Η συλλογή με τίτλο Οι Στάχτες του Γκράμσι περιλαμβάνει έντεκα ποιήματα, poemetti, όπως δηλώνει ήδη από το εξώφυλλο ο Παζολίνι, ανακαλώντας έτσι τη ρομαντική ποίηση της εποχής του Ρισορτζιμέντο, σε έντεκα συλλαβές δαντικών καταβολών τερτσίνες (συχνά ατελείς), μεταξύ των οποίων και το ομώνυμο, δημοσιευμένα και τα έντεκα από το 1951 μέχρι το 1956 σε περιοδικά. Η υπόδειξη της ορισμένης γενεαλογίας των ποιημάτων της συλλογής, Δάντης και Ρομαντισμός, μαρτυρά την απόπειρα επανακειοποίησης μιας "πολιτικής" ποίησης άλλου τύπου, μακριά σίγουρα από τη σύγχρονή του στρατευμένη και μαζί την απόπειρα οικειοποίησης ενός νέου κοινωνικού τόπου, ο οποίος ορίζεται σε έναν βαθμό από μία περιρρέουσα αμφιθυμία, σε επίπεδο γεωγραφικό, εθνικό, πολιτικό: εδώ το θρησκευτικό αίσθημα συχνά εγγράφεται ως εκκρεμότητα σε ένα περιρρέον ρομαντικό κείμενο, το οποίο εμβολίζεται, όσον αφορά ακριβώς ζητήματα ηθικής αυτονομίας, πολιτικής ανεξαρτησίας, κοινωνικής ελευθερίας, από τις ιδέες του Διαφωτισμού. Ακόμη, η ιδεολογική μήτρα του πρόσφατου πολέμου συστήνει εκ νέου έναν τόπο πολιτικής διεκδίκησης που συνενώνει την έννοια της εθνικής ανεξαρτησίας και της ηθικής ελευθερίας. (Από την παρουσίαση στο οπισθόφυλλο του βιβλίου)
Italian poet, novelist, critic, essayst, journalist, translator, dramatist, film director, screenwriter and philosopher, often regarded as one of the greatest minds of XX century, was murdered violently in Rome in 1975 in circumstances not yet been clarified. Pasolini is best known outside Italy for his films, many of which were based on literary sources - The Gospel According to Saint Matthew, The Decameron, The Canterbury Tales...
Pasolini referred himself as a 'Catholic Marxist' and often used shocking juxtapositions of imagery to expose the vapidity of values in modern society. His essays and newspaper articles often critized the capitalistic omologation and also often contributed to public controversies which had made him many enemies. In the weeks leading up to his murder he had condemned Italy's political class for its corruption, for neo-fascist terrorist conspiracy and for collusion with the Mafia and the infamous "Propaganda 2" masonic lodge of Licio Gelli and Eugenio Cefis.
His friend, the writer Alberto Moravia, considered him "the major Italian poet" of the second half of the 20th century.
Lette in branda durante il servizio militare a Cassino nel ’79. Pasolini era stato assassinato appena quattro anni prima. Non sapevo nulla di Pasolini scrittore, poco di Pasolini regista, se non “Accattone” e “Il Vangelo secondo Matteo”. Mi piacquero queste poesie scritte tra il 1951 ed il 1956 (i fatti d’Ungheria!). Raccontavano in maniera rapita e dolente un’esperienza di vita e un’esperienza d’Italia che di lì a poco sarebbe scomparsa, divorata dal boom economico e dalla cultura di massa. I viali di una Roma silenziosa… ma dove, ma quando? Ho dei ricordi lontanissimi di Piazza Zama quasi senza auto, in un’estate del 1967, col mio babbo e la mia mamma… ma cosa c’entra con Pasolini? I versi de “L’Appennino” mi commossero. Alcuni li imparai a memoria. Li ho riletti. Le emozioni non sono però più le stesse. Allora, in branda, ero innamorato perdutamente, un amore non corrisposto, e quei versi elegiaci e dolenti li sentivo miei… Erano altri cieli e altri soli nel ’79…
Leggere poesia non è cosa da poco. Bisogna essere pronti, avere un animo predisposto alla sensibilità. Attraverso piccole descrizioni o allusioni, il poeta tenta di comunicare al lettore la parte più profonda di sé. Sono proprio queste emozioni, che affiorano lentamente tra le lettere, a restare dentro di me. Leggere poesia significa ritagliarsi un momento per pensare, per riconnettersi alla realtà, sfuggendo alla routine e all’alienazione, sia verso il mondo che verso noi stessi. Pasolini, in particolare, ha un modo di scrivere sublime. Non un sublime distante e astratto, ma un sublime concreto, che racconta le verità più nascoste della società e dell’introspezione umana. Leggere poesia è salvarsi. Ma salvarsi da che? Da ciò che noi stessi abbiamo costruito. Salvarsi dalla gabbia invisibile in cui non sappiamo di essere rinchiusi. Salvarsi dal sistema che ci opprime e che crediamo essere giusto.
