In un futuro distopico dove il politicamente corretto ha vinto, la musica metal e il punk sono stati banditi. Ma non a Venezia. L'isola è un immenso centro sociale in cui le migliori band si esibiscono dal vivo e competono per affermarsi sul mercato, grazie anche alla misteriosa "Bava di Satana", una muffa viola che cresce sugli edifici della città e che pare doni capacità musicali superiori a chi se ne ricopre. Qui si trova Gianni, fratello del frontman dei Box of Suffering, una delle migliori band emergenti. Mentre lotta per farsi un nome nella scena metal affrontando un livello competitivo a dir poco infernale, riti occulti avvengono presso la maledetta Ca' Dario per risvegliare un orrore lovecraftiano sopito nelle sue profondità... IL METAL HORROR E' ARRIVATO: L'INFERNO E' A UN RIFF DI DISTANZA!
Il Fantastico italiano continua a sorprendermi, oggi è il turno di Venezia Metal di Marco Crescizz, romanzo distopico edito da Acheron Books.
In un futuro non troppo lontano le nazioni sono governate da un redivivo sentimento Puritano, radicale ed estremista, pronto a uniformare la società con le sue ipocrisie. Anche la musica non è più espressione di libertà, il Metal e il Punk sono stati banditi, solo alcune città resistono. Una di queste è Venezia che, ormai semi sommersa, attira turisti e band da tutto il mondo, pronte a sfidarsi sul palco per la fama imperitura.
Poche chiacchiere, questo libro è dinamite pura! Marco adotta uno stile di scrittura immersivo, fatto di frasi concise e d'effetto, che travolge e trascina nella storia come un tornado di batterie. I personaggi principali e secondari sono ben caratterizzati, umoristici e impattanti. Gianni, il protagonista, è sicuramente il piú riuscito. Inizialmente timido e impacciato, ancora in cerca della propria strada, andrà incontro a una splendida crescita personale. L’unica pecca che ho riscontrato è nell’evoluzione del villain, forse troppo repentina anche se motivata dal contesto.
L’elemento fantastico, seppur non preponderante, è ben inserito e congeniale alla storia. Il tocco Horror e Weird adottato dall'autore, estremamente suggestivo, vi farà apprezzare ulteriormente il romanzo.
Il worldbuilding è uno degli elementi sicuramente più esplosivi, questa Venezia distopica e metallara vi farà saltare a ritmo in pieno headbanging. Marco è bravissimo a rendere viva la città lagunare con i suoi canali, i suoi miasmi, la sua lugubre decadenza, i suoi riti occulti, ma soprattutto con la sua musica. Se devo essere pignolo avrei preferito un approfondimento maggiore del mondo esterno, ne vedremo solo un breve scorcio. Naturalmente la volontà di concentrarsi unicamente su Venezia è comprensibile e il risultato finale lo dimostra ampiamente.
Tra assoli, riff e growl, tra una battuta e l’altra sarà uno spasso. Leggetelo e...Stay Metal sempre🤘🏼
Divorato in due giorni. Questa roba è una bomba. Ok, ascolto metal e molti riferimenti e contesti me li sono goduti tantissimo. Devo dire però che il romanzo è leggibile anche da un pubblico più ampio. Non parla direttamente di metal, quindi non c'è bisogno che siate fan sfegatati di questo genere per godervi la storia. Al massimo vi perdete degli easter egg, ma chissene, perché la storia e la scrittura meritano tantissimo. La buona scuola di scrittura di Marco Carrara non sbaglia neanche stavolta: siamo immersi in Gianni in modo impeccabile. Il flusso informativo è gestito magistralmente: tutti gli elementi e i personaggi ci vengono presentati in modo graduale e ben amalgamato con la narrazione. Si respira musica assieme al tanfo di una Venezia semisommersa, diventata rifugio per i ribelli in un mondo in cui i bigotti e i benpensanti fanno da padroni. A Venezia si suona il metal migliore del mondo grazie alla bava di Satana, e la competizione è altissima. E a quel punto, si sa, il fare arte può diventare secondario al fare successo e si innescano altri meccanismi. Non dico altro, leggetelo. Potete trovare descrizioni fantastiche, luoghi lugubri, riti occulti, personaggi e abbigliamenti memorabili, una storia che vi terrà incollati alle pagine e, per chi è interessato a scrivere, non ci sono scuse: va letto e studiato.
Libro che mi aspettavo di amare, si, ma non così tanto: Venezia Metal parla innanzitutto del metal e va inteso come lettera d’amore a questa sfaccettatissima sottocultura. Da ragazzino non ascoltavo altro e facevo a gara con un mio amico a chi ascoltava i sottogeneri più oscuri e inascoltabili. Suonavo il basso e mi facevo pagare in panini e mi piaceva andare alle serate di altri ragazzi che lo facevano. Per questo le vicende dei personaggi coinvolti risultano incredibilmente umane: tra le pagine troverete dei musicisti in carne ed ossa, delle persone che probabilmente abbiamo conosciuto di prima persona. L’amore per questo tipo di musica si riflette soprattutto anche su questo: si tratta di un racconto weird e horror che si rifà sì all’immaginario metal ma anche e soprattutto alle dinamiche che si possono trovare all’interno dei gruppi come le cosiddette “divergenze artistiche”, tra colpi bassi, pugnalate alle spalle, prove mancate, paura del palco… quante volte abbiamo, noi, metallari incalliti e rompipalle, detto “il gruppo x è caduto in basso… è diventato commerciale”? Aspettatevi sì crudezza, ironia (intelligente), nonsense e bizzarrie. Ma tanto se siete metallari non vi scandalizzerete, anzi, amerete e trangugerete il libro come una birra media al vostro pub di fiducia
Ho comprato il libro all’ultimo salone di Torino, direttamente dalle mani dell’autore. Mi ha colpito subito la breve introduzione che me ne ha fatto e non ho resistito.
