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La piu amata

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"Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quattro anni, e sono la figlia, la gioia, l'orgoglio, l'amore del Professore." Il Professore – un inchino in segno di gratitudine e rispetto – è Lorenzo Ciabatti, primario dell'ospedale di Orbetello. Lo è diventato presto, dopo un tirocinio in America, rinunciando a incarichi più prestigiosi, perché è pieno di talento ma modesto, un benefattore, qualcuno dice, un santo. Tutti lo amano, tutti lo temono, e Teresa è la sua figlia adorata. È lei la bambina speciale che fa il bagno nella smisurata piscina della villa al Pozzarello, che costruisce un castello d'oro per le sue Barbie coi 23 lingotti trovati in uno dei cassetti del padre. Teresa: l'unica a cui il Professore consente di indossare l'anello con lo zaffiro da cui non si separa mai. L'anello dell'Università Americana, dice lui. L'anello del potere, bisbigliano alcuni – medici, infermieri e gente del paese: il Professore è un uomo potente.
Teresa che dall'infanzia scivola nell'adolescenza, e si rende conto che la benevolenza che il mondo le riserva è un effetto collaterale del servilismo nei confronti del padre. La bambina bella e coccolata è diventata una ragazzina fiera e arrogante, indisponente e disarmante. Ingrassa, piange, è irascibile, manipolatrice, è totalmente impreparata alla vita. Chi è Lorenzo Ciabatti? Il medico benefattore che ama i poveri o un uomo calcolatore, violento? Un potente che forse ha avuto un ruolo in alcuni degli eventi più bui della storia recente? Ormai adulta, Teresa decide di scoprirlo, e si ritrova immersa nel liquido amniotico dolce e velenoso che la sua infanzia è stata: domande mai fatte, risposte evasive. Tutto, nei racconti famigliari, è riadattato, trasformato. E questa stessa contrarietà della verità a mostrare un solo volto Teresa la ritrova quando si mette a scrivere, ossessivamente prova a capire, ad aggrapparsi a un bandolo e risalire alle risposte. Esagerazione, mitomania, oppure semplici constatazioni? Con una scrittura densa, nervosa, lacerante, che affonda nella materia incandescente del vissuto e la restituisce con autenticità illuminandone gli aspetti più ambigui, Teresa Ciabatti ricostruisce la storia di una famiglia e, con essa, le vicende di un'intera epoca. Un'autofiction sincera, feroce, perturbante, che nasce dall'urgenza di fare i conti con un'infanzia felice bruscamente interrotta.

228 pages, Paperback

First published February 26, 2017

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Teresa Ciabatti

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78 (3%)
Displaying 1 - 30 of 194 reviews
Profile Image for Nood-Lesse.
430 reviews328 followers
June 11, 2020
Tu sai quanti sono due anni nella vita di un adolescente?

Ho letto decine di commenti scoraggianti su questo libro e ora non ricordo quale di essi mi abbia spinto a verificare di persona.
Non leggete questo libro se non sopportate l’idea che anche i ricchi piangano, se pensate che le lacrime siano consentite solo ai poveri e ai perseguitati (meglio se contemporaneamente negri, ebrei comunisti e froci cit* L’avvelenata F.G.)
Non leggete questo libro se credete che la solidarietà sia un valore imprescindibile, se credete nella morale, nella letteratura impegnata, in quella consolatoria, se siete quel tipo di lettori che vogliono un lieto fine, perché la vita è dura di per sé.. (*1)
Teresa Ciabatti scrive bene, se ne facciano una ragione coloro che non la sopportano (non fa niente per rendersi simpatica) e coloro che non hanno sopportato il suo azzardo di parlare dei benestanti anziché degli indigenti, dello spreco anziché del riscatto, di scegliere come protagonisti dei destrorsi, di lasciar intendere che fossero pidduisti, massoni, fascioni.
In questo romanzo io individuo due livelli: uno è la trama, l’altro la depurazione di chi lo ha scritto, le parole filtrano il dolore, i conflitti irrisolti e si anneriscono del residuo che rimane loro appiccicato.
Sono andato a cercare in rete ed ho trovato informazioni in parte contrastanti

"Dei libri precedenti mi dicevano 'hai una scrittura fredda'. Non riuscivo a creare empatia. E' strano che ci sia riuscita raccontando la cosa più autobiografica che potessi, la mia famiglia" spiega la giornalista-scrittrice, 44 anni, autrice di libri come 'Adelmo, torna da me' e 'I giorni felici'
https://www.ansa.it/sito/notizie/cult...

Da questo primo articolo sembrerebbe che date, luoghi nomi e cognomi collimino, che si tratti di una sorta di autobiografia (quindi nessun doppio livello come avevo ipotizzato), poi però continuando a cercare si trova anche

La gente pensava che La più amata fosse un diario improvvisato. A un certo punto ho dovuto cancellare il mio profilo Facebook: mi taggavano, mi insultavano. Non era questione di ricevere pareri positivi o negativi sul libro, il problema era l’aggressività e la moltitudine. Ma ero io ad aver usato il mio profilo così, creandomi un alter ego, giocando con questa ambiguità, usando la voce narrante del romanzo nei miei post. Tutto si era mescolato, e non posso lamentarmi perché sono stata io stessa a voler mischiare la realtà con la finzione.
https://www.rivistastudio.com/teresa-...

La differenza sostanziale è che la prima intervista è del 2017, l’altra del 2019 e fa da traino all’uscita di un nuovo romanzo.
Sono riuscito ad apprezzare il libro nonostante sia completamente privo di ironia volontaria, ne abbia una che scaturisce dallo scarto fra la vanità e l’autocommiserazione. Nessun episodio è narrato con l’intento di strappare un sorriso a chi legge, nonostante ciò la lettura scorre e questo grazie al gioco di ombre dei personaggi, a quella di Lorenzo soprattutto, il padre, ora sinistro, ora malamente destro.
Ringrazio colui che ha sconsigliato di leggere il libro in un modo che mi ha fatto intuire che a me sarebbe piaciuto.

