia, rancore, vendetta, rivincita. Ecco il fiume di nessuno. Nessuno vince e nessuno perde. Nessuno conquista, nessuno dimostra davvero chi è perché è solo un burattino al comando del Magiafuoco di turno. Eppure Felix Hoffmann e Benjamin Händler, una speranza l’hanno incisa dentro se. L’amore. Che se fa apparire davvero il fiume di nessuno quel premio egocentrico che ha scatenato l’ira di ogni sovrano, per loro diventa davvero il riscatto. Davanti al sangue nelle trincee e’ un ricordo, un sentimento mai colto, pertanto più potente che rivela come il mondo stesso, la società, tutti noi abbiamo bisogno dell’unico vero ideale che non tramonterà masi: l’amore. In ogni sua forma. Passione, amicizia, voglia di una sana normalità. Lacultura, l’arte e la bellezza, quella vera.
E’ ci ricorda che è davanti non solo alla violenza insensata, ma anche al crollo di ogni certezza, di ogni quotidianità che l’uomo può davvero scegliere. E ogni volta si spera che scelga se stesso. Un libro forte, intenso duro. Commovente che non lascia scampo. Uno di quei capolavori rari, che ogni tanto arrivano tra le mie nervose mani. E che mi rendono felice. Perché se qualcosa mi scuote nel profondo, mi fa piangere...allora è un vero libro. Bravissima Beatrice. La mia eterna gratitudine.
Ed il più grande conquistò nazione dopo nazione E quando fu di fronte al mare si sentì un coglione Perché più in là non si poteva conquistare niente E tanta strada per vedere un sole disperato E sempre uguale e sempre come quando era partito Roberto Vecchioni
Siamo nel bel mezzo della Prima Guerra Mondiale e Ben decide di dare il suo contributo arruolandosi volontariamente. Trascinerà con sé il suo unico migliore amico, Felix. Entrambi lasceranno amori a casa, ma Ben cercherà di allontanarsi non solo da un amore profondo e nascosto, ma anche dai ricordi dolorosi di un passato di sangue e fuoco. Non serve dire che la loro esperienza sul campo di guerra è traumatica, difficile, anche dalla parte dei tedeschi, quei tedeschi che si sono ritrovati in mezzo nonostante tutto, quelli che non volevano ucc!dere, ma costretti a farlo, quelli che anche volendo fare la cosa giusta si ritrovavano a fare quella sbagliata pur di sopravvivere.
Ma Il fiume di nessuno non è solo questo. Oltre a raccontare l'orrore della PGM, ci svela progressivamente la storia di Benjamin Händler fin dall'infanzia con dei flashback che spezzano di tanto in tanto il presente che sta vivendo, senza per questo intaccarne il ritmo. L'autrice ha saputo inserire con maestria fatti realmente accaduti, portandomi così a fare ricerche storiche appurandone così la veridicità, è una cosa che ho adorato.
Della stessa autrice avevo letto l'anno scorso Il cielo d'acciaio che è il seguito di Il fiume di nessuno, di conseguenza ho ritrovato alcuni personaggi molto più giovani, ma questo non mi ha disturbato, anzi è stato bello leggere il passato di alcuni personaggi. Ricordo che avevo amato tantissimo Il cielo d'acciaio, reputandolo uno dei più belli letti nel 2024 e leggere Il fiume di nessuno è stato come tornare a casa, sì perché lo stile di scrittura di Beatrice è un balsamo. Nonostante i temi dolorosi riesce a narrare tutto con dolcezza, ma creando dentro di te uno stato di angoscia tale da non riuscire a mettere giù il libro.
I capitoli non sono brevissimi, anzi alcuni sono piuttosto lunghetti, ma come ho detto prima il stile di scrittura non fa pesare questa cosa, anche perché sono intervallati tra passato e presente, lasciandoci scoprire lentamente cosa è successo a Ben quando era ancora un bambino. I segreti e i dolori che si porta dentro riveleranno orrori da farti attorcigliare lo stomaco dal nervoso.
