Gramáticos como Zenódoto de Éfeso; bibliotecarios como Gabriel Naudé; historiadores como Luciano Canfora; escritores como Jorge Luis Borges; editores como Roberto Calasso; y hasta diseñadores de moda como Karl Lagerfeld, a lo largo de la historia se han preguntado –como nos narra Massimo Gatta en este divertido, provocador y fascinante libro– acerca de la organización ideal, o la desorganización igualmente ideal, de su propia biblioteca.
Muchos de ellos se han rendido a menudo a la evidencia de que el verdadero placer de los bibliómanos –amantes del horror vacui, que acaparan y coleccionan libros con pasión y sin control– radica precisamente en el desorden, en esa anarquía incontrolada en la que a los volúmenes les encanta perderse, esconderse, burlarse de su dueño para no ser encontrados, o serlo cuando ya no los necesitamos. En cambio, para todo bibliófilo que se precie –aquel amante de los libros que los anota, los lee y hasta luego escribe de ellos– el orden, como subraya José Luis Melero en su epílogo, es indispensable si queremos disfrutar de una biblioteca operativa que nos sirva para poner en práctica la única razón de ser que tienen los libros: su lectura.
There was a song from Fall out Boy (if I recall correctly) titled Thnks fr the Mmrs. This book reminded me of its lyrics. I think it goes something like this:
"...thanks for the memories even though they weren't so great"
This short book was entertaining enough to be read quite quickly. However, despite its broad range within the initial historical background of libraries and the neverending list of references and notes it contains (one of the best things about this essay) I couldn't help feeling like in the end, it was all very shallow. It does not feel dense at all, and I suppose I was a bit disappointed that the final statement of the whole book was quite apparent.
So,
thanks for the references even though they weren't so great.
«Cos’è una libreria? Un contenitore di libri, per i libri, certo: un mobile dove riporli e conservarli. Ma non solo questo».
C’è chi ha fatto della propria libreria un vero tesoro, un ritratto di se stesso, un’esternazione della personalità di colui o colei che se ne prende cura e che, nella maggior parte dei casi, prova un forte desiderio di “ordine” spesso irraggiungibile, specie quando la quantità di volumi custoditi inizia a farsi sempre maggiore fino a dare vita a vere e proprie biblioteche.
È dunque possibile parlare di “ordine” quando sono i libri stipati in scaffali sempre più affollati a essere i soggetti della discussione?
Dopo aver raccontato in poche pagine la storia dei segnalibri corredata da significative immagini, Massimo Gatta ritorna presentando ai lettori un’interessante riflessione circa i «problemi bibliorganizzativi» di coloro che desiderano “fare ordine” nei propri scaffali.
«Breve storia del segnalibro. L’avventura del segnapagine raccontata nel saggio di Massimo Gatta» Partendo dalle prime tavolette d’argilla per arrivare ai più moderni e-book, passando per per il rotolo (volumen), il codex e i fogli in pergamena rilegati, in L’insolenza e l’audacia. Sul disordine dei nostri libri edito da Graphe.it edizioni, Gatta si sofferma sul seme responsabile di questo desiderio che pare potersi identificare nel timore di smarrire i propri libri o quelli degli altri se non ben collocati secondo un rigido ordine, condizione che, per altro, può essere rovesciata in men che non si dica.
È sufficiente infatti che l’ultimo libro acquistato venga posizionato “a caso” all’interno della libreria perché l'”ordine” si trasformi in “caos”.
“Caso”, “ordine” e “caos” sono termini molto interessanti su cui fermarsi a riflettere poiché sottintendono implicazioni ben più grandi del loro modesto apparire.
Come si accennava poc’anzi, in molti casi, il contenuto delle nostre librerie non è che una concretizzazione del «paesaggio mentale» di ognuno di noi.
Ciò detto, ricorda Gatta, va da sé che esista una connessione tra la necessità di ottenere un ordine esterno per raggiungere la medesima condizione di tranquillità ed equilibrio interiore: se la nostra libreria è in ordine, lo sarà anche la nostra mente.
Bibliotecario, Giuseppe Arcimboldi, 1562 «Se il Dio dei libri esiste – me lo immagino come il Bibliotecario dipinto dall’Arcimboldi, un grande volume in folio al posto di spalla e braccio, segnalibri come dita, il volto composto da piccoli libretti, un dorso per naso, due plaquette per labbra e folte pagine bianche aperte per capigliatura – pretenderà dai suoi adepti furore, passione e Babilonia».
È con queste parole che Luigi Mascheroni, nella prefazione, decide d’introdurre i lettori a una spinosa questione come quella che viene successivamente trattata con attenzione agli approfondimenti segnalati per mezzo di un nutrito apparato di note e a una esaustiva bibliografia.
Tenere in ordine i libri è una vera e propria arte in cui non solo il bibliotecario Melvil Dewey, inventore di una tecnica di catalogazione basata sul sistema decimale (DDC), ma anche personalità note del mondo dei libri, come Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Raffaele Mattioli, Adriano Olivetti e tanti altri, si sono cimentate creando dei veri e propri «scaffali celebri» – argomento a cui l’autore dedica un intero paragrafo scendendo nei dettagli per quanto possibile e lasciando al lettore ulteriori indagini.
Oltre a scaffali più o meno noti e biblioteche sui generis – si fa riferimento, tra gli altri, alla libreria segreta di D’Annunzio, alla biblioteca da ascoltare di Giovanni verga e a quella composta da eleganti scatole nere del celebre Ian Fleming – Gatta sottopone all’attenzione del lettore anche i vantaggi che si possono trovare nel “disordine”, come il garantire alla propria libreria un buon miscuglio di generi, colori e autori dovuto proprio all’assenza di una regola rigida da rispettare; colpisce in particolare l’usanza di posizionare libri scritti da uomini e donne su scaffali differenti e ben distanziati a patto che questi, nella vita reale, non fossero uniti nel sacro vincolo del matrimonio.
Scorcio della biblioteca D’Annunziana presso il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera La scelta tra “ordine” e “caos”, sembra dunque essere rimessa nelle mani dei legittimi proprietari – o custodi – ai quali viene tuttavia dato il consiglio di assurgere come stella polare l’idea di collocare i propri libri perché essi possano facilmente essere ritrovati quando e se necessario, poiché sottrarre tempo alla lettura non costituisce mai un vantaggio, «[…] in fondo a un ordine rigoroso ma ossessivo è forse preferibile un anarchico disordine creativo» in cui libri letti e non letti – perché, si sa, chi ha molti libri difficilmente riuscirà a leggerli tutti in un unica vita, come ebbe modo di argomentare lo stesso Umberto Eco – possono creare intorno a colui o colei che vi si trova immerso un piacevole senso di benessere utile a preparare la mente a ricevere il proprio nutrimento.