Un horror completamente italiano, ambientato in una Venezia non troppo lontana nel tempo, ma abbastanza da mostrare le possibili conseguenze di scelte alla nostra portata. Mi piace l’idea di una Venezia decadente, allagata eppure destinazione obbligatoria per ogni metallaro che vuole emergere, unico posto in cui esprimere liberamente la propria idea di musica Metal, al di là dell’appiattimento generale che sembra regnare in tutta Italia.
Lo stile di scrittura è semplice e fluido, si legge che è un piacere. In pochi capitoli, si passa da quello che può sembrare semplicemente un racconto ambientato in un mondo distopico ad un racconto horror che si fa più oscuro man mano che si procede. Devo ammettere che la prima metà è un po’ lenta, difetto necessario per introdurre i personaggi, raccontare la loro storia e creare quel legame che si instaura inevitabilmente tra lettore e personaggi, leggendo di successi e fallimenti, litigi e strade che si dividono. E’ dopo la metà che il ritmo accelera e la storia vira decisamente verso l’horror più oscuro, con descrizioni vivide e particolareggiate di scene splatter, brutale violenza e una sequenza da fine del mondo nell’ultima parte che lascia senza parole.
Mi piace la musica Metal, ma anche se non fosse, questo libro è davvero fantastico. Non so se un seguito sarebbe una buona cosa, è una di quelle stori che dovrebbero iniziare e finire, senza ritornarci sopra.
Complimenti a Marco Crescizz! Non vedo l’ora di leggere altro!
Il romanzo è divertente, scorrevole e si legge in poco tempo nonostante la lunghezza. L'idea alla base della narrazione è geniale e innovativa. A mio avviso però non si può gridare al capolavoro essendo un'opera non completamente matura perché pecca di superficialità in alcuni passaggi, come se l'autore conoscesse a fondo le regole a cui attenersi ma si sia limitato a fare il compitino assegnatogli senza sforzarsi ulteriormente. Le ottime idee richiedono un minimo di sforzo in più, l'autore dovrebbe andare oltre al banale e dare maggiore profondità ai personaggi concentrandosi su psicologia e dialoghi per non farli sembrare archetipi ma personaggi unici e sfaccettati. Complimenti comunque a Marco Crescizz che si è dimostrato capace di produrre un'opera assolutamente godibile e di alta qualità. Questa recensione non vuole assolutamente sminuirne il valore o non riconoscere la fatica dietro al romanzo, ma il suo intento è quello di fornire elementi di riflessione per una critica all'opera che sia motivo di crescita.
Pro: - Idea originale, complimenti all'autore per averla avuta - La gestione e l'immersione del PDV è praticamente impeccabile - L'autore conosce l'argomento di cui sta scrivendo e dosa molto bene i tecnicismi - Stile piacevole e vario che rende spedita la lettura - Storia completa di tutti gli atti e i checkpoint che servono per potersi definire tale - Ritmo sostenuto senza inutili tempi morti della narrazione - Finale ben pensato e esauriente - Mi è piaciuta davvero molto l'idea che il requisito per evocare l'inferno in terra sia la perfezione fisica. Tema in antitesi con la cultura cristiana che vede il bene come perfetto e il male come imperfetto. Tema, come spiega il Duca di Baionette nelle note editoriali, affine invece alla mistica dei nativi americani. - Il tacco utilizzato come arma finale è una bella trovata. Mi ha stupito e mi ha indotto alcune riflessioni sul significato di questa scelta nell'economia dell'opera. Riflessioni poi ampliate nelle note editoriali del Duca.
Contro: - Dialoghi un po' banalotti, scolastici e artefatti. In alcune scene al limite del ridicolo e patetici soprattutto nella prima parte del romanzo. L'autore dovrebbe migliorare su questo punto. In due o tre casi suonano anche come spiegoni. - Alcune ripetizioni di troppo nel testo che suonano fastidiose - Il tentativo di far rientrare la storia nei tre atti è un po' scolastico:
Non ha senso far tornare a casa Gianni senza aver mostrato un vero e profondo disagio psichico (è vero che lui si trova a disagio, ma non abbastanza da farlo scappare, i Box non esistono più ma non era che il suo primo tentativo e suo fratello Paul è il migliore chitarrista dell'isola, non è nemmeno così solo da giustificare pienamente un suo allontanamento così prematuro ) e poi fargli decidere di tornare per un banale messaggio della sua coinquilina Stella praticamente sconosciuta fino a quel momento che gli propone di mettere in piedi una band.
La trasformazione di Paul è troppo repentina e non supportata da presupposti nella psicologia del personaggio. Un secondo prima è contrario all'uso di prisma un secondo dopo è allegramente strafatto. Questo cambiamento viene giustificato dalla smania di successo di Paul. Smania e ambizione che lui non ha mai mostrato fino a quei livelli essendo già il bravo e conosciuto chitarrista dei Box of Suffering. A mio avviso mancano gli estremi per rendere credibile un cambiamento del genere.
La trasformazione di Gianni è naturale e credibile, però è anche un filino banale. Inizialmente è pavido e poi durante un concerto tira fuori le palle. Un po' telefonata sinceramente.
- Il futuro al di fuori di Venezia Metal è pensato in maniera terrificante. Non bastano le giustificazioni dell'autore nella postfazione che dichiara di star scrivendo soft Sci-fi (o barzott Sci-fi che mi ha fatto ridere più del dovuto). Che senso ha mostrare il mondo al di fuori di Venezia Metal se non si ha la voglia di costruirlo e immaginarlo come si deve? Non essendo oltretutto per niente rilevante ai fini della storia.
