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Le sorgenti del male

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Che cos’è il male oggi? In che modo si può dire che le sue manifestazioni, le sue spinte, le sue modalità di aggredire il tessuto del mondo e delle persone che lo abitano si siano modificate? Zygmunt Bauman, uno dei più grandi pensatori viventi, già nel 1989, con Modernità e olocausto, aveva riletto le atrocità del Terzo Reich sovvertendo l’opinione comune che si fosse trattato un «incidente» della Storia e dimostrando che invece la «società dei giardinieri» della modernità aveva raggiunto con l’olocausto il suo risultato più esemplare. In questo libro Bauman compie un ulteriore decisivo passo avanti nell’identificazione del «male» ai giorni nostri. E lo fa con una ricognizione delle tesi fallaci che si erano affermate nel Novecento (dalla «personalità autoritaria» di Adorno alla «banalità del male» di Hannah Arendt) per mostrare poi, in un corpo a corpo con le opere di Jonathan Littell e di Günther Anders, che la presa di distanza dagli esiti dei nostri atti distruttivi (resa non solo possibile, ma obbligata, dalle mirabilia tecnologiche e dalla costrizione «diversamente morale» a non sprecare armi la cui produzione ha richiesto quantità esorbitanti di denaro) contribuisce a erodere la nostra sensibilità già gravemente indebolita e oggi prossima alla cancellazione.

69 pages, Kindle Edition

Published October 19, 2021

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About the author

Zygmunt Bauman

292 books2,404 followers
Zygmunt Bauman was a world-renowned Polish sociologist and philosopher, and Emeritus Professor of Sociology at the University of Leeds. He was one of the world's most eminent social theorists, writing on issues as diverse as modernity and the Holocaust, postmodern consumerism and liquid modernity and one of the creators of the concept of “postmodernism”.

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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
Profile Image for Veronica.
71 reviews14 followers
August 18, 2016
Come ha sottolineato Žižek, oggi molti bevono caffè senza caffeina e birra senza alcol. Adottano bambini a distanza e seguono la politica internazionale o più recentemente le fluttuazioni dello spread, sentendosi fieri del proprio senso di responsabilità e della propria virtù, incapaci però, alla prova dei fatti, di sacrificare una parte del proprio io per riuscire a provare autentica empatia per le persone significative della loro vita. É di questa nuova maggioranza desensibilizzata, che dispone di droni e tastiere d’una potenza inaudita per fare le guerre senza sporcarsi neppure un alluce sul terreno nemico, che dobbiamo avere paura. (Riccardo Mazzeo)

Con queste parole Mazzeo conclude l’introduzione al breve testo di Bauman Le sorgenti del male, un libro che idealmente prosegue il percorso di Modernità e olocausto nel tentare di capire come il male non sia altro da noi, né eccezione sulla strada della modernità. Sarebbe facile se il mondo si dividesse in buoni e cattivi, se il bene e il male fossero distinti e separati, ma questa è una retorica di destra che poco ha a che fare con la realtà.

Leggere questo libro proprio a ridosso del giorno della memoria è stata una felice coincidenza, che incoraggia anche ad approfondire le questioni poste dal caso e dal tempo.

La memoria non è mai abbastanza, e non deve mai diventare alibi o paravento. Eppure è quello che succede sempre più spesso, nell’indifferenza e nella falsa responsabilità di cui ci sentiamo anche fieri. E nel gioco della fottuta risonanza che mi stupisce ogni volta avevo letto qualche giorno prima questo post di Loredana Lipperini che richiama un articolo di Thomas Friedman, The Age of Protest,ripreso lungamente da Il Post e che presenta la fin troppo breve vita dell’indignazione al giorno d’oggi.

