Bello come il primo, ma forse questo era il suo problema
In questo libro, ambientato 10 anni dopo il primo, vediamo una Ren nuova: ora imperatrice di Yomi e delle anime, i suoi obiettivi e le prove da superare sono diverse, in linea col ruolo di dea dei morti e degli inferi del Giappone, nonché signora degli shinigami
Ma sotto sotto, è sempre la stessa Ren, quella spaventata, il cui unico obiettivo non era (solo) quello di scappare per trovare un futuro migliore, ma soprattutto farlo cercando di dare a suo fratello tutta la protezione della quale lei era capace. E alla fine anche i problemi da affrontare a questo giro quasi non cambiano: ritornano i fantasmi (letteralmente) del passato, e lei è costretta a rendersi conto per l'ennesima volta che nessuno la reputa mai all'altezza.
Troppo inglese per essere una shinigami, troppo giapponese per essere una mietitrice, gli inglesi la cercano per punirla per ciò che ha fatto prima di lasciare il Regno Unito mentre i giapponesi non si fidano di lei e alcuni fanno addirittura il doppio gioco pur di non farla vincere in questa battaglia che potrebbe costare l'indipendenza del Giappone
Il libro ti tiene incollata alle pagine, rendendoti curiosa di capire cosa accadrà dopo e quanti altri viaggi ancora Ren e il suo gruppo dovranno affrontare per avere un po' di pace. Non mancano i colpi di scena, forse qui ancora di più e più 'privati' che rispetto al primo volume, e anche questi contribuiscono a tenere vivo l'interesse, in alcuni casi per la crudeltà di certi momenti, in altri perché LO SAPEVO CHE DI L*I NON CI SI POTEVA FIDARE
Devo dire che è stato interessante vedere come certe cose sono cambiate, in Ren principalmente, ma anche in Yomi - i modi diversi che lei ha usato per far sentire il suo potere e soprattutto come lei usava i nuovi poteri. Mi è piaciuto anche come l'autrice ha sottolineato varie volte il modo complicato che aveva la protagonista di relazionarsi con le cose discutibili che aveva fatto, dall'usurpare il trono a mangiare le anime dei morti pur di raggiungere i suoi scopi, nonostante questo l'abbia portata a ricoprire un ruolo che in realtà non le interessava. Credo sia questo il mio aspetto preferito di Ren, lei agisce in fretta, a volte senza pensare, soprattutto alle conseguenze, e poi si ritrova in situazioni completamente lontane da quello che voleva davvero, in un effetto domino continuo perché alla fine non impara mai
C'erano alcuni parallel tra il primo libro e il secondo e questo, come detto prima, è stato sia una scelta apprezzata che un po' una condanna del libro: in alcuni tratti (e mi dispiace dirlo perché io adoro questa dilogia) sembrava quasi che il secondo libro fosse la copia del primo - di nuovo una situazione picaresca, di nuovo accompagnata da un gruppo all'interno del quale figurava un dio con il quale ci sarà un accenno di relazione... per fortuna però l'autrice è riuscita a sfruttare bene la nuova situazione nella quale Ren si trovava e ad introdurre questioni diverse e più varie, insieme ad una sottotrama i cui fili erano stati tessuti dietro le quinte, lontano dagli occhi della protagonista stessa, che hanno comunque dato quel qualcosa in più, quel qualcosa di caratteristico di questo libro che alla fine lo ha salvato dal risultare veramente una copia del precedente
Un aspetto che è ritornato e che però mi è piacito tantissimo, e sono felice sia rimasto in questo libro come nel primo, è l'amore: non è un sentimento facile per gli dei o per i mietitori, loro vivono per il potere, per l'attimo presente e per il futuro sperando sia ancora più proficuo, ma Ren non ha mai seguito gli schemi, e per amore del fratello avrebbe fatto di tutto. Per amore del fratello lei ha fatto di tutto e anche se Neven ci mette sempre tanto, troppo, a capirlo (mamma mia come si vede che è il fratello minore)(shade a mia sorella minore: fatto) è questo che ha fatto e continua a far girare la storia, e in questo caso anche ad ispirare gli altri personaggi. Il dio minore della luna Tsukuyomi, bandito per aver ucciso una delle sue sorelle, dopo millenni spera ancora di poter tornare nelle grazie della sorella maggiore Amaterasu, dea del sole, che invece lo detesta: lui non fa che guardare con malinconia e invidia il rapporto tra Ren e suo fratello, e paragonarlo a quello complicato con Amaterasu dalla quale dipende da sempre a causa dei loro ruoli. L'ho trovata una cosa molto poetica e in linea con quel mood da leggende che la dilogia riesce sempre a presentare, riuscendo a trasportarci davvero in quel mondo magico della mitologia giapponese (un aspetto che torna anche nelle ultime due pagine del libro, ripetendo quell'epilogo a mo' di leggenda che tanto avevo apprezzato già nel primo volume
Che dire, una dilogia che consiglio davvero tanto. Avrà certamente i suoi difetti (come il fatto che sta tipa non ha un attimo di pace da una vita rip), ma è davvero molto evocativa e accattivante, piena di emozioni che riesce a trasmettere bene e questioni lasciate in sospeso che danno quell'aria di mistico (la nota dell'autrice alla fine di questo secondo libro ne è la prova), e anche l'idea di fare di questa storia una dilogia, così da far vedere in un libro la Ren umana - ma sia mietitrice che shinigami, quindi più forte dei nemici 'normali', quasi come fosse una dea - e nell'altro la Ren dea -ma con ancora gli stessi dubbi e gli stessi trattamenti di una vita, e le stesse emozioni, così da mostrare ancora la parte umana che era in lei - è stata una scelta davvero interessante ma molto forte. Uno yin e yang che vi accompagna per queste avventure, un filo rosso che vi conduce in questo mondo di leggende nel quale, posso assicurarvi, non vi dispiacerà perdervi.