Pasolini es bestial. Sus palabras son rápidas, exigentes, precisas, hilvanadas bajo el frenesí del que entiende de qué va todo lo que está diciendo. No le sobra nada; no aspira a nada más que a la expresión de sus afectos, anclados a una preocupación tanto moral como política que es ineludible al lector. De allí que su lectura no sea rápida ni desprevenida; por el contrario, es exigente: a lo hecho por Pasolini hay que rumiarlo, tanto en su cine como en su literatura. Sus obras, incestuosamente políticas y puritanamente amorales, surcan un camino en el que lo escatológico es manifestación de los miedos políticos. Sin embargo, los poemas que más me llegaron son aquellos más simples, menos contestarios, más "personales", si se quiere:
El ángel impuro
Heme aquí entonces en plena excelsa confidencia con mi presencia, ángel impuro que amo.
Cuánto estéril horror urge si toco el cuerpo que de muchacho amaba por certeza de amor.
Pero no sé horrorizarme, no sé abandonarme... Al Dios que no da vida pido no morir.
De paso, aprovecho este pequeño comentario para agradecer a la Facultad de Ciencias Humanas de la Universidad Nacional de Colombia; en especial, a aquellos que trabajan en ese pequeño gran sello que es "Señal que Cabalgamos". Sus libros, siempre impecables en la traducción y comentarios editoriales, son un esfuerzo inmenso por regalarnos textos cortos de inmenso valor literario. En este caso, las 72 páginas que supe leer me alegraron dos tardes soleadas en las que la hierba amarilla parecía querer colarse por la ventana...
"Pobre como los pobres, me apego como ellos a esperanzas humillantes, como ellos para vivir peleo
cada día. Pero, en mi desoladora condición de desheredado, yo poseo: y poseo la más exaltante
de las posesiones burguesas, el estado más absoluto. Pero del mismo modo que poseo la historia, ella me posee; me ilumina:
pero ¿de qué sirve su luz?"
Qué pasión la de Pasolini. Lo amo, tiene una cabeza muy distinta a la mía pero lo disfruto muchísimo. Es un outsider que sabe identificarse. Terriblemente humanitario.
"¿Me pedirás tú, muerto sin alharacas, que abandone esta desesperada pasión de estar en el mundo?"
