Questo volume raccoglie tutti i racconti di Francesco Pecoraro, a partire dalla sua prima raccolta del 2007, Dove credi di andare, fino ai molti inediti più recenti. Dove credi di andare ha un carattere fortemente unitario: i protagonisti sono manager, funzionari, artisti, avvocati, tutti colti nel mezzo di un incontro con qualcosa o qualcuno che provoca lo sfaldamento del loro mondo di certezze. Una riunione di lavoro in cui si capisce di essere finiti, una festa data per una giovane amante che si trasforma in tregenda…Ma se già con il racconto lungo Tecnica mista – storia di una vocazione artistica che deraglia in terrorismo fondamentalista – il modo di narrare appare molto cambiato, i racconti della terza parte presentano modalità espressive del tutto nuove. Viene sì mantenuta la rappresentazione del disagio e della crisi dell’uomo adulto (Cormorani, Fuori lista),ma a questa si aggiungono la parodia a tinte distopiche del neoliberismo imperante (La Tavolata, La città indiscussa), il racconto dell’infanzia e della preadolescenza (Non so perché, Il Fregno) e ritratti femminili che rimangono impressi per originalità (Antonella ti amo). Lo sguardo di Pecoraro, apparentemente impassibile, è in realtà intensamente partecipe di ogni fenomeno umano, naturale o artificiale, e rende questi racconti un unicum nella nostra narrativa.
Francesco Pecoraro è uno scrittore e poeta italiano. Architetto e urbanista a 62 anni pubblica la raccolta di racconti Dove credi di andare, che si aggiudica il Premio Napoli. Con La vita in tempo di pace si aggiudica il Premio Viareggio.
La produzione di racconti di Francesco Pecoraro non mi è sembrata all’altezza dei due eccellenti romanzi, “La vita in tempo di pace” e “Lo stradone”, che almeno nel mio personale pantheon hanno eletto l’autore fra i 2-3 migliori italiani contemporanei.
L’impressione può derivare da vari fattori: forse dall’eccesso di aspettative proprio per il notevole feeling che ho provato per i due romanzi sia sul piano squisitamente artistico, sia per il coinvolgimento personale verso le tematiche e il punto di vista dell’autore, attraverso i suoi personaggi. Oppure a causa della notevole disomogeneità interna alla raccolta, che comprende l’opera omnia di Pecoraro nella narrativa breve, espressa in un lungo arco di tempo e di varia provenienza. Più probabilmente il voler riunire in un unico libro un corpus di 22 racconti per 470 pagine è un’impresa molto ambiziosa che finisce col produrre un insieme dotato certo di spunti pregevoli, ma inevitabilmente anche di racconti talora ripetitivi, poco riusciti o quanto meno inutili.
Comunque sia, si individuano soprattutto un paio di filoni degni di attenzione, ambedue all’insegna di un incombente senso di disorientamento: il più interessante sembra derivare da esperienze e riflessioni elaborate nel corso dell’attività precedente a quella di scrittore, quando Pecoraro ha esercitato la professione di dirigente e manager nel settore dell’urbanistica e architettura. Vi si percepisce una crescente saturazione e (in)sofferenza (sempre sul punto di esplodere…) rispetto a quel mondo fatto di inutili fumose riunioni, progetti inconclusi, ruoli immodificabili, impotenza nei confronti del degrado circostante e crescente della Capitale. Mi è tornata in mente un’analogia col punto di vista di un altro ipercritico contemporaneo: “…non si può fare a meno di constatare che un paesaggio piacevole, al giorno d’oggi, è quasi necessariamente un paesaggio preservato da almeno un secolo da ogni tipo di intervento umano“ (da “Annientare” di Michel Houellebecq, 2022).
A questa situazione il protagonista di alcuni racconti di “Camere e stanze” elabora vie di fuga alternative (forse immaginate da Pecoraro proprio durante quelle riunioni...): cosa succederebbe se decidessi di tatuarmi il viso come un guerriero Maori?, e cosa può capitare se immaginassi di smascherare la corruzione insita nell’elaborazione di un megaProgetto inutile ed oneroso, denunciando apertamente le mazzette destinate ai partecipanti, emissari di vari Enti ed Uffici?, oppure come sarebbe la vita se abbandonassi tutto questo ciarpame per ritirarmi solitario in una casetta sulla spiaggia a dipingere infinite varianti di uno stesso quadro?
L’altro filone rimarchevole risale alla memoria di un tempo più remoto, il bambino o adolescente nella Roma del dopoguerra e degli anni ’50 alle prese con un territorio (sia materiale che interiore) ancora grezzo, in costruzione, in pieno inarrestabile sviluppo. Sono racconti intrisi di malinconia e di ansia nel ripercorrere criticamente il passato, fra l’ingenuità della scoperta e la percezione della disillusione immanente, con scatti di violenza e lampi di tenerezza e la persistente consapevolezza del futuro architetto di muoversi in un contesto in selvaggia incontrollabile espansione, un caos dove i prepotenti cominciano a farsi largo e i deboli a soccombere.
Completano Camere e stanze tanti (troppi?) altri racconti, fra i quali quelli ad impronta onirico-distopica mi sono apparsi i meno ispirati e più debitori alle mode correnti. Interessante invece il racconto lungo che fornisce il titolo alla raccolta: una metafora dell’istinto di conservazione da parte dell’uomo maturo e arrivato messo drammaticamente a confronto con le “invasioni barbariche”, l’orda di chi non ha più (…oppure, concentrato sul presente, non può più permettersi di avere…) alcun rispetto o interesse ai valori e ai totem delle generazioni precedenti, esercitandovi il proprio impulso distruttivo.
A diventare completisti (di Pecoraro mi mancherebbe solo la poesia, che credo proprio eviterò) alla fine ci si annoia. Questo volume raccoglie i racconti già letti in Dove credi di andare, uniti ad alcuni inediti. Emerge il solito sguardo maschile, in bilico fra auto-compiacimento e auto-distruzione, con il rimando costante a una sessualità sempre un po' sordida. Fa eccezione l'ultimo racconto del libro, "Antonella ti amo", in cui Pecoraro mostra di saper assumere anche uno sguardo femminile, aprendo prospettive molto interessanti che mi piacerebbe vedergli frequentare nella sua futura produzione narrativa.