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Corpi minori

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Ho ucciso il mio amore una sera di dicembre inoltrato, tra le vetrine e i passanti, perché non sapevo come si fa, com’è che si continua ad amare, a lungo, nel tempo.

I corpi minori sono corpi celesti di dimensioni ridotte: asteroidi, meteore, comete, ma in questo romanzo “minori” sono tutti i corpi osservati sotto la lente del desiderio. Desiderio che fa gravitare i personaggi attorno ai sogni e alle ambizioni di una vita, o solo di una stagione. Come accade al protagonista, che all’inizio della storia ha vent’anni, più di un talento ma poca perseveranza. Di una cosa però è sicuro, vuole andarsene da Rozzano, percorrere in senso inverso i tre chilometri e mezzo di via dei Missaglia, lasciarsi alle spalle l’insignificanza e la marginalità e appartenere per sempre alla città, dove spera di trovare anche l’amore, che sin dall’adolescenza insegue senza fortuna, invaghendosi di ragazzi tanto belli quanto sfuggenti.

In una Milano ibrida e violenta, grottesca e straripante – che sembra tradire le promesse di quiete e liberazione immaginate da lontano -, il protagonista dovrà fare i conti con le derive del desiderio, provando a capire quale sia il suo posto nell’ordine geografico ed emotivo di questi anni irradiati di cortocircuiti tra reale e virtuale, tra immagine ed esperienza incarnata.

Quando inizia una relazione con un ragazzo più giovane di lui e bellissimo, si sente finalmente dentro il cono di luce dorata della felicità: ama, ed è corrisposto. Eppure non basta trovarsi nel luogo che si è sempre sognato, non basta l’amore. Si è inchiodati a se stessi, in carne e ossessioni: per riuscire a occupare il proprio posto nel mondo non si può ignorarlo.

Partendo da una attitudine rigorosa, analitica, fenomenologica nei confronti del reale, Bazzi trova sintesi espressive illuminanti e restituisce tutta la potenzialità estetica latente in ogni nostro gesto e manifestazione, disegnando un percorso di formazione ricchissimo e ultracontemporaneo.

324 pages, Hardcover

First published February 8, 2022

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Jonathan Bazzi

8 books103 followers

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5 stars
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200 (23%)
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331 (38%)
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197 (23%)
1 star
64 (7%)
Displaying 1 - 30 of 93 reviews
Profile Image for Ruppe.
509 reviews46 followers
June 11, 2022
E no, si esagera.
Se, leggendo “Febbre”, avevo trovato che l’autore, pur con diversi spunti interessanti, focalizzasse troppo sulla propria biografia conferendosi un’importanza quasi intollerabile, qui si prosegue con l’estenuante Autobiografia 2.0.
È troppo, non ce la si fa: non c’è letteralmente abbastanza vita da raccontare, in 37 anni, per farne due libri senza sembrare irrimediabilmente egocentrico e logorroico.
Va a finire che si racconta in termini altisonanti lo smarrimento del proprio gatto dall’appartamento (davvero!), con dovizia di dettagli e afflato epico paragonabili a un evento avvenuto sul Pequod.
Quasi tutto quello che viene raccontato c’era già nel libro precedente, seppur qui ripetuto e ampliato; viene svelato qualche episodio in più di cui non c’era particolare bisogno, ripresi in mano gli argomenti del primo libro e rimasticati in ordine e con priorità vagamente diverse.

Non riesce nemmeno a risultarmi simpatico, lo scrittore protagonista, che non si fa eccessivo scrupolo di nascondere opportunismo e narcisismo. Preparatevi a leggere di Jonathan, e poi di Jonathan che racconta Jonathan, e poi Jonathan che commenta Jonathan, e ancora e ancora…
Il tutto sommerso di florilegi, in una scrittura che vorrebbe essere rutilante e innovativa, forse per coprire un contenuto scarno e gonfiato, ma risulta presuntuosa e spesso calibrata malissimo. Peggio del resto, le parti romantiche.

In definitiva, ogni libro è giustificato?
Non lo credo, penso ci sia bisogno di contenuto e storie che passano interessare, o istruire, o alla peggio intrattenere il lettore. Che serva maturità nello stile e nel pulire il proprio testo dal superfluo e dall’ego.
Se, nel caso di “Febbre”, lo spunto autobiografico poteva essere interessante (per quanto non del tutto ben sviluppato) per la vicenda medica e di resilienza dell’autore, qui non c’è altro che rimanga.
Destinato insomma ai fan di Bazzi, se tali sono i suoi followers di Instagram. Destinato a chi può essere interessato a leggere la lunga, DETTAGLIATA biografia di un giovane che sputa continuamente sulle proprie origini, lamentandosi a più riprese di essere nato in una famiglia povera e ignorante, in una periferia. E che come riscatto ha l’obiettivo primario di vivere nella Milano cool, di tendere a obiettivi di una classe sociale “superiore”.