In ogni caso è ridicolo celebrare il giorno della memoria mentre proprio in Europa si continuano ad alzare muri, il mar Mediterraneo sta diventando il più grande cimitero del mondo e pure nazioni apparentemente “perfette” prendono decisioni disumane che ci riportano agli anni più bui del Ventesimo secolo. E le stesse persone che come automi velano la loro foto del profilo con una bandiera francese e condividono qualche frase ormai mainstream sull’olocausto poi inneggiano all’affondamento dei barconi o in maniera più sottilmente brutale fanno dei distinguo tra chi dovrebbe avere il diritto ad essere accolto e chi no. Tutto questo smentisce ancora una volta la tesi dell’eccezionalità dell’Olocausto e ci dovrebbe rendere tutti orgogliosi “fomentatori di panico” come si è dichiarato Anders:

ai giorni nostri, il più importante compito morale è quello di rendere le persone consapevoli che hanno bisogno di essere allarmate, e che le paure che le assillano hanno valide ragioni.

Bauman, chiudendo il testo con queste parole, si rammarica di non aver appreso le conclusioni di Anders durante la stesura di Modernità e olocausto. Noi tutti dovremmo evitare di rimpiangere l’aver ignorato i terribili segnali che la realtà ogni giorno ci invia.
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books132 followers
October 7, 2017
"Come sarebbe sicuro e confortevole il mondo, quanto sarebbe gradevole e amichevole se a perpetuare azioni mostruose fossero dei mostri e soltanto dei mostri." (p. 53)
Profile Image for Yupa.
784 reviews128 followers
July 14, 2024
Troppo poco

Un libro piccolo e non solo come dimensioni.
Parla soprattutto di idee altrui per spiegare il "male", e dopo aver rievocato quelle di Adorno sulla personalità autoritaria e quelle di Zimbardo e Milgram su come determinate condizioni possano spingere chiunque ad agire crudelmente, conclude tirando fuori Günther Anders e dicendo praticamente che la tecnologia ci ha resi insensibili e indifferenti, che oggi basta premere un bottone per far fuori migliaia di persone mentre un tempo era più difficile.
Ok, peccato che questa sia solo l'inizio di un'ipotesi. Per vedere se è valida bisognerebbe controllare se il tasso di mortalità delle guerre d'oggi è maggiore o minore di quelle passate e se nei tempi più recenti, quelli della televisione e di internet, i conflitti armati siano diventati più o meno frequenti. Per trovare una risposta rimando a Il declino della violenza. Perché quella che stiamo vivendo è probabilmente l'epoca più pacifica della storia di Steven Pinker, che racconta una storia completamente diversa rispetto a questo libro e ai suoi simili. Poi magari Pinker ha torto, ma almeno argomenta in base a cifre e documenti storici, che quindi sono contestabili.
Alla fine questo libro va ad assommarsi a tutti quelli secondo cui il problema della modernità è che ci ha resi meno morali, cosa che oltre a essere scarsamente misurabile, viene di rado corroborata da un qualche dato serio, al massimo dall'aneddotica.
Profile Image for Antonietta Florio.
85 reviews5 followers
April 6, 2021
«Gli sforzi per penetrare il mistero che forse più di ogni altro tiene svegli di notte i filosofi morali, cioè il mistero dell’unde malum? («da dove viene il male?»), e più specificamente e con ancor maggiore impellenza, del «come mai le persone buone diventano cattive?» […] furono sollecitati e ricevettero il primo potente impulso dal maremoto del totalitarismo del ventesimo secolo, furono alimentati dalle rivelazioni relative all’Olocausto, e si moltiplicarono di fronte alla crescente evidenza dell’ancor più palese analogia fra il mondo del post-Olocausto e un campo minato, del quale si sa che una mina prima o poi esploderà benché nessuno sappia in anticipo quando e dove.» (Z. Bauman, Le sorgenti del male)
In poco più di cento pagine, Zygmunt Bauman, «uno dei più grandi pensatori contemporanei», come lo definisce Riccardo Mazzeo nell’Introduzione a Le sorgenti del male, prende le mosse da un interrogativo dalle tinte esistenziali: unde malum?, cioè, da dove viene il male? Prima di lui, ma anche contemporaneamente a lui, molti altri si sono addentrati in questo territorio.
Si pensi, ad esempio, a Gunther Anders, Philip Zimbardo, e ovviamente non può mancare all’appello Hannah Arendt – spiriti illustri da Bauman citati frequentemente -, ognuno dei quali ne ha dato sì una sua propria definizione, ha sì indagato secondo prospettive diverse, ma tutte, in un modo o nell’altro, tendono a convergere.
Poiché essere morale non significa necessariamente essere buoni, l’enigma dell’unde malum si acuisce maggiormente e nel tentativo di pervenire a una chiarificazione esaustiva e soddisfacente si sono aperte tre piste. Fra esse, Bauman sembra seguire pedissequamente quella che prende spunto dal «condizionamento comportamentale», ovvero quali sono (o possono essere) le circostanze e le situazioni sociali che possono spingere gli individui a commettere malvagità e soprusi.
In tal caso, John Steiner introduce metaforicamente il termine di “dormiente”, con il quale appunto ci si riferisce all’emergere di una vulnerabilità, di una personalità violenta in condizioni particolarmente propizie, «una sorta di odioso potenziale che potrebbe esistere in particolari individui pur rimanendo per molto tempo invisibile».
Onde ne deriva, e ciò a conferma delle affermazioni di Hannah Arendt ne La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, che il male è tanto più spaventoso quanto più è commesso da persone assolutamente e spaventosamente normali.