Lo smartphone con il touch Id è già quasi anacronistico nel 2022 figuriamoci nel 2070 che cosa si saranno inventati. Anche i messaggini in stile whatsapp mi sembrano un po' troppo 2022 per il 2070. Le uniche tecnologie presentate sono tecnologie che abbiamo già: droni, scanner, auto con pilota automatico. L'unica novità sarebbe una macchina capace di tenere le persone in coma farmacologico per molti anni. Troppo poco per sentirmi davvero immerso nella storia.
- La trama è abbastanza prevedibile in alcuni aspetti. Fin dall'inizio ci viene chiaramente detto che a Ca' Dario succederà un macello. E appena viene mostrato il pozzo non ci vuole molto a capire che fine ha fatto Father Ereticus e cosa accadrà a Paul. -L'ambientazione di Ca' Dario è ben curata e questo ha richiesto un lavoro di documentazione e uno sforzo d'immaginazione non indifferente all'autore. Quello che mi fa storcere il naso è l'ambientazione ben più facile da rendere di Venezia Metal che viene ridotta a bava di Satana, acqua, tetti e scalette. Qualche elemento in più non avrebbe fatto male soprattutto all'inizio visto che la storia inizia con Gianni che è un novizio di Venezia Metal. -In questo romanzo i fighi sono i metallari, gli sfigati sporchi e marci sono i punk. Punk is not dead! Stay Punk! ;-)
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L'ho cominciato per lo stile con cui è stato scritto, perché sto studiando narrativa immersiva. L'ho finito senza respirare in 2 giorni, perché... Beh, perché è veramente scritto in modo magistrale. Nel bene e nel male, sono rimasta incollata alle pagine. L'ambientazione è super interessante, perfino affascinante... Non sono una musicista, né amo il metal come genere, ma mi ha fatto fantasticare sul genere di vita che avrei potuto avere in quel mondo.
E se in un futuro non così lontano il bigottismo e il politicamente corretto avesse vinto, se l'Italia fosse dominata dalla chiesa e se la musica satanica fosse bandita e segregata in un'isola che cosa succederebbe?
Succederebbe Venezia Metal. Il paradiso dei metallari, dove "non c'è niente che la birra non possa risolvere" (e la si può bere a "torrioni del male"), dove torreggiano statue di ormai scomparse icone della musica, da Ozzy Osbourne a James Hetfield, da Dimebag Darrel a Jonathan Davies, dove "la bestemmia è il primo atto di rivoluzione arrivati sull'isola, fa parte della cultura metal".
Però, però... c'è da dire che BELLA VENEZIA METAL MA NON CI VIVREI. A parte che ormai è semi sommersa, ma... Intanto "quando metti insieme troppi metallari che suonano generi differenti, si crea sempre un gran casino per dimostrare chi ce l'ha più lungo"... e a Venezia Metal ci sono proprio un sacco di generi diversi. Etno Doom-a-delic metal, Classic Sci-Fi Egyptian Metal, Spiritual gospel metal, tanto per fare qualche esempio... e occhio agli ultimi! potrebbero essere degli infiltrati in missione dal vaticano. Insomma troppa concorrenza, non puoi comporre un riff tranquillo che se solo ti distrai un attimo c'è qualcuno pronto a fregarti l'idea.
E poi c'è Cà Dario: la villa maledetta in cui vive la band più caz2uta del momento, i Necro Runners. Ci sono strani riti, la bava di Satana, c'è il Male in cantina, ci sono dischi di merda che cadono dal cielo, ci sono c4d4veri a pezzettoni e ovaie in padella.
Insomma, il metal h0rr0r è arrivato e io mi sono divertita come... come un metallaro a Venezia Metal. Ho apprezzato molto lo spunto reale, la storia di Cà Dario (la conoscete la storiella degli Who?), in cui Marco Crescizz ha innestato la storia che voleva raccontare. E mi piace anche immaginare che tutti i personaggi di questo romanzo, Stickaz, Stella (Artois ovviamente), Paultergeister e così via, fino al protagonista Iron-Gianni, siano riflessi di persone reali. Lo dico perchè anche l'ambientazione di Venezia Metal suona molto reale, e non parlo della città, ma della generale cultura metallara che l'autore sembra conoscere e descrivere molto bene e che sicuramente ha vissuto.
Mi ha fatto paura? Mi ha inquietato? No, ma può essere che io sia ormai insensibile. Più che inquietato mi ha proprio divertito, come un film d'azione pieno di effetti speciali e scene epiche 😃 Non voglio dire troppo della trama, ma un grande concept album che si fa realtà ed apocalisse, per chi ama il genere è tanta roba 😃 Che dire. Leggetelo e Stay Metal.
Premetto che non sono in target ne per l'ambientazione (la mia cultura musicale, soprattutto del metal, fa ridere i polli) ne per gli aspetti del genere horror. Mi sono approciato a questo libro inizialmente come "caso studio" di una scrittura immersiva e trasparente. E, partendo da queste premesse, l'ho divorato in pochissimo tempo. La qualità di scrittura e lo stile sono magistrali. Siamo perfettamente immersi nel personaggio, la costruzione dell'empatia riesce sin dalle prime pagine e lo accompagnamo passo passo nel suo arco di trasformazione. Se volete leggere qualcosa, e qualcosa scritto davvero bene, Venezia Metal fa sicuramente al caso vostro. Crescizz è riuscito a rendere interessante a un profano come me un mondo intriso di musica e delle sue dinamiche (umane, commerciali e sociali), infarcito di quell'atmosfera orrorifica che circonda il metal e i suoi aspetti più vicini al "satanismo". Il tutto con la giusta dose di critica sociale e rifiuto del perbenismo e del moralismo. Alcune soluzioni non mi hanno particolarmente convinto, seppure assolutamente coerenti con il resto della storia. Forse poi personalmente avrei voluto un po' più di approfondimento sul grande mistero che si cela dietro al tutto, ma capisco che il cuore della vicenda non era quello e la struttura della storia e l'arco dei personaggi restano estremamente coerenti. Senza dubbio se siete fan del metal, della musica e dell'horror potrete apprezzare questo libro anche più di quanto ho fatto io.
