Che la casa editrice Giunti pubblichi una ricostruzione storica firmata da Alessandro Barbero sulla vita di Filippo e Lucantonio Giunti, due fratelli che furono tra i primi editori nel Rinascimento, suona un pochino autocelebrativo. Ma giusto un pochino.
Se però si va a vedere la storia della casa editrice moderna, la Giunti viene fondata verso la metà del XX secolo da tale Renato Giunti, mentre, da quel che si evince nel libro, la discendenza dei fratelli Giunti si va a perdere nel XVII secolo e solo una famiglia chiamata Giunti Modesti ha cercato, nel XIX secolo, di far risalire a loro la propria ascendenza (non credo con successo, ma non sono sicura di aver capito).
Insomma, i Giunti editori attuali potrebbero non avere nulla a che fare con i Giunti editori rinascimentali, e potrebbe essere solo un caso di omonimia. Nel libro questo non viene spiegato, anzi, non si nomina mai alcun collegamento tra queste due realtà editoriali distanti secoli.
Lasciando da parte la polemica sul fatto che si tratti o meno di un caso di marchettone editoriale, devo dire che questo è il primo libro dell’esimio Magister Barbero che mi ha deluso e che ho fatto gran fatica a leggere e portare a termine.
Poiché non molte notizie si hanno della vita dei fratelli Filippo e Lucantonio di Giunta, la maggior parte del libro è un elenco dei libri pubblicati, con tanto di datazioni più o meno dubbie, collaborazioni con tipografi, umanisti e correttori, lodi ai patroni e ai committenti, numero di pagine, formati, copie... insomma una serie infinita di dati e nomi, talmente infinita che, ora che ho terminato il libro, credo non me ne sia rimasto in testa uno.
Nemmeno mentre lo leggevo, per la verità: quando trovavo frasi come ‘il libro di cui abbiamo già parlato’ o ‘il tipografo con il quale hanno già collaborato’ e simili, io inevitabilmente mi ritrovavo con un enorme punto interrogativo davanti al viso nel tentativo (inutile) di ricordare dove si fosse già parlato di tal libro o di tal tipografo.
Il professor Barbero deve aver fatto un lavoro certosino per ricostruire tutta questa enorme bibliografia, anche considerando i tantissimi testi di riferimento che nel libro vengono citati, ed è probabile che, vista la sua passione di storico, si sia anche divertito a scovare impercettibili collegamenti tra le righe di lettere e prefazioni, a confrontare dati e date discordanti, a fare ipotesi sugli eventi poco chiari.
Suppongo che per addetti ai lavori e studiosi della materia sia un saggio molto interessante e approfondito.
Non posso però fare a meno di notare che, per una profana come me, risulta pesante e molto poco coinvolgente.
Due stelle di stima al Prof, ma penso di continuare a preferirlo quando parla di guerre, massacri, zuffe e spranghe.