(*1)
Le indicazioni sono le stesse che darei a chi volesse leggere i primi romanzi di Edoardo Nesi, un autore altrettanto inviso.
Profile Image for Marcello S.
647 reviews291 followers
February 9, 2022
Continuamente al limite tra l'irritante e il geniale.
A suo modo, punto di riferimento della narrativa italiana degli ultimi anni.
Finale in stato di grazia, una sottolineatura continua.
Confermo il [76/100].


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#DozzinaStrega2017

Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni e non trovo pace. Voglio scoprire perché sono questo tipo di adulto, deve esserci un’origine, ricordo, collego. Un motivo che mi ha resa tanto diversa… L’anno che mamma dormiva. Deve essere successo qualcosa. Qualcuno mi ha fatto del male. Ricordo, collego, invento. Cosa ha generato questa donna incompiuta.

Autofiction convincente, disperata e impietosa. Teresa Ciabatti mette a nudo se stessa e la sua famiglia. Sullo sfondo politica, società e massoneria tra Orbetello e i Parioli.
Scrittura densa, originale e senza pause.
Non fatevelo scappare.

[76/100]
Profile Image for piperitapitta.
1,052 reviews471 followers
April 20, 2017
«Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho un certo numero di anni e sono quella che sono, un’adulta incompiuta. Ecco perché sono una persona cattiva.»

Non sarà la più amata, forse, ma alla fine Teresa Ciabatti sarà stata senz'altro la più letta e chiacchierata fra i romanzi candidati al Premio Strega 2017.
E proprio come uno degli ultimi vincitori dello stesso, Antonio Pennacchi, che a proposito del suo Canale Mussolini affermava che tutte le opere scritte in precedenza altro non erano che una manovra di avvicinamento, propedeutica alla stesura di quello che definiva “il romanzo” che aveva sempre voluto scrivere e che aveva in testa sin dall’inizio, così Teresa Ciabatti afferma, ugualmente, di aver scritto in precedenza altri tre romanzi in cui la sua voce, quella dirompente di Teresa Ciabatti in La più amata, saltava fuori da tutte le parti. Scrive, in un’intervista*: «Se rifletto, ammetto di aver scritto sempre lo stesso romanzo. Libro dopo libro mi avvicinavo a me, alla storia che m’interessava, che era quella della mia famiglia. Può essere che questo sia il mio ultimo romanzo, non so se ho altro da raccontare».
Teresa Ciabatti e le colpe dei padri, mi viene da dire. Anzi, del padre, che ha fatto tutto in una generazione: morto nel 1990 a sessantuno anni, ma prima ancora il Professore Lorenzo Ciabatti, chirurgo deus ex machina dell’ospedale di Orbetello, prima ancora mandato negli Stati Uniti a specializzarsi, e ancora prima rampollo promettente e scapolo più ambito della Maremma di una delle famiglie più abbienti di Grosseto: «massone, ateo, tirchio, fascista», capace di creare un regno, un impero dorato, fatto della lussuosissima villa del Pozzarello (l’unica ai tempi con “la piscina” - pensate in grande, non a quelle pozze d’acqua che ormai hanno quasi tutte le villette al mare - insieme a quella di Susanna Agnelli) - durante il quale si accompagnava a figure controverse e misteriose, e fra tutti Licio Gelli e Giorgio Almirante - il golpe Borghese, la Casa Bianca, le Olimpiadi, il petrolio: questi sono gli scenari e lo spaccato che l’autrice mette sul piatto - per poi perdere tutto, misteriosamente verso la fine degli anni Ottanta - un grattacielo in città, decine di appartamenti, lingotti d’oro nei cassetti, centinaia di milioni di lire depositati in diversi conti correnti bancari, fra cui uno in Svizzera, gioielli.

Ha bisogno di uccidere il padre, Teresa, e forse anche la madre, Teresa, per affrancarsi dalla sua infanzia dorata: quella della villa all’Argentario con gli undici bagni, della piscina che nascondeva un bunker (un vero bunker!) dove rifugiarsi sotto il livello dell’acqua, quella della bambola che chiamava mamma (e poi anche “una che faceva la cacca”, dice ridendo alla presentazione, “ma nel libro non l’ho scritto”) in un’epoca in cui le bambole erano altro, quella in cui - cicciottella e del tutto incapace veniva scelta per la sua posizione sociale, e non per le sue capacità, come prima ballerina allo spettacolo della scuola: egoista, capricciosa, presuntuosa, incontentabile, viziata. Viziata al punto da essere convinta che tutto le fosse dovuto solo perché era la figlia del Professore: la più amata, la Regina.
Ha bisogno di uccidere il padre, Teresa, ma per farlo ha bisogno di scoprire chi fosse - «massone, ateo, tirchio, fascista» - di capire il perché di quell’ascesa sociale vertiginosa, il perché della discesa rovinosa, il perché delle tante persone, personalità e personaggi (ma sicuramente anche dei tanti “furbetti del quartierino” e delle mezze tacche) che ruotavano ossequiosi, o pretenziosi, intorno a lui, a lui che indossava quel massiccio anello d’oro con lo zaffiro e il compasso in odore di massoneria, e alla sua famiglia.

Si descrive, oggi che ha quarantaquattro anni, un marito e una figlia, apatica, anaffettiva e superficiale ma, soprattutto, desiderosa di colmare i vuoti della propria esistenza: indaga come un Tom Ponzi saprebbe fare, scava nel passato della sua famiglia, si consente il lusso di fare nomi e cognomi (tranne quello del fratello gemello, che infatti resta defilato per tutta la durata del lungo flusso di coscienza del libro) di tutti i protagonisti della storia “perché tanto sono tutti morti”, di mettersi a nudo come nemmeno dallo psicanalista si fa troppo volentieri. Si sente diversa, privilegiata e derubata, perché se è pur vero che prima del crollo la madre ha preso lei e il fratello e se li è portati a Roma nella casa che la madre di lei, umile modista, era riuscita con tanti sacrifici e un colpo di fortuna ad acquistare in Via dei Monti Parioli (e anche chi non è di Roma sa bene che quando si parla dei Parioli non si parla né della periferia né di una frequentazione sociale di basso ceto), ma è anche vero che la sua, la loro, è una vera e propria caduta sociale a tutti gli effetti (e fa ridere pensare a una caduta in disgrazia da Orbetello ai Parioli - avercene, insomma, di appartamenti lì anziché a Torbellamonaca in cui rifugiarsi) e che spiegare i sacrifici, inevitabili, lo sradicamento, inevitabile anch’esso, a un’adolescente, non è affatto facile. Soprattutto non è facile spiegarselo, subirlo, viverlo.