Venezia Metal di Marco Crescizz è un ottimo romanzo sotto tutti i punti di vista. Ben scritto, ben costruito e concepito, con un world building convincente e con dei personaggi indimenticabili, perfino quelli di contorno. L’autore è abile nel combinare elementi horror, weird, umoristici e nel comunicare la sua grande passione per la musica dura. Leggendolo non si può non rendersi conto del lavoro incredibile che c’è stato dietro, per quanto è stratificato, per la gestione dei tempi (non ci si annoia MAI), la caratterizzazione dei personaggi, le descrizioni di Venezia. Se siete dei metallari appassionati Venezia Metal vi piacerà un sacco, ma anche se non lo siete, vi troverete tra le mani un romanzo weird-horror di alto livello, lovecraftiano a tratti, che vi intratterrà piacevolmente. (Estratto da The Murder Inn)
Un romanzo divertente, dedicato soprattutto agli amanti della musica (del metal in particolare) ma apprezzabile anche da altri. Se al liceo siete stati metallari o avete avuto amici metallari, l’effetto nostalgia è assicurato. Tutta la vicenda si svolge in un futuro distopico in cui ha vinto il perbenismo, e in cui Venezia, ormai allagata (ci si sposta da un edificio all’altro tramite ponti e passerelle costruiti fra i tetti) è diventata l’ultima roccaforte italiana della cosiddetta “musica di Satana” e del libero pensiero. La storia, che mantiene un ritmo sostenuto e coinvolgente per tutta la sua durata, vira presto su tinte decisamente orrorifiche e non mancano scene anche molto crude (soprattutto sul finale): non un romanzo adatto ai palati più delicati.
Voglio dare quattro stelle a questo romanzo, anche se c'è una cosa che mi ha urtato nel profondo, perché a livello tecnico lo trovo scritto veramente bene e perché dopo cinque anni (CINQUE!) di lavorazione e revisione, Crescizz ne meriterebbe anche dieci solo per non aver mollato. Questo sì che è davvero Metal. Cosa non mi è andato giù: la misoginia e l'omofobia gratuita. Sono sicura che molti potrebbero argomentare che il mondo del metal è (o era, spero) così, ma lo stesso Venezia Metal sembra bipolare a riguardo e ciò mi fa intuire che non è affatto il pensiero dell'autore, ma che sono cose messe lì per... boh, fare scena? Infatti allo schifo riservato ai gay e al "tutte le donne sono puttane", si affiancano personaggi femminili davvero interessanti come Stella e Ribbon, mentre una band di gay metallari è arrivata tra i finalisti e senza di loro (in un certo senso, non voglio fare spoiler) l'apocalisse non si sarebbe fermata. Scritto con uno stile asciutto che ho adorato e ho trovato (nella sua prima persona al presente) perfettamente azzeccato al contesto, Venezia Metal è un romanzo di forte critica sociale, che si scaglia contro la censura e il conformismo, nonché contro al bigottismo religioso imperante in Italia. Presenta un futuro non troppo lontano che, ahimè, non è difficile da immaginare e tocca temi molto caldi come l'eutanasia. Gianni/Inox è un personaggio con cui è molto facile empatizzare e che ti trascina subito dentro l'ambientazione. Il rapporto tra lui e il fratello maggiore Paul è veramente ben scritto (cosa non comune) Suona realistico e per questo è facile rivedersi in esso e affezionarsi a entrambi. La conclusione non è scontata e allo stesso tempo è l'unica che avrebbe potuto chiudere degnamente questa storia. Nel complesso credo che sia un gran bel romanzo e una delle migliori proposte del catalogo Acheron.
Sicuramente un libro che tutti gli appassionati di Metal dovrebbero leggere perché credo sia un'ottima rappresentazione fantastica-allegorica di questa cultura, e anche se io non me ne intendo molto riesco a percepire la passione che c'è dietro.
C'è un elemento distopico, secondo me non sfruttato benissimo perché è un po' poco credibile e quasi comica come distopia, in pratica si tratta di una dittatura cattobigotta in cui il metal è bandito in tutta Italia tranne che a Venezia, ma non ci sono indizi su come e perché si è arrivati a questa situazione (capisco che non sia importante perché l'intento è più satirico, ma sarebbe stato bello avere un po' più di contesto storico).
Il modo in cui viene resa questa versione lurida e metallara di Venezia è molto efficace, con il giusto equilibrio di scene schifose e splatter.
La storia in sé non l'ho trovata molto entusiasmante, la fine è piuttosto incasinata e non fornisce abbastanza spiegazioni per quello che è successo, rendendo il tutto un po' troppo allegorico per i miei gusti.