Ovviamente Ben è il mio personaggio preferito. Difficile scegliere invece il personaggio più odiato, ne dirò tre cercando di non fare spoiler: il padre, l'amico del padre e un amico di Ben.
Vorrei dirvi molto di più su questo libro, ma non credo di riuscire a mettere in parole i sentimenti che è riuscita a suscitare in me, l'unica cosa che posso fare è consigliarvi la lettura di entrambi i romanzi perché meritano, soprattutto in questo periodo che stiamo vivendo, per non dimenticare ciò che molti hanno dimenticato…
Brema. È in corso la Prima Guerra Mondiale. Due amici di infanzia, Benjamin Händler e Felix Hoffmann decidono di arruolarsi come volontari, spinti da motivazioni diverse. Felix è un ragazzo come tanti, esuberante quel tanto che basta. Ben, invece, ha un carattere più schivo, che sembra fare a pugni con la vita che lo circonda. Troverà, infatti, nella guerra un’illusoria occasione per redimersi da quello che crede sia un peccato. Oltre a condividere ricordi della loro giovane età e all’amore per Liesel, condivideranno gli orrori dei campi di battaglia che segneranno entrambi per sempre.
“Il fiume di nessuno” è un romanzo dal forte impatto emotivo, scritto magistralmente, in perfetta coerenza con l’ambientazione temporale, senza però risultare “pesante”, anzi. I capitoli scorrono via in maniera fluida e lineare, così come l’alternarsi delle scene, nonostante siano presenti diversi flashback legati al passato dei protagonisti, ma che hanno lo scopo di fornire al lettore un quadro completo dell’intera vicenda. Ho adorato particolarmente le descrizioni dei personaggi e dei luoghi di battaglia. La ricerca dei dettagli, anche quelli che all’apparenza possono sembrare meno importanti, è stata eseguita in maniera impeccabile, rendendo la storia appassionante e vera, tanto da emozionarmi in più parti.
Chi mi conosce, sa che lo storico è il genere che prediligo, soprattutto quando le vicende sono ambientate nel periodo delle due guerre mondiali, per di più se contornate da una storia d’amore. Chi è alla ricerca di storie che abbracciano tutti questi elementi, troverà ne “Il fiume di nessuno” il romanzo perfetto.
Ho letto questo romanzo tutto d’un fiato, la Simonetti non perdona. L’attenzione quasi maniacale che l’autrice dimostra per i dettagli rende l’atmosfera de “Il Fiume di Nessuno” qualcosa di vivido, palpabile nella sua atrocità. Riesce a farti riflettere sulle sciagurate vite dei protagonisti facendoti provare una forte empatia verso il loro approccio in una realtà dilaniata dal conflitto mondiale in atto, ed insieme ad esso, l’ardua impresa di cercare di perdonare se stessi per la sofferenza in cui si sono rifugiati per sfuggire al caldo abbraccio dell’amore, perché convinti di non esserne degni. È un trascorso di lutto, violenza, rassegnazione, ma anche di amore incondizionato, coraggio e passione. Credo che definire questo romanzo un racconto di guerra possa sminuire il messaggio che vuole rappresentare: il duro viaggio della scoperta di se stessi e del conflitto interno che affligge povere vite alla ricerca della speranza e dell’accettazione.
Più volte ho detto di avere un debole per i romanzi ambientati nei periodi di guerra e, anche questa volta, mi sono imbattuta in una perla. La storia di Ben ha smosso così tante emozioni in me, che non sempre è stato facile voltare pagina. Tuttavia, divorata dalla curiosità e dal desiderio di poter arrivare a un lieto fine, non sono riuscita a fermarmi e ho continuato a sfruttare ogni minuto libero per ultimare la lettura. Inutile dire che manco a farlo apposta in questo periodo ero presissima!