L’autore insiste poi sulla celebrazione della cultura pop in quanto superficialità, materialismo, milanesità estetica/social di un certo tipo (che il rumeno sia “lingua di ladri e badanti” non fa ridere, che “Dragostea Din Tei” sia “il principale apporto della Romania alla cultura contemporanea” non fa ridere, e così via); ne viene fuori un ritratto soffocante e ipocrita della città e della comunità gay, ancora attestato su stilemi modaioli, status-simbolici, sessuomani.
Aggiungiamoci uno snobismo relativo al vivere e a comportarsi da milanese, che si sperava estinto negli anni 80 e 90 (tra le altre perle, per la sorellina che vuole iscriversi all’alberghiero prevede un “futuro da serva qualificata”) e a una visione ipocrita e distorta della vita nella grande città, in cui la realtà è piegata, a seconda della necessità, verso uno snobismo classista o verso la critica di una dimensione posh a cui - tutto sommato - il protagonista e il suo compagno sembrano invece aspirare.

Supero la metà con sofferenza; poi, quando questo “ragazzo” che giudica tutti dall’alto in basso mi racconta del curriculum orgogliosamente falsificato al suo ragazzo, dei furti al supermercato (mi spiega con sussiego che “non è furto in presenza di necessità, rubo ai ricchi per dare a me”… ed effettivamente, come permettersi uno stile di fuori dalla propria portata, altrimenti?) e delle lezioni di yoga fatte pagare in contanti per intascarsene in nero una parte, decido di mollare.
Il mio karma non è così pessimo da infliggermi oltre questa tortura.

Sotto, una perla o due di scrittura barocca contemporanea




“I calzari alati, attributo mitopoietico, mi aiutano a sdoppiarmi dalle parole. Falle roteare tra le mani. Esatto, proprio così. Sofisma, giocoleria… e scagliale più lontano che puoi. Quindi librati in volo, dai solo l’illusione di esserne tu la fonte. (…) far leva, demolire tutto. Infilo le mani nella lesione e squarcio di netto il telo di rattoppi che mi separa dal mondo al quale voglio appartenere, tornare”.

“Riunire significato e significante, chiamare le cose col loro nome. E così che le schiere angeliche prendono a suonare i loro strumenti di cristallo, disposte in cerchio su balconate di nuvole trafitte da lance di luce. Sia fatta la mia volontà, il mio personalissimo giorno del giudizio. Crollano le pareti di cartone del penitenziario home made, d’ora in poi sempre libero. Un’intera valle d’amore e riscatto mi attende, sconfinata, rigogliosa. Gli astri nei cieli si riallineeranno a dovere, congiunzione Venere-Giove, L’unica cosa che conta, che ho sempre cercato.”
Profile Image for Carlo Mascellani.
Author 15 books292 followers
March 3, 2022
La vita, i rapporti, l'amore nel loro continuo mutare. Un romanzo scorrevole, ma intenso, che in ogni riga nasconde una verità da accettare o approfondire. Nessuna lezione: solo l'esperienza di una persona come tante che non ha mai smesso di cercarsi. Una conferma.
Profile Image for italiandiabolik.
260 reviews13 followers
February 14, 2022
Dal secondo libro di Bazzi mi attendevo una storia non autobiografica, ed invece mi sembra una traslazione romanzata della sua vita, tramite un io narrante, in cui un ragazzo brutto, a cui gli uomini chiedono di coprire il viso per non vederlo in faccia mentre ci fanno sesso, si barcamena tra voglia di studiare quasi inesistente, tendenza alla fannullaggine, ricerca dell’amore con mille dubbi ed estremo desiderio di scappare dalla periferia povera e ignorante per approdare al centro di Milano, le cui strade intitolano i capitoli quasi a segnare un percorso verso il risultato finale.
L’inizio pareva comunque promettere un romanzo dinamico o quanto meno coinvolgente, ma già prima della metà l’onanismo cerebrale ha preso il sopravvento, trascinandosi sempre più stancamente fino alla fine - per inciso, l’ultimo capitolo rappresenta un sussulto di vita che avrebbe dovuto animare anche le 200 pagine precedenti…
Profile Image for Pavel Nedelcu.
484 reviews117 followers
July 24, 2024
IL MAL-ÊTRE CONTEMPORANEO

Non riesco a dare meno di 5 stelle a Bazzi, almeno non fino a quando manterrà, nei suoi libri, questa voce caustica, sarcastica, tagliente che gli riesce così bene. Mi ricorda tantissimo Teresa Ciabatti di Sembrava bellezza, con la differenza che il riferimento, in Bazzi, è alla società odierna.