Cerca se stessa, Teresa Ciabatti, per liberarsi dell’ingombrante figura del Professore, di quella ora anticonformista e ora soggiogata della madre, scrive per scoprire chi è veramente Teresa Ciabatti (“Trova la tua voce adulta”, le dice la sua editor a un certo punto, chi scriverebbe così di… “Io!” esclama ridendo lei) e perché è così, di chi è la colpa: ma Teresa Ciabatti, che dal vivo è veramente folle, chiassosa e fuori da tutti gli schemi (antipatica nel suo libro, anche perché non si fa sconti, ma imprevedibilmente piacevole - lo ammetto, sono andata prevenuta alla presentazione e invece… nonostante non abbia acquistato la copia sono andata a salutarla e a complimentarmi con lei per la sua carica travolgente - che è tale anche nel romanzo) sa bene che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli e che se lei è quello che è non è colpa di nessuno, proprio di nessuno: in fondo anche Teresa Ciabatti, che rivendica(va) il suo posto nel mondo, chi è per il mondo? Nessuno, proprio nessuno.

«lo amo davvero? Non lo so, non sono abituata a valutare ciò che amo per i viventi»

*http://www.illibraio.it/intervista-te...

http://www.lastampa.it/2017/03/05/cul...
Profile Image for Grazia.
507 reviews219 followers
October 20, 2020
Meglio forse la più disperata.

Disperata perché non riesce a darsi pace di come abbia potuto la sua vita passare da un estremo all'altro, dall'estrema ricchezza a una vita, non proprio miserabile ( non definirei un miserabile una persona che vive ai Parioli come ripiego) ma una vita in cui per andare avanti è necessario fare rinunce e sacrifici, una vita come tante, una vita cui lei non si riesce a rassegnare.

Teresa ha sempre voluto essere la più amata, ma non ci è riuscita. Più amata dal padre, dalla madre, da tutti coloro che le stavano intorno, a partire dal gruppo classe della scuola media.
Che argomenti porta per essere popolare? Porta il suo essere la figlia di boss, di un potente. Questa è la sua chiave. Il mondo le deve amore, perché lei è la figlia di una persona importante, la più importante. E questo ego smisurato, non fa che venire schiacciato dalla realtà dei fatti.
Uno scritto coraggioso, ci vuole coraggio a descriversi così, rappresentando in sintesi tutte le proprie debolezze. Ereditate e non, una vita fatta in sintesi di assenze, assenze di tutto ciò che una figlia per crescere con equilibrio dovrebbe avere.

Teresa non si può amare, ma non si può neanche odiare. Anzi, quasi la si ammira, per la sincerità con cui si mette a nudo nella ricerca di sè senza avere paura di apparire antipatica o saccente, in sintesi una bimba mai veramente cresciuta.
Profile Image for ferrigno.
554 reviews112 followers
April 17, 2019
Sono anni che guardo perplesso quella scritta onnipresente: "Ispirato a fatti realmente accaduti". Perché questa informazione dovrebbe essere rilevante? Sono qui per una storia; vera, inventata -che importanza ha?- Purché funzioni.

A quanto pare sono anacronistico, infatti è di moda il concetto di autofiction, ovvero un'apparente autobiografia in cui "strategie testuali e spie paratestuali" suggeriscono al lettore attento di non fidarsi. Se guardiamo ai vincitori dello Strega degli ultimi quattro anni, ci sono: questo libro, La scuola cattolica di Albinati e Il desiderio di essere come tutti di Piccolo, tutti catalogati come autofiction. Mi chiedo, ma perché, per chi? WTF? Secondo alcuni lo scopo sarebbe destabilizzare il lettore e la sua ossessione per le storie vere. Per altri (mi viene in mente Lash in La cultura del narcisismo) è un modo di schivare le responsabilità: apparentemente un'autobiografia, ma è come se l'autore ti strizzasse l'occhio tutto il tempo: guarda che sono tutte balle.

Questo è un libro scritto da Teresa Ciabatti, il narratore si chiama Teresa Ciabatti e dice "mio padre", "mia madre", "mio fratello". Racconta vicende dolorose e uno s'immagina che sia tutto vero. Provo a googolare "Lorenzo Ciabatti" AND chirurgo, non trovo nulla. È esistito veramente un chirurgo massone corrotto e faccendiere con quel nome? Chi lo sa. La critica mi invita a diffidare: intravedi strategie paratestuali o spie testuali che suggeriscono "guarda che sono tutte balle"? Volete la verità? Non le ho cercate. Perché non mi interessa. Non mi interessa che la storia sia vera e non mi interessa sapere se Teresa Ciabatti stia provando a destabilizzarmi, o stia schivando qualche responsabilità o stia facendo appello alla morbosità di chi vuole "storie vere". Non mi interessa perché alla base c'è il fatto che della vita di Teresa Ciabatti non m'importa nulla. Mi importa che l'opera crei un mondo che abbia un impatto su di me.
O cantore, siediti davanti al fuoco e raccontami quello che ti pare. Del pelide Achille l'ira funesta, del furbo Odisseo le gloriose gesta... Tu convincimi; io, in cambio, non chiederò se è tutto vero. Questo è il patto.

Quest'opera ce l'ha avuto un impatto. È un groviglio talmente doloroso, talmente isterico da farmi ridiscutere la mia personale formazione, l'immagine dei miei genitori, di altri adulti della mia infanzia (eravamo così? Bedda matri, eravamo così?).