La storia è forte ed emozionante, i personaggi sono tridimensionali, l'ambientazione incredibilmente reale e ho adorato tutto! Ogni scelta dell'autrice l'ho trovata perfetta, ma la cosa che mi ha colpito di più è l'evidente dedizione che l'autrice ha dedicato alle ricerche necessarie a curare ogni minimo dettaglio.
Il "Fiume di nessuno" è un vero gioiello della letteratura contemporanea, un romanzo in grado di calare il lettore in un'epoca che ai più potrebbe sembrare ormai lontana, distante. Racconta la Prima guerra mondiale dal punto di vista di chi l'ha vissuta in prima persona, in particolare dei giovani, che l'abbiano combattuta in trincea o patita in città. Racconta di una profonda e travagliata amicizia, e di un amore altrettanto puro e difficile. Racconta di come, in realtà, il passato e il presente non siano due entità a sé stanti, mostrando come gli eventi e le scelte del passato compongano la trama del presente. Il tutto è narrato attraverso la scrittura delicata e accurata di Beatrice Simonetti. Raccomando vivamente la lettura di questo libro, scorrevole, coinvolgente e, come tutti i romanzi di questa giovane autrice, mai banale.
Era da tempo che volevo leggere questo romanzo e continuavo a rimandare, finché il momento giusto non è giunto. Simonetti ci trasporta nella Prussia del primo Novecento con un'attenzione ai dettagli tale da domandarti: ma davvero è un libro scritto in questi anni? La vita in trincea, la guerra, l'ho trovata molto cinematografica (in senso buono), al pari di tantissimi film di guerra che ho guardato nella mia vita (e ne sono tantissimi). Le sottotrame, chiamiamole così, sono un portento. Di genio e audacia. Inoltre, nessun flashback è mai lasciato al caso e tutto trova degna conclusione. Sono felicissima di averlo letto!
Intenso, emozionante, profondo. Sono 3 dei tanti aggettivi che mi vengono in mente pensando a questo romanzo. La profondità con cui tratta di tematiche importanti mostra la bravura dell'autrice. In più si vede che dietro c'è un grande studio della materia, l'utilizzo di parole specifiche per la descrizione delle armi, delle varie manovre tra le trincee, rendono il romanzo autentico. Ho già messo nella lista dei desideri anche il continuo del romanzo sulla storia di Miroslaw. Dal mio punto di vista è un peccato che non ci siano più valutazioni su questo romanzo...questo potrebbe essere tramutato tranquillamente in un ottimo film.
Il fiume di nessuno è uno di quei romanzi storici che ti prende in pieno come un cazzotto nello stomaco. Ogni personaggio arriva e rende la storia unica. Chi in positivo chi in negativo. Sì, sto parlando di un personaggio in particolare. Una storia intensa vissuta durante la Prima Guerra Mondiale e che rende il tutto ancora più speciale. Beatrice sa come ficcare il cuore in un frullatore e restituirlo frantumato. Non è una storia per tutti, ma per chi vuole una lettura che sicuramente lascerà il segno.
È un libro che va affrontato consapevolmente, come molto romanzi di guerra ben scritti. L'autrice è davvero brava e non risparmia nulla né ai suoi protagonisti né al lettore. Ma va bene così.
Questo romanzo è bellissimo e lo consiglio assolutamente agli amanti del genere storico (SERIO, perché l'autrice ne sa assai e si vede, c'è tantissimo studio dietro e io la ammiro un sacco per questo). Premetto che non è un libro leggero, sono presenti scene crude e argomenti un po' pesanti (d'altronde si parla di prima guerra mondiale, non aspettatevi una favoletta), eppure l'autrice è stata brava anche in questo: avrebbe potuto esagerare con la violenza e quindi eccedere con le descrizioni solo per il gusto di impressionare il lettore (errore molto comune), invece trovo che sia stata perfetta nel dosare tutto. I personaggi sono caratterizzati alla perfezione, sia quelli "buoni" che quelli cattivi, e l'ambientazione è curata nei minimi dettagli. I miei complimenti!