Eschilo, per quanto sia il primo, è decisamente il meno raffinato dei tre noti drammaturghi dell'antica grecia. Proprio qui, però risiede l'interesse che suscita ad un lettore moderno. È un cittadino semplice ed impulsivo, provinciale e patriottico che esprime al meglio i bisogni e le sensazioni di un greco medio della sua epoca. Lui stesso ha combattuto nella battaglia di Salamina e in questa sua tragedia, piuttosto che lasciare un messaggio, gli interessa sfoggiare il predominio ateniese e un re persiano (anzi, se contiamo lo spettro di Dario, due) che si piange addosso per la sconfitta subita. Il tutto, contraddittoriamente ma ovviamente, pregando dei che fanno parte del pantheon greco. Molti numeri saranno sicuramente esagerati, così come è chiaramente romanzato il ritorno di Serse in patria, ma la Storia è scritta dai vincitori e, già con Eschilo, ci lasciano la prima testimonianza di un tifo da stadio.