Lo stile di scrittura è molto focalizzato sui dettagli osservati dal protagonista, che è una buona scelta perché rende le scene abbastanza vivide, ma risulta un po' deludente nelle scene più drammatiche, perché sono descritte in modo un po' troppo schematico, ridotte a una sbrigativa registrazione di dettagli che manca di trasporto emotivo
Avevo sentito parlare di scrittura immersiva e volevo leggere un romanzo scritto appunto così. Ho scelto Venezia Metal non tanto per l'argomento che anzi è molto lontano dai miei gusti, quanto perché quest'opera viene considerata una Bibbia per gli scrittori di scrittura immersiva. I principi di questa scrittura mi erano piaciuti, li avevo trovati convincenti e coerenti, almeno in teoria. Messi in pratica mi hanno delusa tantissimo. Ho letto una storia scritta in una maniera così povera da fare una fatica tremenda a terminare la lettura. Si susseguono una serie di frasi composte da soggetto, verbo e complemento senza subordinate e con un'estremizzazione del principio dello " show e don't tell" che costringe l'autore a descrizioni continue, con dettagli spesso superflui e inutili. Tutto il contrario della scrittura limpida che mi aspettavo. I personaggi risultano privi di spessore, senza anima e i dialoghi sono spesso banali. Esperienza negativa.
Lo segniamo come letto, ma in realtà no. Non mi ha preso per niente, l'ho trovato blando e molto lento (e troppo lungo). Il concept è divertente, ma nel mio caso non basta a tenere alto l'interesse. Non mi sono affezionata a nessun personaggio, soprattutto il protagonista, e le frasi brevi mi disturbavano (e io solitamente amo le frasi brevi).
Lo consiglio comunque agli appassionati di horror, metal e a chi divertono le narrazioni che partono da ambientazioni "divertenti" e originali.
Siamo in un futuro distopico, dove Venezia è rimasta l'unica realtà sulla quale il politicamente corretto non ha vinto. Nel resto dell'Italia, infatti, la Chiesa spadroneggia con imposizioni e dogmi, mentre a Venezia dominano le scene metal e punk, con gruppi dai nomi pazzeschi e stili assurdi. In una città dove la competizione tra le band è folle e dove i musicisti si ricoprono della "Bava di Satana", una muffa violacea di cui Venezia è piena e che pare doni abilità musicali superiori, Gianni deve trovare il suo posto. È il fratello di Paultergeista, il frontman dei Box Of Suffering, band molto conosciuta e rispettata. Quando la Oyster Metallicus indice il contest più importante di tutti i tempi, a Venezia si scatena il finimondo. Tutti vogliono vincere il contest per fare il salto di qualità, per consegnare il proprio nome e la propria band alla storia del metal; anche per mezzo di riti occulti e pericolosi, proprio come succede a Ca' Dario, una villa maledetta dove un'entità oscura attende il proprio momento, nel segno del metal degli abissi più bui...
Che dire, ho apprezzato Venezia Metal dall'inizio alla fine: l'evoluzione del protagonista, Gianni, da persona insicura e fuori contesto a frontman; il rapporto tra Gianni e il fratello Paul; l'ambientazione curata nei minimi particolari, dove Venezia non è semplice contorno, ma è una creatura viva con i suoi sciami di locali e comparse.
Lo stile è dinamico e i personaggi ci vengono presentati per mezzo delle loro azioni soprattutto. Il risultato è un romanzo in crescendo, capitolo per capitolo, senza punti morti e con tanto agire.
Le tematiche sono profonde e mi è piaciuto molto il mix humour-serietà, con scene che fanno sbellicare e altrettante che fanno riflettere: la libertà di scelta e di espressione sono alla base della trama.
Tuttavia, non si deve pensare che Marco abbia voluto fornire una risposta assoluta, e questa umiltà è da stimare. Infatti, Venezia non è un paradiso, anzi; chiunque abbia fatto parte almeno una volta di una band, sa bene di cosa sto parlando: pregiudizi nei confronti degli altri musicisti, il pensare di essere superiori; nulla di nuovo, no? Parallelamente, non tutti i personaggi bigotti sono completamente negativi: la madre di Gianni e Paul, pur essendo una bigotta convinta, si dimostra comunque amorevole e disposta a scendere a compromessi. È proprio questa via di mezzo che ho apprezzato, il fatto che entrambi gli estremi siano, a modo loro, sbagliati. Beh, che altro c'è da dire? Leggetelo e... Stay metal 🤘🤘🤘
Trama: 5☆ Gianni Petto (o meglio, Inox) è un giovane metallaro che vive con suo fratello Paul e con il resto della loro band, i Box of Suffering, a Venezia Metal, l'unica città italiana in cui la musica alternativa non è stata bandita. Mentre Gianni è un musicista mediocre, suo fratello è talmente bravo da essere reclutato dai Midnight Necro Runners, la band più famosa dell'isola che vive stabilmente a Ca' Dario. Poco dopo il trasferimento di Paul, Inox inizia però a capire che forse le leggende sul palazzo maledetto erano vere...
Personaggi: 3☆ •Il protagonista del romanzo è Inox, giovane ragazzo con la passione del metal. Nel corso del romanzo egli cresce e matura, capendo cosa è il metal per lui. È un personaggio caratterizzato molto bene, anche se a volte alcuni suoi commenti sessisti/omofobi (giustificati dall'autore nel voler descrivere la cultura metal così come è, con tutti gli stereotipi) risultano pesanti a lungo andare. •Tra i personaggi secondari troviamo poi Paul e i Necro Runners, metallari inquentanti; No Name e Ribbon componenti dei BOX; e infine Stella, coinquilina del protagonista. Sono tutti ben descritti, anche se è facile confonderli a causa dei loro nomi. Inoltre i due personaggi femminili (Stella e Ribbon) non sono perfettamente distinte.
Ambientazione: 5☆ L'ambientazione è sicuramente il pezzo forte del romanzo: la Venezia del 2063 è abitata da soli metallari e punk ma invasa da una strana muffa viola, la "Bava di Satana", con cui è possibile ricoprire gli strumenti in modo da migliorare la propria performance. Il labirinto di tetti, scalette, piattaforme, locali e canali è descritto molto bene, ma soprattutto le scene ambientate a Ca' Dario ci fanno immergere nella storia.