NELLA POESIA ‹‹UN UOMO FIORIVA›› "Le Ceneri di Gramsci" di Pier Paolo Pasolini
‹‹Su tutto puoi scavare, tempo: speranze//passioni. Ma non su queste forme/pure della vita… […]››, non sulla Poesia. Non sulla poesia di Foscolo, non sulla poesia di Leopardi, o di Pascoli. E neanche sulla poesia di Pasolini. Perché non è poesia solo ciò che viene scritto in versi, solo ciò che formalmente, visivamente, somigli alla poesia: la poesia, la vera Poesia, trabocca di vita. La senti palpitare, la vita, nei versi, nelle parole, nei fonemi perfino. Senti che stai vivendo lì, in quell’istante, in quelle immagini e in quei suoni. In questo volume sono raccolti undici poemetti che Pasolini scrisse tra il 1951 e il 1956, perlopiù strutturati in terzine di endecasillabi. È il metro di Dante, il metro della narrazione poetica. E Pasolini racconta; racconta l’Italia, racconta di Roma e di sé stesso. Passando da un poemetto all’altro il focus si restringe, e l’autore ci costringe ad osservare l’Italia, la nostra Italia, a distanza sempre più ravvicinata: nel suo paesaggio, nella sua storia, nelle sue ideologie, nel suo popolo. Un popolo che non è vincitore, che non ha un futuro radioso davanti a sé, ma un popolo che lotta per la sopravvivenza, che soffre, che sta nel fango del lavoro e del sudore. Immagini forti, crude, che non hanno niente di bello o poetico. Eppure Pasolini riesce a trarne la poesia. Non c’è più l’Arcadia, il panismo dannunziano, non c’è la delicatezza paesaggistica di Pascoli, la melanconia intrisa di meraviglia di Leopardi, il lirismo di Foscolo. C’è la realtà, vera e terribile come in un infinito Inferno dantesco. La realtà delle cose, la realtà della fatica e del dolore. La realtà della vita. Una realtà frammentata e ostica, come lo è anche la poesia di Pasolini: singhiozzante, difficile, con bruschi salti di immagini. Una realtà composita, piena di contraddizioni, resa con tutto il repertorio terminologico della lingua; e al centro di tutto c’è il poeta. La personalità forte e controversa di Pasolini emerge continuamente: l’io lirico dialoga con ciò che lo circonda, con il popolo, con il paesaggio, con i suoi fantasmi, con i resti di Gramsci e con la sua eredità, con una scavatrice che urla la sofferenza del vivere. Una sofferenza a cui la risposta, per ogni poeta, per ogni anima superiore, è sempre la stessa: ‹‹Solo l’amare conta, solo il conoscere/conta, non l’aver amato, /non l’aver conosciuto. […]››. Bisognerebbe leggere Pasolini. E rileggerlo continuamente. Nella sua personalità ambigua, nella sua vita piena di ombre, c’è una passione smisurata per la vita, che anche nelle tenebre della sofferenza è sempre degna di essere vissuta: ‹‹mite, violento rivoluzionario // nel cuore e nella lingua. Un uomo fioriva.››
Hermoso libro de poesía. Me encanta el largo aliento que Pasolini le da a sus poemas. Es algo que se debe tener en cuenta a la hora de escribir. Sobretodo por que lo hace de una manera casi ensayística, sin llegar a serlo. Pero digo ensayística porque toma una parte de algo o una cosa o un motivo y de ahí hace que deriven una serie de estrofas que se van uniendo a otros motivos a lo largo de todo el poema, para dar un panorama más completo, aunque detenido de cada parte. Como en el ensayo, uno toma un motivo y lo desarrolla a través de otros para lograr un efecto donde todo el universo se pueda desarrollar a través de un grano de arena, pero a la vez, se tome un tema concreto o una preocupación (artística, filosófica, teórica, personal, etc.) El libro es muy complejo, pero muy sencillo. Complejo en el entramado, pero sencillo en el lenguaje y en los motivos. No sé cómo o por qué no se le ha dado a Pasolini el lugar que merece entre las letras italianas. Generalmente lo conocemos más como director de películas (hermosas) pero la verdad es que sus poemas son una maravilla de imágenes, de sencillez, de ese estar y no estar entre el pequeño filo entre lo real y lo irreal (como diría cierto escritor japonés sobre el arte). Recomiendo mucho este libro. Todos los poemas que contiene valen la pena leerse de forma detenida y con mucha atención. Además, es una buena excusa para emprender la tarea de aprender italiano y leerlo en su idioma original (si aún no se convencían de aprender italiano después de leer a Cesare Pavese o Alda Merini)
Pier Paolo Pasolini, nato a Bologna nel 1922 e morto tragicamente a Ostia nel 1975, va considerato uno degli intellettuali più acuti ed originali della nostra recente vita culturale per la costante adesione ai problemi del momento, l'indipendenza da ogni condizionatamente esterno e la costante funzione di critica e di stimolo.