[ISTERICO: sono convinto che la Ciabatti cerchi proprio quest'effetto. La scrittrice riesce ad imporre alla narrazione un ritmo particolare, fatto di scarti e sprofondi, un ritmo capace di mimare una mente ossessionata e disfunzionale. Prendete una persona che abbia lo stesso vissuto della Ciabatti e chiedetele di scrivere un memoriale: non viene così, viene una robetta blanda e lamentosa. Magari -ma non è detto- la suddetta persona sarà in grado di esprimersi a parole, ma non per iscritto. Questo "isterismo" è letterario, la Ciabatti è un'ottima scrittrice].

È un romanzo della lunghezza giusta, dell'intensità giusta. Contiene quel tanto che basta di verità, e non mi riferisco alla coincidenza di narrato e realtà, ma al fatto che la parola scritta si è fatta "vera" nella mia percezione di lettore.
E questo mi basta.
Profile Image for Atticus Goodreader.
3 reviews8 followers
August 4, 2017
Scusa, com'è che ti chiami?
Mi chiamo Teresa Ciabatti
Nonostante l'abbia ripetuto più o meno una trentina di volta nel libro proprio non me lo ricordo.

Di cosa vogliamo parlare? Della forma o del contenuto?
Partiamo dalla forma.
Frasi come : Un bambino di un anno abbandonato sulla spiaggia, se non fosse per l’ombra che si allunga su di lui. Un adulto, mio nonno. oppure Potrebbe essere stato tutto, mio padre, prima di mia madre. Quello che ho conosciuto non era proprio lui, o lo era in parte, o forse non lo era affatto: pensavo fosse tirchio (la luce quando uscite dalle stanze, perdio!), invece regalava pellicce e gioielli.
Ecco frasi buttate così mi infastidiscono.
E la storia della gallinella campanella, gallinella pioggerella ? No quella ve la risparmio.
Lo stile...ops il non stile dell'autrice è singhiozzante, nervoso, scattante. Tutto un lui annuisce, lei replica, lui sorride, lei tace e compagnia bella.
Frasi spezzate, nervose, convulse. Soggetto-verbo-complemento-PUNTO. In alcuni casi verbo-PUNTO, se non sostantivo-PUNTO.
Ma questo è voluto, mi dico, perchè l'autrice ha urgenza di mettere su carta quello che ha nella testa!
Benissimo, allora passiamo al contenuto.
Della sua infanzia da miliardaria e della sua adolescenza borghese mi interessa veramente poco.
Del padre anaffettivo e della madre depressa mi dispiaccio.
L'unico personaggio che viene realmente scandagliato è la madre.
Mentre del personaggio più succulento, il padre, non ci viene detto assolutamente niente. E' tutto un "può essere", "forse è così", "magari ricordo male", tutta una marea di supposizioni che restano sullo sfondo e che alla fine non vengono svelate.
Il capitolo finale, poi, è proprio ridicolo.
Leggo in giro che è un romanzo coraggioso.
E' vero che la Ciabatti fa nomi e cognomi.
Si, ma di gente che è tutta morta.
La scrittrice secondo me gioca a fare l'antipatica ed è un ruolo che le riesce benissimo.

Comunque, sarà che sono una persona cinica e cattiva, ma avrei fatto volentieri a meno di questa seduta di psicoanalisi della....della...ma come si chiama?
Profile Image for Michela De Bartolo.
163 reviews88 followers
April 13, 2020
«Io sono la regina, mi rimiro nello specchio. Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni, e a ventisei dalla sua morte decido di scoprire chi fosse davvero mio padre. Diventa la mia ossessione. Non ci dormo la notte, allontano amici e parenti, mi occupo solo di questo: indagare, ricordare, collegare. A quarantaquattro anni do la colpa a mio padre per quello che sono. Anaffettiva, discontinua, egoista, diffidente, ossessionata dal passato. Litio ed Efexor prima, Prozac e Rivotril poi, colpa tua, solo colpa tua, papà» p. 33
Non è semplice parlare di questo romanzo autobiografico. Non è semplice valutarne le emozioni, le contraddizioni, le sensazioni. Ma chi è Teresa Ciabatti. E’ la figlia del professore, è la figlia di Francesca Fabiani, è la sorella gemella eterozigota di Gianni Ciabatti. E’ prima una bambina viziata, regina indiscussa del suo castello ad Orbetello, prima in tutto per grazia divina, per grazia di nome, per padre dirigente dell’ospedale ove il regno è instaurato e dove egli è considerato uomo buono al cui passaggio si aprono frotte e frotte di fedeli seguaci e ammiratori e stimatori perché ha studiato in America, perché è un luminare, perché a Lorenzo Ciabatti (1928-1990) basta un semplice cenno del capo per ottenere quel che vuole, basta una semplice telefonata per smuovere mari e monti, di poi, un’adolescente fragile, complessata dall’essere in sovrappeso, scossa dall’assenza ingiustificata di un padre che è sinonimo di impero, ricchezza, lusso, prestigio. Vittima di una madre, Francesca (1939-2012), anestesista che ha lasciato tutto perché, come dicevano in ospedale, non si può essere madre e medico, almeno negli anni ’70 e soprattutto se donna, ed ancora adulta egoista, anaffettiva, disincantata, diffidente, egocentrica. La Ciabatti è una donna che sa che la colpa della sua condizione è da attribuire solo e soltanto a quei genitori, ed in particolare a quel babbo, così misterioso, silenzioso, ricco di segreti.
Non ha paura nel mettersi a nudo raccontando a ruota libera, con un linguaggio diretto e scorrevole, le proprie debolezze di donna, ovvie conseguenze di quella gioventù condizionata dalla presenza ingombrante, ed allo stesso tempo dall’assenza nei momenti importanti, della controversa figura paterna.
Profile Image for Domenico Fina.
292 reviews91 followers
December 8, 2017
"Io sono una sopravvissuta, e voi no".

