C'era qualcosa che Simenon cercava quasi ossessivamente, nei suoi viaggi. Storie, atmosfere, personaggi lontani da lui, certo. Ma non solo. E forse a metà del suo giro del mondo, nel 1935, quel qualcosa - il segreto per passare dalla magnifica narrativa in bianco e nero dei primi anni a quella che sarebbe venuta dopo, in cui il colore avrebbe finito per prevalere - lo trovò dove nemmeno lui avrebbe creduto: negli orizzonti perduti di quelli che ancora si chiamavano mari del Sud. Di cui questi testi, e queste fotografie, raccontano tutto l'incanto, e la malattia. Con una Nota di Matteo Codignola.
Georges Joseph Christian Simenon (1903 – 1989) was a Belgian writer. A prolific author who published nearly 500 novels and numerous short works, Simenon is best known as the creator of the fictional detective Jules Maigret. Although he never resided in Belgium after 1922, he remained a Belgian citizen throughout his life.
Simenon was one of the most prolific writers of the twentieth century, capable of writing 60 to 80 pages per day. His oeuvre includes nearly 200 novels, over 150 novellas, several autobiographical works, numerous articles, and scores of pulp novels written under more than two dozen pseudonyms. Altogether, about 550 million copies of his works have been printed.
He is best known, however, for his 75 novels and 28 short stories featuring Commissaire Maigret. The first novel in the series, Pietr-le-Letton, appeared in 1931; the last one, Maigret et M. Charles, was published in 1972. The Maigret novels were translated into all major languages and several of them were turned into films and radio plays. Two television series (1960-63 and 1992-93) have been made in Great Britain.
During his "American" period, Simenon reached the height of his creative powers, and several novels of those years were inspired by the context in which they were written (Trois chambres à Manhattan (1946), Maigret à New York (1947), Maigret se fâche (1947)).
Simenon also wrote a large number of "psychological novels", such as La neige était sale (1948) or Le fils (1957), as well as several autobiographical works, in particular Je me souviens (1945), Pedigree (1948), Mémoires intimes (1981).
In 1966, Simenon was given the MWA's highest honor, the Grand Master Award.
In 2005 he was nominated for the title of De Grootste Belg (The Greatest Belgian). In the Flemish version he ended 77th place. In the Walloon version he ended 10th place.
«... così capirete meglio quello stretto, intimo connubio fra civiltà e semplicità che ancora oggi regna in questa estremità del mondo.»
Georges Joseph Christian Simenon (1903 – 1989), scrittore belga di lingua francese, è stato uno tra i più prolifici scrittori del XX secolo. La tiratura complessiva delle sue opere supera i settecento milioni di copie. (1) Questa raccolta comprende una serie di scritti, composti nel corso dei suoi viaggi, tra il ’35 e il ’39: Il misterioso dramma delle Galapagos (1935), Panama, ultimo crocevia del mondo (1939); A margine dei meridiani (1935); Tahiti o I gangster nell’arcipelago degli amori (1935) e Il paese del freddo (1976). Questo ultimo racconta del viaggio dello scrittore nell’estremo Nord, per visitare la Norvegia, le isole Lofoten, la Lapponia. Simenon racconta, con sguardo incantato e ammirato, delle piccole cose quotidiane, della notte perenne, dei làpponi, della pesca del merluzzo, dei solitari pescatori di foche e del... “Paradiso” , locale notturno in pieno Mar Glaciale Artico! E con lo stesso sguardo attento e con uno stile umoristico, da ‘piacione’ (che non gli conoscevo), racconterà delle Galapagos e della sconcertante scomparsa dell’eccentrica Baronessa Eloise Wehrborn de Wagner-Bosquet (2); e ancora, dell’Ecuador, di Tahiti, Panama. Descriverà paesaggi da sogno, tassisti, musicisti, i seni nudi delle affascinanti ragazze tahitiane, gli indigeni, i gentiluomini del cacao, il commercio delle tsantsa, le teste rimpicciolite. Racconterà e prenderà in giro gli eccentrici e, a volte, patetici, turisti e ‘dimoranti’, provenienti, indifferentemente, dalla vecchia Europa o dagli States. Il tutto condito da acute riflessioni e da una spruzzata di... ehm...sano sciovinismo. Un Simenon a me sconosciuto, lontanissimo dal mio amato Maigret, ma comunque godibile.
(1) da wikipedia; (2) nel 2013 è uscito il film-documentario “The Galapagos Affair: Satan Came to Eden”, ispirato alla sparizione della baronessa Wagner e del suo amante e degli altri inquietanti episodi e delle morti mai chiarite, avvenute sull’isola di Floreana, di cui ci narra anche Simenon in questo libro.
