Una falsa profezia distrugge la sua vita. Una spada di diamante blu rappresenta il suo riscatto.
«Ricorda che su di te grava il peso più grande. Ogni qual volta non ci sarai, ogni qual volta non sarai disposta a sacrificare qualcosa, ogni qual volta la tua volontà vacillerà una parte di Liwaria morirà. E un giorno, in questo ciclo vizioso, in quel destino nefasto finiranno anche coloro per i quali daresti la vita.»
Hilya è una mezzosangue e per le leggi di Liwaria non dovrebbe esistere, ma a renderla la minaccia principale del continente è una profezia: sarà lei a risvegliare i Senzaluce che un secolo prima hanno devastato Liwaria.
Sedici anni dopo la sua fuga, la spada di diamante blu lasciata da sua madre segna l'inizio del suo viaggio per guadagnarsi il riscatto. Quello che non sa è cosa si cela davvero dietro la spada: può essere lei la salvatrice del continente, ma vuole diventarlo davvero? In un mondo in cui la manipolazione ha distrutto non solo Liwaria ma anche la sua vita, Hilya sarà costretta a percorrere la strada del riscatto per dimostrare che né profezie né dei possono determinare chi è l’eroe e chi il carnefice. E soprattutto, che da sola non può compiere un viaggio da cui dipende il destino di Liwaria tutta.
Il secondo volume della saga è in arrivo in inverno 2023
Il primo libro della saga di Liwaria è una lettura complessa.
Innanzitutto per la struttura: è una storia multi-POV con tante ambientazioni e tanti personaggi che portano avanti le proprie agende. È un high fantasy bello corposo e con uno stile ricco — a volte troppo — che mi ha impedito di immergermi a fondo nella lettura. Il motivo per cui non ho dato cinque stelle sta tutto nell’immensa fatica che ho fatto per orientarmi nei primi dieci capitoli: tra Frattura, Senzaluce, Forze Arcane, Hylia, i regnanti, il POV di Eiron ecc ero abbastanza spaesata. Sarà anche che non mi approcciavo a questo tipo di fantasy da un po’ di tempo e la sessione non è un periodo in cui posso dedicare la massima concentrazione alla lettura.
In compenso, una volta superato lo scoglio iniziale, Liwaria si presenta in tutta la sua bellezza e in tutte le sue brutture: è un mondo spezzato dai suoi abitanti che si sono fatti la guerra troppo a lungo. La tematica dell’equilibrio in rapido deterioramento è bella e approfondita bene. È chiaro che il male che afflige Liwaria ha un colpevole: in senso stretto gli elfi, che hanno pasticciato con la magia, ma in senso lato la Frattura è il riflesso di un mondo in cui la vera collaborazione tra razze pare un’utopia irraggiungibile.
Altro punto a favore, i tropes rovesciati: Hylia è una prescelta imperfetta che spesso mette sé stessa davanti a Liwaria; Camlost è un antagonista con un piano ben preciso che scavalca i limiti di un generico signore oscuro assetato di potere. Ho l’impressione che dietro il suo odio per gli dèi si celi una storia lunga e interessante.
E proposito di dèi, ho apprezzato come ci sia un’immensa Storia dietro questo volume: il lettore ne conosce solo spizzichi e bocconi, ma s’intuisce che i rapporti tra le razze sono gravati da conflitti di vecchia data. Gran parte dei personaggi sono antichi e ricordano bene la Guerra dei Popoli che ha devastato Liwaria e per loro lasciar andare vecchi pregiudizi è difficile. In questo Hylia è avvantaggiata dalla giovane età e dal fatto di essere una mezzosangue: su di lei i sospetti interrazziali fanno meno presa.
Non ho parlato nel dettaglio dei personaggi perché ognuno meriterebbe uno spazietto a sé. I miei preferiti comunque rimangono i gargoyles (inserisco lacrimucce al sapore di spoiler) e in particolare Diakim.
In conclusione, un bell’esordio che chiude in maniera soddisfacente alcune linee narrative ma alza l’hype per il seguito aprendone altre nel finale (e queste si prospettano belle grane per Hylia&Co).
Faccio sempre abbastanza fatica a commentare un libro che ho letto, amato e che mi ha portato a creare nella mente infinite riflessioni, domande e curiosità, eppure oggi tenteremo, del resto sono convinta che c'è bisogno di lettori che inizino questa saga perchè davvero promette e dà tantissimo.
Siamo davanti a un epic fantasy, quindi uno di quei testi che hanno quel sapore classico e che, per i lettori che come me vengono dai grandi classiconi, ha sempre quel sapore di casa. Nonostante questo trovo che Giada abbia avuto la grande capacità di attualizzare il genere, creando personaggi che escono dai ruoli canonici che il sottogenere ha creato per loro in una scala di grigi che rende chiunque comprensibile e giustificabile nelle proprie azioni.
Una grande dote che ho riscontrato, e questo fin dalle primissime pagine, è quella della resa della grandezza di questo mondo: siamo spesso davanti a libri fantasy dotati di bellissime mappe che, tuttavia, relegano la vastità di questi mondi secondari a meri disegni e carte, qua invece si avverte la presenza di un mondo ampio, popolato da creature diverse, che si estende il latitudine ma anche in profondità nella terra e nel mare. Un mondo che è esso stesso protagonista del testo, cambia nel corso delle epoche e in se stesso reagendo a ciò che le razze che lo popolano fanno di buono e di terribile. Il mondo ha le sue regole, il suo equilibrio, i suoi piani perennemente intaccati dalle smanie di potere degli esseri che calcano le sue terre. Una tematica quanto più attuale che si riverbera nel testo in tante situazioni differenti in cui vediamo Liwaria avvizzirsi e corrompersi rispondendo alle brame di chi si reputa superiore ad essa.
La narrazione è plot driven, quindi focalizzata sulla trama della storia e sul suo worlbuilding incredibilmente stratificato che, fin dalle prime pagine, ti fa capire con assoluta certezza tutto il lavoro di progettazione di Giada che deve avere dimensioni titaniche. Lo sviluppo della trama è affidato a diversi POV che si alternano e questo, soprattutto all'inizio, può suscitare nel lettore un senso di lentezza e spaesamento perchè al seguire i diversi personaggi si aggiunge la necessità di familiarizzare con nomi, concetti e luoghi a lui non noti e credo sia assolutamente normale provare una sorta di momento "aiuto, sono curiosissimo ma non ci sto capendo una ceppa lippa", vi assicuro che una volta capiti i pezzi sulla vostra scacchiera potrete godervi il gioco con tutta l'esaltazione del caso.
I personaggi dal mio punto di vista sono molto interessanti specialmente quando la narrazione prende il via e trovi somiglianze e differenze tra gli stessi, spesso arrivando a momenti topici in cui due diverse personalità con magari un comune passato si ritrovano a fronteggiarsi avendo esiti e reazioni totalmente differenti a causa di piccole differenze tra loro che creano abissi nella loro visione del mondo. Onestamente, arrivata al termine del romanzo, non posso dire di avere un personaggio preferito, trovandone molti, dai più eticamente retti ai più controversi, estremamente affascinanti, comprensibili e in fondo anche scusabili nelle loro debolezze. La maggior parte di loro viene messa davanti a situazioni troppo più grandi di loro e gli viene chiesto: sei disposto a schiacciare te stesso per il bene superiore? quante volte il "sì" a questa domanda è stato pronunciato senza pensarci troppo in classici di questo genere.. qua no, qua l'umanità anche dei personaggi dalle razze meno umane vuole uscire potente, urlando e scalciando, chiedendo perchè ci si debba annullare per poter compiere un destino? Chi lo ha stabilito? Perchè è stato stabilito? Preparatevi perchè Liwaria ha profezie per chiunque, onestamente credo esistano più profezie che personaggi quindi non credete a tutto quello che viene detto!
io vi dico: se volete entrare a Liwaria preparatevi a dire ogni 2x3 "ah, mamma mia, questa cosa è più profonda e intricata di quello che pensassi" perchè, citando il sommo Shrek, Liwaria è una cipolla, non una lasagna, una cipolla... piena di strati su strati che, alla fine del primo romanzo, beh ti sembra di aver appena scalfito, tornando alla cipolla io credo di aver tolto giusto la buccia e magari il primo strato, quello canonicamente ancora un po' sporco di terra ma il cuore, quello neanche so che forma abbia! Da questo punto di vista bellissima la scelta dell'autrice di inserire alla fine di ogni capitolo un paragrafo con ricordi di tempi passati, diari di personaggi appena citati, canzoni, leggende, frammenti di atlanti e enciclopedie che vi faranno desiderare avere quei libri come entità fisiche da poter sfogliare per poter conoscere sempre più a fondo questo bellissimo mondo.
Forse sto sbagliando a scrivere questo commento il giorno stesso in cui ho finito il romanzo perchè vorrei solo parlarne no stop con persone ma davvero, se vi sentite orfani di un bell'epic leggete Liwaria. Sappiate, tuttavia, che non è un romanzo character driven, che si prende assolutamente i suoi tempi nella narrazione e che almeno all'inizio i continui cambi di pov non un po' frastornanti e non potete semplicemente aprire il libro, leggerne qualche paragrafo senza metterci la testa e poi lasciarlo lì per qualche settimana. Serve attenzione e amore ma se ne avete allora potrete penetrare in questa bellissima storia come una gocciolina d'acqua pronta ad attraversare tutte le crepette andando sempre più in profondità.
Leggere questo libro potendolo commentare con Giada è stata una delle esperienze migliori degli ultimi mesi e, in tutta sincerità, non vedo l'ora di poter leggere novelle e seguiti e continuare a scoprire il mondo del maiunagioia di Liwaria.
"Qualunque cosa sceglierai, sii sicura di saperci convivere: non esistono mezze misure, né sentieri sicuri"
"Liwaria - La spada di diamante blu" di Giada Abbiati.
Hilya è una mezzosangue, demone e elfa: per le leggi di Liwaria non dovrebbe esistere... Ed appresso si porta il fatto di essere la minaccia principale del continente a causa di una profezia che dice che sarà lei a risvegliare i Senzaluce, potenze oscure che un secolo prima hanno quasi distrutto tutta Liwaria. Dopo drammatici eventi in giovane età che la segnano per sempre, all’età di 25 anni ha solo tre sicurezze: i suoi poteri legati ad acqua e ghiaccio, il suo mentore Helcar ed una spada di diamante blu appartenuta alla madre. Quest’ultima segna l’inizio del suo viaggio alla ricerca di un riscatto per le terre ed i popoli di Liwaria. Tra compagnie insolite, incontri non programmati e viaggi estenuanti, Hilya scoprirà che non ha mai saputo cosa si celava veramente dentro il suo passato e dietro alla spada. In un mondo spezzato, in piedi su fragili equilibri, che le ha rovinato e segnato la vita, Hilya si batterà contro profezie e pregiudizi, avendo tra le mani un ruolo che non ha mai voluto e per cui c’è in gioco tutta Liwaria.
