Giuseppe Ungaretti was an Italian modernist poet, journalist, essayist, critic and academic. A leading representative of the experimental trend known as ermetismo, he was one of the most prominent contributors to 20th century Italian literature. Influenced by symbolism, he was briefly aligned with futurism. Like many futurists, he took an irredentist position during World War I. Ungaretti debuted as a poet while fighting in the trenches, publishing one of his best-known pieces, L'allegria ("The Joy").
During the interwar period, Ungaretti was a collaborator of Benito Mussolini (whom he met during his socialist accession), as well as a foreign-based correspondent for Il Popolo d'Italia and La Gazzetta del Popolo. While briefly associated with the Dadaists, he developed ermetismo as a personal take on poetry. After spending several years in Brazil, he returned home during World War II, and was assigned a teaching post at the University of Rome, where he spent the final decades of his life and career. Ungaretti's Fascist past was the subject of controversy.
Libro molto ben curato che ripropone i testi della prima edizione in assoluto de "Il porto sepolto" di Giuseppe Ungaretti (1888-1970), pubblicata a Udine nel 1916 in sole ottanta copie, mentre l'autore indossava la divisa militare e conosceva il fango delle trincee della grande guerra. Le trentadue poesie di questa sua prima raccolta, infatti, fanno esplicito riferimento al conflitto in corso, sebbene ci sia spazio anche per altro, e la voce protagonista racconta il dramma e la desolazione di quel preciso momento storico, ma anche un tenace attaccamento alla vita e un senso di umanità che danno speranza malgrado la guerra. Quasi una sorta di diario poetico che, come racconterà poi lo stesso autore, racchiude l'esperienza del primo anno in trincea (1915-1916) diventandone preziosa testimonianza, oltre che raccolta innovativa sul piano stilistico e metrico. Le poesie, annotate su foglietti sparsi, cartoline, margini di giornali che venivano infilati dentro il tascapane, inizialmente non erano destinate ad alcun pubblico; sarà poi l'interessamento da parte dell'amico ufficiale Ettore Serra a portarle in stampa. Rispetto alla versione definitiva di queste poesie confluita poi nella grande raccolta dell'intera produzione lirica di Ungaretti, "Vita d'un uomo" (1969), esiste qualche differenza, più o meno marcata a seconda dei testi, ma anche dalle pagine del 1916 affiora subito la straordinarietà della scrittura in versi di un poeta a cui, purtroppo, non venne mai assegnato il Premio Nobel per la Letteratura.
Di che reggimento siete fratelli? [...] *** Una intera nottata buttato vicino a un compagno massacrato [...] Non sono mai stato tanto attaccato alla vita *** [...] L'aria è crivellata come una trina dalle schioppettate degli uomini ritratti nelle trincee come lumache nel loro guscio [...]
Una di quelle raccolte che andrebbero lette integralmente ai tempi delle superiori. Ma anche dopo. Una al giorno, 33 giorni, matita in mano, perché no?
"Sono un poeta un grido unanime sono un grumo di sogni"
Studiare queste poesie all'università è tutt'altra cosa. Vanno assolutamente riprese. Mi sono commossa leggendo In memoria, e in Annientamento Ungaretti è riuscito a dare parola ad una sensazione che da anni cercavo di mettere su carta. il mio cervello è letteralmente esploso, per cirtarlo: "Allibisco all'alba". Per me leggere le sue poesie è stata un'esperienza formativa. Non è una raccolta di poesie ma un libro di poesia. A un uomo.
Non c'è bisogno di dire nulla su di questo libro. È Ungaretti, alla fine: qualcuna altra parola, quindi, diventa inutile. Leggete e volate con queste vive parole piene di riflessivo ed intenso sentimento di un tempo tanto lontano ma ancora latente.
Non ero uscita di casa con l'intenzione di comprare una raccolta di poesie di Ungaretti ma l'ho visto sullo scaffale e ho detto: mio!
Ho cercato di leggere prima la traduzione in friulano, per cercare di capire le parole nuove e vedere un po' come me la sarei cavata. Ammetto che ho fatto fatica: c'erano veramente tante parole che non conoscevo. E anche, mi sembra, che le poesie non suonassero allo stesso modo nelle due lingue.
Insomma, un modo un po' particolare per passare la notte di Natale 2021.
Ungaretti è il poeta per eccellenza. In questo diario poetico ha raccolto temi universali, oltre a raccontare la sua avventura umana, le sue origini che affondano in una storia antichissima e le sue speranze. Un libro da rileggere periodicamente, che trasmette, attraverso immagini e sensazioni profonde, il senso della vita.
La raccolta del primo Ungaretti, colui che si è fatto poeta in trincea. La raccolta in cui si rievoca la sua infanzia nella lontana e quasi mitica Alessandria d’Egitto, la raccolta poetica della guerra, in cui usa parole ricercate, in cerca la parola vergine per attingere all’Infinito e per esprimere in poco quello che vede e sente, perché in guerra si può morire da un momento all’altro, e qui l’idea per cui serve una parola immediata. Il porto sepolto non è la raccolta di Ungaretti che preferisco ma è una raccolta comunque stupenda, triste e a tratti complessa da comprendere, ma ho percepito in tutto e per tutto il bisogno che il poeta sente quando il mondo sta crollando, quando è solo in mezzo la distruzione e al nulla: il bisogno di scrivere ed esprimere ciò che ha dentro. E mi auguro che noi lettori abbiamo in parte compreso ciò.
Ho sempre paura di leggere la poesia, ho paura di non essere in grado di comprendere fino in fondo il messaggio o capire l'emozione che questa mi suscita, eppure questa volta è stato diverso. Ungaretti tocca le corde dell'animo umano, eviscerando e scandagliando gli aspetti perturbati dell'animo umano. Non si comprende niente fino in fondo, non apparteniamo ad una patria ma forse nenache a tutto il nostro mondo: siamo costantemente esuli. La grandezza di questo poeta in questa raccolta è la capacità di edulcorare gli aspetti tremendi della vita e della morte in poche semplici righe. Ma non è forse questa la bellezza dell'ermetismo ungarettiano? Il poeta, attraverso l'utilizzo di parole ad effetto, mostra le sue sfaccettature e soprattutto gli orrori indicibili della Grande Guerra.