ll celebre magistrato antimafia, attuale membro del CSM, lancia un attacco forte alle degenerazioni del Sistema Giustizia in Italia, con un’analisi chiara dei rapporti tra Magistratura e poteri forti e indica la strada perché i cittadini tornino ad avere fiducia nelle istituzioni.
Dopo i recenti, gravi scandali, la fiducia nella magistratura come istituzione è stata fortemente compromessa, tanto da imporre un’ampia riflessione sullo stesso Consiglio superiore della magistratura e sui rapporti di potere. Nino Di Matteo, magistrato protagonista della lotta alla mafia, eletto al CSM nel 2019, rompe il silenzio. Con questo libro, sferra un attacco frontale alle tante degenerazioni del sistema giustizia in Italia analizzando, con parole finalmente chiare, il rapporto tra magistratura e potere e chiedendosi se, e come, sia ancora possibile recuperare la fiducia dei cittadini nella magistratura. In un incalzante dialogo con Saverio Lodato vengono affrontate le questioni più spinose sul tappeto: dalla riforma Cartabia con le sue storture giuridiche ai quesiti referendari; dalla degenerazione del correntismo ai rapporti distorti con la politica; dai pericoli per l’indipendenza della magistratura allo strapotere del partito degli avvocati in Parlamento. Pagine che, una dopo l’altra, esprimono la convinzione che la magistratura può e deve tornare a ispirarsi ai valori fondanti della Costituzione italiana.
Il valore dell'amicizia in un libro che trascende il mito di tutti dell'equazione SPORCA MAFIA-STATO PULITO. Dopo averlo letto tutto quanto comunque chissá se comunque Nino interessino altre battaglie che giá in maniera trasversale cmq difende ed afferma tra l'amicizia con saverio in questo libro. Molto probabilmente la legiferazione mancata che anche include la sintassi di giustizia e magistratura in questo libro non può sentirsi esentata poi in Parlamento. Io sto parlando dell'arretramento culturale in tema di diritti: la bossi Fini, la reale mancino e lo ius soli. La politica allora pur essendo uguale per tutti, é disabile Nel farsi giudicare perché fra mafia e stato non si conosce chi é corrotto e chi autodetermina questa corruzione. Questo apporterebbe un vero cambiamento, a lato di tutto il discorso alla fine trasceso in questo libro. A mano a mano che lo leggo, é sia sempre piú chiara una cosa ossia che la politica di giustizia non solo non né capisca nulla ma che non voglia capirne nulla. Nino di Matteo é egregio come magistrato nel conoscere, almeno nel primo capitolo, il "pre-diritto";
In maledizione Italia la degenerazione correntizia, carrierismo, collateralismo politico, la tendenza ad assecondare un "sistema" sulla base di criteri di opportunismo politico e non di doverositá giuridica di una scelta cosa come l'acquisizione di vantaggi personali, di potere contrattuale con la politica ed anche finalitá eversive sono premesse d'odio nei confronti della vita della magistratura e della giustizia. Attualmente, nessuna presa di coscienza nel quadro politico a favore dell'apparato giudiziario della giustizia. Il sistema delle correnti nati come centri di aggregazione culturale nel dibattito sulla giustizia si sono trasformate in gruppe agguerriti che decidono le candidature al CSM e successivamente persino il vociare e l'operato dei magistrati che avevano favorito ad eleggere Luigi De Magistris alimentando un sistema parallelo a quello disegnato dalla Costituzione e svilendo inumanamente il criterio d'appartenenza a metodo per fare carriera o per essere sostenuto e difeso nell'attivitá giudiziaria = fallimento conseguente al tentativo di eleggere amichetti in Calabria ed essere dimesso da sindaco dopo non aver mai supportato apertamente cause di diritti civili come il ddl zan.
Gli istinti di politicizzazione e clientela nel CSM, caduto vittima delle correnti, le stesse clientele dei sedicenti maestri falsi profeti dell'antimafia. SebastianO Ardita fu amico di Nino a guida dell'ufficio detenuti dipartimento DI Palermo nell'amministrazione penitenziaria.
Assieme a Saverio Lodato intervistato mai per forzatura, mai per depravazione sempre con una egregia e rispettosa dog it del ruolo del magistrato. Mi sta piacendo man mano che muove in me ignobili riflessioni.
Altra riflessione nel corpo vivo fra diritto e magistratura ossia IL CRITERIO DELL'ANZIANITÁ che ha un valore positivo o negativo a seconda se concezione di tabú o meno. É una conseguenza positiva se non condizionata da criteri di appartenenza alle correnti o di vicinanza al potere politico, negativa se ricattabile tramite pregiudizio come Silvio Berlusconi ad Arcore ai tempi della falsa testimonianza ndranghetista. Allora Falcone e Borsellino per questa interpretazione rigorosa del propria ruolo furono fatti saltare in aria... OGGI non hanno memoria e Berlusconi é addirittura di nuovo in senato. Questo perché? Lo sappiamo! La magistratura non risulta un veicolo attraverso il quale la costituzione formale ha trovato spazi di effettiva applicazione: riconoscimento dei diritti delle minoranze come lgbtq, l'uguaglianza come principio non formale ma sostanziale. Né sono circa 28 i magistrati che hanno lottato a tale scopo ed onore. Da Antonino giannola a Fernando Ciampi.