'Autofiction sincera' è stata definita. Va be' lasciamo stare le definizioni. Suo padre famoso chirurgo di Grosseto, sua madre anestesista venuta da Roma a lavorare nello stesso ospedale dove lui è primario (Orbetello). Lui si vanta di molte cose, ha conosciuto Marilyn Monroe, statisti americani, finanzieri, politici. Ha possedimenti vari, villa con piscina mirabilia. Tradisce sua moglie, fa parte della P2? Frequenta anche uomini? Boh. Sua figlia irrequieta, stralunata, che vuole piacere a tutti, che racconta bugie per inventarsi una vita ogni volta diversa. Che ha la capacità di farsi compatire ma esagera fino a farsi disprezzare. Si muove tra questi due poli. Si sente grassa, vuole piacere ostinatamente, provoca gli uomini, la scaricano e li scarica. Venera suo padre ma poi lo odierà. Non riesce ad accudire nessuno. Neppure sua figlia. Dice frasi come Io sono una sopravvissuta, e voi no. Io sono ricca, e voi no. Io sono povera, e voi no. Io sono speciale, e voi no. Io sono un'inetta. Io sono un genio. Non guido, non so pagare una bolletta alla posta, non so che numero di scarpe porti mia figlia. Il giorno che è morta mia madre non sapevo chi chiamare, le pompe funebri o il 118? Ho chiamato Michele al bar.
La madre che vive momenti di euforia e momenti di buio. Si separa da suo marito e porta i suoi due figli a Roma. È talmente magra che passa tra le sbarre del cancello della loro villa ad Orbetello. Suo marito sta facendo casini, dissesti finanziari, conti correnti chiusi, inesistenti, amanti. Insomma il personaggio Teresa Ciabatti che tende a incolpare suo padre, sua madre e il mondo intero se la sua vita è andata storta partendo dal Paradiso dell'infanzia (ma in fin dei conti non è andata storta) non è particolarmente simpatico e a dirla tutta non è neppure molto originale, se ne leggono sentono molte di vite o di personaggi siffatti; cosa fa, però, di questo libro un bel libro? gli sprazzi di poesia comica che Teresa Ciabatti indubbiamente ha. La bambina che vede il mondo in modo poetico, ribelle, capriccioso e l'adulta che vede il mondo quasi allo stesso modo. Diviso in tre parti, la prima parte (sul padre) è di media fattura, tre stelle, la seconda (su di lei) e la terza (su sua madre) sono di livello eccellente e la breve quarta parte conclusiva è un piccolo capolavoro di delirio freddo.
Profile Image for Ilaria Quercia.
411 reviews113 followers
December 1, 2021
È vero che i libri abbandonati andrebbero ripresi...
Teresa Ciabatti... che penna, signori!
Autocelebrativa? Troppo. Motivo per cui avevo abbandonato la prima volta.
Autolesionista? Pure, non si assolve mai, sembra quasi compiacersi di farsi del male, di distruggere sè e gli altri.
Disturbante? Bè, lo stile è di rottura, ti racconta di sè, della sua famiglia, delle invidie, dei desideri, delle debolezze, dei non detti e dei tradimenti.
Autoaiuto? Non credo, ma credo nella sua strabiliante autofiction in cui il confine della fabula e del vero si mischiano e non si sa più dove comincia la storia reale e quella finta.
Indifferente? Mai. Nè alla prima, nè alla seconda lettura, non è una possibilità da contemplare se ci si approccia a questa scrittura, a questa potenza verbale e alla sua anafora ricorrente e petulante di bambina che cerca attenzione"mi chiamo Teresa Ciabatti", finché non è più importante essere la più amata, ricevere l'approvazione del Professore, conta solo la ricerca, del passato e di sè.
Profile Image for fiordiligi.
280 reviews222 followers
January 24, 2023
purtroppo io 0 interesse per i ricchi viziati che rivendicano il loro diritto ad essere stronzi e incolpano altre persone per i loro problemi :)
Profile Image for Simona.
72 reviews97 followers
January 4, 2018
2017-11-27 08.37.21-1

Sono una persona allergica ai casi editoriali - essenzialmente perché sono convinta che un libro valido riesca a emergere indipendentemente da quanto viene spinto dal marketing. Per carità, serve la promozione, serve la pubblicità, servono le presentazioni - MA.

La più amata è un libro che è stato spinto tanto dal marketing - e la candidatura al Premio Strega 2017 è solo un esempio. E, fedele ai miei principi, lo prendo in mano solo ora - mesi dopo il boom editoriale, mesi dopo il Premio - lo prendo in mano dopo averlo trovato scontato al Libraccio e aver pensato che, in fondo, alla peggio lo rivendo.

E, ahimé, conosco molto bene i miei gusti.

La più amata parla di Lorenzo Ciabatti, padre della protagonista - fascista, massone, principe di un regno di raccomandazioni e regalie. E lei, Teresa Ciabatti, è la figlia di questo Professore - cresciuta tra lussi e sfarzi, in case enormi e tremendamente vuote, bambina viziata e protetta dal potere stesso.

Non la invidio, Teresa Ciabatti - nonostante le ville e la piscina e i giocattoli esclusivi americani. Non la invidio, perché credo che crescere senza avere idea di quale persona sia il proprio padre deve essere devastante - e perché questa devastazione permea le pagine di questo romanzo, e temo anche la sua vita.

Non la invidio, questa ragazzina che fa confusione tra gli invitati a feste e matrimoni, che mischia la malavita italiana ai luminari della medicina - perché non ha meriti di tutto questo. Mentre il fratello Gianni cresce sottomesso e intimidito dal potere del padre, Teresa cresce viziata, protetta e convinta di potere tutto. Si scontra più volte con la propria borghesia, la piccola Teresa, senza riuscire mai a emergere, a sbocciare, a maturare, a crescere.

Non la invidio, questa ragazzina che cerca in ogni modo di richiamare l'attenzione su di sé inventando tentativi di suicidio e aggressioni - perché non invidio i traumi, il dolore e la solitudine nascosti tra i velluti della sua infanzia.

E la cosa più devastante è che Lorenzo Ciabatti, fascista, massone, Professore - Lorenzo Ciabatti è un medico, e a trent'anni diventa primario di un ospedale di provincia. Ospedale che viene governato tra raccomandazioni e favoritismi, ospedali in cui per fare carriera bisogna correre a imbiancare la villa di Ciabatti o a comprare qualcosa per la famiglia. Tutta la fama che circonda Ciabatti si scioglie di fronte alla mancanza di rispetto verso la professionalità di colleghi, sottoposti e dipendenti. Erano altri tempi, certo, e non saremmo tutti disposti a correre a comprare un giocattolo per fare carriera? Forse, ma preferisco credere in un mondo in cui si fa carriera per le capacità chirurgiche, più che per l'abilità come fattorino.