«Come sarebbe sicuro e confortevole il mondo, quanto sarebbe gradevole e amichevole se a perpetuare azioni mostruose fossero dei mostri e soltanto dei mostri.»

Di conseguenza, la cosa ancora più spaventosa è che «le mostruosità non hanno bisogno di mostri, che gli oltraggi esistono senza che vi siano personaggi oltraggiosi», e che per questo motivo, non rappresentano l’eccezione, bensì la norma.
Delle piste citate poc’anzi, Zygmunt Bauman per risalire al mistero dell’unde malum, considera anche quella che ricerca una spiegazione meno psichica e più antropologica, che sembra essere la più accreditata. Qui viene introdotta la nozione di Gunther Anders de “la sindrome di Nagasaki”, ovvero che ciò che è stato fatto una volta, può essere ripetuto.

«La ripetizione di una violenza è non solo possibile ma probabile – poiché le chances di vincere la battaglia per prevenirla si assottigliano mentre aumentano quelle di perderla.»

Un approccio ulteriore per scoprire le sorgenti del male è metafisico e chiama in causa – come afferma Anders – l’interdipendenza tra la tecnica e la storia, laddove l’uso (o abuso?) della tecnologia, l’onnipotenza tecnologica è direttamente proporzionale all’impoverimento della nostra immaginazione.
In questa discrepanza fra creazione e produzione viene individuata la fonte da cui germinano i mali del nostro tempo, le calamità della società contemporanea.
Lettura consigliata e in abbinamento: Hannah Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme.
© Antonietta Florio
Profile Image for Baylee.
886 reviews151 followers
January 13, 2016
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more

Giratela come volete, ma leggere qualcosa scritto da Zygmunt Bauman risulta sempre spaventosamente rigoroso e convincente. Questo ebook è lungo appena cinquantadue pagine, ma sono sufficienti a Bauman per spiegarci da dove nasca il male – o, più specificatamente, com'è che le brave persone, quegli insospettabili vicini, diventino cattive.

Archiviati cornuti esseri antropomorfi e semplificazioni del tipo “mostri che compiono atti disumani”, Bauman mette subito in chiaro che coloro che fanno del male sono esseri umani come tutti gli altri (fatto salvo per chi è affetto da patologie e disturbi). Chiamarli “mostri” è tanto rassicurante quanto fuorviante: catalogarli nella nostra mente come “altro” rispetto alla nostra umanità non ci aiuta a capire come mai sia stato compiuto quel male.

Quindi l'autore passa a descriverci brevemente – ma con grande efficacia – le teorie fin ora proposte come spiegazione delle origini del male. Sono tutte imperfette – e probabilmente lo è anche quella con la quale Bauman termina il suo saggio. Tuttavia, se anche non è la teoria ultima sulle sorgenti del male, è straordinariamente pertinente a quanto sta accadendo nella nostra contemporaneità.
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