E con questo mi manca solo un romanzo di Cristina Caboni da leggere, l'ultimo, "appena" uscito.
Sono, a suo tempo, rimasta così colpita dalle sue storie da collezionarle tutte, perché alla fine hanno due pregi: mi lasciano sempre col sorriso e qualcosa su cui riflettere.
"Il profumo sa chi sei" è il seguito de "Il sentiero dei profumi", ci riporta a Parigi e a Firenze, da Elena Rossini, da sua madre Susanna e dalla sua famiglia, Cail e Bea e conclude la narrazione della storia, chiude il cerchio, dà un senso e un epilogo alla storia narrata.
Come è abitudine di questa scrittrice, si alternano due linee temporali, una nel presente, ai giorni nostri, e una nel passato, recente questa volta, perché narra la giovinezza di Susanna.
Qui ripartiamo da Elena e dal suo smarrimento perché non riesce più a creare profumi, nè a ritrovare il filo della sua vita, di sé stessa. E da dove cominciamo quando siamo persi? Dalle origini, dagli affetti più cari. Sarà proprio Susanna ad aiutare Elena, cominciando a dipanare una matassa di segreti e di non detti che arriverà fino alla sua amata nipotina Bea.
"Le persone credevano che fossero le azioni degli altri a pregiudicare le proprie scelte, ma si sbagliavano. Le uniche vere, grandi infinite prigioni erano quelle che uno si costruiva intorno da solo. Da quelle non si poteva fuggire".
Tocca affrontarle le "spine" della vita, bisogna guardarsi dentro ed essere onesti con sè stessi.
"C'era voluto un lungo percorso di conoscenza, di recupero di sé e delle proprie origini. Si era dovuta guardare indietro per capire quello che aveva davanti."
E' un romanzo scorrevole, 264 pagine, divise in capitoli, iniziati con un parallelo tra un fiore e una personalità; facile lettura, termini di uso comune, ad eccezione di quelli della profumeria, per i quali vale la pena fare una ricerca, per pura curiosità personale, per capire significati e differenze.
Ho trovato questa opera un po' più melensa delle altre o forse sono io che ho occhi meno romantici? E' possibile, ma mi è parso tutto un po' troppo "da favola", troppo facile, troppe fortuite coincidenze e felici evoluzioni, direi che la vita vera non è mai così rosea, le madri non sono sempre pronte al dialogo, e nemmeno le figlie, e gli uomini come Cail e Victor si trovano per lo più solo nei libri ... ma alla fine è un romanzo e per tale va preso.
Una lettura semplice e piacevole, "una storia d'amore tra genitori e figli, tra uomini e donne, una storia d'amore per sé stessi, la vita e la natura. E' anche una storia di perdono e di rinascita. Alla fine ogni cosa dipende sempre da noi e da ciò che decidiamo sia meglio e più importante" proprio come citato nelle note dell'autrice.