Insomma, Teresa Ciabatti non è certo la più amata tra le scrittrici che mi sono capitate per le mani. E che questo vi sia di monito: non fatevi attrarre dalle lucciole del marketing, se non siete certi che il libro sia di vostro gusto!
Profile Image for capobanda.
70 reviews57 followers
May 18, 2019
In astratto, sarebbe il tipo di romanzo che non sopporto: autocentrato, totalmente rivolto al passato, francamente autoindulgente. Il tipo di romanzo, insomma, del quale di solito penso che avrebbe potuto essere sostituito da un paio d'anni di analisi, con sommo beneficio di chi l'ha scritto e soprattutto di chi si trova a leggerlo.
E invece stavolta proprio la genuina impudicizia nel parlare di sé e solo di sé si è rivelata la forza del romanzo, forse anche grazie a una sapiente gestione degli sbalzi temporali e a una scrittura nervosa fino alla frenesia.

Magari tra un anno cambio idea, ma per ora sono quattro stelle convinte.
Profile Image for Rosanna .
486 reviews29 followers
January 23, 2023
'Mi chiamo Teresa Ciabatti e...': questo il tema dato. svolgimento: scrittura a raffica, virgole, punti, ricordi ora vai indietro, poi ti catapulti in avanti e da lì guarda di nuovo indietro e ancora.
Dicono libro autobiografico, ma l'autrice chiarisce che 'scrive, ricorda, inventa'. E dunque ricordi, ricordi veri, falsi ricordi.
Ambientato tra Orbetello, Grosseto e Roma, la storia di una bambina che cresce all'ombra di un padre potente, il Professore, forse massone ma di certo equivoco.
La verità? Tra le pieghe. E dopo, sempre dopo.
Tra realtà e scrittura: ricordi, invenzioni.
Profile Image for Ludovica Ciasullo.
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January 10, 2021
Comprensibilmente Teresa Ciabatti, arrivata alla mezza età, si fa più di una domanda circa la famiglia sgangherata e disfunzionale da cui proviene. Il padre è un chirurgo, primario dell'ospedale di Orbetello, rinomato (anzi, meglio, venerato) in tutta la Maremma, fascista, massone, ricchissimo. La madre, donna interessante ma totalmente vittima della violenza del figuro che commette l'errore di sposare, non mi sembra abbia alcun tipo di consistenza dal matrimonio in poi: dopo anni in cui viene sistematicamente sminuita, dopo continuo gaslighting e addirittura l'imposizione di un anno di "terapia del sonno", di fatto perde qualsiasi tipo di agency.

Dopo duecento abbondanti pagine che racchiudono il risultato della ricerca dell'autrice, però, non ho capito perché a noi tutto questo ci dovrebbe interessare. Non ho capito la tensione dove sia, cosa c'è di letterario nella storia di un uomo disgustoso e vergognosamente ricco. Non c'è una esplorazione psicologica di questo personaggio (e anche se ci fosse, sono poco interessata a riabilitazioni postume di fascisti violenti), non c'è molta complessità nemmeno nella madre, che, appunto, è totalmente vittima e succube. Il fratello di Teresa è solo sullo sfondo, gli altri parenti idem, e per quanto riguarda Teresa: è una bambina viziata, egoista, complessata, e melodrammatica. La tesi del romanzo è che vista la famiglia che si ritrova non poteva venir fuori diversamente? Non saprei, non ho capito.

Lo strazio che l'autrice ci descrive al pensiero di aver perso ville e terreni è francamente imbarazzante: non solo ci racconta l'inventario notturno delle proprietà che il padre si è venduto, e che sarebbero potute essere sue, ma per tutto il romanzo mi sembra che il rancore più grande che traspare sia questo, averla privata della "roba". Tuo padre è massone, fascista, assente, violento con te e tua madre, e tu la notte non riesci a dormire pensando alla tua villa con piscina nelle mani di sconosciuti? Mi sembra di poter concludere che per questi ricchi non ci sia cura. Forse se la villa te l'avessero espropriata ti saresti fatta qualche altra domanda.

Insomma, un'analisi totalmente inconcludente di una vicenda personale per la quale non provo alcun interesse: non riesco a solidarizzate con un'adolescente frustrata perché non ha abbastanza abiti da sera, l'occasione di parlare di una pagina molto buia della storia d'Italia mi sembra sia andata sprecata, l'analisi psicologica mi sembra del tutto superficiale.

La scrittura è particolare, questo sì, e posso capire chi l'ha trovata interessante. Personalmente l'ho apprezzata all'inizio, ma mi ha presto stancata, è troppo spezzata e "infantilizzata" per reggere un romanzo intero.
Profile Image for Veronika||Antiqua.mente.
47 reviews2 followers
March 3, 2024
Voto: 4,5

Quando mi sono apprestata alla lettura di questo libro, sapevo solo per sommi capi cosa stavo per leggere: Teresa Ciabatti, l'autrice, scrive un'autobiografia incentrata sula figura di suo padre, Lorenzo Ciabatti, personalità imponente e di spicco, da tutti conosciuto come "Il Professore", chirurgo primario all'ospedale di Orbetello, massone, capace di stringere fitti ed estesi legami con eminenti personaggi. La storia mi incuriosiva, ma mi aspettavo solo questo: una biografia.

E invece no. Teresa Ciabatti, autrice dalle capacità veramente incredibili e che solo ora scopro, è riuscita a sviscerare, in maniera a mio parere davvero brillante ed efficace, un tema universale che, purtroppo o per necessità, può riguardare molti: la perdita violenta e distruttiva dell'idealizzazione di un padre, di quella figura che più di ogni altra guida e plasma il nostro essere, di cui ci si fida, da cui ci si sente protetti, e amati, i più amati. Cosa succede quando il rigore, la correttezza e il mito di questa figura cadono e si sgretolano di fronte agli occhi di un figlio? Cosa succede quando la sua vere identità emerge?