Beh che dire amici hobbit: ci sta! Primo libro di (Quanti libri?), il volume si dimostra un inizio promettente per una saga che si focalizza principalmente su worldbuilding e trama studiati nei minimi dettagli. Ci troviamo a Liwaria, un continente con un'ambientazione da urlo per gli amanti dell'high fantasy, dove vivono specie diverse che portano ricchezza alla storia. Seguiamo Hilya, mezzosangue che a 9 anni perde tutte le sue certezze ed il suo piccolo mondo a causa delle forze politiche ed oscure in gioco, e che ormai grande è fredda come i suoi poteri mentre vive con Helcar, il suo mentore e "salvatore", in terra elfica. La storia inizia con un prologo lunghetto ma fondamentale per entrare nella storia vera e propria di Liwaria e di Hilya e prosegue poi con lei che vuole trovare il riscatto che gira attorno alla spada di diamante blu, tecnicamente inforgiabile, ereditata dalla madre. Ed è l'inizio della fine: io dico così perché c'è tanta carne al fuoco. Il libro è scritto in povs multipli, e riusciamo a conoscere la maggior parte dei personaggi principali: Hilya, Helcar, Dràkehorn, Elaryen, Camlost, Eiron... Tutti intrecciati, tutti fondamentali nel passato, presente e futuro di una terra che si basa su fragilissimi equilibri. Credo di non avere le capacità di spiegarvi il worldbuilding complicato, ma posso dirvi che questo primo volume ha tutto e di più. Elfi, draghi, uomini-drago, gargoyle, creature marine, demoni, pirati, Forze Arcane (fighissime), Senza Luce (oscurissimi), sovrani, luoghi caldi e freddi, diversità ambientali e dei popoli, magia, dèi e altro, altro ed altro. Certo, all'inizio c'è un po' di info dumping allucinante e la prima parte della storia ne risente per questo e risulta lentuccia, ma andando avanti ci sentiamo immersi nel tutto e si trova un ritmo. Anche lo stile di scrittura all'inizio può sembrare intrecciato, ma è davvero solo questione di "inserirsi" nel libro. La trama poi è il vero motore della storia insieme alla costruzione del mondo. Incalzante in alcuni punti, più lenta in altri, io sono stata soddisfatta del ritmo, anche se accellera abbastanza verso l'ultima parte, con un finale a bomba! Ti fa chiedere "ed ora?!". Per parlarvi dei personaggi partirò così: questo libro mi ha insegnato che la lettura a volte va adattata alla narrazione per poterla vivere a pieno. Mi spiego meglio: io amo i personaggi, sono ossessionata dalle storie portate avanti da loro e dalle loro caratterizzazioni, traumi ed avvenimenti. In questo libro però loro non sono il focus principale. Sono studiati? Chiaro fino all'ultimo capello, ma Liwaria è la protagonista, per come ho vissuto la storia. Nel togliermi dalla testa il voler ossessionare su Hilya o gli altri, mi sono resa conto che la lettura era bella grazie a tutto il resto. Unica nota che mi sento di aggiungere per i personaggi: Dràkehorn è un figo, Hilya non sarebbe mia amica ed ho un debole per Eiron e Coron (la coppia che scoppia). Questo libro ha una buona rappresentazione di tutti gli aspetti della vita e porta riflessioni anche abbastanza importanti dal punto di vista morale: il singolo e la comunità, le discriminazioni, la perdita e gli affetti, il potere, la sete di vendetta ed altro ancora. Chiaro che non sia perfetto, alcune cose hanno lasciata un po' confusa-basita pure me, ma ho fiducia nella storia e nel fatto che si svilupperà a dovere. Ad oggi, ho in mano 70 teorie e incubi relativi alle Forze Arcane e la loro identità, pregate per me perché il secondo non si sa ancora esattamente quando uscirà. Detto questo, date fiducia a questo high fantasy new adult tutto italiano ✨💙 come sempre, parola di hobbit!
Iniziamo dicendo che, come ogni high fantasy, ci sono dei tropes che vengono comunque utilizzati per lo sviluppo della storia: una profezia, un'eroina che salverà il mondo, una minaccia pericolosa al mondo di narrazione, un'arma portentosa e unica nel suo genere. Non si parla di banalità, attenzione, ma di elementi che nell'high fantasy vengono riconosciuti come tra i tanti punti cardine su cui si fondano le radici di questo genere, se avete letto altro di questo genere sapete che i tropes sono sempre gli stessi, ma lo svolgimento, le intenzioni e il messaggio son diversi. Diciamo che chi, come me, ama l'high fantasy trova sempre un porto sicuro in questi punti focali, perchè nella loro semplicità ci danno sicurezza. Per me è normale dire che ho trovato un po' de le Cronache del Mondo Emerso in Liwaria e per me è un grandissimo complimento, perchè quella trilogia ha contribuito alla mia crescita personale. Liwaria possiede un bellissimo world building di cui è facile innamorarsi, per me effettivamente è stato così, non mi vergogno a dire che l'ho preferito alla storia stessa e persino ai personaggi, senza comunque togliere nulla a questi, però l'amore a prima vista sul mondo di narrazione c'è stato ed ho apprezzato moltissimo come Giada abbia aggiunto questi paragrafi di appendice ad ogni fine capitolo. La trovo una scelta eccellente nel dare più informazioni al lettore senza appesantirlo ulteriormente, perchè comunque nel corso dei capitoli riceveremo una dose di informazioni non indifferenti (certo, non come il Signore degli Anelli, però una buona dose di informazioni). Il sistema magico è alquanto semplice, si basa sullo scambio equivalente e quindi di base mi fa pensare che si sia ispirata a qualche concetto di alchimia, ma gli stessi concetti esposti si possono trovare in moltissimi libri di stregoneria (quantomeno la base di questo pensiero), quindi se ci sia stata o meno una ricerca di questo tipo non saprei, però a me fa pensare che in realtà ci sia stata, quindi molto interessante anche come ha affrontato e inserito nel contesto la magia senza scadere nel cosidetto "visto e rivisto". Per quanto mi riguarda, essendo grafica, ho dato un'occhiata anche all'edizione cartacea e la copertina è fenomenale per il suo genere: nell'high fantasy devi avere sempre una copertina vistosa, devo dire che spesso sono anche un po' pacchiane ma nel complesso funzionano ed è parte della bellezza del genere; in sostanza, a me non dispiace per niente e anche all'interno è stato curato tutto con gran gusto. A livello di stile di scrittura, sicuramente troviamo la scorrevolezza, che non è mai un male, specialmente se ci sono molte descrizioni, che nonostante tutto, non ho trovato per nulla invasive. Magari inizialmente ho storto un po' il naso per i primi dialoghi, perchè avevano un po' quel leggero sapore naif, ma andando avanti migliorano e quindi non ho davvero delle critiche da muovere se non appunto su quelli iniziali. Per me, Giada ha un potenziale fenomenale nello scrivere ambientazioni: mi ha davvero colpita la sua inventiva sul world building, penso sarebbe un'ottima autrice di ambientazioni e compendi dei manuali di Gioco di Ruolo e lo dico da amante dei giochi di ruolo cartaceo. Il mio potrebbe essere un suggerimento per un prossimo lavoro? Beh, ammetto che non mi dispiacerebbe vedere un gioco di ruolo stile d&d ispirato a Liwaria, quindi, perchè no?
Tra le tante email che ricevo per collaborare con autori esordienti, ne ho ricevuta una che mi ha fatto particolarmente piacere ricevere, quella di Giada Abbiati che mi presentava il suo Liwaria. Avevo già letto qualche parere positivo in giro, perciò su fiducia ho accettato la collaborazione, sicura che avrei apprezzato questo fantasy su cui l’autrice si è cimentata per circa dieci anni. Tutto il tempo che ci ha dedicato si vede. La cura del volume è sbalorditiva, dalle mappe dettagliate all’intero worldbuilding, dall’editing meticoloso a una costruzione dei personaggi che raramente si trova in opere di esordio. Liwaria è un romanzo impressionante, per la sua mole, di sicuro, ma anche e soprattutto per tutto il lavoro che c’è dietro, in cui nulla è stato lasciato al caso. È un romanzo ben congegnato dal quale emerge la passione dell’autrice per una storia che sicuramente l’ha tormentata per lungo tempo e alla quale ha voluto fortemente dare voce. Giada lo ha fatto nel modo giusto e io sono rimasta ammaliata dal risultato.
Liwaria è una Terra immensa il cui equilibrio sembra essere stato spezzato. Come ripristinarlo non è facile da comprendere, ma ci sono profezie che parlano chiare. Una di questa vede come rovina del mondo una mezzosangue, capace di risvegliare i Senzaluce che tempo addietro hanno devastato Liwaria. Ecco perché il re demone Camlost ordina che venga uccisa. Sulle sue tracce Fulmine e Fuoco, due demoni che distruggono tutto ciò che toccano e che costringono la giovane Hilya a separarsi dalla madre e fuggire insieme all’amico demone Helcar. Ma le visioni della regina Kilena mutano e alla piccola Hilya viene data una chance di sopravvivenza.
Dovranno trascorrere sedici anni prima che i meccanismi oscuri di Camlost si rimettano in moto, che Hilya abbandoni il luogo in cui si è rifugiata con Helcar e inizi un lungo viaggio alla ricerca della verità. Verità riguardo la spada di diamante che la madre elfa le ha lasciato in eredità, ma anche riguardo se stessa e l’enigmatica profezia che la vede protagonista. Un viaggio ricco di incognite e pericoli, che però Hilya affronterà con coraggio e determinazione, non mancando di chiedere aiuto quando ce n’è bisogno e di cercare sempre la conoscenza, per arricchirsi durante il percorso e dar prova di non essere una minaccia per il suo mondo ma ben altro. La spada di diamante blu diventa il simbolo del suo riscatto, un riscatto che va ricercando con convinzione, senza mai stancarsi, tenendo sempre stretta quell’elsa tanto cara e provando a vedere dove la condurrà ("Nel suo viaggio ormai prossimo, libera dalle costrizioni del passato, era proprio quella spada a guidare la via verso nuove scoperte. E, chissà, forse anche verso qualche dettaglio in più su chi fosse realmente Revien"). Ciò che l’aspetta durante il cammino è qualcosa di totalmente inatteso. Una falsa profezia, un mondo da salvare. Ma nel suo percorso non sarà sola. Al suo fianco ci saranno l’elfa Elaryen e il giovane principe-drago Drakehorn, ma anche Helcar che, come lei, vorrà trovare risposte ad ogni costo.
Mi sono veramente affezionata ai personaggi di questo libro, tra tutti a Hilya, la cui vita è stata costellata di sfide ma che non si è mai arresa o pianto addosso. Ho apprezzato la sua evoluzione, la sua voglia di imparare sempre di più, di conoscere, di scoprire, di uscire da quell’oscurità intorno alla quale ha sempre ruotato la sua esistenza, perché si sa che la conoscenza è anche, a suo modo, una fonte di potere. Hilya è una curatrice, ciò che sa lo ha imparato dalla madre, ma è anche una guerriera, grazie agli insegnamenti di Helcar. Il desiderio di curare e far star bene gli altri è forte in lei quanto la capacità di dominare il freddo, un potere che scaturisce naturale dal suo corpo e che ha interesse a indagare a fondo e sfruttare nella maniera adeguata. Un personaggio, la nostra Hilya, che ha molto da rivelare e che, a ogni pagina, sorprende di più. Anche la dolce elfa Elaryen ha fatto breccia nel mio cuore, con la sua imponente ed eterea presenza e la sua voglia di esplorare il mondo al fianco di Hilya. Un’amicizia, la loro, che si consolida col tempo e che diventa sempre più intensa e speciale. Non nasce con la stessa naturalezza quella con Drakehorn, l’uomo-drago con cui Hilya incrocia la strada, deciso a salvare la sua razza che sembra stia estinguendosi per colpa di una maledizione. Il loro è più un rapporto sulla difensiva all’inizio, si studiano a vicenda, diffidano l’uno dall’altra, discutono spesso, senza rendersi conto di quanto, invece, possano essere più forti insieme e determinanti l’uno per l’altra. Devo ammettere che ho seguito con particolare interesse anche l’evoluzione di questo rapporto che è evidente quanto ancora abbia da dare; al momento, non mi ha assolutamente deluso e sono curiosa di scoprire dove condurrà. Helcar è un altro personaggio che ho apprezzato molto. È stato un caro amico per i genitori di Hilya e per lei un mentore e un secondo padre. Non mi sono mai annoiata leggendo di lui e questo dimostra quanto bene sia stato caratterizzato, così come tutti gli altri. Giada Abbiati ha fatto un lavoro egregio con ogni personaggio, buoni o cattivi che siano. Ha creato un mondo dal quale non volevo più staccarmi, con i suoi Deserti - uno Freddo e uno Caldo - la sua Foresta di Conifere Blu, le sue isole sottomarine, la Terra delle Squame di Drago, le Regioni di Pietra e tutto quanto di originale è scaturito dalla sua fantasia. Elfi, Demoni, Draghi, Gargoyle, Senzaluce, Forze Arcane, Ageas sono solo alcune delle creature che scoprirete in questo romanzo e quello che ho amato di più è che non sono affatto inseriti per fare numero o scena, ma ogni popolo, razza, creatura ha il suo scopo all’interno del romanzo, la sua storia, il suo culto, i suoi intenti politici. Insomma, è tutto funzionale e ben strutturato, talmente tanto che viene difficile definire questo libro semplicemente un’opera d’esordio.