La sua produzione fu via via indirizzata in varie direzioni: narratore del mondo delle borgate romane, abitate da una umanità elementare e ricca di vitalità istintiva, nei due romanzi Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959); poeta in lingua ed in dialetto friulano, in raccolte tra cui occorre citare Le ceneri di Gramsci (1957) e Poesie in forma di rosa (1964); regista cinematograficoin opere fortemente originali e provocatorie per il linguaggio e per i temi trattati; infine, specie negli ultimi anni, saggista costantemente in posizione critica sia verso la società capitalistica sia verso tutte le forme di involuzione che sapeva cogliere nella nostra vita sociale.
Per questi atteggiamenti di indipendenza e di anticorformismo, tutta la sua opera fu accompagnata da continue polemiche, non solo da parte degli ambienti più conservatori ma talora anche da parte degli intellettuali e delle forze politiche della sinistra marxista, alle cui posizioni egli era ideologicamente vicino, ma di cui non mancò di rivelare le contraddizioni.
Nella varietà dei temi e delle ricerche stilistiche resta costante in lui l'adesione alle voci più istintive ed umili dell'anima popolare: quel mondo ricco di atteggiamenti genuini e vitali, che con rimpianto egli vedeva a poco a poco sparire o modificarsi, travolto dalle trasformazioni in atto nella nostra società. E' stata questa la contraddizione di fondo che ha reso drammatica la sua figura di intellettuale: la nostalgia verso un vecchio mondo al di fuori della storia, accanto all'esigenza di agire positivamente per indirizzare la storia del nostro tempo verso forme di vita più giuste e più umane.
La lirica Il pianto della scavatrice si richiama ad entrambi questi atteggiamenti. Essa si forma su un quadro di vita consueto nelle periferie delle nostre città: un cantiere, edifici in costruzione, macchine che trasformano un paesaggio di spiazzi erbosi e di vecchie casupole in nuovi isolati di palazzi e di cortili. E' un vecchio mondo di forme a cui l'orecchio era abituato e che muoiono, accanto ad altre nuove che sorgono; ed il poeta, che pure sente la spinta generale della vita verso l'evoluzione ed il progresso, non può non fermarsi ad un senso di rimpianto, <>.
Questa fu la frase detta da Moravia alle esequie del genio di Casarsa: e, dopo aver rimandato per troppo tempo la lettura della poesia di PPP, devo concordare. Pur ottimo regista, corsivista, romanziere, è la poesia la vera arte di questo gigante della cultura italiana - perchè nei versi le contraddizioni, i paradossi, le radicalità, le prospettive errate, le idealizzazioni irrealistiche, la passione irrazionale, la furia creatrice e distruttrice divengono non elementi di debolezza dell'opera (o, almeno, di incoerenze e smarrimenti), ma fonte di espressività fortissima e di stile curatissimo. Come ottimamente illustrato nell'introduzione: La divaricazione tra io e mondo, tra l’intellettuale borghese raffinato e il popolo, si risolve e sublima sul piano estetico.
I piccoli poemi da una decina di versi sono distinti sul piano del contenuto (dalla visione geografica-storica dell'Appennino, al dolente e passionale canto sulla tomba di Gramsci fino al riuscitissimo pezzo quasi narrativo del Pianto della Scavatrice, dove la pregnanza poetica rimane altissima pur in un flusso di prosa quasi da racconto) - dal punto di vista del contenuto, Pasolini sceglie la forza espressiva dell'ossimoro e del paradosso che ha una potenza incredibile nella poesia ed esprime in poche parole la tragedia, la sofferenza, l'ansia vitale dell'autore scaraventato nella ambiguità, complessità e vastità dell'esistenza. E tale tensione è trasmessa anche con le calibrate e perfette ripetizioni di particolari vocaboli: tempo, umano....
nel mistero chiara, perché pura e corrotta...
greco meridione fa decrepito e increato, sporco e splendido.
E Pasolini era ben conscio delle sue stesse contraddizioni (esistenziali e politiche), con splendide e oneste confessione di incoerenza in versi di grande poesia - Il poeta è cupo, triste, devitalizzato e si confronta con la gioia di vivere dei giovani lavoratori proletari, ignoranti non politicizzati ma vivi.
