Un libro che poteva essere divertente e interessante e che si è rivelato un'accozzaglia di informazioni un po' alla rinfusa, aneddoti libreschi, biografie ed esperienze personali, senza mai un guizzo (a parte qualche tentativo di umorismo poco efficace) e con il risultato di riuscire confusionario e noioso. Sì, qualcosa di interessante c'è, per esempio i capitoli sui bouquinistes o su Venezia, ma si perde in tutto il resto e alla fine quasi niente rimane impresso.
A parte gli errori, che fastidio.
Scusate, mi devo sfogare.
A un certo punto, parlando di libri che compaiono nei dipinti rinascimentali, troviamo
L'arcangelo Gabriele si reca da Maria per dirle che suo figlio è il frutto di un'immacolata concezione
Ma no, l'immacolata concezione è Maria stessa, e Gabriele comunque non pronuncia mai quelle parole.
A un certo punto abbiamo un
Molte donne ammogliate
a dimostrare quant'erano progressisti già nel '600 (anche se qui si tratta probabilmente di una cantonata del traduttore, che comunque non sarebbe dovuta sfuggire)
Parlando dell'antica biblioteca greca di Pergamo, dice che era dominata da una colossale statua di Atena
il plinto sui cui poggiava, che è sopravvissuto, misura quasi tre metri quadri
Quasi tre metri quadri! Una statua colossale con la base grande quanto uno sgabuzzino! Ho controllato online ma non ho trovato la misura esatta di questo plinto, ma pare che la statua fosse alta tre metri, direi poco per essere definita “colossale” (e tre metri quadri di base restano scarsi)
Abbiamo una parte su Antonio Magliabechi, bibliofilo e letterato seicentesco. Stando al libro, Magliabechi crebbe analfabeta e monello di strada, fino a quando i genitori non lo mandarono a fare il garzone da un fruttivendolo. Lì il bambino restò affascinato dai caratteri impressi sui fogli che il bottegaio usava per incartare la frutta. A fianco del fruttivendolo c'era un librario, che notando la sua fascinazione, gli insegnò a leggere.
Ma in realtà Magliabechi rimase orfano di padre in tenera età, e ricevette i primi rudimenti di latino già da bambino, per volere della madre. Venne sì mandato a bottega a sedici anni, ma da un pregiato orefice, parenti da parte di madre, e continuò comunque a studiare, si diede al greco e all'ebraico, e divenne tanto dotto e conosciuto da venire chiamato a svolgere funzione di bibliotecario dai Granduchi.
Queste sono informazioni reperibili con una googlata, non so dove Latham abbia tirato fuori la storia del monello analfabeta e del fruttivendolo.
Più avanti, riguardo Marie Pellechet, una bibliofila ottocentesca esperta di incunaboli, dice
Marie era figlia unica
Due pagine dopo, parlando delle lettere scritte da Marie:
Sono una lettura infinitamente più gradevole delle retoriche “Lettere dall'Italia” del fratello, di cui lei stessa curò la pubblicazione.
Ma non era figlia unica?
Dal profondo della mia ignoranza mi sono accorta di questi errori, e mi domando quanti possa averne scovati una persona di cultura. Pagina dopo pagina ti ritrovi a chiederti “posso fidarmi o sto leggendo delle sciocchezze?”. I personaggi citati hanno davvero avuto la vita che viene loro attribuita, o sarebbe meglio ricercarli uno per uno, per togliersi il dubbio?
A un certo punto Latham racconta che, quando si accorge che un libro riporta qualche stupidaggine, gli viene voglia di lanciarlo contro il muro o dalla finestra.
“Scemenze”, non potei fare a meno di sibilare, mentre il libro atterrava con un tonfo al pianterreno.
Caro autore, il tuo libro non è volato solo perché l'ho letto su kindle, e sarà pure un kindle ormai vecchietto, ma finché funziona non lo lancio da nessuna parte. Come l'avessi fatto, però.