Mi sono dilungata tantissimo e probabilmente potrei continuare ancora all’infinito, visto quante cose ci sarebbero da dire, ma non posso dirvi tutto. Posso solo consigliarvi di fidarvi di me e intraprendere un meraviglioso, emozionante viaggio alla scoperta di Liwaria, insieme a dei personaggi che sapranno conquistarsi un pezzetto del vostro cuore. Questo è solo il primo libro di una saga lunga cinque volumi, ma è stata per me una lettura imprescindibile (e mi auguro possa esserlo anche per voi) soprattutto in vista di tutto ciò che si è rivelata essere: una storia epica, che si svolge in tempi più dilatati ma che non lesina su creatività e tematiche (come non cogliere l’invito ad agire, ad abbandonare l’inerzia per ripristinare l'equilibrio del mondo? Un invito che sembra rivolgersi non solo a dei personaggi del romanzo ma direttamente al lettore). Non fatevi impressionare dal numero di pagine, ma concedetevi il tempo di conoscere pian piano una storia che vale davvero la pena di essere letta. Recensione completa sul blog: https://coffeeandbooksgirl.blogspot.c...
L'high fantasy d'esordio di Giada Abbiati è stato una sorpresa su tutta la linea! Il worldbuilding è il punto di forza di questa saga, piena di conflitti, creature incredibili e magia. I personaggi sono molti e ben caratterizzati (a proposito, grazie per l'elenco a fine libro, per me che ho la memoria di un pesce rosso è fondamentale 🤣). Hilya è una protagonista vivida, seppur algida, che rifiuta la profezia che la vede vivere il prototipo del "chosen One". Il suo avere imparato il distacco per proteggersi riverbera in tutta la narrazione, sempre coerente, anche quando la mette in difficoltà. Bellissima la scelta di accompagnarla a due personaggi che invece la sfidano in ogni istante, Drakehorn per il suo essere impulsivo e coraggioso, Elaryen per la sua dolcezza e capacità di esternare i propri sentimenti. Di certo il primo volume lascia col fiato sospeso, in attesa di leggere il resto. Lo consiglio a chi si è già approcciato al fantasy e cerca una bella lettura che racconti davvero di mondi fantastici, poteri incredibili, regni, dinastie e scelte impossibili. 🌹
Profezie, protagoniste mezzosangue dall'improbabile colore di capelli, una spada di materiale fighissimo ma introvabile...
Liwaria aveva tutti gli ingredienti per non piacermi, ma dopo un inizio un po' sincopato la trama mi ha trascinata nella Foresta di Conifere Blu, poi Nella Terra tra le squame di Drago e infine allo scontro con il Senza Luce dei Gargoyle. Lo stile fluido di Giada e la sua grande inventiva riescono a mettere un po' di pepe negli archetipi ormai visti e rivisti nel Fantasy, inquadrandoli da una nuova prospettiva molto più accattivante.
Altro merito non da poco è l'attenzione che l'autrice pone sul mantenimento degli equilibri ambientali e tutta la metafora sul cambiamento climatico e l'inquinamento. Sono contenta che queste problematiche siano sempre più sentite anche nel panorama del fantasy!
Su Hylia e il resto del suo gruppo, potrebbe essere solo una mia impressione ma mi sembra di aver colto qualche somiglianza con i personaggi di "Avatar - La leggenda di Aang" soprattutto per quanto riguarda Drakehorn (caratterialmente simile a Zuko).
Unica pecca che mi sento di far notare riguarda la spiegazione di alcuni elementi del mondo. Nei primi capitoli viene messa subito tanta carne sul fuoco e all'inizio ho fatto un po' di fatica a capire chi fossero i Senzaluce, cosa fossero le Forze Arcane e la Frattura, cosa significasse il sanguinamento di quest'ultima... Avrei preferito essere introdotta a questo mondo fantastico con più gradualità, ma nel complesso si percepisce la grande cura dell'autrice nel delineare ogni cosa di Liwaria. Aspetto il secondo libro!
C’è un complotto per ridestare forze apocalittiche, giochi di potere tra sovrani avidi e insensibili, catastrofi ambientali sul punto di squarciare il mondo e, nel mezzo, una ragazza legata a una spada che si sorregge sulla cuspide, nell’esatto punto di equilibrio tra tutte queste sfighe.
Esiste una ragione migliore per leggere Liwaria se non questa? Capire, in cuor tuo, se sei altruista o nichilista?
Non credo siano molti i fantasy che partano con questa premessa. È molto più facile trovare storie di rapporto tra personaggio e cerchie strette, personaggio e sé stesso, personaggio e Assoluto… Difficilmente, invece, avremo il personaggio in contrasto con eredità di un mondo che sta finendo a pezzi.
Liwaria è un fantasy che richiede di prendersi tempo per carburare, direi che è quasi egoista nell’inizio della relazione con il lettore, ma se rispetterai i suoi intervalli saprà darti molto più di quanto ha richiesto.
Liwaria è un fantasy molto interessante e con terre strutturate e varie: foreste innevate, terre calde delle Squame di Drago, le regioni di pietra dei gargoyle ecc... È stato un bel viaggio tra le pagine di questo epic fantasy avvincente e che non vedo l’ora di proseguire con il prossimo romanzo “Il volto della morte”.
Il mondo è ben costruito e popolato da razze molto eterogenee tra loro: gargoyle, uomini-drago, elfi, demoni ecc… tutte con una storia di lotte e conflitti, vecchi e nuovi.
Hilya, la protagonista, mi è piaciuta molto perché è una figura femminile forte e decisa. Interessanti anche i compagni di viaggio, e soprattutto la figura del mentore Helcar.
Mi è piaciuta anche l’idea che non esista un singolo antagonista, ma che ci sia una forza oscura per ogni popolo e con caratteristiche e poteri differenti tra loro, sono curioso di sapere i poteri dei prossimi.
Complimenti a Giada per questo fantasy italiano che vale la pena di essere letto. Consigliato.
Liwaria - La spada di diamante blu è stato un libro che mi è piaciuto davvero tanto e lo dico molto sinceramente. Oltre ad essere una storia coinvolgente è anche ben scritta e mi piace il registro linguistico usato dalla scrittrice, l'ho trovato adeguato al tipo di racconto. È ricco di scene per niente scontate, si è sempre curiosi di arrivare a fine capitolo per capire cosa sarebbe successo. Avevo una gran voglia di prendere in mano un romanzo fantasy e devo dire che sono capitata a Liwaria proprio nel momento giusto.
Un fantasy che consiglio a tutti gli amanti del genere, ma anche a chi ha più pregiudizi verso il fantasy e fatica a trovare libri davvero capaci di trasportare il lettore all’interno della storia. Liwaria è un libro davvero ricchissimo di dettagli, con un worldbuilding studiato e ben costruito e tanti personaggi interessanti e ben caratterizzati. Il mio timore più grande con questi libri è il fatto che presentino spesso sempre gli stessi tropes caratteristici del genere high fantasy, rischiando di scivolare nel banale, tuttavia non ho riscontrato questo problema, anzi! Ho trovato la storia davvero avvincente e incredibilmente scorrevole nonostante la mole non indifferente. Un ottimo primo libro di una saga che continuerò senza dubbio!
Primo romanzo della serie Liwaria ed esordio dell'autrice.
Un worldbuilding complesso, stratificato, che permette un'esplorazione pressoché infinita. Questo è il punto forte della narrazione, insomma a uno stile sì ogni tanto altisonante (ma in linea con il genere), ma scorrevole e senza mai un punto morto.
Un plot driven che non risparmia però tematiche importanti come la discriminazione e i pregiudizi. Essendo un romanzo incentrato sulla trama, il focus non è sui personaggi, infatti avrei preferito un maggior approfondimento delle relazioni tra i vari protagonisti, soprattutto nei momenti in cui i legami sono funzionali alla trama (intendo soprattutto l'amicizia tra Hilya ed Elaryen). Tuttavia ogni pov principale ha una voce e una storia ben definita, con un potenziale emotivo che volendo può essere sfruttato in qualsiasi momento.
In questo Giada Abbiati sfoggia un potenziale autoriale molto alto nella gestione dei tantissimi pov, non li appiattisce ma li definisce.
Anche la protagonista, caratterizzata di base essendo una prescelta, viene innalzata tra le sue simili perché ribalta alcuni cliché del prescelto. Non è banalmente riluttante, ma è insicura e reticente.
Peccato alcuni momenti affrettati che avrebbero meritato più calma.
Rimane però un romanzo d'esordio super solido e può potenzialmente essere l'inizio di una saga composta da tantissimi libri.
Oggi mi trovate in difficoltà. Come si recensisce un libro che ti ha presa per mano e trascinata senza troppi complimenti in un mondo complesso di sfaccettature e dettagli così intricati e radicati da sembrare vero, senza risultare banale come mio solito? Non ne sono sicura, ma ci provo – sperando di non dimenticarmi niente.
LSDDB è il primo romanzo di una pentalogia epic fantasy che non solo sovverte le regole a cui siamo abituati per questo genere letterario, ma mette in luce una serie di problematiche tristemente attuali anche e soprattutto nel nostro mondo.
Inizio col dire che è un romanzo corale plot-driven, ovvero ci sono diversi punti di vista e i personaggi agiscono e reagiscono ai conflitti esterni, a ciò che gli accade intorno. Questo, però, non significa assolutamente che il cast variegato di cui facciamo conoscenza si immedesima nel ruolo che gli è stato dato senza ribellarsi. Anzi.
