1976. La giornalista Carla Ravaioli intervista importanti dirigenti ed esponenti di spicco del PCI, che ha finalmente cominciato ad aprirsi al movimento femminista e alle istanze da esso rivendicate. Attraverso analisi lucide e incisive e domande dirette e senza timori, Ravaioli incalza costantemente gli intervistati, che dimostrano, chi più chi meno, capacità di autocritica e volontà di apertura. Lettura estremamente illuminante e stimolante, che porta a riflettere sui diversi aspetti della questione femminile e su come veniva elaborata e affrontata al tempo dal più grande partito comunista d'Europa. Mi ha colpita in particolare come la voce più tesa a difendere il PCI e cauta nei confronti del movimento femminista fosse proprio quella dell'unica donna intervistata, Adriana Seroni, mentre quella che dimostra più capacità di autocritica, genuino interesse e vicinanza alle idee dei movimenti femminili è senz'altro quella del segretario Enrico Berlinguer. La sua sensibilità e le sue intuizioni ideali mi hanno colpita molto, e confermano la mia stima per la sua figura. Leggere parole del genere provenienti da un uomo, da un politico, da una persona vissuta nel secolo scorso, fa un effetto inspiegabile:
"A mio parere, per quanto riguarda il modo di considerare la questione femminile, e anche il modo di atteggiarsi e di comportarsi nei confronti delle donne, nella vita sociale, nella vita pubblica, nella vita privata, l’autocritica non è mai sufficiente. Le cose da fare sarebbero tante, e così inadeguato è effettivamente ciò che è stato fatto finora che tutti hanno il dovere di autocriticarsi: i governi, le istituzioni, i partiti, le organizzazioni democratiche e popolari, tutti i maschi presi ciascuno singolarmente, e anche chi, come il nostro partito, ha dato alla soluzione del problema un contributo che, parziale e insufficiente finché si vuole, è certamente superiore a quello dato finora da ogni altra forza politica."