Ritroviamo Simenon, a scrivere i suoi reportage, con la sua macchina fotografica, a navigare i mari, continuando il suo giro del mondo. I viaggi si svolgono tra il 1933 e il 1935 e questa volta la sua barca è diretta verso i mari del Sud.
Stavolta però lo sguardo di Simenon è pieno di disincanto, perché ne ha già viste tante. Infatti, resta deluso dalla casa di Gandhi.
“E che delusione, a Bombay, quando ho visto la casa di Gandhi, il sant’uomo, ovvero una villa nello stile di quelle di periferia, incastrata fra una tramvia e una spiaggia lurida! Senza contare che il portinaio vi allunga alla chetichella un dépliant del negozio che il medesimo sant’uomo ha aperto in città e dove si vendono agli stranieri di passaggio souvenir di avorio scolpito, di giada o guscio di tartaruga. Insomma, viaggiare significa sempre rimanere scottati; si distruggono le proprie illusioni. Senza esagerare, forse potremmo dire che si viaggia per compilare l’elenco dei paesi in cui non si avrà più voglia di mettere piede.”
Un Simenon profondamente umano e ironico, che non nasconde la sua avversione per gli americani e che, nonostante il disincanto, è sempre capace di meravigliarsi. Questo accade tre volte: in Norvegia; nell'arcipelago delle Galapagos; infine a Tahiti.
“Sapete bene quanto me che è impossibile, a meno di non essere il più fine dei poeti, descrivere il fascino delle vostre isole. E allora come potevo, in poche pagine di giornale, raccontare la pesca delle Tuamotu, la feroce solitudine delle Marchesi, lo splendore dei vostri tramonti? Come potevo parlare di quel patto con gli squali che non si possono uccidere perché sono dell’Isola, e che non attaccheranno mai i suoi abitanti pur divorando quelli degli atolli vicini? Sapete bene che cosa voglio dire. Avrei dovuto o fare della poesia a tutti i costi (come i cineasti americani) o accumulare una ricca documentazione sui maori e sui loro costumi (come è stato fatto in tante opere)... Oppure tracciare un quadro della vita che ho trascorso con voi. Ho cercato di farlo scherzando…”
In Norvegia valeva molto l’acquavite: quanto, forse più della vita di un marinaio, alla cui morte al largo si poteva facilmente provvedere a una sparizione. Così, alle Galapagos, accadeva che naturisti europei si scontrassero ferini con la più bassa delle passioni umane: la ricerca dell’acqua, la necessità di quest’acqua. È un caso di cronaca irrisolto, quello relativo al rinvenimento di tre cadaveri di misteriosi viaggiatori europei, uno dei fulcri più affascinanti di questa serie di reportage, che Simenon scrisse, da Francese ormai per Francesi, dal 1935 al 1939. Gli aneddoti sono numerosi, ognuno più denso del seguente. Basti, a fare un esempio, l’ostilità verso la presunzione di alcuni Australiani di vivere nella migliore delle civiltà possibili, che ricorda l’analogo disagio avvertito nello stesso Paese da un viaggiatore nostrano, Tabucchi, il cui disappunto per le forzate misure di igiene impostegli all’arrivo copre alcune delle pagine più divertenti del secondo Novecento. Simenon ci restituisce una serie di bozzetti dove la grande prosa è sempre al meglio, mai confinata alla narrazione. Difficile non sentire la fine di un mondo, con le apprensioni occasionali ma mai banali per ciò che fa il “signor Hitler” in Europa, le ricostruzioni vivide della Parigi lussuriosa di Stein, le piccinerie linguistiche di un fascista al largo. Tutto ciò, al margine di meridiani e paralleli distantissimi, in un’epoca dove più di un mese separa l’arrivo di alcune notizie (e non si può dire che la contemporaneità attuale abbia giovato alla intelligenza del presente, se si vive in un eterno presente).
Una raccolta di articoli scritti nella seconda metà degli anni Trenta da Simenon, divisi fra America meridionale e Polinesia. Un affresco del mondo a pochi anni dal secondo conflitto mondiale, dove i viaggi cominciano a diventare molto più facili, i trasporti capillari e l’informazione precise. È però ancora il mondo delle distanze, del fascino dei luoghi remoti e lontani, specie dall’Europa, della vita lenta. Un mondo che abbiamo perso, sommersi dalla velocità dei nostri tempi e che, almeno secondo me, riemerge, non senza una piccola fitta di nostalgia, nelle pagine degli scritti di viaggio di persone ancora capaci di meravigliarsi di fronte alla diversità culturale