Hilya è l'esatto opposto dell'eroina senza macchia né paura che mette davanti a sé la salvezza del mondo. È protagonista di una falsa profezia e l'unica eredità che le è rimasta è una spada inspiegabile che solo lei può brandire. Intraprende sì un viaggio, ma lo fa per portare a compimento una missione precisa, ovvero cercare il suo riscatto, e nemmeno possedere un'arma in grado di salvare Liwaria la fa vacillare, all'inizio. Ha le sue ragioni egoistiche, ha paura e, a tratti, è anche codarda. E anche se è in realtà una mezzodemone (figlia di un'Elfa e un Demone), Hilya è il personaggio più umano tra tutti. Forse è per questo che molti non l'hanno trovata simpatica (è difficile amare una fotografia di se stessi, del resto), ma io volevo e voglio solo abbracciarla e darle una cioccolata con biscotti. Ha imparato a nascondere la sua natura illegale di mezzodemone e a *nascondersi* dietro una corazza fredda e insensibile, anche davanti al dolore delle ferite che cura come guaritrice; fa solo un po' di fatica a fidarsi, e a parlare di ciò che la spaventa o di come si sente, ma del resto come potrebbe una giovane donna rimasta orfana per un motivo assurdo come la sua sola esistenza? Come può preoccuparsi di salvare un mondo che la condanna per una colpa assurda come la procreazione tra razze diverse?
Vi suona familiare? A me sì, purtroppo.
Perché sì, di razze Liwaria è piena: demoni, elfi, uomini-drago e uomini-pesce, gargoyle e, ovviamente, umani (ma anche i temutissimi Senzaluce e le Forze Arcane); eppure la loro convinvenza non è affatto pacifica. Guerre passate, modi di vivere differenti e la stupida regola che non si possa fare figli al di fuori della propria razza non aiutano affatto a mantenere un mondo in equilibrio. Un equilibrio che si sta inesorabilmente sfaldando, a causa degli egoismi e delle brame dei potenti, e le cui avvisaglie si mostrano nella veste di cambiamenti climatici.
Anche questo suona familiare, vero?
Come già accennato, è un romanzo corale e oltre Hilya conosciamo i suoi compagni di viaggio, la dolce elfa Elaryen con cui nasce subito un'amicizia commovente, e l'uomo-drago più faigo del mondo, Dràkehorn; ma anche il demone Helcar, colui che ha cresciuto Hilya come un padre e che ha un posto enorme nel mio cuore (se gli succede qualcosa.. *agita pugno in aria*); Camlost, Re dei Demoni e artefice di tutto 'sto casotto della falsa profezia e del risveglio dei Senzaluce, che vuole provare al mondo intero che gli Dèi non esistono; e tanti, tanti altri diversissimi tra loro. Tutti questi personaggi, ognuno con la propria voce e personalità, sono sul precipizio del fallimento e sbagliano, uno dopo l'altro. Perché anche loro, come Hilya, sono fatti di carne, ossa e debolezze, e proprio come Hilya non vogliono sottostare al bene comune se questo calpesta quello personale. È un mondo di egoisti ed è spaventoso perché è realistico.
La cosa più sorprendente è che, nonostante la mole enorme di nomi propri, di luoghi e nozioni, tutto è facilmente ricordabile – per lo meno, personalmente non ho faticato a ricordarli né li ho confusi, e sono la stessa persona che, anni fa, leggendo il Silmarillion si è fatta un taccuino intero di nomi, frecce e freccette per capirci qualcosa. E anche il prologo, di cui avevo letto commenti contrastanti, è scivolato via con facilità, grazie anche allo stile di scrittura scorrevole, meravigliosamente descrittivo e introspettivo.
Altra peculiarità che ho davvero apprezzato sono i frammenti alla fine di ogni capitolo: frammenti di libri, frammenti di pensieri, frammenti di dialoghi. Possono sembrare fuori contesto, ma servono tutti a rendere ancora più dettagliato un mondo infinito carico di storia.
Neanche a dirlo, il worldbuilding è l'elemento che più ti lascia senza fiato. Culture, tradizioni, luoghi incantevoli e altri terrificanti, creature e divinità sono incredibilmente definiti da non avere niente da invidiare agli epic fantasy più importanti. E lo dico da amante borderline ossessionata di Tolkien.
Menzione speciale al fatto che, udite udite!, è un libro in self con i fiocchi. A partire dalla cura del testo, dell'impaginato, fino alle mappe e alla copertina, è un libro che non ha niente da invidiare alle pubblicazioni di certe CE e l'esempio perfetto che è possibile mettere sul mercato prodotti di ottima qualità anche senza un marchio sulle spalle.
Detto questo, sperando di non essermi dimenticata niente (potrei stare qui a scrivere un trattato su questo romanzo), mi rivolgo all'autrice, Giada, perché anche se mi ha straziato il cuore con un certo capitolo, merita un grazie. Grazie dal profondo del cuore per averci regalato un romanzo così bello e ricco e riflessivo. Era da tantissimo che non leggevo un epic e ancora da più tempo non ne leggevo di così appassionanti. L'ultima parte mi ha lasciata PIETRIFICATA (*wink wink*) e non mi sono ancora ripresa, e in tutta onestà ho paura di leggere il secondo libro, ma allo stesso tempo non vedo l'ora. Seguito che dovrebbe arrivare entro la fine del 2023. E c'è anche una novella, La Promessa del Mercante, che non vedo l'ora di recuperare!
TW: scene di violenza, sangue, morte e devastazione
Liwaria - La spada di diamante blu è un romanzo che si inserisce perfettamente nel filone high fantasy ripercorrendo e cercando di ribaltarli, alcuni tra i tropi più gettonati del genere: la profezia, il conflitto tra razze, il viaggio, la scoperta di sé. Ma oltre a percorrere questi tropi, Giada Abbiati aggiunge anche nuovi argomenti che negli ultimi anni vengono sempre più frequentati da chi scrive fantasy. Infatti, ci troviamo in un mondo (quello di Liwaria) in cui l'Equilibrio naturale è pericolosamente compromesso e in declino. Il mondo intero e tutte le specie che lo popolano sono fortemente interconnesse tramite l’Equilibrio, che altro non è che la stabilità dell’intero ecosistema e, dal punto di vista magico-fantastico, delle forze arcane che lo reggono. La compromissione di questo bilanciamento rischia di portare a una catastrofe di portata inimmaginabile. Come si vede, quindi, il tema ambientale è una delle caratteristiche portanti del romanzo, se non la principale. Come ho già detto, il libro contiene molti temi propri dei romanzi high fantasy. Abbiamo il tema della profezia e quindi del prescelto, che l’autrice rivisita in una chiave più moderna instillando il dubbio e la possibilità di scelta nella protagonista, Hilya, che secondo una profezia dovrebbe essere colei che distruggerà il mondo di Liwaria. Infatti, secondo questa profezia, il mondo verrà annientato da un mezzosangue, cioè da un individuo nato da due razze diverse che, secondo un patto antico, non avrebbero dovuto genere alcun discendente. C’è, quindi, il problema della trasgressione di questo patto (Hilya è mezzo elfo e mezzo demone), ma a questo si aggiunge il pericolo che la sua esistenza, secondo la profezia, rappresenta nei confronti dell’intero mondo. La domanda che percorrere tutto il libro dall’inizio alla fine è: Hilya non ha davvero nessuna scelta se non distruggere Liwaria? La profezia si realizzerà a prescindere che lei lo voglia o no, perché questo è il suo destino? Hilya è la protagonista principale del libro, ma non è la sola. Il romanzo contiene vari punti di vista, sia di personaggi che potremmo considerare alleati di Hilya sia personaggi ostili o comunque antagonisti, cosa che rende ancora più interessante lo svolgimento della storia e apre uno spiraglio su eventi che rimarrebbero sconosciuti o sullo sfondo se seguissimo soltanto le vicende di Hilya. Vorrei parlare brevemente dello stile. Il libro ha un ritmo narrativo incalzante e molto coinvolgente, specialmente nelle scene d’azione e quando segue alcuni personaggi rispetto ad altri. C’è un’immersione totale con la psicologia dei personaggi, un punto di vista interno quasi sempre rispettato ma, quelle poche volte che non lo è, non disturba affatto la lettura. Le descrizioni sono dosate molto bene e il worldbuilding traspare da sé, senza pesanti spiegoni. Il maggior difetto che trovo nello stile, per colpa di un gusto personale, è l’avvicendarsi di troppi punti di vista. Solitamente non mi piacciono molto i libri in cui si seguono molti personaggi, ma questo viene pienamente compensato dall’interesse che ogni personaggio suscita, così come le relazioni tra i personaggi. Le relazioni privilegiate sono quelle d’amicizia e di alleanza, così come le relazioni politiche, ma c’è anche spazio per brevi apparizioni di rapporti d’amore (nota di merito per la presenza di due personaggi queer, tutt’altro che marginali tra l’altro). La platea di personaggi è ben bilanciata. L’azione è condotta (o meglio “subita”, visto che certe volte i personaggi sembrano in balìa degli eventi) da personaggi sia femminili sia maschili appartenenti praticamente a tutte le razze di Liwaria: elfi, demoni, gargoyle, uomini-drago; gli esseri umani sono una parte minoritaria dal punto di vista dei poteri e dell’importanza. Non userò il termine “carattere forte” per descrivere i personaggi femminili, perché lo trovo un’insensatezza (proviamo ad applicarlo a un personaggio maschile e vediamo cosa succede), ma trattandosi di un high fantasy è anche bene sottolineare che i personaggi femminili non sono semplici comparse o personaggi più sottili della carta velina: hanno motivazioni, lottano per i propri scopi e rivestono ruoli importanti. In conclusione, Liwaria – La spada di diamante è un ottimo libro pieno di potenzialità e ha tutte le carte in regola per attirare un pubblico interessato al fantasy (non soltanto l’high fantasy). Come tutti i libri, possiede pregi e problematiche, ma i pregi in Liwaria sono di gran lunga superiori, e la cura che Giada Abbiati ha messo nel libro va senza dubbio premiata.
È stato un onore conoscere capitolo per capitolo questa storia insieme all'autrice, che mi ha permesso di tormentarla ogni settimana con le mie domande. I personaggi sono vivi, la storia complessa e ben strutturata, ogni capitolo ti fa venire voglia di andare avanti. Le vicende vengono analizzate da vari punti vista, questo ti permette di creare empatia con ognuno di loro. Proviamo le loro stesse emozioni fino in fondo, amore, odio, paura.. tutto è perfettamente vivido. È un libro che ti viene voglia di rileggere perché ti mancano i personaggi. Non vedo l'ora di tornare a Liwaria.
