Nell’universo della popular music contemporanea, i Radiohead sono tra i pochi gruppi che hanno unito un notevole impatto commerciale a un riconosciuto successo artistico. In un’epoca in cui la riflessione sulla tecnica è di primaria importanza in ogni campo dell’agire umano, spicca la sua applicazione alla musica. Partendo dalla concezione della tecnica artistica sviluppata da Theodor W. Adorno e altri pensatori del Novecento, queste pagine offrono un’interpretazione filosofica della produzione musicale dei Radiohead, da cui emerge la qualità intrinsecamente dialettica della tecnica: da un lato, un abuso inconsapevole rischia di “disumanizzare” la società; dall’altro, un uso consapevole – e non un’aprioristica rinuncia – permette all’umanità di conquistarsi nuovi spazi espressivi nel mondo contemporaneo. La presente interpretazione della poetica musicale dei Radiohead o, per così dire, della “filosofia dei Radiohead” apre nuovi orizzonti sul rapporto tra musica, filosofia e società.
Mi piace l'accostamento con Adorno. La posizione sui generis della band tra la buona musica seria e la cattiva (secondo il filosofo di Francoforte). Mi piace anche la trattazione dal punto di vista filosofico. Assieme a "Verità non Verità della popular music" l'autore cerca di dare una risposta a un dibattito infinito, ovvero: la musica commerciale ha validità artistica come quella classica o autoriale dei grandi compositori? A quale futuro andrà incontro il sistema musicale odierno?
Interessante l’evoluzione della band prettamente da un punto di vista tecnico- stilistica analizzando il passaggio da un pop rock analogico degli inizi fino all’utlizzo della tecnologia e infine alla sapiente unione delle due modalità.