Fish and chips è più buono se mentre ci unge le mani ascoltiamo i Beatles. Un’insalata è più gustosa se servita con un impiattamento ispirato a Kandinskij. Il calice di vino a 45 euro ci sembra migliore dello stesso vino pagato 5 euro. E sappiamo tutti benissimo quanto ci attrae di più una bella fragola rossa rispetto a un cavolo viola. Mangiamo perché dobbiamo nutrirci, ma non solo: il cibo più che di pancia è una questione di cervello. Le neuroscienze se ne sono accorte e si sono messe a studiare la nostra percezione del cibo, trovando che mangiare risponde non solo al primitivo, indispensabile bisogno di sazietà, ma soprattutto al bisogno di gustare; dalla scelta di un alimento al suo assaggio, mangiare mette in moto una serie di meccanismi cognitivi – ancestrali o nuovissimi – che impegna ogni lembo del nostro organo più misterioso. “Guida per cervelli affamati” ci racconta il rapporto tra i nostri neuroni e quello che abbiamo nel piatto, sondato grazie a caschetti che identificano in tempo reale l’oggetto del nostro desiderio culinario, misuratori che rilevano la dilatazione delle nostre pupille davanti a un piatto e scanner che fotografano l’attività del nostro cervello mentre lo assaporiamo. In un viaggio fra menù thailandesi e menù marziani, dessert a forma di spugnette per lavare i piatti e uova centenarie, Carol Coricelli e Sofia Erica Rossi ci spiegano perché mangiamo quel che mangiamo e come ci siamo evoluti dalla raccolta delle bacche ai piatti molecolari, perché il suono che fanno le patatine sotto i nostri denti ci dà un piacere tanto intenso e la paura degli insetti ci fa provare disgusto di fronte a uno stufato di cavallette (anche se sappiamo che mangiarlo regolarmente farebbe molto bene al nostro pianeta). E soprattutto come mai, anche se la pancia è piena, c’è sempre posto per il dolce.
“Oggi il cervello è forse fra gli organi del nostro corpo più popolari e come una star che si rispetti è tanto elogiato e ammirato quanto complesso e chiacchierato. Si vocifera erroneamente, per esempio, che ne utilizziamo solo il 10% o che vi sia un emisfero dominante rispetto all'altro a seconda del nostro temperamento. Tutti gli riconoscono però di essere un gran lavoratore: pur rappresentando il 2% del nostro peso corporeo, il cervello consuma al giorno circa 500 chilocalorie (kcal), ovvero un quarto di tutta l'energia che il nostro corpo impiega per le funzioni quotidiane. Solo in questo breve lasso di tempo, le vostre aree visive stanno trasformando l'insieme di lettere in parole, che a loro volta vengono ripescate dalla memoria per attribuirvi un significato, il sistema motorio è coinvolto nello sforzo di sorreggere il libro e contemporaneamente altre aree cerebrali in concerto stanno provando a tenere lontani i pensieri esterni che potrebbero distrarre dalla lettura. Insomma, non si ferma mai.”
Questo libro è stato un piacevole approfondimento del nostro complesso rapporto col cibo, con vari focus su aspetti culturali, sociali, fisiologici ed evoluzionistici. Per quanto il testo si presenti sempre in maniera scorrevole, un lettore completamente digiuno di psicologia potrebbe incontrare qualche difficoltà nel superare la parte centrale, densa di richiami e dettagli anatomici che per necessità di spazio non sono eccessivamente approfonditi.
Avrei dato cinque stelle al testo se non fosse per la scelta di ommettere la bibliografia puntuale, forse in virtù di una maggiore leggibilità. In questo modo, i riferimenti sono concentrati in fondo al libro e suddivisi per capitoli, elemento che non facilita certo il recupero e l'approfondimento durante la lettura.
Nel complesso, comunque, resta un libro che consiglierei a tutte le persone realmente interessate all'alimentazione umana, desiderose di andare oltre alla semplice consultazione di ricettari e video di cucina.
Tra i migliori saggi letti di recente e, in generale, nella mia esistenza da lettrice. Da appassionata di neuroscienze e da persona incuriosita da qualsiasi argomento, ho amato questo testo: viene ricostruita la storia e l'evoluzione di alcune pietanze, viene spiegata l'origine delle varie usanze e soprattutto decostruiti alcuni saperi del lettore, ma anche spiegato il rapporto tra cibo e i cinque sensi dell'individuo. Uno di quei titoli dai quali tratte nozioni da sfoggiare poi con altre persone e fare bella figura!!!
Argomento molto interessante, tuttavia in alcune parti mi è sembrato dare per scontate molte nozioni anatomiche/neurologiche che sarebbero state utili per una comprensione migliore del discorso. Inoltre, non ho per niente apprezzato come è stata stesa la bibliografia e il fatto che non ci siano i riferimenti precisi alle fonti utilizzate nel testo.
il libro è molto interessante; tratta del meccanismo neurologico, cognitivo e motivazionale della fame, e l’importanza dei sensi durante la consumazione di cibo. inoltre si sofferma sul rapporto tra uomo e cibo: parte dall’homo sapiens e la scoperta del fuoco (dunque degli alimenti cotti) fino a giungere ai giorni nostri con il fenomeno del foodporn, la consumazione di insetti e ristoranti stellati che offrono cene accompagnate da esperienze sensoriali. in generale è un saggio esaustivo, ma penso che, per chi non è familiare con l’argomento, la sezione sull’anatomia (cervello e sistema sensoriale) possa risultare poco chiara.
Il ricordo di questo libro è me che spingo avanti e indietro per la cucina il bimbo a cui facevo da babysitter per farlo addormentare nel mentre che mi sorbivo termini e dati scientifici nella speranza che arrivassero anche curiositàe cose divertenti. Bene ma non benissimo