Liwaria, La spada di diamante blu di Giada Abbiati è un high fantasy, uno dei più puri del suo genere. Spesso il termine viene usato impropriamente da alcuni autori ma non è questo il caso. Liwaria calza alla perfezione il genere letterario al quale appartiene. Ma adesso iniziamo a parlare del libro, della storia, dei personaggi e dello stile di Giada. Ammetto che all'inizio ho fatto un po' di fatica a destreggiarmi tra i vari luoghi e personaggi. I PoV narranti - scritti in terza persona ma che comunque portavano il focus delle vicende verso un determinato personaggio - mi hanno leggermente spaesata ma superato il prologo e i primi capitoli ho trovato molto facile orientarmi all'interno della storia, lasciandomi completamente assorbire da Liwaria e dal suo fantastico worldbuilding. Leggere di Hilya e della sua terra mi ha fatto respirare le atmosfere di quei libri o videogiochi a tema che ho letto e giocato tanti anni fa. Giada è riuscita a rendere vivido il mondo di Liwaria, mostrandoci le sue sfaccettature e peculiarità, dandoci però la certezza di non aver ancora letto tutto. Questo non ci lascia con dubbi o domande irrisolte, ma semplicemente con la voglia di continuare il nostro viaggio all'interno di Liwaria - in attesa del secondo volume. Il suo stile di scritture è senza dubbio accattivante. Ci sono stati giusto un paio di termini che mi sono sembrati un po' troppo aulici, ma che sicuramente calzano perfettamente con il genere del romanzo. Il suo modo di scrivere è molto introspettivo, descrittivo e assolutamente in grado di conquistare il lettore. Le pagine e i capitoli hanno iniziato a scorrere sotto le mie dita come acqua corrente. Di un'altra cosa volevo parlare: è ben pensato il metodo per lo scorrere del tempo. E' sempre difficile, all'interno di un fantasy, riuscire a dare la giusta connotazione temporale agli eventi. Giada ha fatto sicuramente un lavoro magistrale, pianificando nel minimo dettaglio tutta la timeline di Liwaria. Ho appreso solo in un secondo momento quanto approfonditamente si fosse preparata, ma posso dire che questo l'avevo già percepito leggendolo. Si vede che niente è lasciato al caso, sia per quanto riguarda la storia che lo svolgersi degli eventi. Liwaria è un libro che ha avuto tanti anni di lavorazione e questo l'ha portato ad essere un ottimo prodotto. I personaggi sono stati ben costruiti, umani con i loro difetti ed i loro pregi. Non abbiamo a che fare con personaggi piatti o privi di personalità, fatti con lo stampino e indistinguibili gli uni dagli altri. Li ho sentiti vivi e presenti, ho sofferto e sorriso con loro. Alcuni li ho amati altri li ho detestati, ma nessuno di loro mi ha lasciata indifferente. Hilya ed Helcar mi sono piaciuti tantissimo. Sono due personaggi davvero ben caratterizzati e che mi ricordano un po' Ciri e Geralt, pur restando molto diversi da questi due. Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla componente romance del libro. Lo sapete che, per me, un fantasy deve assolutamente avere una componente romantica. So benissimo che non è un aspetto fondamentale ai fini di una bella storia, ma a me piace poter fangirlare su coppie, ipotetiche coppie e triangoli. E Giada mi ha regalato una signora romance. Sebbene non sia il fulcro della storia mi ha veramente emozionata e mi ha spinta, molto spesso, a fantasticare al riguardo. Non voglio spoilerarvi rischiando di dire troppo o fare nomi, ma sappiate se come me amate le romance, questo libro vi soddisferà. Senza contare che ci sono anche certe vibrazioni nell'aria, che riguardano quello che potrebbe essere un triangolo con i fiocchi. Mi è piaciuto molto che alla fine di ogni capitolo ci fosse una specie di extra del mondo di Liwaria. Poche righe ma chiare, che ci svelano un approfondimento, un evento o una nozione succosa - proprio come fossero delle pagine di un'antologia. In conclusione Liwaria è un high fantasy che gli amanti del genere non potranno che divorare. Non credo si presti per un primo approccio né a coloro che non amano il fantasy come genere e non lo dico per sminuire il libro, ma perché chi non ama il fantasy non potrà mai apprezzarne un libro che ne incarna così bene le caratteristiche e che me, proprio per questo, mi ha completamente conquistata. Adesso non ci resta che aspettare il secondo volume.
Ho letto Liwaria per la seconda volta prima di continuare con il secondo volume e devo dire che se possibile l'ho amato più della prima!
Liwaria: La spada di diamante blu è il primo libro di una saga nonché esordio letterario dell'autrice. Non mi dilungherò sulla trama o sui dettagli tecnici perché la descrizione (quarta di copertina) è chiara a riguardo. Ciò di cui vorrei parlare sono i motivi per cui ho amato questo libro e perché andrebbe letto.
1. Storia complessa. Liwaria è un mondo vasto, complicato, ricco di popoli e di problematiche. Tutti questi elementi combinati hanno dato vita ad una vicenda stratificata che non può fare a meno di appassionare. Ovviamente all'inizio non è semplice ma penso sia normale vista l'abbondanza di elementi (personaggi compresi) e soprattutto tipica del genere. 2. I personaggi. Lo stile immersivo di Giada Abbiati ci permette di "entrare nella testa" dei protagonisti e vivere insieme a loro tutte le vicende in cui sono coinvolti. Non mi aspettavo di sentire così intensamente anche la seconda lettura eppure mi sono emozionata come (se non di più) della prima volta. I personaggi sono grigi, ognuno con i propri interessi, obiettivi, limiti e fragilità. C'è una vena di egoismo in ognuno di loro che li porta a compiere delle scelte discutibili o non propriamente da eroi. Se cercate personaggi senza macchia questo libro non fa per voi perché ciascuno di essi ha aspetti positivi ma altrettanti negativi. Sono tutti ben caratterizzati e facilmente identificabili nell'alternanza dei pov. 3. È una serie per adulti. Non per ragazzi né per bambini. Per adulti. Questo già di per sé dovrebbe essere chiarificatore. Non c'è niente che indori la pillola, le azioni dei personaggi possono avere delle conseguenze anche molto serie e irrimediabili. Le tematiche sono attuali e rapportabili al nostro mondo e spingono il lettore alla riflessione al di là della storia. 4. L'elemento finale di ogni capitolo è un frammento del passato di Liwaria, soprattutto estratti da libri sul mondo e dai ricordi e diari di personaggi. Alcuni sono esplicativi altri aggiungono intrigo alle vicende e danno un tocco caratteristico al romanzo. Li ho particolarmente apprezzati quindi spero di ritrovarli per tutta la saga. 5. Lo stile narrativo. Pur essendo all'esordio lo stile dell'autrice è già ad un buon livello, sopra la media degli esordienti, e posso dire avendo letto le novelle successive a questo romanzo che sta costantemente migliorando. La prosa è diretta e non si perde in giri di parole inutili o in descrizioni eccessivamente lunghe. L'attenzione del lettore, una volta familiarizzato con nomi e personaggi, rimale alta e incatenata alle vicende. In particolar modo da metà del romanzo in poi il susseguirsi degli eventi tiene incollati alle pagine ed è davvero difficile interrompere la lettura.
Concludo dicendo che Liwaria: La spada di diamante blu è un epic fantasy coi fiocchi e il fatto di essere scritto da un'autrice italiana non deve essere un deterrente alla lettura perché non ha niente da invidiare ai fantasy esteri…anzi!
L'eccezione ed ammaliante debutto di Giada Abbiati come scrittrice. Non ho che parole positive da spendere per questo libro. Se non avessi saputo da principio che si trattava del primo romanzo di un'esordiente, nulla me lo avrebbe lasciato intendere. Lo stile narrativo è fresco, giovane, ma non per questo eccessivamente lineare o acerbo. Per originalità non ha nulla da invidiare ai fantasy più blasonati che si trovano in qualunque libreria, anzi, potrebbe insegnare due o tre cosette ad autori molto famosi.
Ci sono alcuni elementi che rimandano al fantasy classico: l'imperatore malvagio, un'imminente disfarsi del mondo come ad maglione a cui viene tirato un filo, una spada dai poteri eccezionali, l'eroe predestinato. Eppure l'autrice è riuscita a proporli in una salsa originale, senza scadere in banalità e stereotipi triti e ritriti del genere.
Il punto forte è la strutturazione del mondo, con le sue culture, popoli, religioni, usanze. è chiaro il lavoro maniacale alle spalle del libro. Assieme a ciò, la costruzione dei personaggi. Ognuno ha una sua voce, la sua versione dei fatti, un modo differente di vedere la vita e il suo personale senso di giustizia. Le pagine trasudano un logorante orgoglio maschile (e femminile), che spesso impedisce il dialogo e crea molti contrasti. Scordatevi i personaggi che sanno sempre cosa fare, le tanto odiate Mary Sue, qui i protagonisti molto spesso non sanno far fronte agli eventi, da cui vengono inghiottiti e disfatti. Chiaramente destinato ad un pubblico adulto, mescola abilmente atmosfere da fiaba a luoghi oscuri di perdizione. La guerra e la distruzione sono il perno su cui ruota il romanzo. La ricerca di un riscatto, la ricerca della verità, la ricerca della salvezza. Se desiderate un fantasy a sfondo romance, cambiate aria: l'affetto e l'amore sono davvero centellinati (per mia grande gioia), e l'unica relazione forte e salda è decisamente originale ed inaspettata.
Caldamente consigliato. Si spera che i seguiti in fretta, e siano all'altezza delle aspettative
"La Spada di Diamante Blu" è il primo libro della saga "Liwaria" di Giada Abbiati, pubblicato alla fine del 2021. Si tratta di un high fantasy new adult che mi ha tenuta per diverse settimane incollata alle pagine.
Prima di questa collaborazione ho avuto occasione di conoscere l'autrice tramite l'iniziativa "Regala unə autorə emergente per Natale", e dopo la presentazione del suo libro me ne sono subito innamorata.
È stato in wishlist un bel po', quindi quando mi si è presentata l'occasione giusta per adottare una copia mi sono letteralmente lanciata!
Questo primo libro è davvero un bel mattoncino: non solo conta quasi 600 pagine, ma è anche bello carico di worldbulding e informazioni su questo nuovo mondo fantasy. Devo dire che anche se per alcuni lettori questo potrebbe rivelarsi un punto dolente, a me non è dispiaciuto affatto. Mi sono appassionata già solo a leggere le "leggi" che regolano questo universo, ho molto apprezzato la sua costruzione (è davvero fatta benissimo!) e in confronto ad altri libri in cui il tutto è preso decisamente sottogamba, questa lettura è stata davvero una svolta!
Trattandosi del primo libro di una serie, "La Spada di Diamante Blu" è un degno inizio che getta le basi per una grande storia. A mio parere la struttura della storia è ottima, dai prossimi libri ormai mi aspetto già grandi cose! La storia ingrana lentamente e penso che sia proprio per questo che mi è sembrata molto più realistica e studiata rispetto ad altri fantasy.
Inoltre anche se si tratta di un fantasy un po' più maturo, come suggerito dal genere, non aspettatevi solo spargimenti di sangue, volgarità o descrizione di violenze gratuite. A mio parere per quanto riguarda questo genere c'è una gran confusione e molti autori sperano di stupire il pubblico con eventi (che ormai sono cliché) scopiazzati dai pezzi grossi di questa categoria.
Ci sono dei colpi di scena davvero interessanti, capitoli che vi lasceranno attaccati alle pagine e anche se siamo solo all'inizio, si percepiscono alcune evoluzioni molto intriganti.
In questo caso non direi di essermi esattamente affezionata alla protagonista, Hilya, ma piuttosto direi che la trovo fortissima e provo molta stima per lei. Nonostante abbia una storia dolorosa alle spalle non è uno di quei personaggi che cerca compassione e attenzioni, oppure da classico cliché del fantasy: il personaggio che si sveglia una mattina e scopre di avere le capacità di salvare il mondo.
No, no, no. Hilya è una mezzosangue con un passato di lacrime e sudore alle spalle. Non cerca di essere la paladina della situazione e anzi, non se ne sentirà probabilmente mai all'altezza. Lei sa di essere sola e di non avere niente da perdere, così partirà per avere il suo riscatto.
Ma ahimè, ci saranno alcuni eventi che la faranno ricredere su molte cose, che all'inizio non aveva neanche considerato.
La sua storia è davvero sorprendente, già in questo primo libro ci sono alcune evoluzioni incredibili nella sua personalità. Mi sono un po' ritrovata nella sua difficoltà ad esprimere i sentimenti e nella sua solitudine. Hilya è un personaggio che prova ad essere di ghiaccio per non farsi scalfire dagli eventi che non ha voluto e non si può evitare di sperare che arrivi qualcosa di bello anche per lei.
Riguardo ad altri personaggi non voglio fare spoiler, quindi mi limiterò a dire che li ho trovati tutti ben caratterizzati, e sinceramente non vedo l'ora che arrivi il secondo libro per scoprire qualcosa in più su tutti loro. Ci sono alcune storie che sono davvero troppo curiosa di scoprire.