A Teresa Ciabatti accade di perdersi e di sgretolarsi con lui. Teresa. Una bambina capricciosa, testarda, con la smania di apparire e di farsi riconoscere dagli altri come la più brava, la più bella, la più ricca e la più capace. Teresa, a cui ogni cosa è concessa da quel padre che realizza e accontenta ogni suo desiderio e da una madre che si accoda alle decisioni del marito, perché lui è "Il professore". Ho provato tanta tenerezza nei confronti di quella piccola Teresa che, nell'essere "la più amata", si ritrova ingabbiata in un carattere modellato da quel rapporto difficile da comprendere e gestire. Ma insieme alla tenerezza, ho provato anche tanta tanta ammirazione nei confronti di quella piccola Teresa che, nel ricercare l'identità di suo padre, cerca di ritrovare e comprendere la sua, per raggiungere una compiutezza ottenibile, forse, solo quando si ricostruiscono i pezzi del proprio doloroso passato, che a lasciarli indietro rischiano solo di essere sassi che riempiono le tasche.
Profile Image for Antonio Vena.
Author 5 books39 followers
March 9, 2017
La storia dei Ciabatti, di Teresa e sua madre, degli anni che scorrono e ritornano nevrotici e incompiuti, in questo romanzo che è ambizioso -per struttura soprattutto-, che delinea una "condizione italiana", uno stare al mondo in questo paese, in questo presente e dopo un passato ai margini della storia oscura d'Italia.
Ottima operazione mimetica incompiuta di vittima e carnefice (incapace) à la Kristof, una narrazione sull'identità, ovviamente non razziale, che fortemente rimanda a Pastorale Americana (non per nulla citato). Lo sbandamento è davvero ben reso nella protagonista, il cambio di epoche e velocità è ben suggestionato.

Non so se è "una delle apparizioni più importanti del canone narrativo italiano contemporaneo" come lo definisce Genna ma è certamente una scrittura interessante, una buona approssimazione a un Grande romanzo italiano o a quel mitico "romanzo delle stragi".

Profile Image for Titti Scimè.
136 reviews9 followers
June 12, 2020
Ho faticato a trovare le parole giuste per descrivere questo libro. Potendo ignorare quanto detto dall'autrice in numerose interviste, gli aggettivi corretti che mi vengono subito in mente sono coraggioso e reale. Coraggioso perchè, se quanto raccontato è vero, la storia è un pugno nello stomaco, per l'autrice, per la sua famiglia e anche per il lettore. Reale perchè in certi comportamenti, pensieri, dell'infanzia di Teresa, io mi ci sono ritrovata, ma a pensarci non mi verrebbe mai in mente di esternarli a voce, figuriamoci darli in pasto al mondo su carta stampata.

Per quanto suddetto non capisco come un'operazione editoriale così audace, insolita e ben confezionata possa essere criticata così aspramente come ho visto fare. Si legge senza fatica, pone quesiti ed interrogativi, appassiona, ha insomma tutto quello che io cerco in un buon libro. 5 stelle perchè non me ne dimenticherò facilmente
Profile Image for Come Musica.
2,068 reviews631 followers
March 26, 2017
“Chi è migliore? Colui che sopravvive al dolore, e io lo sono, io sono qui, sopravvissuta al buio del passato (era così buio?), al gorgo di un’infanzia infelice (ma poi: era così infelice? Sii onesta, Teresa Ciabatti…). Io sono una sopravvissuta, e voi no.”

Scrive per ritrovarsi, scrive per definirsi, scrive per capire, per rispondere alle domande a cui i morti non possono rispondere.
Profile Image for MartiL.
137 reviews1 follower
June 26, 2025
Povera ragazza ricca. 3 stelline e mezzo.
Questo libro mi ha lasciato sensazioni contrastanti, ma nel complesso l’ho apprezzato, soprattutto per la scrittura e il linguaggio che l’autrice ha scelto di utilizzare. Teresa Ciabatti si mette completamente a nudo, senza risparmiarsi, raccontando i suoi difetti peggiori, anche quelli più scomodi. Viene affrontata una costante ricerca nel passato, in particolare nella figura del padre, il Professore, un uomo potente, carismatico, massone, mitizzato e insieme sfuggente. La narrazione si muove tra ricordi veri e costruzioni immaginarie, e il confine tra ciò che è reale e ciò che è rielaborato è spesso labile, ma volutamente così.
Troviamo l'autrice da bambina estremamente viziata, coccolata, apparentemente onnipotente, a giovane donna fragile, insoddisfatta, sempre alla ricerca di amore e conferme, fino a diventare una donna adulta che non sa essere madre o moglie nel senso tradizionale del termine, e forse non vuole nemmeno esserlo.
Capisco perché questo libro a molti non sia piaciuto: la protagonista è sgradevole, piena di sé, difficile da sopportare. Ma è anche questo il punto. Non cerca approvazione, ed è forse proprio per questo l’ho trovato vero e diverso da tanti altri.

Scrivo, ricordo, invento.
Profile Image for Valentina Zanga.
199 reviews24 followers
July 9, 2021
4.5
Teresa Ciabatti entra sottopelle, impossibile rimanerle indifferenti
Profile Image for Francesca Maccani.
215 reviews38 followers
March 7, 2017
Io l'ho finito. Un pugno nello stomaco. Una scrittura notevole, asciutta, ossessiva. Un uso sapiente dell'artificio della regressione.
Originale e così reale da rimanerti attaccato addosso.
Il personaggio di Teresa Ciabatti è assolutamente straordinario. Una bambina, poi adolescente, poi donna e mamma, segnata da un senso di inquietudine e inadeguatezza che l'accompagnerà costantemente.
Questo padre scomodo e misterioso tiene in scacco il lettore fino alla fine del romanzo. La storia dell'ascesa di una famiglia e della successiva caduta. Dal boom economico della fine degli anni 70 ai giorni nostri. Sullo sfondo le vicende politiche e i nomi più noti della recente storia italiana, da Craxi a Licio Gelli.
Il romanzo ripercorre nel dettaglio anche la storia del costume di una certa società benestante. Le pellicce, le vacanze a Cortina, le ville con piscina. Le trasgressioni dei figli di papà, i capricci delle ricche quindicenni romane. Le feste in abiti da sera e il bauletto della naj oleari.
C'è tanto e c'è di più in questo romanzo della Ciabatti.
C'è l'Italia dell'ultimo trentennio che ci dà l'esatta dimensione del cambiamento epocale che abbiamo vissuto. Ci sono le fragilità di una giovane donna, che appare molto più consapevole e coraggiosa di quanto possa sembrare.
Profile Image for Adriano Pugno.
Author 2 books22 followers
March 30, 2017
Lo aspettavo da mesi e non mi ha deluso, anzi.

