In pieno neorealismo, quando al cinema vengono proiettati i film di De Sica, Visconti e Rossellini, dall’incontro tra un grande fotografo e un grande scrittore e sceneggiatore nasce questo classico della «letteratura per immagini», reso unico dalla bellezza delle fotografie del maestro modernista Paul Strand e dall’approccio geniale di Zavattini ai testi di accompagnamento, che a distanza di mezzo secolo continuano ad affascinare il lettore e immergerlo senza retorica in un mondo contadino al tramonto.
Questo volume è un piccolo gioiello. Ambientato a Luzzara, il paese natale di Zavattini, "Un paese" fu pubblicato per la prima volta nel 1955.
Con questo libro fotografico si fa un salto spazio - temporale e si è catapultati negli anni '50 (in quel tempo lontano, a prima che fossi): è come vedere alcune scene di un film muto, ricche di storia, di significati, di vita.
Si intrecciano così le storie degli abitanti luzzaresi. Ci sono stati dei particolari che mi hanno molto colpita, come la storia della bidella dell'asilo che ha svolto questo mestiere per 50 anni e che andava avanti con 1100 lire fisse al mese e che è vissuta con il terrore di essere ricoverata. Terrore che non è riuscita a scongiurare, perché alla fine fu ricoverata per una paralisi: si sente tutto, attraverso la foto, il suo desiderio di tornare a casa sua.
Storie di gente semplice, con sogni semplici, che lotta ogni singolo istante per sbarcare il lunario e riuscire a sopravvivere.
Un'altra storia che mi ha fatto molto riflettere è quella legata al Po: "Spendono per il Po, ma è niente rispetto a quello che dovrebbero spendere per evitare le piene, perché quella del '51 non sarà l'ultima e pare che il pericolo più si va avanti peggio è. Hanno pensato di fare grandi bacini di espansione con i terreni di golena, ma non li hanno ancora fatti..."
Queste poche righe sono illuminanti: moltissimi dei problemi legati al nostro presente affondano le loro radici nel passato del nostro Paese. È l'incuria quella che si trasmette negli anni e ha pesanti ripercussioni sul futuro di chi verrà dopo di noi.
Scrive Calvino: "Da quest'opera d'un americano tra la gente di Luzzara, e da questa "riscoperta" di Zavattini che interroga e intervista i suoi paesani è nato questo libro. Non una delle solite raccolte di grandi fotografi internazionali, in cui l'istantanea insegue invano il pulpito dell'immediatezza della vita, ma una serie di ritratti di concentrata forza, esattamente calibrati, pensati, con dentro il sapore e il ritmo di tutta una vita, una serie di fotografie di paesaggi e oggetti cariche di senso d'un vivere quotidiano."
Non avrei potuto né saputo descrivere meglio questo libro di come abbia fatto Calvino.
Un dono della poesia, per le immagini e per gli scritti. Come si viveva negli anni 50 nella Pianura Padana, tra miseria e fatica, ma con sguardi nobili, diretti, adulti. Non sorride nessuno in queste foto, e c'è nebbia e umidità, muffe e padelle sbreccate, scale vecchie e muri scrostati. In nessuna foto, in nessuno scritto c'è rassegnazione, lamentela, dolore. C'è un senso di appartenenza a quel mondo - forse dovuto alla impossibilità di fuga - che rende nobile ogni frase immaginata da Zavattini e ogni sguardo ripreso da Strand.
A me l' hanno regalato, è stato il libro più bello che mi hanno regalato in tutta la mia breve vita. Se volete fare un regalo bellissimo a qualcuno, prendetegli questo che poi chi lo legge succede che ad ogni pagina dove si ferma dice Vaccaboia che maraviglia!