Temi: la precarietà dei giovani che vivono a Milano, o comunque nelle grandi città dove per vivere si è costretti a condividere case e fare mille lavori sottopagati, la confusione della città che aliena, l’amore come mito sfatato, i legami con una famiglia da cui ci si vuole allontanare ma spesso non vi si riesce. Infine, la scoperta del corpo minore, dell’omosessualità e dello stigma sociale ad essa associata.

La mappa di Milano si configura capitolo per capitolo: ciascuno dei quali porta il nome di una via. È una mappa soggettiva, della Milano vissuta dal protagonista come luogo di riscatto, di indipendenza dal suo passato rozzanese dove lo riporta sempre il ricordo della famiglia. È anche una Milano in cui si tocca il fondo, che richiede sacrifici materiali e psicologici, dove più che vivere si sopravvive, si cerca di stare a galla attraverso qualsiasi mezzo a disposizione: dal subaffitto alla vendita del proprio corpo.

Come già Febbre, CORPI MINORI è un romanzo sulla contemporaneità, che ha a che fare con il disagio di vivere: quel mal-être in cui molti di noi si riconoscono, e tuttavia fanno fatica a definire e analizzare.
Profile Image for Sergio Caredda.
296 reviews15 followers
February 12, 2022
Combattuto se giudicarlo un bel libro o un lezioso esercizio di stile. Le prime due parti propendono più per la prima ipotesi. Nonostante la scrittura sia davvero densa, il percorso fluisce bene. È nella terza parte che però la scrittura talvolta si inceppa di ridondanze fino a diventare eccessiva. Capitoli che alla fine hanno tolto molto a una storia che poteva essere vera introspezione.
Profile Image for LovelyRedFox.
11 reviews3 followers
August 29, 2022
Dire che questo libro non mi sia piaciuto è un eufemismo. È più corretto dire che le mie emozioni oscillassero tra la rabbia cieca e la noia più assoluta.
Rabbia perché Bazzi non sa scrivere e questo lo si nota dalle lunghe frasi retoriche, vuote di qualsiasi significato.
Rabbia per lo stile patetico e di autocommiserazione che usa per tutto il libro, tanto che me lo immaginavo sospirare sconsolato ogni volta che c'era un punto, quasi a dire: "Hai visto che vita?"
Rabbia per le occasioni che puntualmente spreca, mandando in vacca il racconto di episodi interessanti con le sue pippe mentali.
Vorrei soffermarmi sulla prima frase retorica su cui mi sono imbattuta e per cui stavo per lanciare il telefono su cui stavo leggendo. Bazzi ci dice che uno scrittore vero scrive solo per se stesso. Alloa, analizziamo, questo è il suo secondo libro, sempre autobiografico, è edito da Mondadori, mi chiedo come sia possibile? Il manoscritto è uscito dal cassetto del suo autore e si è presentato da solo all'editore, dicendogli: "Yo, Bro! Mi pubblichi?" Oppure, caro Bazzi, ce lo hai portato tu? Ricordiamoci anche ciò che diceva Eco a riguardo, che l'unica cosa che scriviamo per noi stessi è la lista della spesa.

In conclusione mi preoccupa la salute della letteratura italiana, visto che Bazzi, considerato un astro nascente, è addirittura arrivato nel 2020 alla finale del premio Strega.
Lo scetticismo ed il pessimismo mi pervadono
Profile Image for Postcards from far away✨.
236 reviews2 followers
February 23, 2022
Sicuramente dalla scrittura di Bazzi speravo di più.
Per la storia sapevo fosse autobiografica, mi aspettavo il racconto di un Jonathan in piena crisi del primo quarto di vita e fin qui tutto bene.
La prima e metà della seconda parte sono passate in una felicità estatica che mi faceva girare le pagine sempre più velocemente, tornando in luoghi vissuti sia da me che dall’autore: questo piccolo sogno al sapore di passato che anche con il suo libro precedente ho potuto vivere.
Nella terza parte si inabissa tutto quanto. Tutto quello che c’era prima, via, tutto mandato in vacca.
Una scrittura sicuramente influenzata dalla sua musa - Teresa Ciabatti - ma copiata malamente, un esercizio di stile troppo pretenzioso che non fa presa.
Il protagonista diventa intollerabile e intollerante. Gli studi mollati, incertezza allucinante sull’amore, nessuna dimora fissa per niente e nessuno, pigro sotto ogni punto di vista.
Ammetto di avere saltato a piè pari interi capitoli finali.
Troppo filosofeggiare, troppe parole amalgamate malamente formano pagine e pagine e pagine e il tutto si conclude in un nulla cosmico.
Sono partita con questa lettura e dopo due capitoli già inneggiavo al miglior libro letto da mesi fino alla fine dove non ne potevo più.
Asfissiante.
Delusa.
Ma i precursori c’erano già quando leggevo i suoi articoli, ho notato il suo stile molto cambiato e speravo soltanto non venisse intaccato anche nel libro. Ahimè non è stato così.