Ben protetto dall’impura virtù e dall’ebbro peccare, difendendo una ingenuità di ossesso, e con quale coscienza!, vive l’io: io, vivo, eludendo la vita, con nel petto il senso di una vita che sia oblio accorante, violento
Stupenda e misera città, che m’hai insegnato ciò che allegri e feroci gli uomini imparano bambini,
Sicuramente tra le opere poetiche italiane di maggior rilevanza del secolo scorso - Pasolini andrebbe riscoperto e studiato non tanto sul piano politico e sociale (livello sul quale si assiste alle peggiori strumentalizzazioni e banalizzazione del suo irriducibile pensiero), quando su quello artistico e, soprattutto, poetico.
E' la prima raccolta di poesie di Pasolini che leggo e l'ho trovata entusiasmante. C'è tanto Pascoli, mi pare, e tanti elementi che si ritrovano poi in altre opere. In particolare la passione per i ceti inferiori, dimenticati dalla Storia ma per questo ancora più vivi e veri. La poesia che però mi ha più colpito è Comizio. Sia perchè particolarmente toccante nel momento in cui ricorda il fratello morto, sia perchè particolarmente attuale in questi tempi complessi, in cui dopo 75 anni ancora non abbiamo fatto i conti con quello che è successo con il fascismo.
Qui è più puro, nel suo quieto terrore - se le sere ormai fonde tremano agli ultimi brusii, poetici
di mera vita - l'incontro delle gronde urbane con il buio del cielo. E muri impalliditi, infeconde aiuole, magri cornicioni, nel mistero che li imbeve dal cosmo, familiare e gaio fondono il loro. Ma stasera
un improvviso rovescio sulle ignare fantasie del passante frana, e gela il suo trasporto per le calde, care
pareti sconsacrate...
Non più, come un androne, di passi sonori perché rari, di voci trasparenti, perché quiete, tra splendori
d'umile pietra la piazza negli spenti angoli trasale: né solitarie frusciano le macchine dei potenti, sfiorando il fianco del giovane paria che inebbria coi suoi fischi la città... Una smorta folla empie l'aria
d'irreali rumori. Un palco sta su di essa, coperto di bandiere, del cui bianco il bruno lume fa
un sudario, il verde acceca, annera il rosso come di vecchio sangue. Arista o tetro vegetale guizza cerea
nel mezzo la fiammella fascista.
Il dolore, inatteso, mi respinge indietro, quasi a non voler vedere. E invece con le lacrime che stingono
intorno il mondo così vivo, a sera nella piazza, mi sospingo come disincarnato in mezzo a questa fiera
di ombre. E guardo, ascolto. Roma intorno è muta: è il silenzio, insieme, della città e del cielo. Non risuona
voce su queste grida; il caldo seme che il maggio germoglia pur nel fresco notturno, un greve e antico gelo preme sui muri preziosi, fatti mesti come nei sensi di un fanciullo angosciato... E più qui crescono
gli urli (e in cuore l'odio), più brullo si fa intorno il deserto dove il consueto, pigro sussurro
s'è stasera sperduto...
Ecco chi sono gli esemplari vivi, vivi, di una parte di noi che, morta, ci aveva illusi di essere nuovi - privi
d'essa per sempre. E invece, scorta d'improvviso, in questa lieve piazza orientale, ecco la sua falange, folta,
urlante - coi segni della razza che nel popolo è oscura allegria e in essa triste oscurità - che impazza
cantando la salute. E l'energia sua non è che debolezza, offesa sessuale, che non ha altra via
per essere passione, nella mente accesa, che azioni troppo lecite od illecite: e qui urla soltanto la borghese
impotenza a trascendere la specie, la confusione della fede che l'esalta, e disperatamente cresce
nell'uomo che non sa che luce ha in sé.