Inoltre, ho notato una sorta di inserimento graduale dei personaggi. Ho decisamente apprezzato perché, soprattutto nei fantasy, mi è difficile ricordare tutti i personaggi quando sono inseriti freneticamente tutti insieme. Invece questa volta proprio per la tranquillità con cui sono stati inseriti, mi è stato molto più semplice ricordarli e tenerli in mente.
In questo romanzo trame e sottotrame sono state gestite in una maniera pazzesca, man mano vengono alla luce così tanti dettagli che è impossibile non rimanere a bocca aperta.
Ho trovato molto carino che alla fine di ogni capitolo venisse inserito qualche frammento di spiegazione del worldbulding oppure dei frammenti di eventi o ricordi. È decisamente una bella tattica per incuriosire il lettore e dare un po' di ritmo alla storia.
Altro punto a favore di questo libro: NESSUNA STORIA D'AMORE TRAVAGLIATA CHE PRENDE IL SOPRAVVENTO SULLA TRAMA PRINCIPALE. E per me questo già basta a farlo rientrare nei migliori libri del 2022.
Ora mi tocca solo sedermi e aspettare che il secondo libro di questa saga venga alla luce, ma devo dire che sono stata proprio fortunata!
Infatti, il 25 luglio uscirà un racconto extra della Liwaria Saga. Si tratta di "La Promessa del Mercante" e io sono davvero emozionatissima per questa uscita! Probabilmente la recupererò subito, anche se credo la leggerò fra un po' per rientrare della Liwaria vibes quando mi mancherà (ho già detto che aspetto il secondo libro?).
Trattandosi di un racconto che narra fatti avvenuti PRIMA del romanzo, è recuperabile anche se non lo avete ancora letto. Se questo libro vi incuriosisce però vi ricordo che come al solito su Amazon avete la possibilità di scaricare un estratto del libro per capire se potrebbe piacervi o meno!
Questo romanzo rappresenta un esempio eccellente di epic fantasy. La narrazione è ricca, coinvolgente, mai statica, corposa e ti manda in estasi per la bravura dell'autrice nel saper dosare bene le descrizioni minuziose e saper sfruttare al meglio le sensazioni evocative di ogni singola scena. Il romanzo contiene un concentrato sensazionale del genere fantasy: una profezia da interpretare, una minaccia dormiente e pericolosa, diverse razze che abitano il mondo di Liwaria dagli elfi ai demoni per passare dagli uomini-drago ai gargoyle; differenti punti di vista dei personaggi, l'eroina che dovrà affrontare un lungo viaggio di insidie alla scoperta di se stessa e del proprio retaggio. Aggiungiamoci lotte cruente, desiderio di sopravvivenza, giochi di potere, meccanismi delicati di fiducia e tradimenti, creature magiche e misteriose dai maestosi draghi agli sfuggenti Aegas. Inoltre, ha un worldbuilding pazzesco! Caratterizzato e ben gestito, sono riuscita ad immaginarmi nei diversi luoghi come se in realtà li conoscessi da una vita... e improvvisamente il fascino della diversità di Liwaria si spalanca di fronte ai miei occhi. L'abbacinante bellezza della foresta delle conifere blu; la desolazione micidiale dei deserti di sfondo eppure minacciosi; la singolare bellezza calda e sferzante della pianura delle squame; la meraviglia continua nell'ammirare i colori sgargianti del Crogiolo. Luoghi che serberò nel cuore. Tuttavia, non è un volume in cui ti innamori solo dei luoghi creati ma anche, e soprattutto, dei personaggi. Sono così ben caratterizzati e ti dimentichi che derivano dalla penna della scrittrice e per te diventano reali; escono dalle pagine per la loro profondità di giudizio e azione. Personaggi che suscitano forti emozioni. Liwaria, la spada di diamante blu è un romanzo che si basa sulle scelte, intrise dal libero arbitrio. Non importa chi sei, cosa dovresti essere e come dovresti comportarti. Importa ciò che scegli e come decidi di agire: se batterti per qualcosa, sprofondare nell'oblio o voltare via lo sguardo. È la scelta che determina chi sei e cosa vuoi diventare, non il sangue, non la razza. Il volume trasporta con sé importanti quesiti e temi: la nostra esistenza va ricondotta all'appartenenza di una razza? E davvero tutto qui? Il romanzo è un bellissimo e toccante invito ad andare oltre i pregiudizi e il razzismo, un invito sempre attuale. In conclusione, questo romanzo ha tutto: tensione nei momenti giusti, colpi di scena insidiosi, momenti di battaglia a dir poco epici, un crescendo di emozioni ingestibili che vengono esalate con un lungo sospiro di appagamento; nonché, soddisfare ampiamente anche la parte young adult, la fangirl che è in me è semplicemente impazzita di fronte a certi passaggi di narrazione! Dunque, come primo volume mette molta carne sul fuoco, tuttavia, la scrittrice riesce a gestirla in maniera sublime con una concatenazione di eventi e personaggi volitivi; il tutto articolato in modo perfetto. Si avverte la dedizione e il duro lavoro dietro ogni pagina.Non mi dilungo più, ma vi invito a scoprire il romanzo. Un'avventura incredibile sotto ogni punto di vista che aspetta solo che gli diate una possibilità 😍.
3.5 ⭐ | Giada Abbiati, il suo Liwaria e la rivisitazione del classico. ⠀ Primo di cinque volumi, Liwaria, La spada di diamante blu è l'esordio della giovanissima Giada Abbiati, che cerca di prendere i tropi del classico, rielaborarli e renderli più moderni. La profezia e il suo prescelto, una spada magica che diventerà il suo riscatto, Hilya si ritroverà - malvolentieri - incastrata in un groviglio di disgrazie, tra politiche interne e grandi battaglie. ⠀ Hilya, però, non sa di essere colei che è destinata a salvare il mondo, perché da quando ne ha memoria, la profezia di cui è protagonista è un'altra: lei è destinata a distruggerlo, il mondo. Una profezia falsata, una protagonista che non vuole essere l'eroe della storia, un signore oscuro che tesse i fili di una trama complessa, intenzionato a elevarsi oltre gli Dei stessi, sconvolgendo le credenze di un mondo intero, incurante dei danni che potrebbe causare. ⠀ Uno stile fluido, una narrazione corale che permette d'intravedere e approfondire anche personaggi secondari, a districarsi tra intrighi politici e per capire il quadro generale di un mondo che sta andando in frantumi. Ed è anche la critica all'etnocentrismo che ho apprezzato infinitamente in Liwaria, perché il mondo sta andando in pezzi per colpa di chi lo abita, e solo loro potranno porre rimedio agli errori commessi. Un tema tremendamente contemporaneo, che rende l'universo creato da Giada in qualche modo più vicino al nostro. ⠀ Il Liwaria, la cosa più sorprendete rimane l'ambientazione. Un mondo che sembra essere verticale: dalla fredda, gelata e maestosa foresta delle Conifere Blu, i due deserti (uno freddo e uno caldo), per poi arrivare alle terre Squame di Drago, il Regno di Pietra e il Regno dei Demoni, circondati dal regno del Mare. Tanto vasto il mondo quanto le razze che lo abitano, partendo dal più classico degli elementi come gli elfi, per arrivare ai più originali uomini drago o ai gargoyle di pietra. Razze sfaccettate, ognuna con la propria cultura, i propri poteri e il proprio credo religioso. ⠀ In Liwaria si nasconde una gemma preziosa, come un diamante blu nascosto dalla corteccia di una conifera, che solo il tempo potrà temprare. La convinzione che Giada abbia tra le mani un mondo con tantissime qualità ed enormi potenzialità. ⠀ Potenzialità, come quelle che ha indubbiamente Giada, che lavora a questo ciclo di romanzi da più di un decennio, rivisitando le ambientazioni di quando eravamo bambini per trasformarle, renderle moderne, appetibili a un pubblico che è profondamente cambiato nel corso degli anni. Personalmente, come già ho detto all'autrice, qualche problematica rimane, ma sono sicura che verranno limate e con il tempo e che con l'esperienza andranno a svanire del tutto. ⠀ Liwaria rimane, fuor di dubbio, uno dei migliori romanzi self che io abbia letto nell'ultimo periodo, e rimango ferma nella mia convinzione: vale la pena dare un'opportunità a Giada e al suo romanzo. Sì, per aiutarla nel lungo cammino che la attende, con incoraggiamenti e sì, anche qualche critica. Perché le potenzialità ci sono e, se amate l'epic fantasy, questo probabilmente è il libro che fa per voi.
❄️🐉 Dimenticate i fantasy in cui tutti i popoli vivono in armonia, le protagoniste prescelte dal destino pronte al sacrificio e la magia benevola che ristabilisce l'equilibrio. Liwaria è una terra decadente, segnata da cicatrici di guerra che non hanno mai smesso di suppurare. Il male è pronto a tornare: i segni sono evidenti, eppure c'è chi sceglie di ignorarli. Questa volta, però, potrebbe essere davvero la fine.
🐉❄️ Il worldbuilding è ricco e stratificato, e si ha la netta sensazione che questo primo volume ci abbia mostrato solo la punta dell'iceberg. Hylia, la protagonista, è una sopravvissuta: ha perso i genitori, le sue radici, tutto ciò che la definiva, spazzato via da un attacco tanto insensato quanto crudele. Il suo carattere è il risultato di questi traumi: ha costruito attorno a sé una vera e propria corazza di ghiaccio che la tiene distante dagli altri. Eppure, è facile empatizzare con lei, sentire il suo dolore, la sua voglia di riscatto, la sua paura. Forse è la difficoltà a legarsi agli altri a rendere i suoi rapporti ancora più preziosi.
❄️🐉L'emotività permea anche le battaglie, coreografate con precisione e dall'impatto cinematografico. Ogni scontro è intenso, studiato per lasciare il lettore col fiato sospeso, in bilico tra la speranza e il timore per la sorte dei personaggi. L'unica nota un po' sottotono sono le scene romance, un pochino legnose, peccato perché invece la dinamica tra Hylia e Drakehorn è molto interessante. Molto intrigante anche il rapporto tra il Fulmine e il Fuoco, sono curiosa di saperne di più! In conclusione, un inizio potente per una saga che promette emozioni forti, personaggi indimenticabili e una storia che non ha paura di spingersi oltre i confini del genere.
✨SIETE PRONTI A FARVI TRASPORTARE IN UN MONDO FANTASTICO✨
Conoscete quella sensazione di inseguire un libro per tanto tempo? Quello che sognate e che avete in wishlist da tempo immemore? E poi improvvisamente lo avete fra le vostre manine? Credo che dopo una situazione del genere ci sono solo due soluzioni, e nel mio caso è… 𝗺𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲̀ 𝗻𝗼𝗻 𝗹'𝗵𝗼 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮?!
La prima cosa di cui vi accorgerete non appena prenderete in mano questo libro è la cura messa a 360 gradi. La copertina, tutta sui toni del blu, è sicuramente d’impatto (la amo!), ma una volta che lo aprirete, vi accorgerete che al suo interno ci sono delle meravigliose mappe super dettagliate che vi faranno compagnia durante il viaggio della lettura. E questo altro non è che il preludio all’attenzione in ogni particolare che Giada ha messo anche, e soprattutto, nella storia. Trattandosi di un #highfantasy con target #newadult non è facile tenere sempre alta l’attenzione del lettore, creando un worldbuilding che regga e facendolo senza annoiare il lettore. Eppure, la nostra cara autrice ci è riuscita, trasportandoci in un mondo completamente nuovo, ricco di dettagli e sfumature, tutte da scoprire pagina dopo pagina. Vi do un consiglio spassionato: fate attenzione ad ogni cosa, perché tutto è fondamentale, anche quella piccola cosa che al momento vi sembrerà insignificante.