Mi terrò stretta il libro precedente, “Febbre”.
“Corpi minori” decisamente non all’altezza.
“Febbre” aveva sicuramente un sapore più acerbo, più accettabile e più onesto nella sua stessa integrità di opera prima, sicuramente meno vezzoso rispetto a quest’ultimo romanzo.
Profile Image for Ilaria Quercia.
409 reviews113 followers
February 17, 2022
Avrei voluto non sapere chi è Jonathan Bazzi e aver letto questo romanzo prima di Febbre.
Ci sarei cascata in pieno in quel piglio narcisista, opportunista e volubile. Nell'egoismo di chi per sè non guarda in faccia nessuno, tradisce amici e famiglia e trascina gli amori all'occorrenza.
Siamo esposti tutti nella vetrina mediatica, per cui da fan di JB conosco quello che sceglie di condividere nei social e molto fa davvero parte della realtà per cui è vero il dolce Jonathan di Febbre ed è vero il Gemelli arruffone di Corpi Minori. Bellissimo lo stradario emotivo di Milano: un racconto attraverso vie e case soprattutto rapprenta il viaggio alla ricerca delle emozioni stabili, come del resto dovrebbe essere una casa.
Meno apprezzata la terza parte, per me un po'ripetitiva, ma alla fine funziona tutto benissimo: ho immaginato un monologo teatrale luci basse, occhio di bue sul protagonista/narratore, qualche flash sul resto del mondo e così ho cominciato a sentire il ritmo della voce dei pensieri.
Profile Image for Raphæl Leroux.
107 reviews5 followers
June 17, 2022
L'ennesimo "libro" letto per sfinimento e giustificare la spesa.

Stilisticamente parlando niente da ridire: diretto, veloce (quando non vorresti lanciarlo contro l'armadio) e di stampo semi-biografico (che vita di merda).

La trama? Un mix di generazione Twitter 2022, Instagram e Grindr, ossia l'esatta trasposizione letteraria del sempre più persistente decadimento umano a livello affettivo. Affetto non pervenuto. Amore? Lasciamo quella parola lontana da questo testo. Il resto è un susseguirsi di prostituzione esistenziale ed effimero interesse emotivo verso il prossimo, poiché chi odia se stesso non ha la forza di accettare che l'altra metà bilanci il suo essere in difetto; così lo umilia (se lo potesse permettere, poi..), lo sfrutta e poi lo getta via e agli occhi del suo pubblico si sente vivo, l'unico modo che ha per giustificare la sua presenza sulla faccia della terra.
Il protagonista è uno dei tanti [e sono tanti] che prima di capire cosa sia rapportarsi col prossimo deve destabilizzarlo e imbrigliarlo, affinché possa avere la sicurezza di un'attenzione continua che rasenta la psicosi.

Riassumendo: questo libro è la feccia del mondo che verrà e nessuno ne sentiva l'esigenza. Createvi un account Twitter, seguite una ventina di adolescenti arrapati con tanto di conto PayPal in bio et voilà!, avrete il bignami del sopracitato titolo, perché 300 pagine son davvero uno spreco di tempo.

P.S. questo genere di libri sono uno dei motivi che mi hanno spinto a scrivere a mia volta romanzi: per creare personaggi che prenderebbero a calci in culo i protagonisti di questo secolo.
Profile Image for Only_ioana.
105 reviews13 followers
February 25, 2022
Prima parte molto promettente, verso la fine un calo da paura. Per me i libri sono o da rileggere cioè amato molto sia stilisticamente che a livello di trama e quelli che non meritano la mia attenzione una seconda volta, purtroppo questo è facente parte del secondo gruppo. Dopo febbre che ho molto apprezzato, mi aspettavo molto di più.
Profile Image for MsElisaB.
215 reviews22 followers
August 21, 2022
Ciò che è stato pensato non può essere depensato, riavvolto, la mente non si rimangia mai niente a comando.