Resto in piedi tra questa folla quasi il gelo, che da Trinità dei Monti, dai duri vegetali del Pincio, rasi
contro le stelle e i chiusi orizzonti spegne la città - mi spegnesse il petto, rendendo puro stupore i monchi
sentimenti, pietà, amarezza. Getto intorno sguardi che non mi sembran miei, tanto sono diverso. Non é l'aspetto
di gente viva con me, questo, nei suoi visi c'é un tempo morto che torna inaspettato, odioso, quasi i bei
giorni della vittoria, i freschi giorni del popolo, fossero essi, morti. Per chi é andato avanti, ecco, intorno ,
il passato, i fantasmi, i risorti istinti. Questi visi giovanili precocemente vecchi, questi storti
sguardi di gente onesta, queste vili espressioni di coraggio.La memoria era dunque così smorta e sottile
da non ricordarli? Tra i clamori cammino muto, o forse sono muti essi, nella tempesta che ho nel cuore.
E nel senso di perdita del proprio corpo, che dà un'angoscia improvvisa, in silenzio al fianco mi si scopre
un compagno. Con me, intento e indeciso, si muove tra la ressa, con me guarda nei visi questa gente, con me il misero
corpo trascina tra petti che coccarde colmano di vile orgoglio. Poi su me posa lo sguardo. Tristemente gli arde
col pudore che ben conosco; ed é così mio quello sguardo fraterno! così profondamente familiare, nel
pensiero che dà a questi atti senso eterno! E in questo triste sguardo d'intesa, per la prima volta, dall'inverno
in cui la sua ventura fu appresa, e mai creduta, mio fratello mi sorride, mi é vicino. Ha dolorosa e accesa,
nel sorriso, la luce con cui vide, oscuro partigiano, non ventenne ancora, come era da decidere
con vera dignità, con furia indenne d'odio, la nuova nostra storia: e un'ombra, in quei poveri occhi, umiliante e solenne...
Egli chiede pietà, con quel suo modesto, tremendo sguardo, non per il suo destino, ma per il nostro... Ed è lui, il troppo onesto,
il troppo puro, che deve andare a capo chino? Mendicare un pò di luce per questo mondo rinato in un oscuro mattino?
Sarà che stavo studiando Leopardi nel frattempo, e sarà che Pasolini stesso doveva ancora compiere passi fondamentali della sua maturazione poetica, ma le prime poesie di questa raccolta non sono state di mio gusto, anzi: non mi sono parse affatto poetiche. Non è una questione di materia: nelle mani di un talentuoso non è rilevante. Ma ci sono alcuni versi in "Il canto popolare" e in "Picasso" che, mi rincresce dirlo, mi sono sembrati quasi mandati a capo a caso, senza motivazione alcuna: nemmeno la rima. Essendo entrambe le poesie collocate all'inizio della raccolta, hanno sicuramente contribuito a formare un pregiudizio in me che mi ha impedito di apprezzare appieno le poesie successive. Penso comunque si possa notare un'evoluzione della tecnica e della maestria di Pasolini verso la fine del libro. Consiglio ad esempio un'immagine bellissima, un uomo anziano a un corteo, se non erro all'82ma terzina del poemetto "Polemica in versi".
La mia conclusione: la mia professoressa di letteratura non avrà un compito facile nel cercare di farmi apprezzare Pasolini come poeta. Se mai ci riuscirà.
Libro difficile. Non è la prima volta che lo leggo. E continuo a capire poco. Ho cercato un po su internet per capire di più. Ho trovato poco. Questa "spiegazione" (spiegare come si spiega una tovaglia per esempio) è l'eccezione: Il pianto della scavatrice.
"Ah, il filo misterioso si dipana ancora: e in esso, nuda, la realtà - l'irreale Qualcosa che faceva eterna quella sera. " Poesie di buio e di luce in una Roma sofferente, pregne di sentimenti e passioni nascosti che esplodono all'improvviso in parole che toccano nel profondo. Mi ha ricordato un po' Ginsberg ma forse è una cazzata
Simplemente la poesía se debe leer en su idioma original en el que fue escrito. Este libro bilingüe contiene las poesías más patrióticas e idealistas del passollini en italiano y español.
