Un saggio su due personaggi ormai arcinoti nel mondo della mitologia greca. Chi non ha mai sentito parlare di Achille, l’Aristos Achaion (migliore tra i Greci) e Odisseo, l’eroe multiforme ? Iliade e Odissea sono state studiate e analizzate per secoli, così sembrerebbe che non ci sia più nulla da dire se non la solita solfa trita e ritrita. Eppure queste pagine sono una ventata d’aria fresca, riuscendo nell’impresa di delineare il ritratto di due figure mitiche ma a modo loro contemporanee. Tra i temi trattati troviamo la fragilità, il timore del fallimento, la fugacità della vita, l’amore, il tempo, la verità e l’inganno. Temi tutt’altro che superati ma anzi, in un periodo di confusione e incertezza come quello che stiamo vivendo, più attuali che mai. Achille non è solo una macchina da guerra senza sentimenti, animato da una furia cieca ma un uomo mortale che non si vergogna di piangere il padre che non rivedrà più e l’amato Patroclo che gli è stato strappato, la cui perdita incolmabile sarà all’origine dell’ira funesta.
Dietro l’astuzia e l’intelletto senza pari di Odisseo si nasconde la nostalgia della patria unita al desiderio di rivedere la moglie e il figlio.
Conclusa questa lettura ci sembra di conoscerli un po’ di più grazie a quelle sfaccettature che contribuiscono a renderli umani, vicini a noi e al nostro vissuto, anche se la loro storia è stata narrata per la prima volta secoli e secoli fa.
È stata una piacevole sorpresa, ricca di spunti di riflessione e introspezione, confermando dunque il mio grande amore per i classici greci in cui ho saputo trovare insegnamenti validi e inaspettatamente anche un certo conforto.
Non ho potuto fare a meno di sottolineare e annotare i passaggi che mi sono rimasti nel cuore. E io non sottolineo quasi mai mentre leggo però in questo caso era necessario e contribuisce a rendere il libro più mio. Vorrei allora riportare quella che ritengo essere la mia citazione preferita (difficile sceglierne solo una, tutte mi sono rimaste impresse per un motivo o per l’altro) : “La paura di fallire va combattuta con un’altra paura, e cioè la paura di abbandonare la via che seguiamo per diventare quel che siamo.”
Di sicuro lo riprenderò in mano molto spesso e una rilettura sarà d’obbligo.