Romance: / Non è presente una componente Romance nel romanzo e, per la sua natura, non se ne sente assolutamente la mancanza.
Spicy: / Non essendo presente il romance, il libro non è neppure spicy. Sono peró presenti dei riferimenti e molti termini volgari.
Scrittura: 5☆ La scrittura è facile ed immersiva: ci sembra infatti di entrare a far parte del libro e di non riuscire più a staccare gli occhi dalla pagina. Grazie alla scrittura (ma anche all'ambientazione) possiamo infatti immergerci completamente nella storia.
In conclusione, questo libro mi è piaciuto molto soprattutto per i temi trattati, introvabili nei romanzi usciti negli ultimi anni.
Il metal e il punk sono fuorilegge in tutta Italia, tranne in un’unica città. Venezia. L’acqua alta è sempre più alta, una strana muffa viola ricopre i palazzi e riff metallici risuonano per le calli. L’alcool scorre a fiumi e una band tenta di evocare un orrore lovecraftiano presso Ca’ Dario. Tutto nella norma, se sei cresciuto a pane e Pantera.
Crescizz ci fa conoscere il suo mondo distopico tramite gli occhi di Gianni (Inox, se sei del giro), l’ultimo arrivato nel luogo più metal della penisola. Con lui scopriremo che non è facile farsi largo a colpi di chitarra tra le innumerevoli band che affollano il posto; impareremo che la muffa può donare un suono migliore agli strumenti, ma anche spappolarti il cervello, usata in modo diverso. Ed è solo l’inizio.
Ogni pagina ci regala qualcosa di nuovo; più procediamo con la lettura e più vogliamo entrare in questo mondo bizzarro, concreto e reale.
Lo stile di scrittura è puramente immersivo, viviamo ogni singola vicenda coi personaggi; sobbalziamo, poghiamo, sputiamo e suoniamo con loro. E l’immersività aumenta, se avete frequentato, anche in minima parte, il mondo underground delle band metal.
Ogni vicenda narrata da Crescizz, è così realistica che potrebbe benissimo essere accaduta sul serio: una di quelle da raccontare schiacciati sulle transenne, ingurgitando birra calda da bicchieri di plastica, in attesa che i Bad Social Vibes salgano sul palco (non esistono in realtà, ma è un piccolo omaggio agli ironici e perfetti nomi di band inventati da Crescizz. Geniali, giuro).
Insomma, un ottimo romanzo horror metal, ma intriso di ironia, provocazione e sarcasmo. Se non ascolti metal, ti divertirai lo stesso (e conoscerai un mondo di cui hai soltanto sentito parlare). Se invece hai sempre desiderato cavalcare con i cowboys infernali o sfidare Eddie lo zombie a gare di riff, beh, che diavolo ci fai ancora qua? Venezia Metal è lì fuori, e aspetta solo te.
Venezia Metal è il secondo titolo di Acheron Books che ho il piacere di leggere. Come al solito, si parte da un'idea di base che è geniale: in un futuro non troppo lontano, mentre tutto il resto d'Italia è in mano ai bigotti e preda dell'eccesso di perbenismo, Venezia è un grande centro sociale delirante dove il Metal la fa da padrone. I metallari possono suonare, drogarsi e bestemmiare senza problemi, perché confinati all'interno dell'isola, dove si svolgono concerti, risse e sbronze ogni notte. Fintanto che l'orrore infernale non arriva per davvero, minacciando guai seri. Non dico altro della trama! Il worldbuilding è magistrale, impeccabile, i personaggi sono ben studiati e credibili, ogni pagina è impregnata di humour sagace e l'ironia scorre a fiumi. Ma badate bene, non è un racconto comico, tutt'altro. La trama si snoda tra paranormale e grottesco, in un susseguirsi di esagerazioni che ho trovato semplicemente irresistibile, fino alla conclusione che definirei proprio così: "la madre delle esagerazioni". Ci stava, però, ci stava di brutto! Mi ha gasato da morire. Venezia Metal è difficile da definire, ma ci provo: horror fantastico con elementi sci-fi, grottesco e umoristico al punto giusto, con innesti gore/splatter e macabri, conditi da un pizzico di leggenda e con una costruzione di trama e personaggi invidiabile. Non piacerà a tutti, forse, perché si tratta di un racconto davvero particolare. Ma io, che suono punk da una vita, l'ho adorato. Comprese le note finali, che hanno confermato la mia interpretazione: va preso come intrattenimento, non certo come critica a chissà cosa o peggio ancora come fonte di info sul mondo del metal. È semplicemente una storia che entusiasma e fa sia ridere che inorridire, entrambe le cose nella giusta dose. Meraviglia. Super consigliato a chi non si scandalizza per un po' di sano horror metallaro!
Di Marco Crescizz ho letto sia "Brandelli d'Italia" che "Alieni coprofagi dallo spazio profondo" e ho potuto apprezzare il suo palese miglioramento come autore. Questo romanzo sembra non avere incertezze, scorre liscio e ribolle vivido come la bava di satana sulle corde della chitarra di Paul, il personaggio che forse ho apprezzato di più. L'autore è sempre stato in grado di rappresentare vividamente i personaggi secondari e in Venezia Metal ha affinato l'arte, tanto da portarmi ad affezionarmi a No Name, Stella, Ribbon, Totila e gli altri quasi più che al protagonista. Nessuno di loro sembra una controfigura o un mero numero. Dietro questo libro ci sono tecnica, studio e fatica, si vede. Venezia Metal ha un ritmo molto elevato, non ci sono momenti morti e infatti l'ho divorato in tre o quattro giorni nonostante gli impegni. Oltre ai personaggi mi ha incuriosito anche la storia, sono andato a cercare notizie sul Ca' Dario per capire quanto ci fosse di vero riguardo le inquietanti sincronicità che sono riportare nel romanzo e scoprire che MOLTO di ciò che c'è scritto pare sia reale mi ha fatto apprezzare ancora di più la pianificazione dietro la storia. Non ultimo, questo libro è un tributo al metallo in salsa distopica: ne riconosce pregi e difetti, salvando ciò che rimane di giusto: la libertà di espressione e il dissenso verso il bigottismo, il politicamente corretto e il potere costituito. Il contenuto c'è, anche se, come insegna la "scrittura immersiva", è nascosto nella storia, ed è giusto così. L'importante è che ci sia.
