Un romanzo, tre storie: del pittore Giovanni Segantini, dell'ingegnere Carlo Adami, cresciuto insieme ai figli del grande pittore, e del suo omonimo nipote, adolescente alla ricerca di se stesso in un difficile contesto famigliare. Per intrecciarle, l'autore compie un percorso che unisce tutti i suoi luoghi dell'anima, dalla Sila all'Engadina, passando per il Trentino, dove tuttora risiede. Ne derivano pagine bellissime, come quelle dedicate al significato della creazione artistica e alla ricerca della luce, anche se non riesco comunque ad allontanare l'impressione di una certa artificiosità: il legame che unisce il giovane Carlo a Segantini mi sembra davvero forzato e anche la figura della nonna calabrese che conduce il nipote sulla via della saggezza appare fin troppo didascalica per riuscire davvero efficace. Quanto al giovane Carlo, non sembra beneficiare granché dei suoi insegnamenti, restando scialbo e inconcludente fino alla fine. Forse, se la struttura narrativa fosse stata meno ambiziosa, meno spinta dal desiderio di raccontare mondi e temi tanto diversi, l'autenticità delle idee sarebbe spiccata con maggiore forza e nitidezza.