Una Terra spezzata, un equilibrio precario, una profezia misteriosa ma molto chiara, magia, poteri e creature fantastiche sono i protagonisti indiscussi di questo volume. Le parti in gioco sono tante, tutte con un proprio fine e delle proprie idee, ma cosa fare quando tutto sembra remare contro di te? E cosa fare quando tutta la tua vita viene stravolta e non sai neanche perché?
Altissime aspettative per questo attesissimo fantasy tutto italiano. Il mondo inventato da Giada convince, è originale e mostra tutto il suo lavoro e la sua cura. Lo stile di scrittura è scorrevole e semplice nonostante di un certo livello, e la storia è molto interessante con tutti i personaggi coinvolti nei rispettivi ruoli. Una chicca la relazione tra Helcar e Hilya, che penso sia la relazione meglio riuscita di tutto il libro (con mio rammarico in realtà: speravo di vedere di più il rapporto Hilya/Dràkehorn ma siamo solo al primo volume, non dispero). Non vedo l'ora di scoprire come va avanti, leggerò sicuramente i prossimi volumi.
Questo epic fantasy d’esordio di Giada Abbiati mi ha messo a dura prova. Non essendo, infatti, amante del genere, ho faticato molto a seguire la storia: troppi personaggi con nomi strani per i miei gusti, troppe battaglie, troppa confusione. Da un punto di vista oggettivo però, questo romanzo è un buonissimo esordio.
La prima cosa da sottolineare è sicuramente l’immane lavoro di worldbuilding messo in atto dall’autrice, che ha dedicato molti anni alla progettazione di Liwaria. Siamo in un secondary world, un mondo fantastico popolato da elfi, demoni, uomini drago, gargoyle e il popolo del mare. Alcune mappe (molto importanti in un epic fantasy) ci mostrano la geografia del continente: due deserti, uno freddo e uno caldo, tagliano a metà il territorio, separando la Foresta delle Conifere Blu a nord, regno degli elfi, dagli altri regni, situati a sud. Ogni regno ha un preciso sistema politico, culturale e religioso, che l’autrice fa emergere progressivamente nella storia, portando il lettore a prendere dimestichezza poco a poco con una realtà del tutto nuova. Notevole è, infatti, la capacità di Giada di gestire il flusso informativo. Ho apprezzato molto il fatto che in coda a ogni capitolo, sia stato inserito un paragrafo di descrizione di luoghi o personaggi, o leggende che va a colmare il gap informativo e risponde a domande che sorgono nella mente del lettore, in seguito a eventi verificatisi in quello specifico capitolo. È importate dare immediata soddisfazione al lettore, soprattutto in storie così lunghe e complesse. Di fatto questi paragrafi descrittivi sono delle spiegazioni didascaliche, non drammatiche, ma essendo isolati dalla storia, non vanno a interrompere l’azione e dunque non li si percepisce come infodump. Sono invece delle risorse in più, a disposizione del lettore, come un’enciclopedia di Liwaria, se egli volesse approfondire, ma che può anche saltare, se invece vuole continuare a immergersi nella storia. Le descrizioni sono molto vivide, perché Giada ricorre a immagini, metafore e similitudini che vanno a delineare un mondo concreto e verosimile: molto suggestiva la Pianura delle Squame, riportata come “un oceano variopinto, che si agitava come un drago in volo”; o la rappresentazione di Diakim, che “rifletteva i raggi del sole o la luminescenza delle stelle, quasi la sua scorza di diamante fosse una piccola volta celeste”.
Un altro punto a favore di Liwaria è l’uso non convenzionale dei tropi. Hilya è una predestinata, ma rifiuta il suo destino preferendo fuggire il più delle volte. La profezia su cui si fonda la storia è in realtà falsa e il re dei demoni, Camlost agisce con l’unico scopo di annientare la fede negli dèi. Con questa interpretazione originale dei tropi, l’autrice ha trovato la formula vincente per far spiccare il suo romanzo sulla marea di banalità che purtroppo affligge il genere.
Il tema principale trattato è la diversità. Ogni razza a Liwaria ha un’identità e una cultura precisa che ciascuna vuole proteggere a qualunque costo. Ora, l’equilibrio spezzato dell’intero ecosistema mette tutti in pericolo allo stesso modo. La convivenza però non è semplice, come non è semplice per Hilya accettare di essere una mezzosangue, di non appartenere a nessuno in particolare e capire quale sia il suo posto nel mondo. Proprio perché lei è superpartes è la persona più giusta a farsi paladina di Liwaria, perché solo l’unione tra i popoli può garantire la sopravvivenza e la prosperità del continente. Questo il bellissimo messaggio di fondo della saga, da ciò che posso intuire. Abbiamo poi altri temi: l’abbandono, l’insicurezza, l’eterna lotta del bene contro il male, oltre a un argomento che mi sta molto a cuore: l’ecologia. Giada ha molto sottolineato la connessione delle creature di Liwaria con l’ambiente e il fatto che solo proteggendo gli ecosistemi e preservando gli equilibri naturali, la vita può continuare. È molto soddisfacente notare la profondità di questa autrice che ha usato simboli (la spada è forse quello più evidente) e creato analogie tra i suoi personaggi e gli elementi naturali: i draghi sono associati al fuoco; i gargoyle alla terra; il popolo del mare all’acqua; gli elfi, così eterei possono essere assimilati all’aria, ma in realtà si contendono il potere con i demoni (poteri celesti vs poteri terrestri). Ogni mondo, in qualsiasi universo si regge sull’equilibrio tra tutte queste forze.
Veniamo ora ai personaggi. Hilya ha 25 anni, il romanzo è stato scritto per un target new adult, ma io l’ho percepito sempre come young adult per due motivi principali: nel romanzo non viene mai detta l’esatta età della protagonista. La si deduce facendo calcoli, ma non tutti li fanno (io no). Ho visto riportato almeno tre volte nel romanzo il fatto che erano passati sedici anni dalla fuga di Hilya con Helcar e questo automaticamente ha fatto registrare al mio cervello il numero sedici, che poi ho associato all’età di Hilya, non ricordandomi più che nel prologo lei aveva già nove anni. Questa è certamente una mia svista, ma il ripetere quel dato numerico diverse volte potrebbe, in effetti, trarre in inganno più di un lettore. Inoltre, i temi della fiducia in sé stessi, della fuga dalla responsabilità, del sentirsi diversi, del non sapere chi si è in realtà fanno sfumare il confine tra i due target anagrafici, per cui credo che anche lettori più giovani possano apprezzare un romanzo di questo tipo.
I tre protagonisti, Hilya, Drakehorn ed Elaryen, esplorano diversi aspetti del tema insicurezza: Hilya non accetta la sua natura di mezzosangue, si sente inadeguata a interagire con un mondo che non la vuole, perciò tende alla fuga e all’isolamento; Drakehorn teme di non essere all’altezza di ereditare il regno dei draghi, si sente indegno, mentre Elaryen soffre di una insicurezza di fondo causata dall’abbandono del padre. I tra archi di trasformazione non arrivano a compimento in questo primo volume, ma per tutti abbiamo delle svolte importanti che ci introducono direttamente al successivo capitolo della saga. Il lettore ha comunque soddisfazione, perché anche se la storia palesemente è solo all’inizio, abbiamo una protagonista che ha compreso di essere necessaria per Liwaria e ne accetta, con fatica, la responsabilità, anche se metabolizzare il fatto di non essere più sola e di dover rendere conto agli altri è una faccenda tutt’altro che risolta. La storia è impreziosita dal crescendo emotivo suscitato dalla relazione tra i tre personaggi principali. Ringrazio l’autrice per aver inserito una storia d’amore che, pur non essendo parte del plot principale, è necessaria per dare spessore alla storia, nonché verosimiglianza. Non avrei apprezzato, infatti, una narrazione così profonda che trascurasse proprio l’amore, cioè la forza più travolgente della vita e l’energia che genera ogni cosa.
La struttura è solida, e ancora una volta non posso che complimentarmi per la progettazione minuziosa. Per i miei gusti, alcune scene d’azione sono troppo dilatate, ma l’equilibrio tra sequenze ad alto e a basso impatto emotivo produce un buon ritmo e la lettura scorre fluida.
L’ultimo aspetto su cui vorrei soffermarmi è lo stile, ricco di dettagli, un mix tra raccontato, intenso e mai astratto, e immersivo. L’applicazione dei filtri psicologici, i molti dettagli sensoriali e la minuziosa descrizione delle sensazioni del corpo ci avvolgono alla trama, in una esperienza di lettura soddisfacente. Abbiamo molteplici punti di vista, tutti trattati rigorosamente in capitoli alterni, anche se, più di qualche volta, si dilungano spiegazioni che denunciano la presenza di un narratore che però non è mai invasivo, anzi, spesso lo si apprezza perché in una storia così complessa, l’essere accompagnati può essere un surplus. Ciò che invece mi ha disturbato un po’ è la sintassi, spesso non precisa e, in molte occasioni, ho trovato faticoso comprendere chi fosse il soggetto della frase. Essendoci molti personaggi in scena, non sempre il soggetto sottinteso è la scelta migliore, soprattutto se si narra in terza persona.
Trovo comunque che questo romanzo sia un buonissimo esempio di come trovare equilibrio tra raccontato e mostrato e di come progettare una storia. Giada ha applicato bene gran parte dei principi narratologici e se pensiamo che è un’autrice giovane con tantissimo potenziale e una carriera in ascesa davanti, non posso fare altro che suggerire questo brillante libro d’esordio ai lettori amanti del genere, ma anche agli aspiranti scrittori come materiale di studio.