In un futuro distopico (non posso vederlo come un semplice futuro e basta), Venezia – ridotta all’ombra minacciosa e sommersa di se stessa – è diventata capitale della musica, in particolare della musica metal. Non vi basta questa premessa per iniziare a leggerlo? Va bene, metto sul piatto una misteriosa minaccia sovrannaturale, Ca’ Dario, un protagonista che potrebbe essere il nostro vicino di casa a cui ti affezioni subito, generi musicali e nomi di band che “pescano da” e distruggono la pop culture, e… le metalgondole, ragazzi, ci sono le metalgondole.
🤘Vi dirò una cosa controversa: io mal tollero la prima persona narrante. Non per partito preso, giuro, ma perché è un tipo di narratore che pochi riescono a usare bene. Marco lo sa usare molto bene. Venezia Metal è il primo romanzo che leggo, da qualche anno a questa parte, in cui la gestione della prima persona mi ha decisamente convinto.
🤘La scrittura è fluida, adatta al tipo di narrazione e al suo cross-genere (fantasy-horror). I personaggi sono credibili e persino confortanti, in un certo senso... come gli stessi tizi che rincontri sempre a ogni concerto, avete presente? Altro elemento che mi è piaciuto è la passione per la musica che si respira a ogni pagina.
🤘Riassumendo, questo libro è perfetto per voi se: ▪️Cercate qualcosa di nuovo e originale; ▪️Amate le storie piene di metal; ▪️Non vi spaventa un po’ di sangue; ▪️Adorate la cultura pop e trash-horror anni ‘80-’90; ▪️Il viola è il vostro colore preferito; ▪️Vi si drizzano i peletti delle braccia a una prima persona gestita correttamente.
M’beh, siete ancora qui? Andate a leggervelo! E stay metal!
Diciamo anche 4.5 stelle. Non do il massimo solo perché la piega apocalittica sull'ultima parte del romanzo si è un po' allontanata dal mio gusto personale, ma per il resto è stato un vero piacere leggere Crescizz, come non mi capitava da tempo con un romanzo italiano. C'è un po' di tutto: una distopia "plausibilissima" ambientata di poco nel nostro futuro, in cui la musica di un certo tipo viene ghettizzata in poche città "porto franco". Una critica alla società che va in più direzioni, palesi o meno. Una prima persona presente scoppiettante e credibilissima che non annoia mai e che tiene il passo anche nelle scene d'azione più serrate. Personaggi secondari molto 3d che lasciano il segno anche quando hanno poco spazio. C'è l'horror che entra in punta di piedi ma poi si prende la scena con tutto il gore possibile (in alcuni punti ci ho visto Il Signore del Male, di Carpenter, in altri La notte del Drive-In di Lansdale). C'è la presa in giro portata all'estremo dell'accoppiata metal/satanismo da tanti ancora vagheggiata. Ci sono decine di trovate divertentissime tra soprannomi e nomi delle band. C'è, dietro tutto, un'ode al libero arbitrio e alla capacità di giudizio del singolo. C'è, infine, la musica. Poco da dire, se suonate uno strumento potrete avvalervi di un'immersione ancora maggiore nella lettura del romanzo (se poi suonate la lead guitar e il vostro genere è il metal, chevvelodicoaffa'). L'infrastruttura inventata si incastra molto bene nel solido base knowledge che l'autore padroneggia. Insomma, leggetevelo. Anche se non suonate uno strumento 😈
Immaginate avere a disposizione una città decadente in cui ad ogni angolo si trovano stand delle birre, chioschi di cibo spazzatura, bancarelle del merchandising, gente che suona, gente che tromba e gente che si spacca di botte. Una città dove il susseguirsi delle band sul palco non ha mai fine, dove ogni genere di metal esistito ed esistibile ha il suo spazio, i suoi ascoltatori, la sua gente. Insomma, il sogno bagnato di ogni metallaro.
A queste atmosfere da Tenacious D e il destino del rock e Brütal Legend aggiungete però quell'alone di satanismo e splatterone anni 80 e mettete come "villain" una band che sembra un incrocio tra i Dimmu Borgir e i Behemoth: avete appena fatto Venezia Metal di Marco Crescizz.
Ho letto il romanzo in tre giorni netti, giusto per farvi capire quanto l'abbia apprezzato. Le vicende del protagonista Inox, che parte da Roadie nella città del metal per poi divenire qualcosa di più, sono una sequela di situazioni bizzarre che fondono horror e fantasy insieme a tanta musica e a una quantità di riferimenti che probabilmente possono essere colti appieno solo da chi appartiene a quella determinata sottocultura.
La storia funziona molto bene, con un sacco di scene altamente visive che sono prese a piene mani dall'estetica delle copertine degli album metal. C'è suspence, c'è azione, c'è anche un bel po' di horror.
I personaggi secondari potrebbero risultare un filo stereotipati, ma avendo dovuto l'autore crearli sulla base di una specifica sottocultura non poteva uscire molto dai canoni: anche i metallari hanno delle regole di comportamento ben precise, anche se non lo ammetterebbero mai.