Per me, almeno al momento, è il miglior libro del 2017. Una scrittura che tiene incollati, una voce narrante con talmente tanti difetti da essere adorabile, un pezzo della storia d'Italia raccontata da una prospettiva più che inedita. E un montaggio meraviglioso, davvero.

Pochi autori mi fanno l'effetto di farmi andare tardi al lavoro e farmi fare le ore piccole di notte. La Ciabatti ci è riuscita con I giorni felici e con La più amata. Non vedo l'ora di ritentare.
Profile Image for Frabe.
1,201 reviews56 followers
August 11, 2020
"Mi chiamo Teresa Ciabatti..."
"Scrivo di mio padre e mia madre..."
"Ricordo, collego, invento..."
"... per arrivare a me."
Profile Image for Rebecca.
129 reviews45 followers
Read
May 13, 2021
Ci raccontiamo, ne siamo ossessionati, ma alla fine ci sfugge sempre qualcosa - è una condanna e una benedizione, uno spazio vuoto da riempire
Profile Image for Tessa.
9 reviews1 follower
March 23, 2017
Autofiction spietata e totalmente priva di indulgenza, ma pervasa da una struggente malinconia, La più amata è un romanzo senza fronzoli, un dialogo interiore carico di tensione che racconta il dolore lancinante di una figlia lacerata dai dubbi e dalla delusione.

Recensione completa: http://libreriaditessa.blogspot.it/20...
Profile Image for Chiara White.
64 reviews42 followers
October 11, 2017
La gallina bianca

Curiosa coincidenza leggere questo libro a pochi giorni di distanza di quello di Matar, “Il ritorno”, perché in entrambi si parla del rapporto con un padre scomparso, qui morto, nel 1990, lo stesso anno. Il libro della Cibatti non è però un’autobiografia in senso stretto, come invece quella di Histham, credo sia un insieme di fatti e persone reali, mescolati alla fantasia dell’autrice, anche se la ricerca di entrambi gli scrittori è quella di raccontare il proprio padre in primis, poi il sé e la famiglia tutta. Il finto-reality della Cibatti inserisce date certe, nomi e cognomi, avvenimenti: il suo problema è che però, al giorno d’oggi, tutti siamo alla portata di uno smartphone e il suo problema più grosso è che io sono una curiosona e appena mi nomini qualcosa, devo andare a controllare immantinente di che si tratta. E così alle prime avvisaglie di fatti storici, cerco conferma nel mondo virtuale. La prima ricerca che faccio è sull’Andrea Doria: ora, le stesse identiche parole che usa wikipedia sono nel romanzo, manco un minimo sforzo di cambio. Sono dettagli, piccolezze, lo so, ma a me fanno scendere la catena, mi chiedo se sia un errore di editing, mancanza di fantasia o sciatteria. E allora quello che di buono credevo di aver trovato, scompare, mi annoia la ripetitività di Teresa, la sua petulanza, la sua antipatia mostrata come un trofeo. Pensare che allo Strega mi era risultata tanto simpatica per quello, per un suo articolo anti-Cognetti che finiva per incensarlo nel quale si esibiva saccente e scontrosa.
Alla luce di questo, anche tutto quello che è venuto dopo mi è sembrato rimpolpato e ripiazzato qua e là (con note stavolta) e mi ha tolto sospensione, attesa, tutto finisce in una bolla di sapone. Allora è davvero meglio Cognetti (vero antipatico doc), rivaluto la scrittura della Durastanti (scrittura pura) e vado a mettere la quinta stella a Matar.
Profile Image for Sara Morelli.
731 reviews78 followers
April 25, 2021
3.5? In realtà non lo so. È tutto ancora un po' confuso.

Non posso dire che "La più amata" non mi sia piaciuto: ci sono molti aspetti della storia e di Teresa in cui mi sono personalmente ritrovata, e poi mi piace sempre molto leggere di famiglie sbagliate e disfunzionali, rapporti malati e ambigui, e questo libro non parla d'altro. Quindi mi è piaciuto, ma non l'ho amato e non mi ha folgorato come mi aspettavo.

Non sono assolutamente dell'idea che debba piacere il protagonista/narratore per poter apprezzarne la storia. Anzi, spesso i personaggi che amo di più sono quelli imperfetti, quelli che nascono per essere disprezzati e penso sia questo il caso di Teresa. Nella sua smania ossessiva di essere amata, la narratrice non vuole veramente piacere al lettore. Detto questo, però, Teresa Ciabatti ha una personalità veramente ingombrante, una voce fortissima che permea tutta la storia, per cui diventa difficile amare il romanzo se non sopporti lei. E io proprio non l'ho sopportata. L'ho ascoltata, l'ho capita, l'ho compatita, ma l'ho anche odiata. Tanto.
Profile Image for Elena Tamborrino.
201 reviews13 followers
April 4, 2017
Uno scritto autobiografico dove quello che conta sono le domande, finché Teresa Ciabatti se le pone, anche se le risposte non sempre arrivano. E se le risposte non arrivano, a un certo punto non importano più, perché ciò che conta è aver fatto un viaggio a ritroso fino a un tempo felice, rotondo e perfetto, pieno di imperfezioni, spigoli e infelicità soffocate che gli occhi dei bambini non vedono, ma quelli degli adulti sì. Insomma, anche i ricchi piangono e parecchio.
Profile Image for Hella.
658 reviews95 followers
July 24, 2017
Un secondo posto immeritato al Premio Strega. Libro bellissimo con dei protagonisti insopportabili. E il fatto che rimanga bellissimo, ne dice tutta.
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