Modestamente posso considerare Zerocalcare l’esempio per me più lampante di quanto sia diventata (del tutto o quasi!) obiettiva in fatto di autori e letture. Perché in sé, Michele Rech, alias Zerocalcare, di simpatia a pelle non me ne trasmette, come direbbe lui, ‘na cifra (tanto più dopo avere notato la spocchia con cui firmava i suoi albi qualche anno, alla Fiera del Libro di Torino!), e su certi argomenti percepisco in lui eccessiva ipocrisia da finto buono (su, Zero, non fare quella faccia se leggi queste parole!)…Ma, come fumettista e autore, beh, come fumettista e autore, al di là di quelle che sono le sue idee sulla politica e sulla società, Zerocalcare per me resta un genio. E geniale è il modo in cui le dipinge e si dipinge, perso fra le sue confusioni mentali, le sue paure, le sue ansie da prestazione e le sua paranoie, nelle quali molto spesso mi ci rispecchio in toto.
Questo “Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia” è un lavoro eterogeno in termini di temi affrontati: dalla condizione del carcere di Rebibbia (e dei carceri italiani, in generali) durante la pandemia, tema che personalmente avrei esplorato maggiormente, al tema della dittatura mediatica dei nostri tempi (la cosiddetta "cancel culture", il politically correct, quella cosa per cui “la gente si lamenta che non si può più dire niente”, come la definisce Zerocalcare e che su questo, non mi trova del tutto d’accordo), passando per i rapporti non facili col mondo dei colossal dello streaming di oggi, in particolare Netflix, che da poco ha fatto uscire un cartoon tratto dai suoi fumetti, con tutti i problemi annessi, fra cui quello della censura (ma come, Zero? Non hai forse fatto capire, in un altro capitolo dell’albo, che non è vero che oggi “non si può dire più niente”?). Insomma, c'è un po' di tutto dell'Italia non facile di oggi.
Non è lo Zero dei primi albi, no. E’ secondo me più maturo e complesso, perché legge fenomeni della società attuale a loro volta sempre più complicati e tormentati; nonostante ciò mantiene sempre quella dose di incertezza, paranoia e paura che lo rendono così maledettamente e fascinosamente umano.
Quindi mi ripeto, un genio!