Il mio primissimo impatto con "Corpi minori" è stato fulminante. Brevissime frasi, anche solo un aggettivo o un sostantivo, declinate in moltissimi elenchi e pochissimi verbi, sinonimi su sinonimi, non connesse tra loro, affogate in una marea di punteggiatura, restituiscono un'istantanea delle sensazioni del protagonista/narratore e mantengono il ritmo veloce ed incalzante, una mitragliatrice di impressioni. Immagine vivide, metafore che si inseguono, il nucleo palpitante della sostanza senza troppi giri di parole, ma anche senza limitarsi mai alla nuda e cruda descrizione dei fatti. Secondo me, scritto molto bene, Bazzi sa usare il linguaggio in modo da metterlo completamente a suo servizio e non rinuncia a farlo. È un giocoliere e la sua abilità riempie ogni pagina con maestria, tra campi semantici ricorrenti e circolarità di negli immaginari che richiama, come, ad esempio, i molti riferimenti riferimenti all'anatomia. Forse, in alcuni passaggi, troppo carico, ma, anche in questi casi, tutto sempre funzionale all’irrequietezza e alla confusione del protagonista. Gli episodi cronologici, relativi agli anni della prima giovinezza, creano la topografia di una storia di formazione, non particolarmente originale nel suo scheletro, seguendo lo stradario di milano ed hinterland.

Confidare a qualcuno un contenuto mentale significa farlo diventare realtà, ma tutto ciò che non mettiamo in comune esponenzialmente accresce il suo potere. Il pensiero indesiderato lavora come l’ostrica: accoglie il granello di sabbia e lo tramuta in ingombro sempre più grande.

Dopo pochi capitoli, però, questi flash diventano sempre più rarefatti, manca consistenza. Si innesca, a mio parere, una progressiva dissociazione lettore/storia, il tono diventa pretenzioso e distante. Mantiene, sicuramente, certi aspetti positivi: il protagonista rimane, per tutto l'arco del romanzo, incredibilmente a fuoco, la voce dell’io narrante sempre lucida anche nelle sue incoerenze, ma è una voce a tratti eccessivamente derivativa (Stanis La Rochelle non si farebbe troppi scrupoli a definirla "molto italiana"); le riflessioni sulla società, che scaturiscono dai suoi pensieri, vorticano insieme a tutto il resto armoniosamente, e si viene risucchiati dai suoi ragionamenti, anche quando meschini e violenti; i flussi di coscienza, anche quando sembrano artefatti, non stonano con la psicologia del personaggio. Tutto innegabile, per carità. Però, ho proprio fatto fatica a finirlo, zero interesse. Tornassi indietro, non lo terminerei, andando avanti peggiora e basta. L’ultima parte, nello specifico, assume la forma dell’esercizio di stile, paga in emotività la sua pulizia quasi asettica. La paratassi e le frasi nominali o spezzate, sulla lunghezza, perdono il loro impatto, risultando più simili a didascalie social di qualcuno che vuole apparire intellettuale, ma si sente, comunque, migliore di qualsiasi altro utente potrà leggerlo.

Questo è il secondo romanzo di Bazzi ed è anche la sua seconda autobiografia, abbastanza fedele, da quel che si possa capire: ora, io non intendo in alcun modo sminuire la vita di nessuno, però forse vedrei una scelta del genere più sensata per autori che avessero vissuto di più in termini di tempo (lui è classe 1985) o di esperienze di rilevanza, magari, storica o sociale. Mi permetto di fare questa osservazione perché Bazzi stesso, qualche pagina prima dell’epilogo vero e proprio di “Corpi minori”, tira in ballo la questione, trovandomi in un interessato e partecipe disaccordo:
La distinzione tra romanzo e autobiografia, oltremodo sopravvalutata, feticcio merceologico: ciò che mi accade non accade davvero a me, non mi è davvero accaduto, mi si dà già come un fatto esterno, un esproprio, tutti noi spettatori della nostra stessa vita. Prima persona, seconda, terza – rifiuto il dogma dell’individuazione. Chiarisco, vorrei chiarire: io non sono questi fatti, insignificanti, scioccanti, pregni di valenze politiche o ombelicali, non coincido con questi eventi narrati. Io sono, noi tutti siamo quel punto neutro, inqualificato che osserva, ha sempre osservato, il trasparente occhio interiore a cui la nostra stessa esistenza è data in formato di scena – lì siamo, solo lì ci potete trovare.