Citaat : De as van Gramsci... Tussen hoop/ en oud wantrouwen nader ik tot jou, door toeval/ hier aanbeland in deze schrale serre, sta ik voor/ jouw graf, voor jouw geest die achterbleef/ hier tussen deze vrije geesten/ Review : In zijn korte, rusteloze en gewelddadig afgebroken leven (1922-1975) was Pasolini een artistieke duizendpoot: dichter, romancier, essayist, toneelschrijver, pamflettist, filoloog, cineast, scenarist (en acteur in verscheidene van zijn eigen en andermans films), tekenaar, schilder... Maar hij beschouwde zichzelf, zo blijkt uit meer dan één interview, in de eerste plaats als een dichter. Pasolini debuteerde in 1942 met de dichtbundel Poesie a Casarsa, geschreven in het Friulisch, een met het Reto-Romaans verwante taal. Dat was op zich al een statement in een periode waarin het fascisme alle minderheidstalen in Italië probeerde te verstikken. Pier Paolo, opgegroeid en intellectueel gevormd in de diverse steden waarnaar zijn vader, legerofficier, werd overgeplaatst, wordt er would-be onderwijzer in een dorpsschooltje en communistisch militant. Hij ontdekt er — idealiserend — het boerenleven en wordt zich tegelijk bewust van zijn homo-erotische geaardheid. Zijn jongere broer Guido voegt zich bij het antifascistische verzet, maar sneuvelt in het grensgebied tussen Italië en het huidige Slovenië in een confrontatie met een rivaliserende Titoïstische verzetsgroep. In 1949 volgt een tweede drama: wegens ‘daden van onkuisheid’ — de titel van zijn postuum gepubliceerde autobiografische roman uit die periode — wordt hij uit de communistische partij gestoten en afgezet als onderwijzer. Om de schande te ontlopen verhuist hij met zijn moeder (zijn vader, alcoholist, is de grote afwezige in zijn leven) naar een proletarische wijk van Rome.
Deze biografische elementen zijn essentieel voor het begrijpen van het lange, nu eens lyrische en dan weer betogende gedicht De as van Gramsci uit 1954, misschien wel het belangrijkste uit Pasolini’s omvangrijke poëtische oeuvre. De setting is het Cimitero degli acattolici, het kerkhof van de niet-katholieken naast de piramide van Cestius in de Romeinse volkswijk Testaccio, bij het graf van Antonio Gramsci (1891-1937), de in gevangenschap gestorven medeoprichter en (bij de stalinisten in een reuk van ketterij staande) ideoloog van de Italiaanse Communistische Partij. Het is een gedicht waarin hij, afwisselend in een fictieve dialoog met Gramsci en een monologue intérieur, terugblikt op de jaren die achter hem liggen en tegelijk een — sombere — vooruitblik werpt op wat in zijn ogen de westerse maatschappij te wachten staat. Het is een gedicht waarin Pasolini zijn innerlijke contradicties uitschreeuwt: aan de ene kant zijn geloof in een maakbare wereld, dat hem in zijn jeugd eerst naar een bijna extatisch katholicisme en daarna naar een communistisch engagement heeft gedreven, en aan de andere kant zijn sterk erotisch geladen ‘wanhopige vitaliteit’, die hem — in het besef fundamenteel een bourgeois te zijn — niet naar ‘het volk’ toe drijft, maar naar het jonge vlees van dat volk, of het nu boerenknapen uit Friuli zijn of subproletarische nozems uit de Romeinse buitenwijken.Tegen Gramsci’s schim moet hij dan ook bekennen: ‘Het schandaal mijzelf tegen te spreken, met jou / te zijn en tegen jou, met jou in het hart, / in het licht, tegen jou in de donkere ingewanden’.