"Liwaria. La spada di diamante blu" è quell'hight fantasy che non si impegna a stravolgere il genere, perché non è l'intenzione dell'autrice puntare su qualcosa di completamente nuovo. No, la missione che si è prefissa Giada è quella di riprendere i classici topoi del fantasy e modificarli. Insomma, compie un'alterazione dei canoni e rimanendo fedele agli schemi li altera in modo magistrale. L'esempio migliore è la profezia falsata e tutto ciò che essa provoca nella protagonista e come ne sconvolge la vita. Non abbiamo qui, Hilya, un'eroina implacabile, dal cuore d'oro, pronta a sacrificarsi per gli altri. Hilya è una mezzosangue la cui vita è stata distrutta dalle stesse leggi di Liwaria, che le negano perfino l'esistenza. Non avrebbe alcuna intenzione di proteggere le terre che popolano il suo mondo, ma la spada che le è stata lasciata da Revien è l'unica cosa che le permetterà di riscattarsi dalle accuse ed i soprusi. Faccio i miei più sinceri complimenti a Giada per aver creato un wordbuilding così ricco e sfumato, sia nei territori, sia per le varie razze che popolano questo regno. Sicuramente questo è l'aspetto migliore e più riuscito dell'intero volume. Inoltre, permette di comprendere a pieno uno dei temi centrali dell'opera: il rispetto per l'ecosistema. Liwaria, infatti, sta morendo a causa della Frattura che ha causato un incrinazione dell'Equilibrio. Ed è qui che l'opera tocca il suo apice. Ciò che ci viene presentato in chiave fantasy non è altro che la rappresentazione simbolica di ciò che sta avvenendo al nostro pianeta. Questo romanzo ci permette di riflettere su come noi esseri umani stiamo sfruttando il nostro pianeta e in questo modo rischiamo di estinguerci con le nostre mani. Insomma, un vero tocco di classe, che rispecchia una delle funzioni primarie della letteratura: l'educazione, ed in questo caso la catarsi stessa. "Liwaria" ti permette di riflettere su molti aspetti del nostro mondo, toccandoli attraverso una visione simbolica. Tra questi troviamo: il razzismo, la discriminazione, la corruzione politica, l'egoismo, la fedeltà e la fiducia. Eppure, se tutti questi temi e l'ambientazione sono il punto forte di questo primo volume devo ammettere che i personaggi non mi hanno convinto a pieno. Partiamo dalla protagonista: Hilya ha perso i genitori, in modo orribile. Ha abbandonato la sua casa ed è stata costretta a mentire e nascondersi per anni, omettendo la verità sulla sua duplice natura. Ora è vero che una persona abituata a non fidarsi e con un passato traumatico non si apre agli altri. Per questo la sua personalità, all'inizio, era ben bilanciata. Purtroppo in 572 pagine non c'è un minimo di cambiamento in lei. Rimane immobile come una statua di ghiaccio e quando ho creduto che finalmente l'avremmo vista esprimere un'emozione ecco che ricade nel solito atteggiamento. Insomma, mi piace e sono certa che andando avanti con i prossimi volumi cambierà. Il problema è che già stata messa davanti alla possibilità di cambiare. Quando Elaryen ha rischiato di morire, lei è entrata in crisi, lì mi aspettavo un briciolo di cambiamento, che si rendesse davvero conto di quanto l'elfa e Drakehorn contassero per lei, invece, si assenta durante la battaglia e non si cura di loro una volta terminata. Capisco che questo suo modo di fare derivi anche dagli insegnamenti di Helcar, ma il suo mentore riesce ad essere molto più espressivo di lei, nonostante i caratteri simili. E qui si mostra il secondo problema di Hilya: non è un personaggio onnipotente, ma è molto statica e non mi permette di provare empatia nei suoi confronti. Ho provato più tristezza alla morte di Revien e Aleor rispetto ai momenti in cui lei pensa a loro. Per concludere, Hilya è una protagonista interessante e so che maturerà nel corso della saga, ma non mi è rimasta nel cuore. Ben diversa è la situazione di Drakehorn, Elaryen ed Helcar. Ho adorato tutti e tre allo stesso modo e non saprei dire quale sia il mio preferito. L'uomo-drago è un personaggio molto accattivante, orgoglioso, irascibile, ma sa mostrarsi debole e cambia nel corso del primo volume. Si rende conto delle azioni del padre contro gli elfi e rischia tutto pur di salvare Elaryen, nonostante la discriminazione e l'astio che corre tra le due razze. Inizia ad essere anche più empatico e a legarsi con altri esseri viventi rispetto ai draghi ed è pronto a proteggere e supportare la protagonista. È vero che anche lui non è immune da difetti, basti pensare che dopo aver combattuto suo fratello Rubino non si risparmi dal ricadere nei soliti comportamenti irascibili e offensivi, ma si sente che sta mutando, anzi si vede. Elaryen è forse la più equilibrata del gruppo, il suo unico intento è quello di conoscere il mondo e viaggiare, ma è coraggiosa e pronta a sacrificare tutto per i propri compagni. È forte e utile, anche più di Drakehorn di cui mi aspettavo una maggiore partecipazione in battaglia, ma per adesso quelle che si sono battute meglio sono state le due donne. Parlando degli scontri sono un altro punto forte di questo romanzo, ben curati, chiari e ti trascinano tenendoti con il fiato sospeso. Helcar è sicuramente il mio preferito tra questi tre. È anche quello che mi appare più completo, saggio, forte, umile e pronto a sacrificarsi per quello che per lui conta veramente. Con tutta onestà non lo colpevolizzo per aver disertato. Il modo in cui agiscono Eiron e Coron mi fa comprendere quanto i soldati siano delle mere pedine e come molti di loro accettino di esserlo. Ecco un motivo per cui Eiron non riuscirò mai a comprenderlo e non empatizzo minimamente con lui. L'unica parte bella sono spezzoni della sua relazione con Coron. Per tornare ad Elcar, ha un'avversione per gli uomini-drago non indifferente, ma capisco come si senta dopo quello che ha passato e sono certa che anche lui possa crescere e migliorare. Iniziando, con il perdonare se stesso. Nonostante questi personaggi accattivanti ci tengo a precisare che molti altri non mi hanno convinto. Ho tentato di esternarmi dai gusti personali, ma non posso fare ammeno di sperare che Hilya fallisca nel suo intento, perché ogni singolo re/regina di quel mondo è un piccolo borioso, egoista, stupido e folle. Al punto che incapaci di proteggere se stessi sono pronti a strumentalizzare una ragazzina e la accusano di codardia quando loro stessi non sono stati in grado di salvare migliaia di persone dai Senzaluce. Keldorn non riesce a tenere insieme la sua famiglia, figuriamoci un regno. Infatti, scoppiano le rappresaglie civili. Aramis arriva a liberare Agares e porta allo sterminio del suo stesso popolo, ma ovviamente si da la colpa ad Hilya che doveva fare l'impossibile e sconfiggere praticamente da sola un mostro, mentre una sua amica moriva. Ma quella che mi ha lasciata basita è Aislinn che dopo essersi opposta con tutta se stessa alla liberazione dei Senzaluce, decide di liberare l'Elfa Nera e di rivelargli dove si trova l'unica speranza per il suo mondo in cambio dell'aiuto della Senzaluce a riprendersi il trono. Trono che le è stato portato via da quell'incompetente di suo marito. Insomma qui l'incoerenza regna sovrana. Prima si decide una cosa, poi a caso si decide di fare tutto il contrario. Sono arrivata a pensare che Camlost forse sia quello meno "cattivo" fra tutti o comunque quello che rimane più coerente a se stesso. Ed è assurdo considerando che è il cattivo. Parlando di lui, mi affascina questo suo non voler distruggere o sottomettere tutti, ma volersi solo elevare al di sopra di tutti e cancellare l'ombra di dei inesistenti. In sostanza penso che il punto debole dell'opera siano la protagonista e alcuni personaggi secondari, non tanto perché mi piacciano o meno le loro caratterizzazioni, quanto più il fatto che in alcuni punti ci sia contraddizione. Per concludere, lo stile di scrittura è molto curato e permette di immaginarsi nell'ambiente vivido e ti cattura dentro la storia e durante i combattimenti. Migliora con lo scorrere del volume stesso. L'unica pecca è forse una descrizione degli uomini-drago poco chiara e degli Ageas. Posso dire che la costruzione dei capitoli è molto interessante, ma la prima parte è anche dispersiva, per quanto serva a farci entrare nel mondo. Insomma, un esordio ed uno dei migliori libri pubblicati in self che io abbia mai letto e non vedo l'ora che esca il seguito per capire come continuerà e come si evolveranno o involveranno i personaggi.
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Una lunga storia all’interno delle terre di Liwaria. Una storia tra uomini-draghi, elfi, demoni, gargoyle e… semplici umani. Protagonista e destinataria della profezia è Hilya, una giovane mezzosangue. Dopo essere cresciuta e addestrata da Helcar, demone e amico del padre, dopo la morte dei suoi genitori, partirà per un lungo viaggio, un viaggio che l’è stato imposto da una profezia. Ma in questo viaggio non sarà da sola: dopo un apprendistato di un anno dagli Alertseey’r, gruppo di elfi “speciali”, qui incontrerà Elaryen. Fin da subito si creerà una bella intesa e ben presto diventeranno amiche. A completare il gruppetto ci penserà Dràkehorn, principe degli uomini-draghi.
Come qualsiasi viaggio di un eroe, il pericolo è sempre dietro l’angolo. Il viaggio non sarà dei più semplici ma quando c’è in gioco la vita di intere popolazioni e la salvezza del continente, ogni pericolo dovrà essere sconfitto.
Tra le pagine di questo romanzo ci sono un po’ di cose che mi sono piaciute: la protagonista Hilya. Hilya compirà una bellissima evoluzione dalla prima all’ultima pagina del romanzo. Partirà per un viaggio consapevole del suo destino, affrontare i problemi, vacillare e cadere ma arrivare alla fine con una nuova forza.
Tra i personaggi che più mi sono piaciuti, spuntano anche Elaryen e la regina degli elfi. Sarà che ho un particolare interesse verso elfi, magia e natura che mi hanno fatto apprezzare tantissimo questi due personaggi. La prima, una spalla e amica per la protagonista. La seconda, un personaggio forte. Senza tralasciare gli Alertseey’r, gruppo di elfi con un compito importantissimo.
La scena che più ho apprezzato è stato il viaggio in mare. Un viaggio non molto lungo ma che ho apprezzo per la dettagliata descrizione. È stato bello immaginare tutta la scena e lo scontro con la creatura marina.
“Liwaria – la spada di diamante blu” è il primo capitolo di questa saga high fantasy, e come qualsiasi o quasi primo capitolo di una saga ci sono molte cose: lo scontro con i senza luce è ancora apertissimo e nuove sfide per alcuni dei personaggi all’interno della storia. Un secondo capitolo che si preannuncia scoppiettante!
Questa è una saga fantasy tutta italiana. Un grande viaggio che vi terrà compagnia per circa 600 pagine. Un romanzo che consiglio a tutti gli amanti del fantasy e non!
Leggere questo libro è stata un’esperienza bellissima. Ho trovato la scrittura molto scorrevole, fin da subito la sensazione è stata quella di non veder l’ora di finirlo e, allo stesso tempo, temere di finirlo troppo in fretta e restare a pensare “e adesso?” … e adesso che l’ho terminato, invece, attendo con molto entusiasmo il secondo volume. 💙 La trama è articolata e ben strutturata, i diversi punti di vista dei numerosi personaggi aiutano il lettore ad avere, alla fine, una visione d’insieme un po' più completa, ma tante sono ancora le incognite da svelare. L’autrice è molto brava nel tenere sempre alta l’attenzione del lettore, non mancano colpi di scena e avvenimenti inaspettati. Una narrazione che non è mai noiosa. Il mondo di Liwaria è stupendo e abbiamo la possibilità di esplorarlo e conoscerlo man mano che proseguiamo nella lettura. È sicuramente un mondo che avrei piacere di visitare se fosse reale, conflitti a parte ovviamente. 😂 Il sistema magico a parer mio è ben concepito, in un modo anche singolare, originale, così come le diverse creature magiche. Per quanto riguarda i personaggi, ho apprezzato in modo particolare Hilya, quelli che diventeranno i suoi compagni di viaggio e Helcar. Sono riuscita a empatizzare con loro e mi ci sono affezionata. Anche gli antagonisti sono ben caratterizzati e fanno il loro sporco lavoro: sono perfettamente detestabili, chi più, chi meno, alcuni più intriganti di altri. 🤩 Per farla breve, sono tutti personaggi molto particolari, ognuno a modo suo speciale, complesso e potente, ma non senza debolezze o imperfezioni che li rendono anche più realistici. Tra le mie tante scene preferite ci sono sicuramente le battaglie e anche diverse scene che ho trovato molto commoventi e che non cito solo per evitare spoiler. Non so se sono riuscita a rendere almeno un po’ l’idea di quanto questa lettura mi sia piaciuta, spero di sì! È sicuramente un romanzo d’esordio molto riuscito che merita di essere letto e io sono molto felice di averlo fatto! 💙