Concludo con una nota di apprezzamento: sono una millennial (ahimè) e leggere una storia, a prescindere dal contenuto in sè, ambientata nella contemporaneità mi ha lasciato una piacevole sensazione; la possibilità di riconoscermi in un contesto verosimile mi ha permesso di confrontarmi con avvenimenti presenti e di riflettere su dinamiche sociali attuali. Vorrei leggere più romanzi che siano interlocutori diretti in questo senso.
14 reviews1 follower
March 11, 2022
Meh
Sicuramente Bazzi ha migliorato decisamente il proprio stile rispetto all'acerbo "Febbre" e sono chiare le influenze di Teresa Ciabatti.
Oltre a questo, il nulla cosmico. Il libro cala progressivamente, soprattutto dalla seconda parte in poi, diventando ripetitivo e innescando una serie di immagini già viste e riviste nel romanzo.
Per me si tratta di una regressione rispetto al suo esordio che, nella sua giovane imperfezione, aveva molto di più da raccontare.

FLOP
Profile Image for Pietro Langasco.
18 reviews
April 12, 2022
Febbre mi ha preso subito, questo mi ha tramortito. Ripetitivo, noioso, banale: lontano dal romanzo di esordio. Mi aspettavo qualcosa di diverso. L’ho interrotto per noia e ripreso dopo un po’ di tempo ma nulla da fare, leggevo senza nessun interesse e senza sapere cosa stavo leggendo. Non sono riuscito neanche ad arrivare a metà romanzo. Potrebbe migliorare in seguito ma non ho nessun interesse a continuarlo. Per il momento è no.
Profile Image for Alex.
30 reviews31 followers
September 13, 2022
Due stelle perché, comunque, Jonathan Bazzi non scrive male.
Il problema è... cosa scrive? Cosa mi ha voluto comunicare questa autobiografia?
Alla fine, il mio grande problema, di recente, è che non capisco mai quale sia il punto. E dire che io di solito sono fan delle storie senza punti, degli spezzoni di vita che non possono portare da nessuna parte (perché non è il compito della vita portare da qualche parte), eccetera, eccetera.
Però in casi come questi mi rimane il vuoto. Dai protagonisti non ho imparato nulla, non che sia loro compito insegnarmi. Non mi ci sono ritrovata particolarmente, anche se percepivo le vicinanze generazionali. Quindi faccio fatica anche a giudicarlo.
Un bell'esercizio stilistico, mi è piaciuto il ritmo. Un po' stancante, alla lunga. La seconda parte è una discesa verso la noia, ma è così per gran parte dei libri.
Aspettiamo il prossimo!
Profile Image for Francy.
61 reviews12 followers
July 21, 2024
Ho capito di aver un problema con la scrittura di Bazzi. Mi piace, ma non mi piace. Mi incuriosisce, mi porta a leggere oltre, ma non mi piace. Non in questo romanzo.
Profile Image for Maura Gancitano.
Author 28 books2,990 followers
Read
September 25, 2022
Secondo romanzo di Jonathan Bazzi in cui si ritrovano alcuni temi di
Febbre.
La sua è sempre una scrittura riconoscibile, mi ritrovo moltissimo in alcune cose (ci siamo incrociati nel percorso di studi) in altri mi affascina
proprio l'alterita.
In questo caso si parla principalmente di relazioni amorose, ma anche del grande senso di precarietà che vive pressoché chiunque.
È una bella autofiction, mi piacerebbe continuare a leggerlo ancora e scoprire questa volta un personaggio totalmente nuovo.
Profile Image for Nicola Vavassori.
127 reviews2 followers
September 20, 2022
Confuso e senza una vera e propria trama. Inutilmente volgare nel parlare di sesso. Viene completamente eclissato da Febbre: non regge il confronto sotto nessun aspetto.
Solo una domanda rimane: ora che Bazzi ha raccontato tutta la sua vita in due libri, di che parlerà? Aspetto un libro sullo Yoga ispirato a Carrère.
Profile Image for Morgana ☾.
28 reviews
October 17, 2025
In questo romanzo Bazzi è odioso. Se cercate un romanzo autobiografico provate altrove. Un’impresa arrivare fino in fondo e la storia in sé non ha niente di speciale.
Belli i virtuosismi di parole e come viene tratteggiata Milano, cattiva e magnetica come solo questa città sa essere.
188 reviews7 followers
May 15, 2022
Ce n’era già una di Ciabatti, ed era già una di troppo. Libro brutto e protagonista insopportabile, nessuna empatia.
Profile Image for Romanticamente Fantasy.
7,976 reviews237 followers
March 20, 2023
Voto 4,5
.
Giusy - per RFS
.
Ci insegnano fin da piccoli che il cuore sta da una parte, è una cosa sola, a tinta unita, solido, univoco. Puro. Ma è falso: il cuore è pieno di corridoi e passaggi e porosità e tornanti. Niente è vero in assoluto, sempre, a qualunque condizione, età, latitudine. La contraddizione è la lingua del mondo? All’origine della vita, quantomeno la mia. E ora la voglio sfruttare.”