La magistratura essere politicizzata essere una bugia infondata ma perché? Lo sappiamo. Non ha una implicazione con il privilegio di Casta né con interessi corporativi.
La Costituzione ha voluto dare al Paese una magistratura nuova e radicalmente diversa da quella fascista. É solo attraverso l'evoluzione giurisprudenziale che si é giunti all'assetto della tutela dei diritti dei lavoratori ossia l'indipendenza della magistratura é condizione essenziale di democrazia e di liberal di tutti i cittadini senza esclusione. E finisce il primo capitolo amandino: la responsabilitá penale e quella Etica sono diverse sancite dalla presunzione d'innocenza fino a condanna definitiva, a patto che tu sappia come funzioni l'iter legiferativo dei diritti. Confondere piano diversi con la violenza é strumentale a giustificare l'assenza di responsabilitá politica e a scrollarsi di dosso responsabilitá politica dandosela a gambe. Insensibile quanto dignitoso primo capitolo su cosa significa mantenere in vita, vivere la vita della giustizia e della magistratura.
Nella piena ed aperta capacitá di vedere apertamente ed oggettivamente la realtà è la vita dell’amico magistrato Nino.
I mali della giustizia partono dal collateralismo: La patologia che si alimenta in un rapporto continuo e costante tra la base el’apice. Il sorteggio temperato contro la lottizzazione e occupazione del CSM da parte di gruppi privati, quali sono le correnti. Nessuna linea di contiguitá fra ANM e CSM. Lo scandalo vomitevole di Luca palamara e Cosimo Ferri del cursus honorum a causa di una cordata. Con lo scopo di fidelizzare altri colleghi acquisendo un potere tale da riuscire a influenzare scelte e nomine all’interno della magistratura e persino delle forze di polizia. Questi gruppi di potere pretendono di condizionare le scelte piú importanti dell’auto governo della magistratura pure non avendo nulla a che fare con principi, funzioni, diritti e doveri. Scinde la vera contrapposizione tra magistrati omologati al sistema è fuori dalle sue logiche. Quando un pm si dimostra particolarmente attento ai numeri, di solito lo fa x mettersi sul petto la medaglia della sua capacitá di smaltire velocemente i fascicoli. Di questo nessuno gli chiederá conto. Tentare di accertare la veritá é un’altra cosa. Nulla a che fare con il ruolo del burocrate attento solo alle statistiche. Produce due tipi di conseguenze: scelte di opportunità politica e privilegio del comfort a non disturbare il manovratore che si oppone. Un esempio fu quando si ottenne nel processo sulla trattativa stato mafia la testimonianza di Giorgio napolitano, Loris d’amaro sii tra il 1989 e il 1993 fu un inconsapevole strumento x realizzare “indicibili accordi”. I presupposti previsti dal codice penale c’erano ma il politicamente corretto non tollerasse che un presidente della repubblica chiamasse a testimoniare creando scissione fra doverositá ed opportunismo. Infine, i guai tragici della politica negli ultimi 4 anni; Ia riforma castelli-Mastella che uniformasse e normalizzasse la prevedibilità delle azioni delle procure della repubblica stabilendo che titolare dell’azione penale fosse solo il procuratore. Il reperimento di tale legge nella quotidianitá delle procure di molto lento, temperato dalle resistenze culturali di molti procuratori, ancora espressione di una cultura costituzionale che prevedeva l’orizzontalità del potere all’interno delle procure. Cioé privare di direttivitá la giustizia attraverso un abuso razzista ecco cosa fa la partitocrazia attuale con la giustizia, insofar i primi due capitoli raccontano questo. Consequenzialmente, progredisce in maniera piú subdola e quasi pedante ossia la presenza statica di forme di abuso e persecuzione nel parlamentarismo moderno e non. Salva eccezione di paesi europei come Spagna, Francia, Stati Uniti d’America, Germania e Gran Bretagna… in Italia la presenza di avvocati risulta scandalosa o meno a seconda della tolleranza che puó asserire. In Spagna c’é l’incompatibilità fra funzione politica e la propria professione. In Italia si tollera un conflitto di interessi dalla doppia morale, chiedendo per esempio, che vengano modificate le leggi in maniera tale che la contestazione mossa all’asso stiro venga abrogata la cosiddetta immunitá parlamentare cioé quella situazione giuridica soggettiva riconosciuta è garantita a taluni soggetti giuridici proprio in considerazione della loro funzione istituzionale. Ed é l’articolo 68 della Costituzione che prevede che i membri del Parlamento non possano essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti nell’esercizio della loro funzione. Questo presenta la violazione dell’insindacabilità. L’inviolabilità che nessun membro del Parlamento possa essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene. Né essere arrestato, né privato della libertá personale o mantenuto in detenzione , salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna oppure sorpreso in flagranza di reato di omicidio lí l’obbligo all’arresto. Analoga autorizzazione é richiesta per sottoporre i membri del Parlamento a intercettazione di qualsiasi forma di conversazione o comunicazione o a sequestro di corrispondenza. Il cosiddetto Fumus persecutionis, testualmente indizio di persecuzione. I criteri decisivi x negare l’autorizzazione sono stati sempre due: l’asserita politicitá del reato contestato cioé indizi che fanno ritenere che l’imputazione penale sia finalizzata a colpire l’attivitá politica. L’immunità allora si trasforma in impunitá dei reati commessi da deputati e senatori.Eravamo rimasti alla profilazione di un atteggiamento che riesuma un abuso razzista, con questo capitolo invece, in termini di magistratura ed antimafia significa utilizzare la memoria per processare i magistrati, dato per certo ed ammessa l’assenza di una grande magistratura antimafia agognata quanto non piú presente, che non sono piú vivi. Grazie anche al plauso tacito di giornalisti collusi, compiacenti o finti tonti a dar man forte a questa forma di impunità. La trappola della Cartabia: la giustizia non é merce di scambio. Il progetto Cartabia non é un progetto di riforma organica, nemmeno del solo processo penale giacché non interviene su aspetti essenziali: la disciplina delle intercettazioni, la disciplina delle misure cautelari, il dibattimento di 1° grado. Non si stabiliscono regole che rendano piú veloce l'istruttoria dibattimentale. La discrasia tra il fine dichiarato e il risultato raggiunto, le disposizioni relative al regime dell'improcedibilitá, stabilito per la durata eccessiva del giudizio d'appello e del giudizio di legittimitá davanti alla Suprema Corte. La scelta dell'improcedibilitá, per le fasi successive al primo grado é infelice. L'imputato Sia quello condannato in primo grado Sia quello assolto non saprá mai se il primo verdetto era giusto e fondato su una corretta valutazione delle prove. Per non parlare delle parti offese dei parenti delle vittime di reati gravi come disastri colposi, estorsioni, atti violenti diretti contro le persone, reati contro la pubblica amministrazione. Mandare in fumo i processi equivale ad affermare che la giustizia non é in grado di fare il suo corso. Ció comporta una caduta di credibilitá rispetto agli imputati, alle vittime, Ai cittadini che aspettano l'arrivo della veritá processuale. Che ne sarebbe delle denunce dell'estorto che si é esposto in prima persona e ha denunciato e riconosciuto l'esattore del pizzo? La dualitá fra responsabilitá penale ed Etica. Esempi: il processo per la strage di Viareggio, il processo per gli abusi alla Caserma di Bolzaneto, nel g8 del 2001 a genova. Il pestaggio alla scuola Diaz sempre a genova. Il crac parmalat, lo scandalo finanziario in Europa. Il paese non può permetterselo poiché i giudici italiani hanno una produttivitá inferiore rispetto Ai colleghi europei. L'istituto della prescrizione riformato con la legge bonafede rischiava in giudizi infiniti in assenza di seria depenalizzazione di molti reati sanzionabili giá in sede amministrstiva come forme di diffamazione, violazioni del codice della strada, normative sugli stupefacenti. Il garantista e giustizialista se il primo inteso come operatore di diritto ad estinguere, reprimere tutti i reati e alla conclusione degli accertamenti peocessuali con una sentenza che cmq definisce il merito, io mi sento il piú giusto ma fra i traditori. Se il giustizialista é inteso come accertamento per arrivare nel merito sulla colpevolezza o innocenza di un imputsto devono essere adottate tutte le procedure che consentano la Massima esplicazione del DIRITTO DI DIFESA. IL primo dei traditori vuole che tu deponga l accusa di movente nei suoi confronti ed agire nella minaccia. Se il traditore é potente nella repressione della vittima c'è il disprezzo x la convivenza civile. Infine, in Europa la consapevolezza della Vera essenza e della gravitá della questione mafiosa é scarsa. Bruno contrada né fu un esempio dell illecito penale sotto forma di altri reati anche se la giurisprudenza non si era ancora consolidata sul concorso esterno. Indirettamente ma inevitabilmente l abrogazione dell ergastolo ostativo produrrá un ridimensionamento del fenomeno del pentitismo mafioso, fenomeno che non ha mai avuto a che fare con la storia di altri movimenti come movimenti lgbt e/o femminismo come la politica in maniera anche xenofobica tende a manovrare e a far credere. L'ultimo capitolo é giá trasceso, il referendum non raggiunse il quorum anche se la speculazione politica ed i relativi attori non ammisero di essersi serviti di un impostore per vincere un referendum che con la vita della magistratura e della giustizia non ha NIENTE a che fare. Io stesso ad aver boicottato l'affluenza dal mio "fortino".
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