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Complici e colpevoli

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«La gente ci descrive come fossimo dei mostri, delle persone senza scrupoli, come se ammazzassimo la gente così a caso. Non è vero. Sappiamo farlo quando serve. Io so essere cattivo, quando serve. Se non serve faccio la persona normale.» Queste parole, pronunciate da un boss calabrese e intercettate dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, sono rappresentative della strategia che da almeno sessant’anni le mafie mettono in campo per infiltrarsi in maniera sempre più capillare nel tessuto socio-economico del nostro Paese. Oggi la criminalità organizzata non ha più bisogno di sparare, ha acquisito la capacità di muoversi sottotraccia, senza suscitare clamore o allarme, dilagando, apparentemente senza freni. In Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, così come in Valle d’Aosta, Liguria e Trentino, le mafie raramente sono giunte con le armi in pugno. Si sono piuttosto presentate con il volto rassicurante di figure professionali in grado di offrire servizi e soluzioni a basso costo, a partire dallo smaltimento dei rifiuti fino a una sorta di welfare di prossimità, più efficace rispetto a quello spesso carente dello Stato.

Come ben evidenziano Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, si tratta di un fenomeno che ormai non si può più ignorare nella sua incontestabile pervasività: i 46 «locali» di ‘ndrangheta finora scoperti al Nord, i 5 consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose e le 169.870 imprese riconducibili a contesti di criminalità organizzata dimostrano che nessuna zona d’Italia può ritenersi impermeabile alla penetrazione dei clan. Per troppo tempo si è voluto credere alla «metafora del contagio», come se le mafie fossero un virus che infettava territori sani. Tutt’altro. Nelle nuove realtà in cui dettano legge, hanno goduto di una lunga e colpevole sottovalutazione da parte sia del mondo imprenditoriale sia di quello politico, che hanno troppo spesso aperto loro le porte finendo per giustificarne la condotta e diventarne consapevoli complici in nome del denaro e del potere.

168 pages, Paperback

First published November 16, 2021

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About the author

Nicola Gratteri

35 books49 followers
Nicola Gratteri è un magistrato e saggista italiano, dal 21 aprile 2016 Procuratore della Repubblica di Catanzaro, capoluogo della Regione Calabria.
Attualmente è uno dei magistrati più conosciuti della DDA (direzione distrettuale antimafia). Impegnato in prima linea contro la 'ndrangheta, vive sotto scorta dall'aprile del 1989.

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Profile Image for Simone Del Mondo.
112 reviews7 followers
August 27, 2022
Un libro che analizza e sintetizza la presenza della 'ndrangheta nel nord Italia. Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige vengono prese in considerazione: dalle iniziali infiltrazioni alla presenza massiccia, dalla negazione del fenomeno alla sua sottovalutazione. Un territorio che si credeva immune e immunizzato si è dimostrato molto fertile per l'attecchimento della mafia di origine calabrese. Come è stato possibile?
Il testo non arriva alle 150 pagine, per cui non può essere eccessivamente approfondito; ciò può rivelarsi un pregio perché consente a chi non conosce molto di quello che è successo negli ultimi anni di farsi un'idea.
Profile Image for Fabo.
234 reviews1 follower
February 22, 2022
Uno specchio dell'infiltrazione 'ndranghetista nelle regioni del Nord e un riscontro inquietante del silenzio politico e civile che l'accompagna.
Inquietante
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