È un romanzo potente, quello di Jonathan Bazzi. La scrittura asciutta, senza filtri, autentica. Sono messi a nudo i sogni, le delusioni, l’educazione sentimentale di un ventenne che cerca il suo posto nel mondo, possibilmente lontano da Rozzano: paese troppo stretto e asfissiante da mandare giù, immobile e in mutamento, una contraddizione fatta luogo. È un cammino travagliato, spesso, molto spesso, sofferto. Il nostro protagonista ha tanti talenti, tante ambizioni, tanti interessi e, capire quale strada percorrere per riuscire a emergere e a tirarsi fuori dalla normalità, è difficile.



“…il prof di Lettere che mi aveva avvisato: cosa volete fare da grandi? Ci aveva chiesto, poco prima della maturità. Arrivato il mio turno, sicuro, trionfante: scrivere, disegnare, scolpire, comporre, il pensiero soggiacente: decidere di volta in volta il mezzo da usare, senza limiti, un unico, sconfinato flusso creativo. Sei ricco di famiglia? Mi domandò. No, ammisi. E lui: farai la fame”.

È un percorso fatto di tentativi, di passi in avanti seguiti da altri indietro e, nel mezzo di questa ricerca frenetica di “cosa fare da grande”, c’è anche, o forse soprattutto, la scoperta di qualcuno che possa colmarlo di amore, passando per i tanti stadi del desiderio prima, del bisogno fisico, fino all’arrivo di quella persona capace di rompere tutti gli argini, di conquistarlo.



“Le ragioni della scelta originaria si dileguano, non si lasciano afferrare. Inutile tentare di stilare elenchi, azzardare inventari, resoconti: è bello, ecco perché. Bello, per me: il modo in cui le sue cellule si sono depositate nel lancio fondativo della creazione, del gioco del mondo, è a me che dice la cosa che attendo da anni, il nome segreto. E perché proprio io, per lui, mi chiedo. Cosa ci trova in questo mio poco e niente, scartato da tanti, da tutti. Perché è rimasto, rimane, a differenza degli altri?”

E poi c’è Milano, presenza protagonista, vissuta come meta desiderata, sognata, voluta ma non sempre luogo di felicità. È un peregrinare continuo da una casa all’altra, in zone diverse della città, da un lavoro precario all’altro, per restare a galla, proteso verso quel miraggio di felicità utopica e forse irrealizzabile. Una storia di crescita, sulle paure e gli inciampi del diventare ”grandi”, di amare e farsi amare, di riemergere da relazioni sbagliate e superare crisi interiori.


“L’integrità non ci è indispensabile, restiamo vivi anche a brandelli”.
Profile Image for Tommaso Voto.
221 reviews1 follower
February 13, 2022
Pagina dopo pagina si entra letteralmente nella vita dell’autore tra amori, dubbi esistenziali e traslochi fisici ed emotivi.
Un romanzo che fa riflettere e che nelle prime due parti ha smosso in me riflessioni, ricordi ed emozioni passare.
L’amore come forza gravitazione che attrae verso di se ma che nello stesso tempo ti respinge.
Bello, intenso, ben scritto.
Profile Image for Chiara.
1 review
June 13, 2022
Ho deciso di prendere questo libro per curiosità, lo stralcio iniziale con cui lo presentavano sembrava interessante, ma ho fatto una grandissima difficoltà nel leggerlo. È il primo libro di Bazzi che prendo, ma non credo ce ne saranno altri, la sua scrittura è poco scorrevole e spesso molti pensieri sono sconnessi e slegati da loro. È vero che un flusso di coscienza interiore spesso segue uno sviluppo confuso, ma in questo libro non si è riuscito a renderlo piacevole per il lettore.
Profile Image for Lorenzo D'Arcaria.
540 reviews21 followers
April 2, 2022
È complesso per me parlare di questo libro in modo sintetico.
Febbre è stato ed è uno dei romanzi della mia vita, in un modo così profondo ed emotivo che spiegare il perché risulta macchinoso e superfluo. Semplicemente una di quelle affinità elettive che avvengono tra persone, tra persone e storie o tra persone e cose.
Mi sono approcciato a Corpi minori con questo bagaglio addosso e tante involontarie aspettative.

Innanzitutto questo è il secondo libro di Bazzi che discuto per ore con i miei amici. Il fatto che questo autore continui a darci miliardi di spunti di riflessione e di connessioni con le nostre vite è già di per sé un plauso.