Die schrijnende contradictie, die het hele oeuvre van Pasolini kenmerkt (welke filmliefhebber kan Het evangelie volgens Mattheus verbinden met Salò, of De 120 dagen van Sodoma?) zit ook in de vorm van De as van Gramsci. Daarvoor grijpt Pasolini terug naar de elflettergrepige terzine van Dante’s Divina Commedia, die hij echter op allerlei manieren manipuleert: door af te wijken van het geijkte metrum, door halfrijmen of assonanties, door verzen af te breken. Daarbij hanteert hij een linguïstisch amalgaam waarbij verheven woorden en syntagma’s worden afgewisseld met alledaagse, banale woorden. Zo zet hij zich, als eeuwige rebel, tegelijk af tegen de twee in die tijd in de Italiaanse poëzie heersende stromingen: het ‘hermetisme’ en de ‘neo-avant-garde’.
Luc Devoldere heeft dit poëem vertaald zoals we dat vroeger van klassieke gedichten gewend waren: zonder de formele eigenaardigheden van het origineel te willen overbrengen (wat in dit geval een bijna onmogelijke opgave is, gegeven het verschil tussen de Italiaanse en de Nederlandse traditie), met de bron- en de doeltekst naast elkaar en daartussenin een reeks verklarende noten. De vertaling wordt beknopt en helder ingeleid en gevolgd door een lyrische meditatie bij het graf van Pasolini in Casarsa. Voor wie de heel bijzondere begraafplaats van de niet-katholieken in Rome (met o.m. het graf van Shelley, waaraan in het gedicht wordt gerefereerd) nooit bezocht heeft, vormen de mooie foto’s vaneen welkome aanvulling.
Lo scandalo del contraddirmi, dell'essere con te e contro te; con te nel core, in luce, contro te nelle buie viscere;
del mio paterno stato traditore - nel pensiero, in un'ombra di azione - mi so ad esso attaccato nel calore
degli istinti, dell'estetica passione; attratto da una vita proletaria a te anteriore, è per me religione
la sua allegria, non la millenaria sua lotta: la sua natura, non la sua coscienza: è la forza originaria
dell'uomo, che nell'atto s'è perduta, a darle l'ebbrezza della nostalgia, una luce poetica: ed altro più
io non so dirne, che non sia giusto ma non sincero, astratto amore, non accorante simpatia...
Come i poveri povero, mi attacco come loro a umilianti speranze, come loro per vivere mi batto
ogni giorno. Ma nella desolante mia condizione di diseredato, io possiedo: ed è il più esaltante
dei possessi borghesi, lo stato più assoluto. Ma come io possiedo la storia, essa mi possiede; ne sono illuminato:
ma a che serve la luce?
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Evocativa, descrittiva, ma anche riflessiva, la poesia di Pasolini si incentra sulla sua passione politica, la storia del paese italiano e le esperienze dell'autore. Ogni poesia ne risente del suo pensiero, della sua filosofia di vita... Queste sue riflessioni sono incastonate in una più grande cornice lirica che descrive luoghi, eventi, momenti vissuti. È un buon modo per conoscere l'autore attraverso i suoi versi.
Y ahora vuelvo a casa, rico de aquellos años tan nuevos que nunca habría pensado de saberlos viejos en un alma a ellos lejana como cualquier tiempo pasado. Subo las avenidas del Gianicolo 701, paro en un cruce libertyl?1l, en un paseo con árboles, en un pedazo de muralla — ya en el término de la ciudad sobre la llanura ondulada que se abre sobre el mar. Y de nuevo germina en el alma — inerte y oscura como la noche abandonada al perfume — una semilla ya demasiado madura para dar aún fruto, en el cúmulo de una vida que se ha vuelto cansada y acerba... He aquí Villa Pamphilil721 en la luz que reverbera tranquila en los muros nuevos, la calle donde vivo. Junto a mi casa, en una yerba reducida a una oscura baba, una huella sobre los abismos recién excavados en la toba — caída toda rabia de destrucción - rampa contra ralos edificios y pedazos de cielo, inanimada una excavadora...
"Loco, malo: donde hay miseria no hay piedad. La burguesía esconde una práctica -- detrás de los sordos deberes -- de plebeya ferocidad, astutos pecados de suciedad; y detrás de la virtud, -- el duro interés en no pecar -- el pudor: que impuesto, no es más que miedo del don sexual, ya alegre furia y ahora esclavitud"
La poesía política de Pasolini es un manifiesto de su filosofía, sin lo grotesco de su cine.