Come Sasso Nella Corrente é la prima opera di Corona che ho letto e ammetto di esserne rimasto deluso.
Ero alla ricerca di un libro sulla montagna e dopo la pessima esperienza con Le Mont Analogue di Daumal, consigliato da nientepopodimeno che Gianni Alemanno in un’intervista che sventuratamente mi capitó di leggere (ma che c***o mi sará poi saltato in mente?!! Un libro consigliato da Alemanno???!! “Metafisica dell’alpinismo” l’aveva definito... Ma non andiamo O.T...), pensavo di aver trovato in Corona l’autore cercato. Mi sbagliavo. Si tratta questo di un libro estremamente artificioso. Dalla prima all’ultima pagina si avverte un senso di mancanza di genuinitá che al contrario si pretende da un autore cosí direttamente coinvolto nelle ambientazioni e nei temi trattati, che tanto lo caratterizzano.
Nonostante i periodi brevi, la prosa, priva di dialoghi, é ampollosa e ridondante per via di un’eccessiva farcitura di similitudini, che si susseguono e rincorrono una dopo l’altra per il solo bisogno di dover arrivare a quelle quasi duecento pagine necessarie a giustificarne il prezzo. Alcune figure efficaci, altre meno, pure qualcuna che si ripete.
Vi sono poi delle metafore dilatatissime, che un po’ mi fanno pensare a quei lunghi pezzi strumentali del progressive rock anni 70, di cui molti puramente riempitivi (almeno 45 minuti un disco deve ben durare, no?).
Ho altresí il sospetto che via sia un bisogno di appagamento personale dell’autore che si compiace della propria linguistica.
Oltre all’irritazione causata da tutta sta sovrabbondanza di figure retoriche fini a se stesse, lo stile non si sposa con quella che potrebbe presumibilmente essere la forma espressiva dell’io narrante, che é un personaggio della storia, dunque dovrebbe essere propriamente inserito nei luoghi e nel tempo della storia stessa. Sará che é un periodo che leggo molto Pavese e Fenoglio e mi sono assuefatto ad una forma narrativa cosí vicina ai personaggi, situazioni, luoghi e momenti descritti, da prendere da questi persino le cadenze e sfumature dialettali. Corona al contrario non riesce a coinvolgermi, né a convincermi, né a transportarmi. Permane sempre un senso di estraneitá, che mi sembra di percepire in un mancato coinvolgimento dell’autore stesso.
La storia in sé é povera e banale, i personaggi sono scarsamente caratterizzati ed il pretesto del flash back e dei ricordi poco efficace, in quanto l’autore salta da un tempo all’altro e da un episodio all’altro in maniera disordinata e disorientante.
Peccato, perché Corona, visto anche recentemente da Santoro, mi é simpatico e mi sembra una persona autentica, tutto il contrario di questo romanzo troppo meditato ed intriso di vanitá.
Sará finita qui con Corona o mi butteró su un altro libro, sperando in qualcosa di piú spontaneo?