Corpi minori mi è piaciuto, ma in modo molto diverso rispetto a Febbre.
In Febbre ami il protagonista, qui lo odi.
In Febbre la storia è veicolata da un messaggio, da una "morale", qui non c'è messaggio, non c'è morale, ci sono solo pensieri.
Pensieri brutti, faticosi da portare, da scrivere e da pubblicare.
Ed è per questo che ho amato Corpi minori.
È come se Bazzi avesse strizzato lo straccio dei suoi pensieri più sporchi e poi lo avesse offerto da bere a tutti i suoi lettori. e mi rendo conto che non siamo abituati a questa onestà nei libri, soprattutto se pseudo-biografici.

Questo libro porta la bellezza dell'onestà senza filtri, che può risultare scomoda, tagliente, imbarazzante. Fa venir voglia di distaccarsi dal protagonista, pensandosi diversi. La verità è che questo libro è molto scomodo perché parla dei pensieri sporchi di chiunque.

Bazzi è solo stato più coraggioso e bravo a centrifugarli e offrirceli per merenda.
Profile Image for Stella Caduta.
87 reviews34 followers
June 29, 2022
Dopo Febbre le aspettative erano alte... Ma sono state deluse! Sono davvero tanti, troppi, i temi da cui Bazzi non riesce a svincolarsi e che ritornano anche in questo romanzo: Rozzano, lo yoga, i gatti, Marius... Con uno stile diverso e sicuramente più maturo (che sa proprio tanto di Ciabatti) l'autore racconta la sua storia, l'amore inceppato per Marius e l'incessante migrazione per Milano, resa claustrofobica nel corso della narrazione.
Profile Image for Montenora.
41 reviews3 followers
October 31, 2024
Una lettura faticosissima, in cui la narrazione autobiografica di Jonathan Bazzi riesce a far allontanare da sé anche i lettorə più empaticə. Si arriva a mal tollerarlo, ad avere voglia di scuoterlo e urlargli che no, la sua persona non è il centro dell'universo. Inoltre sono presenti un paio di scivoloni al limite del razzismo che ritengo inaccettabili in un libro degli anni '20 del 2000.

Come se non bastasse, molte delle tematiche affrontate sono le stesse di Febbre (che al contrario di questo mi è piaciuto molto).

Spero che prima o poi Bazzi smetta di parlare solo ed esclusivamente di se stessə, perché sa scrivere molto bene, ma due autobiografie a meno di 40 anni forse sono una pretesa un po' troppo alta per chiunque.
Profile Image for Stefano Da Rui.
15 reviews2 followers
April 7, 2022
Praticamente un comunicato stampa della vita dell’autore.
Profile Image for Chiara Bergonzini.
74 reviews10 followers
March 6, 2022
Sono stata a lungo indecisa: mi sta piacendo o no? Al di là delle aspettative, e dai pregiudizi inculcati dalle recensioni che avevo letto, per me è un libro valido, molto rappresentativo dell’oggi (o meglio, di una realtà molto contemporanea per quanto limitata e specifica di un certo luogo e di una certa generazione). Il dettaglio con cui Jonathan descrive, analizza e decostruisce i suoi pensieri e le sue azioni crea una sensazione di nobiltà, di solennità di questa vita che, al netto della soggettività di chi scrive, potrebbe essere piuttosto comune, nella media. Eppure il suo linguaggio quasi morbosamente ricercato – spesso sembra che si crogioli nella soddisfazione di usare termini difficili – rende benissimo un’idea che per me è fondamentale: per ognuno di noi ogni minimo avvenimento che ci succede è di un’importanza maestosa. Nonostante il protagonista abbia pensieri, atteggiamenti e reazioni spesso opposte ai miei (o a quelli che avrei io in una situazione simile), mi sento vicina a lui e alla sua continua ricerca delle motivazioni dietro a questi pensieri, a queste reazioni. Forse la storia in sé non entusiasma (ed è anche piuttosto simile a Febbre, essendo di nuovo in parte autobiografico), ma mi sembra un romanzo rappresentativo della vita interiore di chiunque. Alcune frasi particolarmente poetiche lo impreziosiscono ma, in generale, ho apprezzato la totale onestà, la fissazione per il dettaglio presentato spesso senza contesto più ampio (ad esempio, per chi non vive Milano forse qualche passaggio o riferimento potrebbe non essere chiaro) rende quasi trasparente la mediazione della scrittura, sembra di essere lui. E lo si odia e gli si vuole bene e si prova pena e si desidera supportare, alternativamente o contemporaneamente, questa persona così umana e sincera e per nulla letteraria. Quindi sì, la risposta è: mi è piaciuto.
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