Lo stile di scrittura è quello immersivo di scuola Duchiana: io lo trovo sempre un po' troppo asettico, ma è un gusto personale e so che sono in molti ad apprezzarlo.
Insomma, una lettura imperdibile per chi (come me) ha un background da metallaro, ma che risulta godibile anche dagli amanti dell'horror e della bizarro fiction.
Ho preso questo romanzo più per studiarne lo stile che per gusto. Non sono un amante del metal, ma fortunatamente il romanzo è godibile anche per chi non ha una cultura adeguata. Anzi, è davvero divertente e ci sono passaggi, atmosfere e personaggi davvero particolari che non creano distanze tra il lettore e la storia. Si è immersi completamente in questa Venezia, si empatizza in pieno con Inox e i suoi amici ma soprattutto la morale e il messaggio che l'autore vuole trasmetterci arriva chiaro e tondo. Un grande plauso a Crescizz! Gli unici appunti che , personalmente mi sono piaciuti meno, sono: Il terzo atto è troppo lungo, l'intera sequenza dura davvero troppe pagine, anche se è quella più avvincente dal punto di vista del ritmo; Però fa da controaltare ai primi due atti dove ci sono scene ripetute e poi , sinceramente, le motivazioni per la quali Inox scappa e torna a Venezia, le ho considerate troppo deboli. Il protagonista principale ha un cambiamento troppo deciso ad un certo punto in poi del romanzo; La posta in gioco diventa alta troppo di colpo e non gradualmente. Venezia metal si apprezza per tutti i suoi pregi ma soprattutto per quei pochi difetti che lo rendono un romanzo davvero unico.
Ho centellinato la lettura. C'è tanta roba, tanta davvero. Qualche sbavatura qua e là che noto solo perché sono un pignolo cinquantenne.
Descrizioni asciutte, vibranti, sempre evocative e capaci di portare il lettore... cioè me, al centro della vicenda e immerso nelle emozioni del protagonista. Il lavoro dell'autore è stato certosino, attento tanto alle necessità della storia che aveva dentro, quanto alle indicazioni del più cattivo editor esistente al momento sul palcoscenico letterario italiano. Cattivo nel senso che, si dice, utilizzi anche la frusta e il martello d'arme per correggere gli errori dei suoi sottopost... pardon, autori.
Leggendo le pagine di Marco Crescizz non ho problemi a credere che il sangue versato per scrivere la storia non sia stato solo metaforico.
Che dire? Ottimo lavoro, anche istruttivo per chi segue le lezioni del Duca di Baionette (l'editor di cui sopra) e vuole scrivere con la stessa intensità. O magari anche migliore ;-)
Consigliatissimo anche a chi, normalmente, non legge horror.
In una realtà distopica, in un futuro non molto lontano, In un mondo in cui il bigottismo cattolico la fa da padrone, Venezia è la sola città che resiste e costituisce una bolla di libertà, dove giovani e nostalgici si riuniscono intorno alla musica Metal. Devo essere sincera, non essendo una buona conoscitrice della musica Metal, non sono riuscita ad apprezzare in pieno i riferimenti alla cultura che costituisce il background e questo mi ha impedito di godere appieno della lettura. Nonostante questo, grazie ai personaggi ben caratterizzati, alla scrittura immersiva e all’ottima struttura della trama, Il romanzo mi è piaciuto, soprattutto nella seconda parte, dove l’azione si intensifica e riesce a tenere incollato alla lettura anche un lettore meno interessato all’argomento. Va da sé che le difficoltà incontrate nella parte iniziale dipendono esclusivamente dal mio gusto personale e non dalla bontà dell’opera. Per un amante del genere sarebbe sicuramente una lettura molto più appagante.
In un futuro non troppo lontano dove in Italia vige il politically correct e Venezia ormai inabissata per larga parte è ormai l'unico posto dove si può suonare il metal indisturbati, strani e spaventosi eventi di stampo lovecraftiano trasformano la città lagunare in un vero e proprio incubo a occhi aperti, dove non si sa se a essere spaventosi sono i marchi delle etichette commerciali che vogliono impossessarsi dell'ultimo baluardo di libertà artistica o l'entità diabolica che dimora all'interno della Ca' Dario. Mi hanno consigliato in tanti questo libro e devo dire che l'ho amato dall'inizio alla fine, epico e sorprendente fino all'ultimo colpo di scena. Rilancio la palla ai prossimi lettori!
Ottimo libro che si distingue per uno stile di scrittura immersivo, molto diretto e facile da leggere e per un aria fantastica/weird che mette in mostra la grandissima creatività dell’autore. Un’altra cosa che ho molto apprezzato è la capacità di Crescizz di delineare bene i personaggi, anche quelli meno importanti.
In almeno 2/3 punti avrei tagliato delle parti. Se la storia stabilisce già determinate situazioni/logiche/concetti sarebbe meglio snellire, a mio parere. Diciamo che il libro potrebbe essere una ventina di pagine più corto.
Molto soddisfacente il finale che non cade nella trappola dell’essere “piacione” ma, anzi, ci lascia con un messaggio non banale e tutto sommato amaro.
Mi dispiace dover dare una sola stella, perché l’idea era carina e l’ambientazione stuzzicante. Il libro è assolutamente troppo lungo, direi proprio sbrodoloso (sarà la bava?) e il protagonista incoerente nei suoi ragionamenti (e non semplicemente contraddittorio, il che sarebbe accettabile). Un momento è terrorizzato per la propria vita o quella di suo caro e meno di un attimo dopo decide di pensare a un riff o qualcos’altro di insignificante rispetto all'istinto di sopravvivenza. E poi, davvero, ma come si fa a scrivere così tante parole superflue? Descrizioni banalissime. Un peccato.
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